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sábado, 16 de febrero de 2013

I giorni contati - Elio Petri (1962)


TÍTULO ORIGINAL I giorni contati
AÑO 1962
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Inglés (Separados)
DURACIÓN 102 min. 
DIRECTOR Elio Petri
GUIÓN Elio Petri
MÚSICA Ivan Vandor
FOTOGRAFÍA Ennio Guarnieri
REPARTO Salvo Randone, Franco Sportelli, Vittorio Caprioli, Regina Bianchi, Paolo Ferrari, Lando Buzzanca, Alberto Amato, Giulio Battiferri
PRODUCTORA Titanus
PREMIOS 1962: Festival de Mar de Plata: Mejor película
GÉNERO Drama 

SINOPSIS Mientras viaja en autobús, César presencia la muerte de un pasajero debido a un ataque al corazón. Profundamente impresionado, decide, de la noche a la mañana, dejar su trabajo y replantearse su vida. (FILMAFFINITY)



Quando proposi il film a Goffredo Lombardo, per il ruolo del protagonista feci una rosa di tre nomi: Totò, Jean Gabin, Salvo Randone. E lui scelse Randone perchè, evidentemente, era l’attore che costava meno. Pensai a Totò non solo pechè lo vedevo giusto per il ruolo, ma perchè Totò è stato praticamente il mio maestro di estetica. All’epoca in cui da ragazzo facevo la claque, avevo visto sette volte la rivista “Che ti sei messo in testa”
Elio Petri (dal libro “L’avventurosa storia del cinema italiano”)


