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jueves, 3 de mayo de 2012

Febbre da Cavallo - Stefano Vanzina (Steno) (1976)


TÍTULO ORIGINAL Febbre da cavallo
AÑO 1976
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Inglés (Separados)
DURACIÓN 94 min.
DIRECTOR Stefano Vanzina (Steno)
GUIÓN Alfredo Giannetti, Massimo Patrizi, Enrico Vanzina, Steno
MÚSICA Franco Bixio, Fabio Frizzi, Vince Tempera
FOTOGRAFÍA Emilio Loffredo
REPARTO Gigi Proietti, Enrico Montesano, Catherine Spaak, Mario Carotenuto, Francesco De Rosa, Maria Teresa Albani, Adolfo Celi, Ennio Antonelli, Giuseppe Castellano
PRODUCTORA Primex
GÉNERO Comedia | Juego

SINOPSIS Las vidas de Bruno "Mandrake" y Armando "Pomada" giran en torno a las carreras de caballos y las apuestas. Lo que tienen en común es que siempre pierden. Mandrake recibe de parte de su novia Gabriella los nombres nombres de tres caballos para apostar; pero como piensa que no ganará, le pasa el dato a su amigo Pomada... (FILMAFFINITY)



Attorno all’ippodromo romano di Tor di Valle brulica un microcosmo di varia umanità, dallo spiantato indossatore Mandrake al disoccupato Er Pomata. Tutti sono giocatori incalliti, disposti a sacrificare affetti e lavoro sognando il grande colpo che li renda milionari, finché un giorno…
Grande classico del cinema popolare italiano a firma Steno, assurto negli anni al rango di cult grazie ai ripetuti passaggi televisivi e al passaparola tra giovani e giovanissimi. Qualche merito ce l’ha: è ancora fresco e pimpante, ha un ritmo e una progressione invidiabili per molte commedie coeve e anche successive, nonché un’allegria piuttosto insolita all’interno del decennio più cupo della nostra storia. Omaggio ingenuo, sincero e appassionato al mondo delle corse dei cavalli, ultimamente caduto in disgrazia ma assai prospero tra gli anni ’60 e ’70, con battute e personaggi che hanno fatto epoca al di là dei loro meriti effettivi. Uno degli ultimi successi comici a possedere ancora una certa cura e un certo stile, per esempio nelle suggestive scene in esterna immerse nella Roma di trent’anni fa, prima della venefica ondata trash che travolse e abbrutì il cinema italiano di cassetta nei dieci anni successivi. Ha avuto nel 2002 un sequel di discreto successo (“Febbre da cavallo – La mandrakata”) scritto e diretto da Carlo ed Enrico Vanzina, figli raramente all’altezza dell’illustre padre.
http://cinemascope85.wordpress.com/2011/12/28/febbre-da-cavallo-steno-1976/


