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viernes, 1 de febrero de 2013

Italiani brava gente - Giuseppe De Santis (1964)


TITULO ORIGINAL Italiani, brava gente
AÑO 1964
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACIÓN 104 min. 
DIRECCION Giuseppe de Santis
ARGUMRNTO Ennio De Concini, Giuseppe De Santis
GUION Serghej Smirnov, Ennio De Concini, Giuseppe De Santis, Augusto Frassinetti, Gian Domenico Giagni
FOTOGRAFIA Tony Secchi (operador: Gino Santini)
ESCENOGRAFIA Ermanno Manco
VESTUARIO Luciana Marinucci
AYUDANTE DE DIRECCION Romolo Girolami
MONTAJE Mario Serandrei, Claudia Moskvina
MUSICA Armando Trovajoli
PRODUCCION Lionello Santi per Mosfilm e Galatea
GÉNERO Drama. Bélico | Histórico
PERSONAJES E INTERPRETES
Arthur Kennedy (Ferro Maria Ferri), fascista fanatico, con tanto di mano di legno. 
Tatiana Samoilova (Sonja),
Gianna Prokhorenko (Katja),
Raffaele Pisu (Libero Gabrielli) è un soldatino che sogna di tornare a casa per sposare "Ginetta sua": di tanto in tanto suona l’armonica e qualche volta si diverte a sfottere i fascisti più seriosi accennando le note dell’Internazionale
Andrea Checchi (colonnello Sermonti), leale comandante di un variopinto reggimento del quale fanno parte soldati provenienti da tutte le regioni d’Italia.
Riccardo Cucciolla (Giuseppe Sanna),di Cerignola, nasconde sotto la coriacea scorza meridionale il suo viscerale antifascismo
Nino Vingelli (sergente Manfredonia),
Lev Prygunov (Loris Bazzocchi),
Peter Falk (tenente medico Mario Salvioni), giovane ufficiale medico, è il tipico gagà napoletano che in guerra si trasforma in uno strano miscuglio di coraggio e di codardia: risponde all’appello dei russi che richiedono l’intervento di un medico per salvare la vita a un compagno ferito e, sulla via del ritorno, viene ucciso dai tedeschi, insieme ai partigiani che lo riportano al campo italiano
Grigorij Mikhailov (partigiano),
Valerij Somov (Giuliani),
Gino Pernice (Collodi),
Boris Kozhukhov (un maggiore),
Vincenzo Polizzi (il siciliano)

SINOPSIS Historia de un regimiento italiano durante la campaña de Rusia (1941-1943), vista por un granjero de la Emilia Romagna, un fontanero romano, un minero de Puglia y un coronel, todos ellos extraviados en medio de una terrible y trágica derrota. (FILMAFFINITY)



