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viernes, 22 de noviembre de 2013

Bellas Mariposas - Salvatore Mereu (2012)


TITULO ORIGINAL Bellas mariposas
AÑO 2012
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION  100 min.
DIRECCION Salvatore Mereu
GUION Salvatore Mereu (Novela: Sergio Atzeni)
FOTOGRAFIA Massimo Foletti
REPARTO Sara Podda, Maya Mulas, Micaela Ramazzotti, Davide Todde
PRODUCTORA Viacolvento / Rai Cinema
GENERO Drama

SINOPSIS 3 de agosto, Cagliari, un barrio pobre. A las tres de la mañana Cate, de 11 años, se despierta por los gritos de su excéntrico vecino. Cate quiere escapar de ese apartamento, de sus numerosos y problemáticos hermanos y de su tirano padre. Solo Gigi, un vecino, merece su amor. No quiere acabar como su hermana Mandarina, que se quedó embarazada a los trece años, o como Samantha, la mujer fatal del barrio. Y hoy, 3 de agosto, la vida de Gigi corre peligro: Tonio, el hermano de Cate, quiere matarle. Cate advierte a Luna, su mejor amiga. Ambas pasan el día más largo de sus vidas entre la ciudad, el mar y miles de aventuras. Sin embargo, su querido Gigi está en peligro. Cuando todo parece perdido, una hermosa mujer aparece de la nada durante la noche: la misteriosa Aleni, una bruja que al parecer puede ver el futuro de la gente... (FILMAFFINITY)

Enlaces de descarga (Cortados con HJ Split)


Trama 
Cate e Luna sono due 'farfalle', o meglio, due ragazze nel pieno di un'adolescenza rigogliosa, ricca di sogni e paure. Le due amiche, pur vivendo nella squallida periferia di Cagliari, stanno muovendo i loro primi passi verso la vita, fantasticando grandi progetti di riscossa. Soprattutto Cate, vorrebbe diventare una rockstar e scappare subito da quella casa in cui vive con i suoi numerosi, problematici fratelli e con un padre tiranno che le impedisce persino di cantare. E poi c'è Gigi, innamorato di Cate, ma troppo timido e innamorato per mancarle di rispetto. In un lungo giorno di agosto, le due ragazze si troveranno a dover proteggere Gigi da Tonio, il fratello di Cate, che lo vuole uccidere. Quando tutto sembra perduto, l'intervento di una bellissima donna - la coga Aleni, una strega che legge la sorte degli abitanti del quartiere - farà prendere alle cose una nuova piega...

Critica 
"Il cine-personaggio più sorprendente dell'anno è una ragazzina di 11 anni che sa tutto, vede tutto, capisce tutto - o quasi. Ma intanto lo racconta alla macchina da presa, senza un attimo di tregua, senza star troppo a distinguere tra fantasie e realtà (o tra italiano e dialetto), e soprattutto senza mai giudicare niente e nessuno. Anche se la sua squinternata famiglia e il palazzone in cui vivono alla periferia di Cagliari non brillano per armonia e benessere. (...) Cate e i tanti personaggi surreali di 'Bellas Mariposas', il film di Salvatore Mereu (...) non sono affatto «rubati» alla vita, come potrebbe sembrare, ma nascono dal racconto-monologo del cagliaritano Sergio Atzeni (Sellerio), intrepido cantore della sua terra e della sua lingua, scomparso a soli 43 anni nel '95 lasciandosi dietro creazioni strepitose come Cate. Un incrocio fra la Zazie parigina e molto disinibita di Queneau, suggerisce Mereu, e un narratore onnisciente dell'Ottocento. Che arriva sullo schermo con la forza di un ciclone (con qualche incertezza in sottofinale: forse la magia funziona meglio in famiglia). Anche perché Mereu cuce tutto addosso a un gruppo di ragazzini delle periferie con cui ha lavorato come insegnante. Premiato a Venezia e Rotterdam, 'Bellas Mariposas' esce solo ora, e in modo assai avventuroso, grazie al consueto terrore per tutto ciò che è nuovo, azzardato, poetico, disturbante. Ma questo è un altro discorso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 maggio 2013)

