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jueves, 3 de enero de 2013

Iris - Aurelio Grimaldi (2000)


TITULO ORIGINAL Iris
AÑO 2000
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION 76 min.
DIRECCION Aurelio Grimaldi
GUION Aurelio Grimaldi, Anna Maria Coglitore
REPARTO Arancia Cecilia Grimaldi, Guia Jelo, Salvatore Lazzaro, Barbara Gallo, Francesco Di Leva, Maurizio Nicolosi, Mariano Scalisi, Enrico Tranchina, Luca Badagliacco, Gino Biscotto Volo, Manuela Salerno
FOTOGRAFIA Massimo Intoppa
MONTAJE Cesar Augusto Meneghetti
MUSICA Maria Soldatini
PRODUCCION Nicola Monticcello para Arancia Cinema, TELE+
GENERO Comedia

SINOPSIS Maria, una bambina di sette anni che vive nella piccola isola di Ustica, all'uscita dalla scuola si rende conto di essersu dimenticata il compleanno della madre. Lo capisce perché vede che i suoi fratelli, venuti a prenderla all'uscita di scuola, hanno con sé due bei mazzi di fiori da campo. Maria inizia un viaggio alla ricerca degli iris, i fiori preferiti da sua mamma. (Film Scoop)


TRAMA BREVE
Nell'isola di Ustica, dopo aver visto i suoi due fratelli regalarle due mazzi di fiori, la piccola Maria, figlia di un muratore e di una collaboratrice domestica, si rende conto di non avere un dono per il compleanno della madre. Per cercare rimedio la bambina parte alla ricerca di un mazzo di fiori - gli Iris - che ha visto la mattina al mercatino del porto. Ma con i pochi soldi che ha è in grado, al massimo, di acquistare un solo fiore. Maria decide allora di mettersi alla ricerca del padre, sicura che questi le darà i soldi necessari. Ma trovare il padre, anche su un'isola piccola come Ustica, non è esattamente facile. La sua giornata sarà segnata da molti incontri ma Iris riuscirà nel suo intento.TRAMA LUNGAA Ustica i due fratelli più grandi, Francesco e Giuseppe, portano fiori alla mamma nel giorno del suo compleanno. Maria, la sorellina di sei anni, decide che vuole fare come loro. Escono allora tutti e tre insieme, ma poi lei va dal fioraio in piazza e dice che vuole i fiori blu, gli iris. I soldi però non bastano, e allora l'uomo le dice di andare dal padre a farsi dare quelli che mancano. Il padre di Maria lavora lontano, al faro, e la piccola, per niente impaurita, comincia ad incamminarsi. Passa davanti alla casa di una donna dove c'è un cane che le fa paura. Guglielmina, la donna, la invita ad entrare, la trattiene ma poi aspetta una importante telefonata e la congeda, dicendole che fino al faro ci sono tre chilometri di strada. Maria incontra una coppia di turisti e fa il bagno con loro. Mentre i fratelli la cercano, Maria arriva alla fermata dell'autobus, e qui c'è anche Salvatore, un giovane marinaio. Questi comincia ad offrirle caramelle, poi le fa domande su fidanzati e come si fanno i bambini, quindi la invita ad appartarsi ma in quel momento arriva l'autobus e Maria sale. Chiede i soldi ma il padre, che si era dimenticato il compleanno, dice di no. Allora lo zio la riporta in piazza, ma il fioraio sta andando via e ha venduto gli iris. Maria non si scoraggia. Individua la casa della signora che li ha comprati, li ottiene e finalmente torna dalla mamma con il regalo. Poco dopo arriva il marito: anche lui ha un mazzo di iris. Le preoccupazioni dei ragazzi finiscono. Ma Maria e Francesco sono stanchi. La giornata è stata faticosa e sbadigliano.