Come, nel 1941 reggimento italiano partì per il fronte russo convinto, dal modello tedesco delle guerre lampo, di fare una scampagnata. Ma la tragica ritirata di due anni dopo fu disseminata da una lunghissima scia di cadaveri e dispersi.
Di co-produzione ITA/URSS, è il più epico tra i film di guerra. Un vero poema sull'ardore e l'amicizia, sulla contrapposizione patria-dovere, sul senso della mitezza che è poi umanità nel suo valore più autentico. Diretto dal più "puro" regista del neorealismo, è un evidente cronistoria del momento più tragico per il nostro paese nell'ultimo conflitto mondiale. Sconfessione totale della guerra attraverso la spontanea rappresentazione del popolo italiano e la sua innata generosità verso un prossimo a lui simile. Un quadro apocalittico accompagna la fase della ritirata, attraverso immagini struggenti e momenti ricchi di imperioso pietismo. Scene grandiose girate in URSS, sui fiumi Don, Bug e nella città di Odessa. Notevoli interpretazioni: dal cast italiano (Raffaele Pisu, Andrea Checchi, Riccardo Cucciolla) a quello sovietico e americano, con notevole prova di Arthur Kennedy nel ruolo dell'imboscato finto invalido. Montato e più volte rimontato, gira attualmente e solo in TV, una copia con 49 minuti in meno rispetto alla versione originale (156'); troncata la sequenza più espressiva: quella di centinaia di sbandati che, all'interno di un granaio circondato dal gelo, dormono in piedi, addossati uno all'altro.
http://www.cinekolossal.com/2/h_i/italianibravagente/
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E' vero, c'era questa nomea. Bella, ho volutamente scritto il titolo in un maiuscolo che vuol essere auspicio e speranza. Forse c'è ancora chissà, nonostante bunga bunga, fascisti e razzisti, tutti insieme al governo fino a poco tempo fa. Non lo so oggi, ma allora c'era. Eravamo spaghetti, pizza, mandolino, poeti e naviganti, ma fondamentalmente operai e contadini, Brava Gente certo, come lo erano gli operai e contadini sovietici che ci videro invadere il loro paese a rimorchio dei tedeschi.
La Brava Gente è uguale dappertutto, non ha nazionalità, è una Classe nobile e sovranazionale, non capisce la guerra anche se la deve combattere. Capita che un italiano vuol dare del pane a un russo prigioniero dei tedeschi e da un tedesco viene ostacolato brutalmente, ma l'italiano per quanto piccolo fisicamente gli salta addosso e lo prende a testate fin quasi ad ammazzarlo, alleato militarmente ma non complice di quel comportamento. Capita che un soldato-contadino italiano vede grano da mietere a perdita d'occhio e vorrebbe aiutare la raccolta prima che le pioggie lo rovinino ma sente rispondersi dai russi che raccoglierlo è inutile perché lo userebbero tedeschi ed italiani. Capita che un partigiano russo si mette a bere e a ridere con gli italiani che lo tengono ostaggio mentre il medico italiano va a soccorrere un russo ma il medico non farà ritorno all'ora stabilita e gli stessi compagni di goliardia impiccheranno il russo. Capita che un ufficiale tedesco lascia agli italiani, al loro "onore", il compito di fucilare dei sabotatori e tra questi c'è una bella e giovanissima ragazza, che il plotone risparmierà, e il tedesco insisterà perché venga uccisa ma l'ufficiale italiano sarà fermissimo e impavido, così la ragazza potrà fuggire nei campi di girasole. Capita che da una trincea gli italiani riescano a colpire un coniglio sulla neve e poi che dalla trincea opposta sbuchi un russo che con l'italiano faranno una specie di rubabandiera a chi riuscirà a prendere il coniglio, correranno, cadendo goffamente, cominceranno a ridere entrambi, le trincee come spalti di uno stadio a tifare, ma un idiota dalla trincea italiana sparerà al russo e dalla trincea opposta ricambieranno la cortesia...
Capitano un sacco di cose in questo lungo e meraviglioso film corale ed epico di Giuseppe De Santis, con un cast di primordine e perfetto nell'opera. Doveroso citare i principali: Andrea Checchi onnipresente in quegli anni nei film italiani che contano e sempre di smisurata bravura, il mio amato Riccardo Cucciolla qua soldato pugliese di Cerignola al solito malinconico e riflessivo, un romanissimo e vivace Raffaele Pisu, Peter Falk in un medico "gagà" napoletano ovviamente doppiato. C'è anche la splendida Tatiana Samoilova che abbiamo già incontrato qua in un altro capolavoro che parla della guerra in Russia: "Quando volano le cicogne".
Il soggetto è ricavato dalla somma di alcune testimonianze di reduci della sciagurata campagna in Russia, tra il 1941 e il '42. Le riprese effettuate sui luoghi reali che furono teatro di quelle tragedie. Un vero kolossal nel miglior senso del termine. Si vedono anche quelli che Brava Gente non sono, un branco d'imboscati che si facevano chiamare "superarditi" e che in realtà le sole azioni "eroiche" che compivano erano razzie e stupri nei villaggi messi a sacco. Erano i degni sodali dell'infame duce che comodamente stava a Roma. C'erano anche quelli, e ci sono ancora. Alcuni, privi persino del senso della vergogna, li vogliono persino celebrare lo stesso giorno in cui si festeggia la liberazione. Per questa gente ho già speso troppe parole. Però erano e sono italiani anche quelli, non dimentichiamolo.
E' così bello questo film, talmente perfetto, che non riesco nemmeno a dire due parole sulla pur eccellente tecnica rappresentativa. Mi devo rassegnare: non sono un critico. L'emozione su di me ha sempre il sopravvento. Due ore e mezza e ti paiono poche, non un momento di noia, non una frase o dialogo inutile. Vorrei scriverne per ore, scena per scena, ma non ne ho il tempo.


Mi ritaglio "un angolo" sulla scena che vedete rappresentata nella locandina qui, e perdonate lo spoiler ma non temete, io l'ho riguardata non meno di 5 volte e potevo continuare ancora a lungo... La ragazza risparmiata dal plotone che dicevo prima, scappa in un campo di girasoli e viene inseguita dal soldato-contadino che citavo. Sono entrambi massima espressione di gioventù e bellezza, lui non chiede di meglio che di poter vivere in quel paradiso di terra fertile. Lei comprensibilmente prima ha paura e scappa, poi capisce, gli si affida, lo abbraccia. Un amore che sboccia in piena guerra con dei sogni semplici, nella difficoltà di scambiare parole, ma ne servono poche. Purtroppo arriverà una raffica da un aereo, fulmine a ciel sereno in quel momento d'idillio, e il ragazzo sarà involontario scudo per lei... ti viene da urlare "Noooooo!!!" con la ragazza. Tra le scene più strazianti che abbia mai visto, ti si ferma il cuore, ti nasce un odio per la guerra incontenibile. In questo senso è molto educativa.
Olimpo in excelsia, senza indugi. Visione godibile anche più e più volte.
Buon 25 Aprile a tutti.
http://robydickfilms.blogspot.com.ar/2012/04/italiani-brava-gente-aka-oni-shli-na.html