Devastante interrogativo sull'importanza della vita. A cosa serve vivere? Perchè viviamo per moi morire? Qual'è lo scopo della nostra presenza sulla Terra? Verrebbe di parafrasare le liriche di una nota canzone di Franco Battiato:"Passano gli alimenti, le voglie, i santi, i malcontenti / Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, né prevedere i cambiamenti di costume. / E intanto passa ignaro il vero senso della vita. / Ci cambiano capelli, denti e seni, a noi che siamo solo di passaggio."
Basta poco per pensare a quanti giorni mancherebbero alla nostra fine. Non che voglia essere volatile di cattivo augurio, vale anche per me. Basterebbe anche visionare "Il settimo sigillo", dove la morte appare in carne, ossa e cartilagine, pronta a sfidare le vittime previste in destabilizzanti partite a scacchi.
A Cesare "lo stagnaro" è bastato salire sul tram quotidiano e assistere ad un interrogativo inevaso di un astante alla prassi della richiesta del biglietto. Infarto. Morto senza accorgersene. Drammatica esperienza che segna profondamente il protagonista che decide di "impazzire" interrogandosi sui giorni che gli restano prima della chiamata estrema. Decide di vestirsi con l'abito migliore, ghette alle scarpe e di curiosare nella notte sulle vite degli altri. Ma forse non basta. Bisogna fare qualcosa di meglio in questa onirica corsa contro il tempo, racimolare più risultati utili possibili.
Confida all'amico Amilcare, imbianchino notturno, di voler abbandonare il lavoro per dedicarsi ad altro e comincia ad elencare una serie di motivi che appaiono piuttosto "strani" a quest'ultimo. Discorsi funerei, pessimistici, cupi, anche estremi, tingono di nero le giornate di Cesare che sceglie di fare ciò che non aveva mai immaginato prima. O forse non ne aveva avuto mai il tempo. Che puntualmente scorre senza alcun freno, volente o nolente.
La riscoperta di un vecchio amore all'ombra di una toletta pubblica o magari la possibilità di sondarne uno mercenario tra le puttane che calcano il Lungotevere alla luce del sole e ti invitano a seguirle tra i cocci del cimitero degli otri. Oppure scoprire che la figlia della portiera vuole fumare di nascosto e si prostituisce con adulti benestanti. O l'arte astratta del mercante meridionale che ti infatua con discorsi filosofici per poi crollare drasticamente nella riparazione di un lavabo otturato dagli smalti. Ma cos'è la vita? Che valore ha? Che senso ha vivere per poi morire da un momento all'altro? Questi sono gli interrogativi che ossessionano Cesare che sta ormai sfiorando il parossismo in questa inquietante tesi. Gli amici lo "temono" annunciandolo addirittura per annegato a causa di una effimera capatina alle balere di uno stabilimento balneare. Nessun risultato favorisce le aspettative di Cesare che decide di porre fine alla follia ricominciando, senza troppa convinzione, a lavorare. Riprende il tram tutte le mattine e percorre tutte le fermate, fino a quando dopo aver visionato la pellicola della vita alla stregua di "Revolution 9" decide di scendere al capolinea. In tutti i sensi.
Eccellente film del rimpiantissimo Elio Petri sulla futilità della vita in vista dell'estemporanea incombenza della morte. Protagonista è il purtroppo dimenticato Salvo Randone, attore di altissimo pregio che mediante una sceneggiatura sostanzialmente arida, domina il film in un monologo quasi costante. Nel senso che gli altri attori, tutti bravissimi e purtroppo semisconosciuti, (tranne Vittorio Caprioli) fungono da satelliti rispondenti. Si affacciano ai rovelli del protagonista al solo scopo di fornire una ipotesi, un consiglio, una possibilità di uscita dai tormenti per poi scomparire dalla scena. Tutto ciò crea una reazione a catena nella mente di Cesare che lo porta a considerare seriamente l'idea di valutare la morte per detronizzare volontariamente la vita costellata da troppe sconfitte.
Per beffarda coincidenza o per fato aritmetico l'anima del film cela addirittura qualcosa di inquietante, qualcosa di terribilmente profetico per il regista, tanto da non sottovalutare l'ipotesi di considerarlo come una sorta di "film-testamento". Il protagonista del film dichiara di avere 53 anni nel momento in cui sente il peso dei giorni contati. Petri fu consumato da una malattia alla stessa età.
Da riabilitare Salvo Randone, con Volontè uno degli interpreti prediletti da Petri, notevole artista teatrale e attore di grande spessore mai considerato per le doti realmente espresse.
Enzo Barbato
http://www.storiadeifilm.it/drammatico/drammatico/elio_petri-i_giorni_contati(titanus-1962).html
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Cesare è un idraulico, cinquantenne, vedovo e gran fumatore. Un giorno vede un uomo morire in tram, più o meno suo coetaneo, e da quel momento non farà altro che pensare al fatto che anche al suo fatidico giorno non può mancare molto. Proverà un po' di paura, certo, ma non una paranoia, solo uno sprone a fare e conoscere cose mai fatte o viste. Smetterà di lavorare e comincerà ad andare a zonzo per Roma e dintorni, in modo più o meno casuale.
A molti sembrerà un po' tocco, ma Cesare vivrà una vera e propria rinascita. Con la telecamera sempre addosso "alla francese" rinasceremo noi con lui, sempre che il Noi a cui mi rivolgo sia qualcuno che come chi scrive ha bisogno di lavorare per vivere, per gli altri il discorso non calza. Una mostra d'arte, un giro all'aeroporto, chiacchiere coi vicini ed amici, una gita al mare, persino un abbozzo di truffa alle assicurazioni per rimediare soldi. Il mondo esterno lo vede anche come un'occasione per fare soldi senza cogliere il suo bisogno, è quasi un alieno, lui invece vuole semplicemente scoprire le cose belle della vita, cioè tutte quelle cose che avendo lavorato da mane a sera fin da quando aveva 12 anni non conosceva.
Che storia semplicissima. Una di quelle con le quali è facile scadere in opere retoriche di bassa lega. Dipende molto da chi e come fa il film che, nota bene, è di 50anni fa. Elio Petri, insieme a Tonino Guerra, è anche autore di soggetto e sceneggiatura, straordinari per i tempi e lo sarebbero ancora oggi. Da Encomio Solenne l'interpretazione di Cesare da parte di Salvo Randone! "I giorni contati" E'! Salvo Randone, attore da iscrivere anche solo per questo tra i più grandi del Cinema italiano. Una carrellata di situazioni e personaggi incontrati con l'innocenza di un bambino dipinta sul volto di un uomo maturo, sempre cariche di significato sociale quanto d'umana poesia, come mai ho potuto vedere.
Volevo celebrare il Primo Maggio, grandissima festa di portata mondiale, con un film degno e questo lo è. Non solo, è anche perfettamente in tema.
La Festa dei Lavoratori nasce dalle lotte, cominciate a fine '800, per ottenere orari di lavoro umani, in particolare per le famose 8 ore giornaliere. Non si trattava solo di rendere il lavoro meno sfiancante ma di guadagnare tempo ad uso privato da dedicare alla famiglia e, oggi lo possiamo dire col senno di poi, a quelle cose della vita che ci rendono esseri umani e non dei "bruti".
Il tema principale del film è la Morte e quindi il senso della vita, affrontato con un approccio a un tempo umanista e materialista. Quasi come un effetto collaterale emerge il tema del Tempo Libero, che Cesare si prenderà a piene mani fin abusando a compensare i tanti anni trascorsi. Un messaggio in realtà più diretto di quanto ho descritto, se si pensa alla malinconia di alcune scene, quando è chiaro con struggente evidenza che non sono possibili "recuperi a posteriori", quel che è stato fatto è fatto ormai. Il finale sarà decisivo, e mi ha fatto pensare: bravo Cesare, hai fatto benissimo!
Nel mio personale Olimpo, e non è il primo di Elio Petri.
Tra i film da rivedere più volte.
http://robydickfilms.blogspot.com.ar/2011/05/i-giorni-contati.html