CRITICA
"Nelle mani di Aurelio Grimaldi, lo sceneggiatore di 'Meri per sempre' e l'autore di 'Le buttane' e 'Nerolio', la peripezia di Maria diventa un pedinamento zavattiniano dell'infanzia alle prese con le regole del mondo adulto, in una collana curiosa, ma un po' addomesticata, d'incontri, un piccolo dramma 'a tappe' che illustra la comunità isolana e le bellezze naturali, con grazia ma anche con insufficiente efficacia. (...) Viene da chiedersi quanto questa bambina è stata spinta al suo progetto dalle necessità di sceneggiatura. E come è possibile che tutti siano così piacevoli e accoglienti. Tuttavia, resta la delicatezza di una storia infantile interpretata con sorprendente precisione dalla figlia di Grimaldi. Cosa rara, al cinema". (Silvio Danese, 'Il giorno', 1 febbraio 2002)

"Aurelio Grimaldi nel suo 'Iris' mescola con sapienza e qualche azzardo attori presi dalla strada, con il loro dialetto (spesso sottotitolato) e professionisti come Guia Jelo, Francesco Di Leva, Salvatore Lazzaro. Magari il calco a tratti suona programmatico, qualche attore si fa prendere la mano e nei tempi distesi di 'Iris' non sempre abita la grazia metaforica degli iraniani. Ma l'esperimento, dominato dalla figlia del regista, Arancia Cecilia, è insolito, vivace, interessante". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 febbraio 2002)

NOTE
- IL FLM HA VINTO IL PRIMO PREMIO AL FESTIVAL DI CHEMNITZ 2001 COME "MIGLIOR FILM EUROPEO PER RAGAZZI E FAMIGLIE".
http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=40489&film=IRIS


Nelle mani di Aurelio Grimaldi, lo sceneggiatore di Meri per sempre e l'autore di Le buttane e Nerolio, la peripezia di Maria diventa un pedinamento zavattiniano dell'infanzia alle prese con le regole del mondo adulto, in una collana curiosa, ma un po' addomesticata, d'incontri, un piccolo dramma 'a tappe' che illustra la comunità isolana e le bellezze naturali, con grazia ma anche con insufficiente efficacia. (...) Viene da chiedersi quanto questa bambina è stata spinta al suo progetto dalle necessità di sceneggiatura. E come è possibile che tutti siano così piacevoli e accoglienti. Tuttavia, resta la delicatezza di una storia infantile interpretata con sorprendente precisione dalla figlia di Grimaldi. Cosa rara, al cinema.
Silvio Danese (Il giorno, 1/2/2002)

Curiosamente uscirà presto un altro film intitolato Iris, sulla scrittrice Iris Murdoch, ma l'iris di cui ci parla Aurelio Grimaldi è il fiore. Un mazzo di iris blu é il regalo che la piccola Maria vorrebbe comprare alla mamma per il suo compleanno. Ma poiché i fratelli maggiori le forniscono solo 1000 lire, Maria deve procurarsi il denaro altrove e percorre, nell'arco di un pomeriggio, l'intera isola di Ustica, dove vive. A sera il compleanno della mamma sarà tra i più floreali mai visti, mentre lungo la giornata Maria incrocia le vite di molte persone, impara qualcosa sul papà e sullo zio, corre anche qualche pericolo che la regia accenna con discrezione (fa capolino un pedofilo che però non raggiunge, fortunatamente, lo scopo). Aurelio Grimaldi ha fatto un film piccolo piccolo (74 minuti), scritto e girato in famiglia (la sceneggiatura è di sua moglie, Anna Maria Coglitore; Maria é interpretata dalla loro splendida bambina che ha un nome bellissimo, Arancia Cecilia), sfiorando però temi che ne fanno un singolare apologo sulla condizione dell'infanzia nella civiltà occidentale. La parola occidentale va sottolineata perché la fonte d'ispirazione è stata, per il regista di Aclà (nonché scrittore di Mery per sempre), la visione del film iraniano Il palloncino bianco. Va però aggiunto che il film ci porta in un angolo di 0ccidente davvero particolare, l'isola di Ustica: per molti italiani sarà un modo di scoprire che quel nome non allude solo ad una strage ancora misteriosa (sulla quale, coincidenza bella e curiosa, ha fatto un film importante proprio il regista di Mery: Marco Risi, Il muro di gomma). Come si diceva il film è lieve, solare, eppure nasconde una tristezza di fondo, e la bimba sfodera una cocciutaggine che fa pensare - quella sì - alle donne dei film iraniani o a certe eroine del cinema cinese. Ma il contesto é tutto italiano, e non é certo casuale che il 90% dei dialoghi (anche quelli che vedono protagonisti i bambini) verta sul tema del denaro. Ultima notazione: é un film pre-Euro, vi si parla solo e sempre di lire, il che lo rende ancora più struggente. Quasi nostalgico.
Alberto Crespi (L'Unità, 1/2/2002)