Mandrake, facce sogna'
Correva l'estate del 1976 e trottava, nelle sale cinematografiche semideserte, una commedia di modeste ambizioni intitolata Febbre da cavallo. Il film era diretto da Steno e interpretato da Gigi Proietti, Enrico Montesano, Francesco De Rosa e Catherine Spaak. Febbre da cavallo era una via di mezzo tra I soliti ignoti e Amici miei. Raccontava in modo molto divertente, ma soprattutto molto attendibile, le peripezie di un gruppo di incalliti scommettitori di cavalli che si sarebbero venduti la madre pur di riscuotere una scommessa vincente. Il film non conobbe un grande successo. D'altra parte, in quei giorni infuocati gli spettatori erano al mare e i cavallari gremivano gli ippodromi estivi. Col passare degli anni, Febbre da cavallo divenne inaspettatamente un film di culto. Le videocassette andarono a ruba e i fans club cominciarono a crescere e a moltiplicarsi in tutta Italia.
Febbre da cavallo è l'unico film italiano interamente ambientato nel mondo delle corse dei cavalli. Per quale motivo il cinema abbia sempre snobbato l'ippica e perché per molti uomini di cinema le corse dei cavalli hanno rappresentato soprattutto un “vizietto” da custodire in privato: Humphrey Bogart e John Houston, tanto per fare un esempio, trascorrevano buona parte del loro tempo libero negli ippodromi. O forse perché il codice comportamentale e verbale degli scommettitori può risultare di non facile comprensione per il grande pubblico. Ebbene, proprio sotto questo aspetto Febbre da cavallo fu un vero prodigio. Il film era preciso e scrupoloso e pur avendo l'alibi della farsa non conteneva né approssimazioni né inesattezze. La sceneggiatura era firmata dallo stesso Steno, da suo figlio Enrico Vanzina e dal regista Alfredo Giannetti, ma io sarei pronto a scommettere che tutta la farina ippica veniva dal sacco dello sconosciuto soggettista Massimo Patrizi, autentico cavallaro passato purtroppo a miglior vita.
“La gente che gioca ai cavalli, Vostro Onore, non è mica gente normale. Pensate che c'è un principe che alle corse perde conoscenza e gioca in società con uno scopino...” Il film comincia in chiave di flashback (forse in omaggio al capolavoro di Stanley Kubrickl Rapina a mano armata, tutto ambientato in un ippodromo e tutto raccontato in flashback) con la voce narrante di Gigi Proietti, detto Mandrake, attore e fotomodello di precaria fama, che campa alla spalle della barista Catherine Spaak. Mandrake si trova in tribunale accusato di truffa, sul banco degli imputati insieme al Pomata (Enrico Montesano), un disoccupato cronico che vive ancora a ricarico dei genitori, e a Felice Lo Versi (Francesco De Rosa), posteggiatore abusivo tonto e tartaglione. Il processo fa da cornice al film e si conclude con un'assoluzione a furor di popolo propiziata dal fatto che anche Vostro Onore, il Giudice (interpretato da Adolfo Celi), è un cavallaro impenitente. Il dispositivo della sentenza è esemplare: il giocatore di cavalli non può essere condannato poiché è, per sua natura, un irresponsabile incapace di intendere e di volere. Questo finale, che somiglia a quello di un altro memorabile film di Steno, Un giorno in Pretura, e ne ribalta il verdetto (Nando Moriconi detto l'Americano, interpretato da Alberto Sordi, veniva condannato senza pietà per la sua innocua follia) è una delle trovate più astute e simpatiche del film. Il giudice cavallaro è molto più verosimile di quanto possa sembrare. Quanti febbricitanti scommettitori si annidano dietro le azzimate sembianze borghesi di magistrati, medici, avvocati, funzionari dello Stato? Molti. Sicuramente molti. Potete scommetterci.
Ventisei anni dopo, questa piccola, grande icona del cinema popolare italiano avrà un seguito, diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina. Stavolta, probabilmente, il film incontrerà un immediato successo in sala. Ma come sarà? Nessuno può dirlo. Eppure esistono degli ostacoli oggettivi da superare che gli autori (a cominciare da Enrico Vanzina, autore di entrambe le sceneggiature) certamente conoscono. Oggi gli ippodromi sono sempre più deserti (tranne quando corre Varenne) e i frequentatori sono sempre più provenienti da un unico ceto sociale (quello dei disgraziati puri). Il principe e lo scopino, insomma, non si frequentano più. Il principe gioca per telefono o magari preferisce puntare sulla squadra di calcio per cui tifa anziché sul brocco di passaggio. Quanto allo scopino, visto il costo della vita dall'avvento dell'Euro, forse non avrà più voglia di sfidare le ire della moglie. Eppoi, esiste un altro problema. Febbre da cavallo era un film corale sostenuto da un'orchestra di straordinari caratteristi (Mario Carotenuto, Gigi Ballista, Marina Confalone, Adolfo Celi, Francesco De Rosa) che il cinema italiano, nel suo inesorabile declino industriale, disgraziatamente non possiede più. Ma questa non vuole essere una critica preventiva. Anzi. Diciamo fin da ora che se il seguito risulterà riuscito, date le difficoltà, sarà ancora più meritevole di encomio dell'originale. Forza Mandrake. Facci sognare.
David Grieco – L'UNITA' – 23/08/2002
http://www.ilportoritrovato.net/html/febbredacavallo.html

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