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miércoles, 16 de mayo de 2012

Nestore l'ultima corsa - Alberto Sordi (1994)


TÍTULO ORIGINAL Nestore l'ultima corsa
AÑO 1994
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español (Separados) 
DURACIÓN 105 min. 
DIRECTOR Alberto Sordi
GUIÓN Rodolfo Sonego, Alberto Sordi
MÚSICA Piero Piccioni
FOTOGRAFÍA Armando Nannuzzi
REPARTO Alberto Sordi, Matteo Ripaldi, Cinzia Cannarozzo, Eros Pagni, Tatiana Farnese, Simona Caparrini, Rosa Pianeta, Enzo Monteduro
PRODUCTORA Aurelia Cinematografica / Florida Films / Sacha Film
GÉNERO Drama | Animales. Caballos. Comedia dramática 

SINOPSIS Tras ser despedido por su jefe, Gaetano, un viejo cochero romano, tiene que devolver el coche y enviar al matadero a Néstor, su querido caballo. Aunque al principio se muestra dispuesto a obedecer las órdenes recibidas, pronto se rebela y trata de encontrar un destino mejor tanto para Néstor como para sí mismo. Sin embargo, las circunstancias parecen condenarlos al fracaso. (FILMAFFINITY)

Enlaces de descarga (Cortados con HJ Split)



"Nestore, l'ultima corsa", penultimo film girato da Alberto Sordi prima dell'infausto "Incontri proibiti" ('98, rimontato nel 2002) è il suo preferito tra tutti quelli da lui diretti, ma anche uno dei più incompresi dalla maggior parte delle recensioni ricevute.
Girato nel settembre-ottobre del 1993, è stato il progetto più inseguito e personale di Alberto degli ultimi anni, e nel quale vi si possono ritrovare tutte le tematiche che erano care a lui come a me quando ero sottosegretario allo spettacolo, e che ho sempre convintamente cercato di portare avanti nell'esercizio delle mie cariche. Purtroppo, con questo film Alberto e il suo sceneggiatore di sempre Rodolfo Sonego, non riuscirono a creare i presupposti affinché in molti fossero indotti ad andare a vedere il film, che anche a causa di una distribuzione molto carente, fu un insuccesso sul quale meditare.
Essendo stato chiamato a presentare questo film, convinto come sono della sua bontà, vorrei fare alcune osservazioni. Il film è molto malinconico ma qualcuno ha detto che esteticamente non è bello, ma come sapete e ho già ripetuto altre volte, a me dell'estetica non me ne è mai fregato un bel niente. L'interpretazione del mio amico Alberto è stata improntata da una grande misura e mestiere d'attore. Le eccezionali abilità di Sordi interprete, ma anche le tanto sminuite qualità di Sordi regista, riescono ad infondere a questo suo film delle sfumature inaspettate e persino sorprendenti. Il suo personaggio poi è talmente simpatico, che è impossibile non volergli bene. Eppure, questo film è stato spesso criticato per i supposti difetti “un uso anonimo, didascalico e piatto della messa in scena”, non si può invece non ostentare direi quasi con “orgoglio”, pur fra magari un po' di banale qualunquismo, che a me come al caro amico Alberto hanno sempre rinfacciato, la coraggiosità di proporre nel 1994 una storia così anticonformista nella sua poca appetibilità commerciale, e con ben evidenti e forti riferimenti autobiografici, per cui nel bene e nel male non è assolutamente un altro film del “monumento, l'emblema del qualunquismo italiano nazional-popolare”, come l'impetuoso giovane Nanni Moretti nell'infausto e durissimo 1978 di "Ecce Bombo" aveva inveito, e ferocemente gli rinfacciò, ma anzi una storia per cui non doveva essere così duramente criticato come fu. “Qualunquismo” per altro che il mio amico Alberto ha sempre scherzosamente rivendicato, pur tenendosi ben lontano dalla politica per tutta la vita, e di poter “considerare sé stesso come un conformista dagli inevitabili compromessi”, ma non era vero non è mai stato vero. Alberto è stato sì amico di politici di destra come di sinistra, ma non dichiarando mai le sue preferenze politiche ed elettorali, e solo come mi ha confessato personalmente poco prima della morte, di essere sempre stato un mio elettore.

