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viernes, 5 de octubre de 2012

Nell'anno del Signore - Luigi Magni (1969)


TÍTULO ORIGINAL Nell'anno del Signore
AÑO 1969 
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACIÓN 100 min. 
DIRECTOR Luigi Magni
GUIÓN Luigi Magni
MÚSICA Armando Trovajoli
FOTOGRAFÍA Silvano Ippoliti
REPARTO Nino Manfredi, Enrico Maria Salerno, Claudia Cardinale, Robert Hossein, Britt Ekland, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Pippo Franco, Renaud Verley
PRODUCTORA Coproducción Italia-Francia; Franco Films / Les Films Corona / San Marco
PREMIOS 1969: Premios David di Donatello: Mejor actor (Nino Manfredi)
GÉNERO Comedia. Drama | Siglo XIX 

SINOPSIS Roma, 1825. El Obispo Rivarola y el Coronel Nardoni están encargados de suprimir la revolución liberal. Cornacchia se entera de que el liberal Filippo Spada es un espía y va a denunciar a sus compañeros de revolución, por lo que informa a dos "Carbonari" para que lo maten. Éstos fallan en el intento y huyen de Roma. Pero son arrestados y condenados a muerte. Cornacchia hará todo lo posible para defenderlos. (FILMAFFINITY)



“L’unica è volesse bene”. “Ma in un mondo cosi?” .“Ma proprio perché il mondo è cosi… l’ideale è volesse bene in due”

1825. Nella Roma oppressa dal dominio di Papa Leone XII una dozzina di carbonari si sta organizzando per progettare l’insurrezione. Voce del popolo è Pasquino, figura sfuggente che nessuno ha mai visto in volto, che cerca di scuotere le coscienze con i suoi  sarcastici epigrammi per lettera, adagiati sulla statua di Marco Aurelio o marchiati a inchiostro sui muri della città: nessuno immagina che il ciabattino Cornacchia (Nino Manfredi), fattosi credere analfabeta, sia in realtà la spina nel fianco dell’incontrastato potere del Cardinale Rivarola (Ugo Tognazzi). Cornacchia, dato il mestiere praticato, si viene a trovare spesso a contatto coi potenti: con la scusa di una palesata quanto fasulla ignoranza, carpisce parole e segreti dell’autorità costituita. Ma ha un punto debole: l’amore per una bella e giovane giudea (Claudia Cardinale). Pur avendo scelto il verbo - e il verso, la rima - come unica arma di suggestione collettiva, si trova, per coscienza e suo malgrado, ad aiutare due carbonari che decidono per l’assassinio d’un traditore della causa. L’assassinio fallisce, e il traditore, ferito, al risveglio da una situazione paradossale (il tutto avviene in un letto, a cielo aperto, in una piazza, tra la notte e le prime luci del mattino, con le guardie del papa e i due potenziali colpevoli trattenuti in attesa), fa i nomi degli attentatori: Leonida Montanari e Angelo Targhini - i due sventurati carbonari - vengono condannati a morte dal Cardinale senza processo alcuno. La giovane giudea è innamorata di Montanari, e Cornacchia, dopo un primo momento di naturale e inevitabile gelosia, è ispirato da un improvviso quanto sincero atto d’amore. Propone al vescovo uno scambio: la vera identità di Pasquino per la vita del carbonaro. Sua Eminenza, però, avendo intuito che Cornacchia è molto di più di ciò che vuole apparire, consegna al ciabattino una lettera che, invece di contenere parole di clemenza per il Montanari, ordinava di arrestare colui che la consegnava. Compresosi scoperto, e non ricambiato nell’amore, Coranacchia-Pasquino ha un’ultima geniale intuizione: lasciare gli ultimi corrosivi versi - affidati ad un possibile successore (un giovanissimo Pippo Franco) - all’alba di una consapevolezza: a quelli come lui li frega il cuore. Per combattere il potere non si può essere più sentimentali. Bisogna guardarlo in faccia e non averne pietà. Insinuandosi tra le sue fila: entrerà in un convento di frati. Intanto, Leonida e Angelo vengono giustiziati, tra l’euforia del popolo, in trepida attesa per uno spettacolo di piazza che lo ridestasse dal torpore.
