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sábado, 20 de julio de 2013

Il viaggio di Capitan Fracassa - Ettore Scola (1990)


TÍTULO ORIGINAL Il viaggio di Capitan Fracassa
AÑO 1990
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español e inglés (Separados)
DURACIÓN 132 min.
DIRECTOR Ettore Scola
GUIÓN Ettore Scola & Vicenzo Cerami (Novela: Théophile Gautier)
MÚSICA Armando Trovajoli
FOTOGRAFÍA Luciano Tovoli
REPARTO Massimo Troisi, Ornella Muti, Vincent Pérez, Emmanuelle Béart, Jean-François Perrier, Lauretta Masiero, Toni Ucci
PREMIOS
1991: Festival de Berlín: Sección oficial de largometrajes
1990: Premios David di Donatello: Mejor fotografía y diseño de producción. 4 nomin
PRODUCTORA Coproducción Italia-Francia; Cecchi Group Tiger Cinematrografica / Gaumont
GÉNERO Drama | Siglo XVIII

SINOPSIS Francia, 1774. El último superviviente de la familia Sigognac deja el castillo de sus antepasados para seguir a unos actores itinerantes. Atraído por la singular belleza de la experta Serafina y la ingeniosa Isabella, el joven barón sufre, al mismo tiempo que descubre la grandeza de su nueva profesión. (FILMAFFINITY)





Trama
XVII° secolo. Una compagnia itinerante di comici diretta a Parigi trova riparo in un castello dove vive il barone di Sigognac (Vincent Perez). In questa compagnia Troisi veste i panni di Pulcinella, uno dei personaggi principali che viene da lui originalmente interpretato. Il servo del castello (Ciccio Ingrassia) suggerisce ai guitti di portare il barone con loro a Parigi dove sarà accolto dal re come un amico in quanto figlio di colui che aveva salvato in battaglia Enrico IV, il padre del re. I guitti acconsentono a portarlo con loro, spinti dalla possibilità di recitare a corte, e il servo chiede a Pulcinella di vegliare sempre sul barone ed addirittura glielo vende. Il barone di Sigognac, che intanto prende parte alle rappresentazioni, da un errore di comprensione da parte del suggeritore che dice: <<Non fate fracasso>>, capisce <<il mio nome è Capitan Fracassa >> e da qui in poi questo sarà il suo nome.
Dopo mille disavventure e Sigognac che rischia di morire in un duello con la spada, la compagnia arriverà a Parigi e avrà una spiacevole sorpresa. Il tutto sarà rappresentato in uno spettacolo messo in scena stesso a Parigi e scritto da Sigognac.
BATTUTE DA RICORDARE

Note e curiosità
    
-Nel film il medico che cura Sigognac dice a Pulcinella: "Deve passare la nottata", celebre frase di Eduardo.
  
-Il film è giocato molto sul collegamento tra cinema e teatro, sullo stretto collegamento tra le due arti, quella antichissima e quella moderna, che, a dispetto di tutto, sembrano legare benissimo.
    
-Un elemento che ritorna in questo film è il concetto di "emigrante": Pulcinella, infatti, si trova in Francia e non a Napoli ed è, perciò, anche in questo film un "corpo" lontano dalla sua terra. Nel film la maschera, il volto di Troisi è in bilico tra il comico più nuovo ed il classico, diventando un personaggio riuscitissimo. Pulcinella è favorevole all'ordine costituito: ci sono i padroni e i servi. Ciascuno deve stare al suo posto, guai a far confusione altrimenti ci andrebbe a perdere proprio Pulcinella: il padrone è il suo sostentamento, la sua garanzia per la vecchiaia. Proteggendo lui, protegge se stesso. Preferisce inoltre sembrare superficiale che mostrare i suoi sentimenti.
   
-E' il secondo film in costume per Massimo Troisi, dopo l'esperienza di "Non ci resta che piangere" e l'ambientazione generale dei due film è molto comune, salvo, forse, una maggiore leggerezza e spensieratezza nel film in coppia con Roberto Benigni.
   
-Nel film il servo di Sigognac insiste molto sulla forza della spada della casata e, data l'ambientazione medievale, non è difficile vedere una simpatica similitudine con il personaggio leggendario di re Artù.
   