Il grande regista romano (morto prematuramente nel 1982) dopo alcuni documentari esordì nella regia con L’assassino (1961) e I giorni contati (1962), che lo misero in luce per abilità narrativa, originalità di linguaggio, bravura nella direzione degli attori, qualità confermate nei film successivi: Il maestro di Vigevano (1963), Alta infedeltà (1964), La decima vittima (1965), A ciascuno il suo (1967), Un tranquillo posto di campagna (1968), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), La classe operaia va in paradiso (1971), La proprietà non è più un furto (1973), Todo modo (1976), Buone notizie (1979). Autore impegnato e innovativo, analizzò la degenerazione del potere e dell’autorità, ritrasse con ironia e amarezza l’ambiente operaio, intuì anzitempo il potere alienante dei moderni mezzi di informazione, e il tutto sempre con toni amari e grotteschi. La forte polemica sociale e la perdita delle illusioni le ritroviamo già nel suo secondo film, I giorni contati, che il Centro Sperimentale di Cinematografia ha restaurato e reso fruibile al pubblico nel 2005.
Primo premio al Festival di Mar del Plata (battendo Jules et Jim) nel 1962, miglior soggetto ai Nastri d’Argento nel 1963, parla di Cesare, un idraulico di cinquantacinque anni, che ha lavorato sodo per tutta la vita e che dopo la morte della moglie si trova veramente solo. Un giorno Cesare vede morire un uomo della sua età, e quell’episodio lo folgora come una rivelazione. Prende una decisione drastica: smetterà di lavorare per potersi godere la vita prima che sia troppo tardi. Ma a poco a poco si accorgerà che, con la libertà, non ha rotto, ma anzi ha aggravato il suo vuoto e la sua solitudine: la breve vacanza sarà servita solo ad aprirgli gli occhi e a spegnere, uno dopo l’altro, tutti i suoi sogni.
Se Cesare fosse un filosofo sarebbe un esistenzialista, parlerebbe di incomunicabilità fra gli individui, di alienazione; da uomo di tutti i giorni vede semplicemente che nessuno è felice (tranne forse i barboni), che gli amici e i conoscenti non lo capiscono, che la frattura generazionale è insormontabile, che la corruzione dilaga, che l’egoismo regna sovrano mentre l’amore e la carità languiscono…
Un po’ Antonioni, un po’ Bergman, un po’ Rossellini (con qualche tocco pirandelliano), Elio Petri non è solo malinconico ma soprattutto pessimista: con uno stile antispettacolare critica amaramente la società contemporanea di cui avverte le trasformazioni (e le contraddizioni) e la perdita di valori tradizionalmente accettati. Stile asciuttissimo, nessuna sbavatura, pieno controllo della ostica materia trattata e il tutto senza un attimo di noia: ci si immedesima, si è coinvolti al massimo in questo ritratto della crisi esistenziale di un individuo semplice, resa con grande bravura da Salvo Randone. Prestigiosi attori di teatro completano il cast e ognuno è perfetto nel suo ruolo: Regina Bianchi, Franco Sportelli, Vittorio caprioli, Paolo Ferrari (e un giovanissimo Lando Buzzanca).
http://cinemaleo.wordpress.com/2009/09/14/%E2%80%9Ci-giorni-contati%E2%80%9D/

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