"(...) una prova di personalità e originalità come il racconto di Sergio Atzeni dal quale è tratto. È il resoconto di una giornata estiva dal punto di vista della dodicenne Caterina intorno a un omicidio annunciato che è un po' la caricatura altrettanto magico-fantastica della 'Cronaca' di Garcia Márquez. Nelle differenze che non potevano non esserci il film restituisce l'impasto linguistico che della spigolosa e al tempo stesso armoniosa prosa di Atzeni, stella della letteratura prematuramente scomparsa a 43 anni nel '95 ('Bellas mariposas' è la sua ultima opera, pubblicata postuma), ha caratterizzato l'impronta, diciamo con uno slogan, 'glocal': tra valorizzazione del sardo (come Camilleri il siciliano) e consapevolezza europea. Il monologo di Caterina, tra pulizia e sporcizia, tra innocenza e corruzione di un ambiente degradato, è anche la versione proletaria di un altro celeberrimo diario adolescenziale ma di ambiente borghese: 'Il giovane Holden'. Il film di Mereu conferma una ricchezza artistica sarda che non trova sufficiente riconoscimento." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 9 maggio 2013)

"Siamo in un desolato quartiere periferico di Cagliari dove le donne, considerate meri oggetti di sesso, mantengono del proprio lavoro maschi profittatori e delinquenti; mentre i figli seguono l'esempio dei padri e le figlie sognano di sottrarsi a un destino di prevaricazioni. Come Caterina e la sua amica del cuore Luna (non-attrici di accattivante spontaneità), le 'Bellas Mariposas' del film che Salvatore Mereu ha realizzato sulla base del romanzo di Sergio Atzeni (Sellerio). Riuscendo nell'intento di recuperare sullo schermo la struttura narrativa della pagina; e conferendo al dramma un trattenuto livello emozionale grazie a un raffinato gioco di rimpallo fra realismo dell'immagine e tessuto letterario della parola." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 maggio 2013) 

"Ispirandosi a un bellissimo racconto/monologo di Sergio Atzeni, scrittore sardo prematuramente scomparso, racconta una torrida giornata d'agosto in quel di Santa Lamenera, immaginario quartiere della periferia di Cagliari. (...) È una trama che potrebbe essere un episodio di 'Gomorra', ma Mereu - appoggiandosi molto sulla scrittura di Atzeni - fa un'operazione diversissima: è la stessa Cate a raccontarci la propria giornata, guardando in macchina e rivolgendosi a noi spettatori, in un effetto-straniamento che fa molto Nouvelle Vague piuttosto che neo-neorealismo alla 'Mery per sempre'. Il risultato è un film originalissimo, crudo ma qua e là fragorosamente divertente, in cui il brulicante mondo di Santa Lamenera sembra qualcosa a metà fra la Little Italy di Scorsese e lo slum di un musical di Bollywood. Mereu ha talento da vendere, e la piccola Sara Podda (non professionista, come quasi tutto il cast) è una rivelazione assoluta. Uno dei migliori film italiani della stagione." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 9 maggio 2013)

"C'è una leggerezza spregiudicata nel dolore così sbarazzino di Cate, ragazzina non più bambina ma ancora non cresciuta, che ondeggia sulla corda tesa, e rischiosa, di una quasi adolescenza. È raro, rarissimo, se non impossibile trovarne di simili nel nostro cinema recente, forse perché questa soglia è una materia sfuggente, che si ribella per natura alle regole della sua rappresentazione. Invece Salvatore Mereu ci porta per mano, con passione e delicatezza, nell'universo del suo personaggio, Cate appunto (interpretata con allegria dalla molto brava Sara Podda), e della sua amica Luna (Maya Mulas, anche lei presenza forte), compagna di avventure e di segreti. (...) 'Bellas mariposas' (...) è uno dei film italiani più folgoranti di questa stagione, eppure non ha trovato una distribuzione così il regista ha deciso di farlo circuitare da sé (...). E c'è solo da arrabbiarsi di fronte a cose simili pensando alle lamentele sullo stato-delle-cose nel cinema italiano, quando per film così preziosi non c'è il minimo scatto da parte della distribuzione che finisce col privilegiare le cose «sicure», ( che poi dai risultati così sicure non sono). (...) Mereu ha girato in sardo, col ritmo della lingua di Atzeni, un dialetto mischiato alle invenzioni slang del quotidiano, velocissimo come i monologhi in macchina, ma tutti interiori nei quali Cate aggredisce il mondo e se ne difende. L'ironia pungente del suo sguardo cambia il segno alla rabbia, e alle ferite di genitori e «grandi» che la calpestano senza capire perché lei e Luna hanno il potere di sorridere alle nuvole, anche se forse ancora non lo sanno. La spiaggia, un gelato, una piccola truffa: come Celine e Julie sulla loro barchetta - e ci sono sapori nouvella vague nel film di Mereu, nel suo spirito giovane sfrontato e sognatore - Cate e Luna disegnano la scoperta delle loro emozioni nel paesaggio che le circonda. La storia del film si srotola lungo una giornata, dalla mattina alla notte, che basta però a raccontare un mondo coi suoi conflitti e la sua durezza. Mereu però sfugge ogni retorica delle periferie violente (ha girato a Sant'Elia, quartiere «a rischio» di Cagliari), e predilige una cifra surreale, quasi trasognata. Senza lasciare mai il punto di vista dell'io narrante, Cate, nel flusso ininterrotto delle sue storie, Mereu inventa con la parola un cinema denso e appassionante, che è tempo, forma, respiro. Le sue immagini volteggiano, corrono, si fermano, ci raccontano altre storie ma sempre soltanto attraverso le descrizioni della ragazzina (...). Mereu tiene il suo sguardo fermo, e ci fa ridere, ci sorprende, ci attrae nelle epifanie del suo universo quasi fantastico eppure così ferocemente reale. Il cinema è qui, nel sorriso di Cate e di Luna, e in una ribellione che inventa il mondo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 9 maggio 2013)