-Gli esterni sono girati nello studio 5 di Cinecittà, il più grande d'Europa, dove sono stati eretti in legno, resina e materiali plastici alberi della foresta francese del Seicento alti fino a dodici metri, con tronchi di quattro metri di diametro. Gli interni, invece, sono girati negli studi 1, 6 e 9 per un totale di 115 persone, tra maestranze e tecnici, che hanno lavorato. Nella mostra del cinema di Cinecittà, tenuta nei week-end di settembre '96, tra le presentazioni dei vari set cinematografici, in una fittissima nebbia, era possibile ammirare anche proprio quella de "Il viaggio di Capitan Fracassa".
  
Commenti di Massimo
"Non avevamo bisogno di fare un altro film per conoscerci meglio (con Ettore Scola) e mi seccava l'idea che ci allontanassimo proprio quando ci conoscevamo così bene.
Il mio personaggio è un Pulcinella classico, eppure inconsueto. Dopo una vita passata a fare il servo sul palcoscenico, il mio Pulcinella aspira a diventare un servo vero. In fondo il mio è un personaggio positivo: poche persone sono vere e genuine come lui.
Anche quando cominciai a fare il teatro, a San Giorgio a Cremano, inventai una specie di Pulcinella senza maschera e costume. Si chiamava Pasqualino e nacque perché non mi andava di affrontare Pulcinella, questa maschera così difficile e complicata. Invece la figura raccontata da Scola di Pulcinella uomo, mi piaceva.
Come me Pulcinella sfugge dalle regole sociali dalle istituzioni. Scappa da tutto, anche dall'amore."

La critica
Tra scenari di cartapesta ed amori appassionati, il film è quasi un road movie che fa del teatro la metafora del mondo in maniera picaresca e divertente. Dal libro di Théophile Gautier, Scola, Scarpelli e Tovoli ricostruiscono il seicento a Cinecittà con colori ed ombre da "tableaux vivents", puntando su una atmosfera favolistica ed una cornice d'intorno molto vivida.
Le pagine del film sono percorse veramente da tutto: recita, metafora, avventura ed illusione. Il personaggio di Pulcinella, tra l'altro "io narrante", è uno dei più scolpiti e compiuti e l'opera rimane molto convincente, enigma in bilico tra realtà e finzione scenica. (Claudia Verardi)
http://digilander.libero.it/webtroisi/pagine/capitan%20fracassa%20trama.htm