Primo film di una ideale trilogia sulla Roma prerisorgimentale, Nell’anno del Signore porta alla ribalta un regista romano di indubbia sensibilità e di idee anticlericali quale si è rivelato essere nel tempo Luigi Magni. Magni ci parla con nostalgica malinconia di una Roma che non c’è più in cui il popolo, pur se dominato e oppresso, rappresentava ancora il fulcro e il cuore del suo sistema di vita. Nostalgia, come evidente, non del potere temporale del Papa, avversato e messo alla berlina con burloneria e sarcasmo, ma di una città in cui i vicoli e le piazze ancora parlavano alla gente. Non a caso Pasquino lascia le sue lettere sulla statua di Marco Aurelio, che si anima e si fa coscienza dello sdegno popolare, che strizza l’occhio ai carbonari i quali cantano inni alla libertà, che impera nella notte dove il coprifuoco invita a segrete cospirazioni. La ricostruzione storica del regista romano - di fatti totalmente ignorati dai libri di storia - è veramente all’altezza e offre degna cornice alle prove di attori ispirati ed in parte. Uno splendido Nino Manfredi, valorizzato come non mai proprio da Magni (vedere anche la sua superba prova nel successivo In nome del Papa Re), si erge su la pur valente compagnia, costruendo il suo personaggio con impressionante naturalezza, affidata a splendidi assoli di filosofia e saggezza popolare. I duetti con Tognazzi, in un’atmosfera dall’apparenza reverenziale, sono aperte e sottilissime sfide nelle quali, se Cornacchia sembra soccombere, Pasquino, suo alter ego, è invece l’unico a tener testa al Cardinale. Perché Pasquino, alla conclusione della vicenda, è più che mai convinto che: “ de teste ne poi tajà quante te ne pare. So le lingue che contano”. Gli ultimi versi che Pasquino regala alla sua città prima di confondersi e mimetizzarsi tra le pieghe del potere saranno i più misteriosi ed enigmatici mai scritti. Sono versi che, messa al bando l’umana pietà, cominciano a ragionare con spirito realmente rivoluzionario: i caduti carbonari sono martiri. La loro morte è, nonostante tutto - nonostante l’amore, l’amicizia, il dolore -, la scintilla che può rianimare e risvegliare il popolo: è il fuoco che attende di ardere da sotto le ceneri.
Lo stile con cui Luigi Magni comincia a caratterizzare i suoi film in costume sulla Roma papalina è sempre attento a dosare ilarità, sarcasmo e senso del dramma. Per farlo sceglie attori che hanno nelle loro corde un bagaglio universale, ancorché tutti protagonisti della brillante stagione della commedia all’italiana: Manfredi, Tognazzi, Claudia Cardinale, Enrico Maria Salerno e, in ultimo non ultimo, Alberto Sordi. Anch’egli in una parte su misura, nei panni di un frate confessore pronto a donar conforto ai condannati a morte. Farà di tutto per convincerli al pentimento, ma senza successo. Egli è un puro, un vero credente, ancorché consapevole di una Chiesa in cui l’obbedienza è cieca in tutti i sensi e la fede ha sempre ragione, soprattutto quando ha torto. Pure il frate, in fondo, è un perdente; anche lui muore un po’ con loro quando il Cardinale gli impedisce una improbabile redenzione dei condannati che non aveva senso neanche più per la forma, ma che avrebbe dato pace se non alle anime di Angelo e Leonida, quantomeno a quella di un frate che aveva fallito la sua missione.
Nel complesso, Nell’anno del Signore è una pellicola che attraversa degnamente un periodo fiorente e prolifico del cinema italiano, iscrivendo Luigi Magni tra i maestri della commedia a respiro nazionale. Perché, probabilmente, è vero che un romano può amare e sentire i suoi film come nessun altro italiano, ma Roma è città che è storia, bellezza e memoria, poesia, impero e rivoluzione. I suoi monumenti, le sue piazze, le sue vie e i suoi vicoli parlano un linguaggio universale: una sorta di esperanto che non ha bisogno di parole. Basta guardarla una volta e ce se ne innamora per sempre.