"Assai duro 'Bellas mariposas' di Salvatore Mereu sulla lunga giornata dell'undicenne Cate, divisa tra il disagio per una famiglia disastrata e il sogno di evadere dallo squallore quotidiano." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 9 maggio 2013) 

"Sensibile dramma adolescenziale, gravata, col pretesto del cinema verità, da un linguaggio e da situazioni crude, leggi oscene. (...) Siamo a Cagliari, periferia di Sant'Elia, in agosto. Sono grandi amiche Cate e Luna, molto più smaliziate dei loro undici anni, che vivono in due famiglie disagiate. L'una (con l'apostrofo) è corteggiata dal timido Gigi, l'altra le sta a rimorchio nelle scorribande domenicali. Perché quell'inutile finale tragico, che fa a pugni con il resto?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 maggio 2013)

"Applausi che si fanno ovazioni per un film duro, violento nel linguaggio, di complicato assorbimento, ancora una volta in sintonia con il tema caldo di questa Mostra: adolescenze difficili. Ma a fungere da ancora al film di Salvatore Mereu 'Bellas Mariposas', in concorso per orizzonti, è l'omonimo racconto di Sergio Atzeni, sessanta paginette scritte in stile cinematografico, compresa voce narrante e sguardo in macchina a cercare un alter ego immaginario dall'altra parte della cinepresa. Una ragazzina di 11 anni della periferia di Cagliari vive il giorno più lungo della sua vita, il 3 agosto, in compagnia della sua migliore amica, circondata da un piatto orrore quotidiano, routine avvilente che lei spezza sognando altro, nuotando come se non ci fosse fiato per altro e tentando di scongiurare un possibile omicidio che inchioda la storia ancor più a un livello di vita disperante. (...) Dal realismo più feroce alla fantasia all'odor di blasfemia, con una maga evocata come fosse dio, capace di scongiurare l'inferno e di rimettere le cose a posto." (Michela Tamburrino, 'La Stampa', 7 Settembre 2012)

"Attraverso un mix linguistico, dove prevale il sardo parlato dai ragazzi, e l'originale racconto in prima persona, assistiamo allo svolgersi del complicato quotidiano di Cate (l'esordiente Sara Podda), un'adolescente circondata da una numerosa famiglia, che tanto ricorda la tribù di Daniel Pennac, dove tutti vivono allegramente nel caos, e il mondo degli adulti è quello più preso di mira. (...) Tra molte risate, grottesco e atmosfere surreali, le tante storie ritroveranno il loro centro proprio sul finale (...)." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 7 Settembre 2012)

"Il volo leggero di due ragazzine 'farfalle' in un quartiere della periferia di Cagliari, cupo, disperato, laido come un girone dantesco. 'Bellas Mariposas' di Salvatore Mereu è una ballata neorealista e poetica che diverte e commuove, una conferma per il cinema italiano che quest'anno alla Mostra offre sguardi originali sulla contemporaneità italiana, storie non banali e personaggi capaci di scaldare il cuore del pubblico". (Arianna Finos, 'La Repubblica', 7 Settembre 2012)

"Ispirato al racconto di Sergio Atzeni, il terzo film di finzione del nuorese Mereu conferma il talento immaginifico, poetico e ironico di un autore dallo sguardo personalissimo, sia nella scelta delle storie che della loro rappresentazione". (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 7 Settembre 2012)