Il viaggio di Capitan Fracassa, liberamente tratto dall'omonima opera del 1863 di Théophile Gautier, è il terzo ed ultimo film interpretato da Massimo Troisi sotto la direzione di Ettore Scola.
Il film narra la storia del barone di Sigognac (Vincent Perez), che si unisce ad una compagnia di guitti, diventa Capitan Fracassa e condivide con loro il viaggio per arrivare a Parigi alla corte del re.
In questa compagnia Troisi veste i panni di Pulcinella, uno dei personaggi principali che viene da lui originalmente interpretato.
Questo film è giocato molto sul collegamento tra cinema e teatro, con la rappresentazione teatrale rispecchiata sul grande schermo. In Massimo Troisi la formazione ed il retaggio teatrale è radicato, forte ed evidente, specie in questo film.
Pulcinella ribadisce ai suoi compagni di viaggio di essere una figura comunque estranea e complementare alla loro pienezza. Pulcinella gioca molto, come personaggio, con la sua estraneità sul set e sulla sua funzione quasi di esterno, di voce "OFF" che tiene i fili della narrazione.
Un elemento che ritorna in questo film è il concetto di "emigrante": Pulcinella, infatti, si trova in Francia e non a Napoli ed è, perciò, anche in questo film un "corpo" lontano dalla sua terra.
<<Sono partito dall'Italia come emigrante...>>, dirà al giovane barone di Sigognac in una delle più belle sequenze del film.
Il viaggio di... é il secondo film in costume per Massimo Troisi, dopo l'esperienza di Non ci resta che piangere e l'ambientazione generale dei due film è molto comune, salvo, forse, una maggiore leggerezza e spensieratezza nel film in coppia con Roberto Benigni.
Troisi è capace di incarnare ogni tipo di personaggio, che è come se fosse sempre lo stesso ed inserirlo nel '600 così come ai giorni nostri. Il set di Troisi è un set unico, con fondali intercambiabili e con l'innata teatralità trasportata al cinema.
La prima scena del "Capitan Fracassa" è un campo lungo, con Pulcinella in uno spiazzo che va verso una fontana per riempire un secchio d'acqua. E' vestito di pesanti stracci per proteggersi dal freddo e quest'immagine ci rimanda ad un'idea di povertà. Abbiamo la visione di un povero Pulcinella tenero immerso in una desolazione pesante, insopportabile ed in un posto dove circolano malattie e fame.
Sono immagini forti, con Troisi nascosto solo fisicamente in quei panni ingombranti in ogni senso, ma fluttuante in una dimensione atemporale.
Dice Troisi: <<......mi sono divertito a fare Pulcinella nel Capitan Fracassa, anche perché io quando scrivevo le farse su Pasqualino (personaggio rifacentesi a Pulcinella, ma inventato) era anche per non affrontare Pulcinella, questa maschera così difficile e complicata. Invece la figura raccontata da Scola di Pulcinella uomo, mi piaceva.........>>
Il viaggio di Capitan Fracassa è un esempio di teatro nel cinema, di stretto collegamento tra le due arti, quella antichissima e quella moderna, che, a dispetto di tutto, sembrano legare benissimo.
Nel film la maschera, il volto di Troisi è in bilico tra il comico più nuovo ed il classico, diventando un personaggio riuscitissimo.
Il viaggio avventuroso raccontato da Scola sembra quasi una favola che si snoda tra sentimenti, pessimismo ed amore. In questa commedia ci sono tutti i tratti più classici di uno dei più grandi protagonisti della comicità italiana, che confluiscono in quelli paradossali e grotteschi di una tra le maschere più affascinanti del teatro e del romanzo europeo.
Il film è tenero e spettacolare, ed è illuminato da lampi di irresistibile satira e tracce di commedia, molto allusiva anche al presente.
L'ambientazione del film è medievale ed il film si apre, come abbiamo detto, su Pulcinella, fermo nella radura di un bosco con i carrozzoni e la sua compagnia di attori itineranti. In una ambientazione surreale,con colori tenui quasi da fiaba, Pulcinella parla della storia sua e di Capitan Fracassa con un ufficiale sanitario. Soprattutto parla di Fracassa e di come lo conobbe, imbevendo il discorso del suo solito tipo di recitazione un po' ripetitiva e costellata di frase monche.
Le inquadrature successive mostrano l'evolversi della storia fino a che i nostri attori entrano nel castello dove incontrano il barone di Sigognac, che poi diventerà Capitan Fracassa, ed il suo servo (Ciccio Ingrassia).
Il castello è molto fatiscente, tira aria di povertà, miseria e ...pidocchi (il giovane barone per questo motivo ha addirittura i capelli rasati). Il servo suggerisce ai guitti di portare con loro a Parigi il barone, visto che il padre aveva salvato la vita al Re di Francia. Il servo insiste molto sulla forza della spada della casata e, data l'ambientazione medievale, non è difficile vedere una simpatica similitudine con il personaggio leggendario di re Artù.
I guitti acconsentono a portarlo con loro, ed è proprio Pulcinella che dice: <<...si, portiamolo con noi, così quando incontrerà il re , ci farà senz'altro recitare al teatro di corte....>>. Ecco l'opportunismo puro che avanza, ma solo all'inizio, in fondo poi Pulcinella è un personaggio anche molto sensibile.
Il servo chiede a Pulcinella di poter sempre vegliare sul barone ed, addirittura glielo vende.
Il quadro per tutta la durata dl film è quasi sempre immerso nella nebbia.
Ci sono molti campi lunghi e lunghissimi, diverse carrellate e parecchi m.d.m; anche il cinema di Ettore Scola, in fondo, è un po' statico.
Per quanto riguarda l'uso della prospettiva, l'immagine del film crea una bella illusione di profondità, probabilmente si è ricorso a tecniche extra cinematografiche ed a procedimenti ottici, sfruttando anche le regole base del disegno , cioè la costruzione del quadro a partire da linee o superfici convergenti, aprendo zone luminose sullo sfondo di scene immerse nel buio.
C'è ricerca di combinazione e di contrasti tra colori e toni caldi e freddi, che rispettivamente suggeriscono prossimità e distanza: tutto ciò è presente anche nella pittura.
C'è anche una buona profondità di campo, a cui corrisponde naturalmente una minore apertura del diaframma, che mette a fuoco molto bene tutti i piani e gli oggetti ripresi nel quadro.
La musica che accompagna e sottolinea il film è mollto medievaleggiante, ci sono pochi primissimi piani, forse solo qualcuno in più per Pulcinella, che poi è il narratore della storia.
Pulcinella in questo film è visto davvero in tantissimi modi: come artista in scena con la sua compagnia, come araldo per le vie dei paesi dove si ferma a presentare il suo spettacolo ma soprattutto come uomo, preda dei suoi pensieri e dei suoi problemi.
La fisionomia di Pulcinella ed il suo costume sono stati studiato a lungo da Scola e dai suoi collaboratori, che hanno scelto di presentarlo nelle sue vesti piu' arcaiche ed affascinanti. Dal punto di vista iconografico, Pulcinella nel tempo ha subito delle piccole modifiche, nell'abbigliamento e nel costume e qui è rappresentato in una delle sue vesti più antiche: con il cappello lungo ed il bastone, tra l'altro chiari simboli fallici, caratteristici della sua maschera, che ci riconducono alle primordiali figure di satiro ed addirittura di diavolo.
Il viaggio di... contiene tanti messaggi profondi e tanti spunti di riflessione. C'è un pezzo in cui Serafina (Ornella Muti) dice con profonda amarezza che le attrici vanno bene per una notte, ma non per la vita.
Questo concetto si rifà a quello di attore "maledetto" da sempre espresso in tutte le epoche storiche.
I codici sonori del film sembrano quasi extra diegetici, ma enfatizzano molto la narrazione: l'ambientazione, cupa e medievaleggiante è rafforzata dagli echi lontani degli ululati dei lupi e dal gracchiare delle cornacchie.
Pulcinella a volte si comporta in modo strano: dice che la neve è brutta, che vorrebbe tornare a Napoli (ancora il ritorno alle origini...) e che il teatro da' gioia a tutti tranne a chi lo fà; c'è un alone di tristezza e malinconia che aleggia sul film.
Il barone di Sigognac, che intanto prende parte alle rappresentazioni, da un errore di comprensione da parte del suggeritore che dice: <<Non fate fracasso>>, capisce <<il mio nome è Capitan Fracassa >> e da qui in poi questo sarà il suo nome.
Pulcinella continua con le sue stranezze ed a chi gli chiede se è mai stato innamorato, risponde: <<...non sono mai stato innamorato di nessuno, tranne della pizza di pane coi fichi dentro...>>.
Ancora un appunto sul linguaggio usato: c'è un elemento disturbatore ma simpatico che è dato dal linguaggio de "l'Emplacable" (Claudio Amendola), un bandito buono, che si esprime con un misto di spagnolo e ciociaro.
Il viaggio di Capitan Fracassa racconta, quindi, il viaggio del barone, da quando i guitti lo incontrano nel maniero fino a quando diventa l'elemento piu' importante della compagnia. Tra scenari di cartapesta ed amori appassionati, il film è quasi un road movie che fa del teatro la metafora del mondo in maniera picaresca e divertente. Dal libro di Théophile Gautier, Scola, Scarpelli e Tovoli ricostruiscono il seicento a Cinecittà con colori ed ombre da "tableaux vivents", puntando su una atmosfera favolistica ed una cornice d'intorno molto vivida.
Le pagine del film sono percorse veramente da tutto: recita, metafora, avventura ed illusione. Il personaggio di Pulcinella, tra l'altro "io narrante", è uno dei più scolpiti e compiuti e l'opera rimane molto convincente, enigma in bilico tra realtà e finzione scenica.
Per finire, ricordiamo che nella mostra del cinema di Cinecittà, tenuta nei week-end di settembre '96, tra le presentazioni dei vari set cinematografici, in una fittissima nebbia, era possibile ammirare anche proprio quella de "Il viaggio di Capitan Fracassa".
Claudia Verardi
http://www.napoletanita.it/troisi/13.htm