Aurelio Grimaldi, regista di indipendente attivismo e con tanta voglia di scandalizzare per le sorprese del sesso, cambia rotta. Dopo il Pasolini di Nerolio (al poeta tornerà ora con «Un mondo d’amore»), Le Buttane, la Donna lupo, riscopre la semplicità della cronaca, testimoniando gratitudine ai maestri del realismo Kiarostami e De Sica-Zavattini. Visibilmente influenzato dall’iraniano Palloncino bianco e dall’affetto filiale per Arancia Cecilia, la tosta bambina protagonista che vuole comprare, ma non ha i soldi, quei bei fiori blu, gli iris, per il compleanno della madre, il regista le costruisce intorno un piccolo film di famiglia, scritto appunto con la moglie Anna Maria Coglitore. In cui non ci sono stereotipi svenduti, ma i quotidiani pericoli del mondo, compreso un marinaio pedofilo (il bravo Salvatore Lazzaro). Andando a zig zag sotto il cielo di una bellissima Ustica fuori stagione, tra isolani comuni e un po’ nevrotici, il film si specchia in questa ragazzina caparbia, che non offre in saldo la solita mozione degli affetti e continua la sua pericolosa ricerca floreale fino al calar della sera. Sulla dirittura dell’ happy end casalingo, Grimaldi trova, a basso prezzo e con la cinepresa come occhio verità, un tocco lieve, sfiora la poesia, racconta la solitudine siciliana, vissuta anche con la nevrosi del telefonino (resa con patologica misura da Guia Jelo) in una serie di personaggi bozzetto che fanno un loro non retorico girotondo intorno alla piccola, la quale prova per la prima volta il problema del denaro che regge tutti i rapporti umani.
Maurizio Porro (Corriere della Sera, 2/2/2002)
http://www.comune.re.it/cinema/catfilm.nsf/27c15722108a5db6c1256f470053d7cc/28a2676c418687d7c1256f9500324bbb?OpenDocument
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Accantonate le frigide atmosfere soft-core (anche se per poco purtroppo visto che è fermamente deciso a completare la trilogia malamente cominciata con "La donna lupo") e le anacronistiche morbosità alla Pasolini, Grimaldi cambia pelle. La muta è talmente radicale da risultare forse posticcia. In realtà il basso budget (l'Arancia cinema è la sua stessa casa di produzione) e la sceneggiatura(scritta a quattro mani con la moglie dopo essere stati folgorati da "Il palloncino bianco") rivelano una genuinità insperata e inaspettata. Dichiarato omaggio a Kiarostami e Panahi, Iris è uno spiraglio di luce nel coma profondo di tutto quel cinema italiano pseudointellettuale pesante, vecchio, stantio. La delicatezza del tocco, la solarità delle immagini, la semplicità dello stile(il dialetto c'è ma fa sorridere e non rattristare) sono gli elementi salvifici e catartici di una favola deliziosa dai colori mediterranei e dai profumi inebrianti, in cui i vicoli tortuosi, i fichi d'india, le scalinate, la brezza, gli asinelli monopolizzano la scena. E' un piacere seguire la piccola Maria (figlia del regista e unico caso di babydiva da non prendere a schiaffi o strozzare dopo le prime battute) alla ricerca dei fiori blu (gli Iris del titolo) da regalare alla madre nella meravigliosa isola di Ustica purtroppo più nota per il suo dramma che per il suo autentico splendore. Se Iris fosse stato iraniano quelle cariatidi (più nella mente che nel corpo) dei critici italiani avrebbero gridato al capolavoro perpetrando il solito luogo comune che Est è bello e Italia fa schifo!
Marco Catola
http://www.cinemainvisibile.it/Archivio/iris.htm

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