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martes, 30 de octubre de 2012

Una ragazza tutta d'oro - Mariano Laurenti (1967)


TITULO ORIGINAL Una ragazza tutta d'oro
AÑO 1967
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION 90 min.
DIRECCION Mariano Laurenti
GUION Vittorio Metz
REPARTO Anna Campori, Caterina Caselli, Teodoro Agrimi, Pietro De Vico, Equipe 84, Lilly Lembo, Ignazio Leone, Rocky Roberts, Patty Pravo, Ricky Shaine, Enrico Simonetti, Nino Vingelli, Claudio Trionfi, The Pipers, Iva Zanicchi
FOTOGRAFIA Sergio D'Offizi
MONTAJE Giuliana Attenni
MUSICA Enrico Simonetti
PRODUCCION Renato Aangiolini y Renato Jaboni para Ima Film
GENERO Comedia / Musical

SINOPSIS Un musicista porta a Roma una ragazza dalla bella voce per lanciarla. Alcuni amici della debuttante, che l'hanno preceduta nella capitale, sono finiti in galera, ma l'uomo li ha fatti liberare e li ospita nella propria abitazione. La ragazza ha successo e gli amici costituiscono un complessino, il loro capo si fidanza con la cantante. (My Movies)


TRAMA
Il maestro Umberto Signoretti scopre in un paesino una ragazza, Iva, dotata d'una magnifica voce e le propone di seguirlo a Roma per essere lanciata in campo musicale; ma la ragazza declina gentilmente l'offerta Paolo fratello di Iva, decide al contrario insieme ad altri quattro amici, di andare a Roma a tentare la fortuna. Per ritrovare il fratello Iva parte con il maestro Signoretti per Roma dove, appena giunti liberano Paolo e i suoi amici, nel frattempo finiti in prigione. Il maestro che persiste nel suo tentativo di far cantare Iva, garantisce imprudentemente per loro, affermando in Questura che sono suoi ospiti. I cinque scatenati ne approfittano per istallarsi nel suo appartamento e combinarne di tutti i colori. Ma il maestro passa sopra alle loro malefatte ed Iva, per dimostrargli in qualche modo la sua riconoscenza, finisce con l'accettare di prendere parte allo spettacolo televisivo di Signoretti, ottenendo un grande successo. Anche i cinque giovani, che hanno costituito un "complesso", ottengono un contratto ed uno di loro, Gianni, dichiara il suo amore ad Iva, la quale accetta la sua compagnia, lasciando quindi in malinconica solitudine il maestro Signoretti che, nel frattempo, s'era innamorato di lei.

CRITICA
"[...] Il racconto del film è un puro pretesto per consentire ai numerosi cantanti di esibirsi in brani musicali [...]". (Vice, "Il Resto del Carlino", giugno 1967).
http://cinema.ilsole24ore.com/film/una-ragazza-tutta-doro/

Musicarello
Il musicarello è un sottogenere cinematografico italiano che serve almeno due necessità: la prima, squisitamente commerciale, è supportare un cantante di fama e il suo nuovo album discografico; la seconda è il riferimento costante alla moda e alla gioventù, anche in versione vagamente polemica nei confronti dei matusa. Sono presenti quasi sempre la vita da spiaggia e tenere caste storie d'amore, coadiuvate dalla voglia di divertirsi e ballare senza pensieri.