Trama desunta
Gaetano (Alberto Sordi) vetturino che ha passato la vita tra le strade di Roma col suo fido cavallo, Nestore, che però negli ultimi tempi comincia ad avere qualche difficoltà a trainare il calesse. Così che Otello (Eros Pagni), proprietario del calesse, decide di venderlo a Cinecittà, segnando la fine del suo lavoro. A questi si presenta lo spettro di dover portare Nestore al mattatoio per "l'ultima corsa". Ma Gaetano non ha il coraggio di lasciare a tale fine quello che considera praticamente un amico e grazie all'aiuto del nipote Ferruccio, cerca un posto per tenerlo. Proverà per prima cosa a piazzarlo nel garage della figlia Iris, che peraltro lo disgusta perché fa la spogliarellista in un teatro quando gli aveva detto che faceva danza classica, ma dovrà ben presto toglierlo da li, perché il compagno di lei tornerà con una lussuosa Lamborghini, di dubbia provenienza. Mentre cerca una sistemazione al cavallo gli zingari glielo sottraggono, si reca al commissariato e per una vecchia pendenza del 1939 quando aveva 24 anni per aver approfittato di un'amante di Mussolini da lui scaricata per l'entrata in guerra dell'Italia, lo portano in questura. Per fortuna le cose si chiariscono e la polizia ritrova il cavallo nell'accampamento degli zingari che ne volevano fare salsicce. Vagando per Roma Gaetano ritrova una vecchia amica che sembra disposta a piazzare il cavallo nell'agriturismo che gestisce fuori città, ma la cosa finisce ben presto a far litigare la donna col genero, vero proprietario dell'immobile, costringendo il povero Gaetano a riprendersi Nestore. Su suggerimento del nipote si reca presso l'ospizio che dovrà ospitarlo per tenere il cavallo nel loro giardino ma le suore di notte a loro insaputa portano il cavallo al mattatoio. Svegliato da Ferruccio i due si recano lì ma è troppo tardi. Entrato da solo Gaetano vede un incessante scenario di immagini raccapriccianti in cui i cavalli vengono tramortiti, scuoiati e sezionati. Alla fine sconsolato e avvilito Gaetano raggiunge il nipote. Ma lungo la strada deserta entrambi hanno l'impressione di ascoltare il tipico calpestio di Nestore seguito dal suo nitrito, si voltano ma è una loro impressione come quella di vedere a tratti il cavallo che sembra voglia raggiungerli come era riuscito sempre a fare prima della sua "ultima corsa".
Scioccanti come non avrebbero potuto essere altrimenti, le scene girate al mattatoio di Cinecittà, forse un po' eccessive e dissonanti con il resto del film, ma è quello l'effetto che volevano ottenere. Alberto d'altronde si sentiva permeato di una profonda tristezza e di essere oramai dagli anni settanta già fuori sintonia con i tempi, e per il lungo periodo del suo tramonto, ma questo film a cui era veramente molto affezionato, vera sorta di epilogo-testamento offre un'immedesimazione di Sordi attore nel personaggio a lui tanto congeniale di Gaetano il vetturino, vecchio ma anche stanco, condannato dopo infinite peripezie e amarezze a ritirarsi in un ospizio di suore.
Il film non è in definitiva affatto pessimo come molti hanno scritto, purtroppo a parte un al solito splendido Eros Pagni nel ruolo de “Il Marchigiano”, personaggio per altro troppo poco utilizzato, il cast non brilla eccessivamente per qualche degno contraltare del protagonista, anche se c'è pure Enzo Monteduro improbabile Commissario di P.S. Dalle dotte citazioni e conoscenze politiche, di Storia del ventennio. Anche se non dovrei dirlo, strepitosa la parentesi con la figlia al Teatro Volturno.
L'Andreottiano
http://robydickfilms.blogspot.com.ar/2012/01/nestore-lultima-corsa.html