Le vicende di un reggimento italiano, con soldati provenienti da diverse regioni, sul fronte russo: l'avanzata nel 1941, i difficili rapporti con gli alleati tedeschi, la disastrosa ritirata nell'inverno del 1942-43. Girato sui fiumi Don e Bug, in Bessarabia, a Odessa e a Dniepropetrovsk. G. De Santis (1917-97) persegue la sua idea di cinema popolare, ricorrendo all'impiego dei generi (commedia dialettale compresa) e delle regole per piegarli in senso ideologico e didattico: l'internazionalismo, la divisione per classi e non per nazionalità, l'antieroismo, la solidarietà tra russi e italiani poveri, la denuncia dell'assurdità della guerra. Narrazione rapsodica attraverso quadri ed episodi corali, di un'epica "bassa" impregnata di una costante vena "malincomica" con una pittoresca galleria di personaggi e di macchiette tra cui bisogna citare almeno il tenente medico napoletano di P. Falk, l'antifascista meridionale di R. Cucciolla, il contadino emiliano di L. Prygunov. (Il Morandini)

1941-1943: sono gli anni della campagna italiana in Russia. Sul treno che trasporta i nostri soldati al fronte regna un moderato ottimismo, suffragato dal tepore della buona stagione. Alcuni sono certi di trovar facile gloria nella terra dei soviet. Ma i più anziani si mostrano scettici al riguardo….I rapporti tra le truppe italiane e l’esercito nazista sono alquanto tesi. Il soldato Sanna assale un nazista che vuole impedirgli di dividere il proprio pane coi prigionieri russi. Qualche tempo dopo è il colonnello Sermonti a ordinare di sparare due o tre raffiche davanti ai baldanzosi motociclisti del Reich, i quali tentavano di passare per primi su un ponte che gli italiani hanno faticosamente strappato ai partigiani sovietici. «Se voi sparare ancora su piedi tedeschi, noi sparare su teste italiane!», protesta stizzito il maresciallo nazista, masticando il suo cattivo italiano. Per i nostri soldati la convivenza quotidiana con gli alleati tedeschi è quasi insostenibile: non ne condividono l’esagerazione fanatica e il sadismo. E si rifiutano di obbedire al maresciallo nazista che ha ordinato di far fucilare una ragazza russa. La tattica dei russi consiste nell’indietreggiare, attirando il nemico verso l’interno del paese, per poi contrattaccare col favore della stagione fredda. Tra gli italiani e i tedeschi già si sente odore di vittoria, quando inizia il contrattacco sovietico. Il reggimento del colonnello Sermonti si trova in una prima linea che manca di collegamenti adeguati con le retrovie. Sotto il violento assalto dei russi, la prima linea cede di schianto. E la ritirata si rivela disastrosa, anche perché i nazisti non forniscono il carburante necessario agli automezzi: le truppe italiane sono, dunque, costrette a lunghe e sfibranti marce in una Russia imbiancata dalle tempeste di neve. E’ l’inverno del 1942: nella fuga gli uomini hanno ormai perso il conto dei giorni e non sanno nemmeno quando "festeggiare" il Natale. I soldati si disperdono in ogni direzione. Libero Gabrielli e Giuseppe Sanna, amici per la pelle, fuggono insieme, anche se non sanno bene dove andare: s’imbattono per caso in un simpatico tedesco che ha scoperto un rifugio sotterraneo pieno di viveri e li invita a dividere con lui tutto quel bendiddio. All’indomani si separeranno: Gabrielli si mette in marcia con l’intenzione di raggiungere le truppe italiane e tedesche in ritirata. Sanna e il tedesco, invece, sono decisi a consegnarsi ai russi, ma vengono colpiti a morte dalle granate che piovono da tutte le parti. Gabrielli, ex campione di marcia, prosegue imperterrito il suo cammino verso sud: incontra Sonja, una ragazza russa che ha collaborato coi nazisti e adesso è costretta anch’ella alla fuga: insieme a lei, passa una notte in un carro armato abbandonato. Per qualche tempo, poi, i due si aggirano insieme nella neve, con la speranza di trovar rifugio in un villaggio che la ragazza dice di conoscere. Ma il villaggio non esiste più e Sonja non è capace di andare avanti: Libero prosegue da solo la sua marcia. Ma la distanza che lo separa dalla salvezza è enorme e il bianco panorama nel quale si agitano bufere e tormente sembra non dover mutare mai: nemmeno lui riuscirà a scampare alla morte.
http://digilander.libero.it/freetime1836/cinema/cinemarussia.htm

1 comentario:

  1. Un neo, le musiche sono di Armando Trovajoli.
    comunque grazie per la passione e la dedizione verso il "nostro cinema". Fausto da Roma

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