"Ci sono sacche di vita così impensabile, così inimmaginabile, nel nostro paese, che quando vedi certi film ti sembra di sognare. E invece, a occhio e croce è tutto vero, è tutto così. La periferia di un paesino del Campidano, in Sardegna, per esempio. Quando vedi un film come quello di Salvatore Mereu, 'Bellas mariposas', che vorrebbe dire «belle farfalle», di colpo ci pensi. Sei costretto a pensarci. L'unica cosa che assomiglia a quello che hai in mente come un paese qualunque è l'asfalto, in terra. Poi, nelle case, inizia l'inferno. Come se l'umanità fosse ancora al suo stato primordiale, selvaggio. Il film è bello, è stato accolto da un applauso convinto, anche se è un film «piccolo», senza attori di nome - solo una, Micaela Ramazzotti, in un cameo straordinario -. (Luca Vinci, 'Libero', 7 Settembre 2012)

Note 
- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI.
- MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO FEDIC ALLA 69. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2012) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.


Bellas Mariposas è una convinta sfida nel cinema italiano, e anche un audace azzardo produttivo (Gianluca Arcopinto tra i responsabili): per tutta la durata del film Mereu ha la convinzione di non volersi fermare davanti a nulla, e di voler mostrare e tirare in ballo apertamente ogni cosa, con una schiettezza e una benedetta sfrontatezza in quello che finisce letteralmente nell’inquadratura o nei dialoghi

Ha molto coraggio il nuovo film di Salvatore Mereu: Bellas Mariposas è una convinta sfida nel cinema italiano, e anche un audace azzardo produttivo (Gianluca Arcopinto tra i responsabili). Non sempre e non tutto funziona in questa sorta di ronde sarda con spruzzate di realismo magico (e con una fenomenale Micaela Ramazzotti veggente), ma quando va a segno Mereu si conferma uno degli sguardi più singolari e inediti nel nostro panorama, pur allontanandosi decisamente da forma e atmosfere della sua opera più fortunata, il magnifico Sonetàula. 
Una giornata nella vita di Cate e Luna, entrambe 11enni alla periferia di Cagliari, quasi una reincarnazione bambina delle Lilli Carati e Gloria Guida del perfido Avere vent’anni di Fernando Di Leo: provocatrici in erba, trascorrono le ore ad ammiccare e scherzare pesantemente e pericolosamente con i ragazzi e gli uomini più grandi del quartiere, dell’autobus che le porta in spiaggia, delle strade della città semideserta, e così via. D’altra parte l’intero loro immaginario è governato, quasi ossessionato dal sesso, che riempie i desideri e le azioni dei coetanei che abitano gli stessi palazzoni-alveare, e delle figure di famiglia, fratelli tossici e teppistelli e padri erotomani tra spogliarelli sulle reti private e palpeggiamenti su mezzo pubblico. Quando la massiccia tensione morbosa accumulata dal film sta per esplodere trasformandosi nell’inevitabile gesto inconsulto di violenza (però stavolta non indirizzato alle bambine, ma diretto a Gigi, “l’innamorato” di Cate), Mereu s’inventa una notte surreale dove succede di tutto, e tutte le traiettorie si ribaltano in qualche trovata bizzarra di troppo (si tratta senza dubbio della sezione dell’opera che “tiene” meno), nel tentativo di chiudere la dimensione allo stesso tempo corale e intima di Bellas Mariposas in una specie di allegoria conclusiva e “ferma”. 
Fortunatamente, per tutta la durata del film Mereu ha la convinzione di non volersi fermare davanti a nulla, e di voler mostrare e tirare in ballo apertamente ogni cosa, con una schiettezza e una benedetta sfrontatezza in quello che finisce letteralmente nell’inquadratura o nei dialoghi che al cinema avevamo potuto incontrare forse solo in alcune commedie messicane o spagnole di qualche anno fa. In questo il regista si dimostra miracoloso nel lavoro con gli attori bambini (come già si poteva riscontrare nel precedente Tajabone, realizzato proprio nel corso di un laboratorio scolastico tenuto da Mereu), più che nelle suggestioni che provengono dalla pagina scritta (di suo pugno), alla quale avrebbe forse giovato la sfrondata di qualche situazione (ad esempio la pessima scenetta con la signora del piano di sopra che defeca cantando a squarciagola nella vasca da bagno alle quattro di notte in compagnia del marito). 
Ma di Bellas Mariposas interessa in maniera decisamente maggiore tutto l’apparato espressivo, anche complesso con una arzigogolata stratificazione di incessante monologo “a incastro” fatto in faccia alla mdp dalla piccola protagonista, esplorazioni labirintiche del borgesiano microcosmo di periferia che sembra in costante mutamento ed espansione sia verticale che orizzontale, e un certo colorato bozzettismo grottesco di miniritratti in appartamento di famiglia sottosopra. 
Mereu cerca di stare dietro a questa grossa macchina narrativa che ha imbastito: i piccoli fallimenti dell’esperimento non inficiano l’assoluta e lodevole ambiziosità del tentativo.
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"Dopo tanti dinieghi dalle distribuzioni, ho fatto da solo", dice Salvatore Mereu. Che nel quartiere Sant'Elia di Cagliari trova la vita di due splendide adolescenti.