Sempre più amato. Sempre più premiato. Sempre più festeggiato. In occasione dei suoi 76 anni, una festa a sorpresa gli è stata regalata dai suoi fan romani riuniti nel club "I vitelloni", stesso nome di un suo celebre film diretto da Federico Fellini. Alberto Sordi, da qualche anno, è diventato tra gli attori più premiati del cinema italiano, ulteriori riconoscimenti a lui che ha saputo incarnare e spesso anticipare personaggi emblema della nostra società. Riconoscimenti venuti anche dall'estero, ricordiamo la Legion d'onore ricevuta a Cannes nel 1993.
Noi lo abbiamo incontrato ad Assisi, in occasione della quattordicesima rassegna del cinema italiano "Primo piano sull'autore" dedicata proprio ad Alberto Sordi nella veste di autore. Si è voluto rendere omaggio all'Alberto Sordi regista che dal 1966, anno in cui ha realizzato "Fumo di Londra", fino ad oggi con "Nestore, l'ultima corsa" ha sempre saputo cogliere con ironia lo spirito dell'italiano nelle più svariate situazioni. Alla nostra richiesta di intervista ha subito dato la sua disponibilità, nonostante gli impegni e gli incontri organizzati per l'occasione, e quando ha saputo che era diretta agli italiani all'estero, con maggiore entusiasmo ci ha regalato un po' del suo tempo.

Io continuo a chiamarla "maestro" come hanno fatto in questi giorni i miei colleghi. La sua è una carriera ricca di premi, di riconoscimenti e di tributi sia da parte della critica che del pubblico. Finora però le hanno sempre assegnato dei premi come interprete, questo di Assisi invece, vuole essere un omaggio alla sua attività di autore. Per lei ha un significato particolare?

In realtà sono nato come autore, perché agli inizi della mia carriera ero io stesso a fare delle proposte. Non per essere modesto, ma io conoscevo e conosco i limiti delle mie possibilità, perciò non nasco come attore, non ho fatto accademia o scuola di recitazione; ho intrapreso la carriera facendo musical, varietà, rivista, forme di spettacolo che non richiedevano particolari virtuosismi, una voce perfetta, un parlare da attore ecc. Potevo somigliare alla gente, difatti il mio virtuosismo è proprio quello di parlare come la gente comune, e quando il cinema si è accorto di me, quando con i due film di Federico Fellini "Lo sceicco bianco" e "I vitelloni" è iniziata questa mia carriera, intendevo realizzare un programma ben preciso. E questo è stato possibile visto che nel corso di 40 anni di attività e 188 film, sono riuscito a proporre al pubblico un costume italiano che si evolveva rapidamente con film che rispecchiavano la realtà del momento. Sono andato al passo con l'evoluzione del costume, ma anche con la mia età: ho fatto il giovane, ho fatto i figli, poi i fidanzati, i mariti, i padri e adesso, dopo 40 anni, se San Francesco mi aiuta posso ancora continuare. Sono ad Assisi per questa rassegna di film che mi hanno dedicato e ringrazio coloro che mi hanno offerto la possibilità di essere presente ricevendo sia dal pubblico, sia dagli addetti ai lavori, uomini di cultura, critici, scrittori, manifestazioni di simpatia, di approvazione e di affetto. Sono gratificato, commosso e lusingato perché per un artista il consenso è il miglior premio che si possa avere.

Lei diceva che ha saputo interpretare il costume italiano, dopo l'ultimo film "Nestore", in cui ha evidenziato l'indifferenza della società nei confronti delle persone della terza età nonostante siano la realtà del futuro, cosa pensa di rappresentare più avanti?