TRAMA:
Nel Seicento, un malconcio gruppo di comici, in viaggio su di un carro dalla Spagna alla Francia, dopo aver sostato nel fatiscente castello del giovane barone Sigognac, riprende il cammino per Parigi accogliendo sul trespolo l'inesperto e squattrinato nobile. Questi, che è stato affidato alle cure di Pulcinella dal vecchio servo, suscita le attenzioni della smorfiosa Serafina e della timida Isabella (nipote e pupilla dello spaccone Matamoro), due attrici che fanno parte della compagnia insieme al capocomico Tiranno, al vanesio Leandro, a madama Leonora e alla giovane Zerbina. Dopo la morte fra i boschi e sulla neve di Matamoro, ecco che il carro sosta presso il marchese di Bruyères, che ha invitato tutti per una recita in una sala del suo castello. E' un'occasione splendida e allora Sigognac, vincendo la timidezza, si offre di prendere il posto di Matamoro, assumendo il nome di Capitan Fracassa e duellando in scena (ma anche impappinandosi goffamente), per il sollazzo dei nobili amici del marchese e finendo con uno scontro alla spada con il duca di Vallombrosa che atterra e ferisce il giovanotto. Poi, fra traversie continue, prosegue il viaggio. Abbandonato da Isabella, che gli preferisce il duca, e finalmente guarito dopo una grave ferita, Sigognac, presi i modi spavaldi di Capitan Fracassa e confortato dall'amore di Serafina, giunge con la compagnia a Parigi dove ottiene il successo in recite per il popolo.