Curiosità:
Ai due carbonari caduti in nome della libertà, Roma ha dedicato una targa a Piazza del Popolo.
David di Donatello a Nino Manfredi come miglior attore protagonista.
Léon
http://www.lankelot.eu/cinema/magni-luigi-nell-anno-del-signore.html

...
Al cinema, dopo l’esordio con Faustina (1968), Magni ha ottenuto i suoi maggiori riconoscimenti con gli affreschi storici, a metà tra dramma e commedia, di Nell’anno del Signore (1970), La Tosca (1973) e In nome del papa re (1977).

“Nell’anno del Signore fu il secondo film di Magni e fu un vero trionfo. Rimase sei mesi al cinema Metropolitan di Roma, un record, registrando sempre il tutto esaurito. Addirittura venne introdotto l’orario notturno, da mezzanotte alle due, per permettere alle persone che facevano la fila fuori di assistere alla proiezione del film. Merito della solida sceneggiatura e anche del cast eccezionale. Racconta Magni che, all’inizio, pensò di utilizzare tutti attori sconosciuti, come aveva fatto per Faustina, il suo primo film. Ma Bino Cicogna, che produsse il film insieme a una società francese, gli chiese di affidare una parte a Nino Manfredi, essendo Magni un suo amico. Fulvio Frizzi, allora direttore commerciale dell’Euro International, colse la palla al balzo e propose di chiamare i migliori attori dell’epoca: Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Enrico Maria Salerno, Claudia Cardinale. La produzione francese, da parte sua, indicò due attori, Robert Hossein e Renaud Verley, per la parte dei due carbonari, Leonida Montanari e Angelo Targhini, decapitati dal boia Mastro Titta. Hossein, in quel momento, era molto famoso per la partecipazione nella serie di Angelica, ed era amatissimo anche in Italia. Tutto questo, quindi, contribuì all’enorme successo del film che risulta fra i primi quindici con i maggiori incassi della storia del cinema italiano ed è inserito nei cento capolavori del film storico nel saggio di Aldo Viganò. La Tosca ebbe la storia inversa a quella di Rugantino. Gigi Magni voleva farne una commedia musicale per il teatro, ma il progetto fallì e decise, così, di portarla sugli schermi. Il regista si era riproposto di farne un’opera buffa usando tutti i mezzi di espressione disponibili: il canto, la poesia, il recitativo, la musica, e l’operazione riuscì perfettamente. Il film ebbe molto successo anche in America, dove fu proiettato al Moma, il Museo d’Arte moderna di New York. Anche qui gli interpreti contribuirono molto al successo del film, Gigi Proietti, nei panni di Cavaradossi, Vittorio Gassman, in quelli di Scarpia e, soprattutto, Monica Vitti, che fu una Tosca fascinosa e appassionata. Magni era legato a lei, che considerava una donna fatale, da una profonda amicizia. Mi piace anche ricordare la bellissima canzone Nun je da’ retta Roma, scritta da Magni e musicata da Armando Trovajoli, autore della colonna sonora. La canzone fu poi scelta da Proietti per concludere tutti i suoi recital, da allora in avanti. In nome del papa re fu un altro straordinario film di Magni. Monsignor Colombo, un giudice del Tribunale penale supremo dello Stato Pontificio in crisi di coscienza fu interpretato da un magistrale Nino Manfredi. L’attore era un grande amico di Gigi Magni che lo chiamava ogni volta che poteva per i suoi film”.
Così fu anche per lo scettico Ponzio Pilato di Secondo Ponzio Pilato (1987), per il Ciceruacchio di In nome del popolo sovrano (1991), film con cui Magni si è riagganciato idealmente alle atmosfere di Nell’anno del Signore e In nome del papa re, e La carbonara (1999), l’ultima opera cinematografica di Magni. Manfredi era pieno di impegni ma il regista gli disse che il ruolo del cardinale doveva essere assolutamente suo. Aveva provato altri attori che, però, non lo convincevano perché, dice, erano tutti credenti. Il rapporto conflittuale che Manfredi aveva con la religione  ne faceva l’interprete perfetto”.
...
Alessandro Ticozzi
http://www.retididedalus.it/Archivi/2010/novembre/INTERVISTE/1_marina.htm

8 comentarios:

  1. grazieeeeeeeeeeee !!!
    lo cercavo da tempo !!!

    Per favore se riesci a trovare anche:
    Film: In Nome Del Popolo Sovrano (1990) Luigi Magni
    grazie !!!!

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  2. Anche io sono alla ricerca di "In nome del popolo sovrano"
    Mille grazie di tutto.

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  3. Caro Amarcord, una película, hay alguna posibilidad de que subas "L'albero degli zoccoli (El árbol de los zuecos)" (1978), de Ermanno Olmi?
    un saludo cordial

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    1. you can find it here: http://avaxhome.ws/video/genre/drama/edi3340.html

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  4. Caro Amarcord, conseguí una buena versión en el blog orgullo y prejuicio de L'albero degli zoccoli en dual y con buena calidad, y los subítulos también los encontré (me costó trabajo) sincronizados... gracias en cualquier caso... a veces me es imposible encontrar los títulos. Una pregunta, hay varios títulos de spaguetti western realmente imposibles de encontrar... y tengo mucho interés, me podrías ayudar?

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    1. L'albero degli zoccoli (1978): (ita sub spa)
      http://avaxhome.ws/video/genre/drama/edi3340.html

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    2. Juan Carlos
      Espero el listado para ver si puedo ayudarte.
      Un abrazo.

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  5. Amigo Amarcord, son las siguientes:
    Django, de Sergio Corbucci (1966)
    Salario para matar, de Sergio Corbucci (1968)
    Keoma, de Enzo G. Castellari (1976)
    Los profesionales del oro, de Giorgio Capitani (1968)
    Un dólar marcado, de Giorgio Ferroni (1965)
    Gran duelo al amanecer, de Giancarlo Santi (1972)
    Adios Texas, de Ferdinando Baldi (1966)
    Oro sangriento (Sabata), de Gianfranco Parolini (1969)
    y Joe, el implacable, de Sergio Corbucci (1966)

    Te he puesto los títulos en español, me gustaría verlas en versión original, aunque muchas de ellas se grabaron en dos o tres idiomas por cuestiones de la distribuidora, como bien sabes, en cualquier caso cualquier aportación sería de agradecer! abrazos y espero no haberte agobiado, lógicamente no tengo prisa...

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