“Ho dovuto fare anche il distributore per cause di forza maggiore, e ho scoperto quanto sia difficile. Le distribuzioni sono state molto tiepide: dinieghi e offerte poco incoraggianti, per cui ho fatto da solo, con 6 copie in Sardegna a ridosso della Mostra di Venezia, e poi nel resto d’Italia grazie ad amici: a oggi abbiamo fatto 32mila spettatori e 200mila euro di incasso, cifre considerevoli in queste condizioni”. 
Così il regista Salvatore Mereu presenta Bellas Mariposas, che giovedì 9 maggio arriva all’Alcazar di Roma e riparte col tour “porta a porta” in altre città: budget di un milione e 600mila euro, produttori il regista e la moglie Elisabetta Soddu, ha ricevuto il premio Schermi di Qualità agli Orizzonti veneziani 2012, nonché un premio per la distribuzione (uscirà in Benelux il 24 maggio) al festival di Rotterdam. Tratto dall’omonimo racconto di Sergio Atzeni, Bellas Mariposas ha per protagonista Cate (Sara Podda), 11 anni, tanti fratelli e un padre balordo (Luciano Curreli): vive nel periferico quartiere Sant’Elia di Cagliari, ha in Luna (Maya Mulas) la migliore amica, vorrebbe fare la cantante, sposare l’impacciato Gigi e non finire incinta a 13 anni come la sorella Mandarina…
Perché un film bello, premiato e coraggioso come questo non ha trovato distribuzione? “L’esercizio ha subito una rivoluzione copernicana, molte sale di qualità hanno chiuso e le distribuzioni ne fanno le spese. Non solo, non essere finiti in Concorso ma in una sezione collaterale a Venezia, non ha facilitato le cose, anche perché la critica privilegia la competizione”, dice Mereu, già noto e apprezzato per Ballo a tre passi e Sonetaula, che ha iniziato a lavorare a Bellas Mariposas col precedente doc Tajabone, protagonisti i ragazzi a scuola del quartiere Sant’Elia: “Ero il loro maestro, e per questo ho potuto poi girare questo film: il cienma non aveva alcun fascino, viceversa, rappresentava un disturbo per alcune attività in loco non propriamente legali…”. 
“Io sono scappato da Cagliari, ma ho visto tanti come il mio personaggio attaccati al bancone, l’Ichnusa per punto di riferimento, la disoccupazione e l’essere “porcaccioni” per vanto”, dice Curreli, evidenziano una peculiarità di Bellas Mariposas: “Per la prima volta al cinema si parla di una città della Sardegna: non com’eravamo, ma come siamo”.
Da produttore, Mereu s’è concesso il lusso di girare in ordine cronologico, affinché le piccole protagoniste potessero “crescere con il film, giorno per giorno”, e s’è rapportato con fedeltà al racconto “dalla leggerezza calviniana” di Atzeni, “nonostante non avesse dialoghi, ma un lungo monologo, e una struttura per atti”. Viceversa, “la sceneggiatura è stata portata verso gli interpreti, affinché la vampirizzassero con i loro vissuti”, mentre per le piccole attrici “l’importante è stato far vivere tutto questo come fosse un gioco, perché quando non avevano voglia non si girava…”. Ma rispetto alla realtà variopinta e degradata del setting come s’è posto il regista? “Nessuna compassione per quel mondo, perché avrebbe implicato un giudizio. E’ un mondo vitale, si barcamena senza prendersi sul serio, e gli abitanti hanno dimostrato una naturale capacità a trarre vantaggio da questo film arrivato come un Ufo. Ma Bellas Mariposas ha creato qualche imbarazzo a Cagliari, dividendo e suscitando una bella discussione, come non accade più con il cinema”.
Federico Pontiggia

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