CRITICA:
"Scola, al centro di un consulto di intellettuali, esamina, ausculta e anatomizza "Fracassa" come un primario. Per tenerlo sotto controllo il regista ha ricoverato fellinianamente l'eroe fra le quattro mura di Cinecittà; il film è il periplo fantastico di un sedentario". (Tullio Kezich, "Il Corriere della Sera", 3 novembre 1990)

"Uno spettacolo di illusionismo, un inchino e un'occhiata in tralice al teatro in cui finzione e realtà si danno la mano, un campionario di eleganze formali. Ma anche un film dove circola aria fredda, e la favola stenta a fiorire in metafora dell'oggi, con tanti temi che serpeggiano nel racconto senza confluire nella malinconia metastorica alla quale forse aspira". (Giovanni Grazzini, "Il Messaggero", 3 novembre 1990)

"Gli spunti pur curiosi, non si coagulano per dar corpo ad un racconto avvincente". (Francesco Bolzoni, "L'Avvenire", 18 novembre 1990)"E' tiepido, senza energie e, in fondo, senza una vera ragione d'essere. Perchè fare oggi "Il capitan Fracassa"? Il film non dà una risposta". (Morando Morandini, "Il Giorno")

 "E' soprattutto una gioia per gli occhi, dalle scene interamente girate in studio, ai costumi, al carro, gli alberi, la luna, tutto con il sapore della finzione del teatro e del sogno nei passaggi senza stacchi dalle recite alla realtà". (Alfio Cantelli, "Il Giornale")

NOTE:
- I QUADRI PER LA REALIZZAZIONE DEI FONDALI SCENICI SONO DI EMANUELE TAGLIETTI.
- 2 DAVID DI DONATELLO 1991: MIGLIORE FOTOGRAFIA (TOVOLI), MIGLIORE SCENOGRAFIA (RICCERI E BIAGETTI).
 - 2 NASTRI D'ARGENTO 1991: MIGLIOR SCENOGRAFIA (RICCERI E BIAGETTI) E MIGLIORI COSTUMI (NICOLETTI).
- CIAK D'ORO 1001 A ODETTE NICOLETTI PER I MIGLIORI COSTUMI.
http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=4636&film=Il-viaggio-di-Capitan-Fracassa

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