Ai signori che mi hanno insignito del Leone d'Oro a Venezia per la carriera, ho detto che chiudevo questa carriera, ma ne aprivo un'altra, una nuova, perché ho una serie di vecchi da rappresentare da farvi impallidire tutti. Perciò "Nestore l'ultima corsa" è il primo, diciamo così, di questi vecchi con cui ho affrontato un problema molto importante e grave. In Italia purtroppo il vecchio è considerato un peso morto, un uomo che non produce più, che non segue il ritmo della vita consumistica di oggi, per cui si invita il vecchio ad andare all'ospizio. Io da qualche anno frequento questi ospizi e sento il rammarico degli anziani rinchiusi lì mentre hanno tutta la voglia, le energie ed il bisogno di stare a casa loro insieme ai figli e ai nipotini. Per questo ho rappresentato il vecchio di umili condizioni, cioè un vetturino delle carrozzelle romane, che portando a spasso i turisti per la città, per tutta la vita ha dato il suo contributo alla società e poi, purtroppo, a 80 anni deve ritirarsi per andare in una casa di riposo. Per il suo cavallo, questo fedele, devoto amico, non c'è la casa di riposo, ma il mattatoio. Il film racconta la storia di questo vecchio che per salvare la vita al suo cavallo intraprende una serie di peripezie in questa bellissima ma caotica città dove non c'è certo posto per il cavallo. Sono riuscito, con mia grande soddisfazione, a sensibilizzare l'opinione pubblica e soprattutto i giovani a questo grave problema; quindi consiglio loro di tenersi i nonni a casa e di contribuire (questo l'ha fatto anche il sindaco di Roma Rutelli, e spero anche gli altri) trovando un appezzamento di terra per quei cavalli che devotamente hanno servito l'uomo, per finire i loro giorni non in un mattatoio, ma in questo spazio a loro riservato per chiudere in bellezza, lieti e felici di avere la gratitudine degli uomini che hanno servito.
Dopo questo film, sto preparando un altro soggetto che vede protagonista ancora un vecchio, ma un vecchio mandrillo che la sa lunga.

Tra i suoi numerosissimi film, lei ha interpretato spesso anche personaggi di italiani all'estero nelle varie sfaccettature. Se dovesse oggi interpretare un italiano all'estero, con quali tratti lo dipingerebbe?

Di film sull'italiano all'estero ne ho fatti diversi, come "Un italiano in America" con De Sica, che racconta la storia di un emigrante che crede di incontrare il padre dopo 30 anni. L'incontro avviene, ma scopre una realtà non molto lieta. Poi c'è stato "Bello, onesto, emigrato in Australia", con la Cardinale, e "Fumo di Londra", la storia di uno snob, piccolo antiquario di Perugia che va a Londra alla conquista di questo grande Paese. Ho sempre messo in queste interpretazioni un calore particolare, forse perché entrando nella parte ho potuto vivere, e questo è certo uno degli aspetti più interessanti del mestiere di attore, le loro emozioni, la nostalgia, l'amore per il nostro Paese.
Oggi sarebbe inopportuno interpretare la realtà dell'italiano all'estero: chi lascia più questo bellissimo Paese che è l'Italia, soprattutto alla mia età? Forse dovrei pensare ad un vecchio italiano ormai diventato un uomo di un certo prestigio che lavora all'estero.

Negli ultimi due anni, in particolare, non c'è occasione legata al cinema in cui non viene assegnato un premio al grande Alberto Sordi. Cosa dire per ringraziare di questo affetto che Assisi, Venezia, Roma e tutta l'Italia Le sta dimostrando?

Innanzitutto un interminabile grazie a coloro che mi hanno manifestato stima, simpatia, gratitudine. Io mi prendo questo premio e dò l'appuntamento tra una quarantina di anni, con un altro film e un altro premio... Sempre con l'aiuto e la grazia di San Francesco.
Giovanna Chiarilli/GRTV
http://www.namir.it/culturaroma/sordi3.htm

8 comentarios:

  1. ESTIMADO AMARCORD: QUISE BAJAR LOS LINK PERO FIGURAN COMO FUERA DE LINEA. ¿LOS PODRÁS RECARGAR?
    GRACIAS
    MARIA

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  2. I link non sono più attivi. Potresti riattivarli?
    Grazie

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  3. Me hice vegetariano Amarcord me hice VEGETARIANO!

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  4. Hola, yo tambien he intentado bajarlos, pero no hay manera. Te agradeceria si los puedes volver a resubir.

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