Caratteristiche 
Il filone iniziò negli anni cinquanta, ed ebbe il suo apice di produzione negli anni sessanta; è chiara la connotazione popolare fin dagli inizi, quando è dedicato al pubblico di musica melodica, che abbraccia, quindi, uno spettro indiscriminato di gusti ed età; le differenze emergono invece quando il musicarello, alla metà degli anni sessanta, svolta verso cliché di spensieratezza, e presenta cantanti che si rivolgono al Rock and roll e al Beat, e si rivolge, dunque, ad un pubblico di giovanissimi; anche se non manca di riflettere la voglia ed il bisogno di emancipazione dei giovani italiani, rendendo noto qualche screzio generazionale. In questo senso il confronto è tra i cantanti tradizionali, i cosiddetti melodici, ad esempio Claudio Villa, e gli urlatori, nome che tra gli anni cinquanta e sessanta, cioè il periodo del boom economico, viene affibbiato, con connotazioni negative, alla schiera di giovani cantanti emergenti, Adriano Celentano e Mina in testa; infatti il nome verrà presto lasciato in favore di aggettivazioni anglofile (ad esempio rocker). I film che iniziano il sottogenere schiettamente giovanilistico sono I ragazzi del juke-box del 1959 e Urlatori alla sbarra (1960) entrambi diretti da Lucio Fulci; in quest'ultima pellicola troviamo anche un cameo di Chet Baker in trasferta in Italia.
Secondo il critico cinematografico Stefano Della Casa il nome, già in uso all'epoca, "musicarello" farebbe il verso al più celebre "Carosello", sottolineandone così l'aspetto pubblicitario, senza dimenticare la presenza costante degli stessi protagonisti nelle pubblicità.
Alla base del musicarello c'è una canzone di successo, o destinata, nelle speranze dei produttori, ad averlo, che dà il titolo al film stesso, Lisa dagli occhi blu, ad esempio, racconta nel film la stessa vicenda presente nel testo della canzone di Mario Tessuto, noto cantante di allora; il genere non si avvale quindi dell'effetto sorpresa. Il principale riferimento nobile è il musical, il modello estero contemporaneo è dato dai film con Elvis Presley con pellicole dal titolo: Il delinquente del rock and roll (Jailhouse Rock) del 1957 di Richard Thorpe, o il precedente Fratelli rivali (Love Me Tender, 1956) di Robert D. Webb.
Il declino del musicarello melodico fu evidente già a metà del decennio per poi riprendere consistentemente la produzione tra il 1967 e il 1970, eccezion fatta per Gianni Morandi, complice la sua partenza per la leva che fu vissuta come un evento dal suo pubblico, che nel 1965 recita e canta in ben quattro film (un quinto lo girò nel 1966) e per i film (tecnicamente definibili lungometraggi) del regista-produttore Tullio Piacentini (Viale della canzone, 008 Operazione ritmo e Questi pazzi, pazzi italiani) che rappresentano ognuno una raccolta di circa trenta cantanti tra i più popolari in Italia e che riempiono le sale cinematografiche. Anche nei decenni successivi si ripresentano, qua e là, film (in qualche caso recentissimi) basati su canzoni italiane (Laura non c'è, cantata dall'italiano Nek, o Jolly Blu vecchio successo degli esordi degli 883) ispirati ugualmente da fini di marketing, cioè di supporto cinematografico alla canzone ed all'artista. Nel 1966 spopola anche Caterina Caselli con Nessuno mi può giudicare come nel 1967 con Io non protesto io amo.

Protagonisti 
Sotto la definizione di musicarello melodico si raccolgono film che vedono protagonisti i cantanti dell'immediato secondo dopoguerra, tra i quali spiccano Claudio Villa e Luciano Tajoli, bandiere delle rispettive tradizioni in fatto di canzonetta popolare: lo stornello romano e la canzone melodica partenopea; le esili storie narrate sono costruite attorno alle varie esibizioni, che ne fanno, inevitabilmente, da contrappunto. Questa prima forma di film con musiche a basso costo viene soppiantata, come già visto, dal filone giovanilistico.
Del musicarello degli anni sessanta sono da segnalare alcuni nomi notevoli di cantanti che vi appaiono, spesso in qualità di attori protagonisti: Little Tony, Gianni Morandi, Al Bano, Mal, Tony Renis, Mina, Rita Pavone, Adriano Celentano, Bobby Solo, Mario Tessuto, Orietta Berti. È del 1970 l'ultima produzione numericamente rilevante, il cui titolo più noto è oggi Lady Barbara.
Negli anni ottanta il fenomeno di Nino D'Angelo è principalmente regionale, anche se si è diffuso rapidamente in tutta Italia grazie alle televisioni commerciali, che ne proponevano i film e le canzoni. La lista sottostante dedicata al neomusicarello melodico non è volutamente completa rispetto a tutte le pellicole dell'attore-cantante poiché pochi tra i suoi film si possono definire musicarelli in senso stretto.
Spesso, le storie sentimentali di cui è protagonista D'Angelo, appartengono al genere teatrale popolare della sceneggiata napoletana, di cui è nume naturale Mario Merola. Ma questa non è una novità: è infatti, interessante notare che l'apparentamento della sceneggiata col cinema ha origini che risalgono all'epoca del cinema muto partenopeo; Napoli vantava una "scuola" cinematografica, che produceva film di stampo "veristico" attiva già a partire dagli anni dieci del Novecento.
A parte questo fenomeno individuale, dagli anni settanta a tutt'oggi il declino del musicarello è totale, tranne qualche episodio minore, ma operazioni di riappropriazione pop di questo sottogenere cinematografico sono state attuate alla fine degli anni novanta da film quali Tano da morire (1997), Sud Side Stori e Aitanic (entrambi del 2000), quest'ultimo è frutto di un'autocitazione di Nino D'Angelo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Musicarello

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