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jueves, 21 de marzo de 2013

I giorni cantati - Paolo Pietrangeli (1979)


TITULO ORIGINAL I giorni cantati
AÑO 1979
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION 110 min.
DIRECCION Paolo Pietrangeli
GUION Paolo Pietrangeli, Francesco Massaro, Giovanni Marini
REPARTO Mariangela Melato, Paolo Pietrangeli, Anna Nogara, Francesca Neonato, Pasquale Malinconico, Franco Bianchi, Alberto Ciarchi, Paolo Ciarchi, Ivan Della Mea, Luciano Della Mea, Donatella Di Nola, Francesco Guccini, Susanna Iavicoli, Claudio Lizza, Giovanni Marini, Roberto Benigni
FOTOGRAFIA Dario Di Palma
MONTAJE Ruggero Mastroianni
MUSICA Franz Schubert, Antonio Vivaldi, Giovanni Marini
PRODUCCION Lunga Gittata Cinematografica
GENERO Drama / Surrealismo

SINOPSIS Cantautore del '68, reduce da un tentato suicidio, tenta di ricominciare a vivere con gli altri. Film tremendo con momenti stupendi. Poco convincente nelle sue ambizioni metaforiche, qua e là irritante, ma non inutile, non senza pregi. Nella parte di sé stessi sfilano Guccini, Della Mea e la Marini. Benigni e la Melato cantano Du bist die Ruhe. (Il Morandini)

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Recensione
Il mitico Paolo Pietrangeli grande autore di "Contessa" e "Mio caro padrone" palesa orgogliosamente la sua genealogia. La regia è robusta, convinta anche là dove c'è un minimo di "incompetenza", che gli si perdona proprio per il fatto che non se nè accorge e, mantenendo la stessa sicurezza che detiene nei pregi del film, ad una prima visione non nè rende cosciente neanche lo spettatore. Tra genuini sprizzi di originalità, che solo può avere un regista sporadico e non di professione, e scene memorabili si ricorda la geniale trovata del discorso cantato, che sbraita in faccia ai ragazzi interessati, imprecando "una parola, una sola", chè tutto, anche "una parola solamente è meglio di tutto questo niente!",lo scadere della sua vita, nel tentato suicidio, contando cantando sull'auto nel bel mazzo di un'autostrada , ancora, l'irruzione scandalosamente centrale di Pietrangeli nudo come un baco. Ottimo Benigni che riscuote il film dalla trista e desolante atmosfera e che sa riportare lo spettatore, l'uomo che si riflette nella rappresentazione delle sue innate insoddisfazioni (chè se Pietrangeli si sente inutile, qual è, oggi,l'artista utile in questo pianeta?)e nel suo costante inquietudine anche a quel piano drammaticamenta clownesco che insieme a quello tragico, indissolubilmente convive! Un buon film, sicuramente... ma vale la pena guardarlo anche solo per Ivan della Mea che sbotta "Che suoni del cazffo!", una giovanissima Marini E Guccini che si dirige ai palchi dei suoi concerti solo come un barbone, con una custodia per la chitarra tapezzata di decorazioni freakkettone e ammiccando colleghi come i Ciarchi o Della Mea, quasi fossero gli ultimi paesani della piazza. Leggendaria, come sempre, la Melato grande attrice qui bella più che mai. Epocale Pietrangeli.

Biografia
Paolo Pietrangeli (Roma, 29 aprile 1945) è un cantautore e regista italiano. Figlio del regista Antonio Pietrangeli, negli anni sessanta inizia a comporre canzoni a sfondo socio-politico, inserendosi ben presto nel filone della canzone di protesta. Dal 1966 fa parte del Nuovo Canzoniere Italiano. Alcune delle sue composizioni divengono estremamente popolari all'interno dei movimenti giovanili di sinistra a partire dalle agitazioni del 1968. Due in particolare si trasformano in veri e propri 'inni', il cui successo perdurerà negli anni a seguire: 'Valle Giulia' e, soprattutto, 'Contessa', entrambe incise con la seconda voce di Giovanna Marini, altra grande interprete delle canzoni di protesta.
http://forum.tntvillage.scambioetico.org/index.php?showtopic=308040
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TRAMA:
Marco, un cantautore politico della generazione del '68, rivive durante un tentato suicidio i dati salienti della sua crisi esistenziale: la fine del rapporto con la moglie Angela che lo abbandonerà, stanca delle sue continue fughe, e il distacco doloroso dal gruppo dei ricercatori etnomusicali di cui fa parte e nel cui lavoro non si riconosce più. Nell'appartamento vicino al suo vivono tre adolescenti: Guglielmo, Luca e Costanza. Marco, dopo averli spiati da un buco nel muro, cerca tra di loro un nuovo stimolo di vita e di creatività. Ben presto, però, si trova costretto a riconoscere l'impossibilità di comunicazione reciproca e la differenza nelle concezioni della vita. Per conseguenza, "come li ha costruiti", così li distrugge. Ma si tratta di una distruzione immaginata e Marco torna nel nulla.
http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=14864&film=I-giorni-cantati


"Nel 1979 ilcantautore e regista Paolo Pietrangeli mi cercò per un suo film, I Giorni Cantati. Mi aveva offerto la parte del protagonista ma rifiutai (memore del precedente mese di lavoro, con Fantasia, ma non troppo, per violino) e feci solamente me stesso, in un paio di scene. Una fu quasi imbarazzante. Durante un mio concerto (vero) a livorno, Paolo doveva arrivare sotto il palco mentre stavo cantando e pretendendo a sua volta di cantare. io dovevo rifiutare decisamente, trattandolo malissmo. Fu faticosissimo spiegare al pubblico che si trattava di finzine scenica e non facevo lo stronzo. però, voglio dire, quale cantante smetterebbe di cantare per far cantare un altro? nemmeno con Springsteen. Ma il cnema è il cinema."
*Francesco Guccini, Non so che viso avesse, Mondadori 2010
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I giorni cantati stanno alle spalle di Marco (Paolo Pietrangeli) ex sessantottino del tipo con magnetofono e chitarra. In piedi sul tetto della macchina, in mezzo all’autostrada, l’aspirante suicida immagina ciò che potrebbe accadere nel caso di un incidente. All’uscita dell’ospedale io accoglie la moglie Angela (Mariangela Melato), ma il suo attaccamento fa più male che bene. Meglio raggiungere alla prova i compagni e unirsi a loro nel canto di O Gorizia, tu sei maledetta. Ormai tutti sanno, però, che cantando non si cambia il mondo, tant’è vero che il gruppetto intorno a Ivan (Della Mea) fa vita grama nei soliti debutti in provincia mentre il più corrivo Francesco Guccini riempie il palazzetto dello sport. Marco continua a battere le campagne col pulmino delle cantate quasi solo per fare all’amore con Anna (Nogara), la moglie di Michele ideologo del gruppo (Luciano Della Mea), un illuso destinato a fine prematura. Attraverso un buco nel muro Marco scopre l’esistenza di tre giovani, una ragazza e due ragazzi, nell’appartamento accanto al suo. Il suo ideale di trentenne sarebbe quello di fare discepoli fra i teenager, però la cosa si rivela Impraticabile e scatena in Marco un istinto omicida. Comunque non è successo niente, nessuna macchina ha investito il cantautore, lo vediamo ancora in mezzo all’autostrada a dare i numeri. Film di clan che calamita le depressioni e i malumori della sinistra postsessantottesca, I giorni cantati sembra un aggiornamento del discorso sull’alienazione caro al cinema di 15 anni fa. Anche le trovate di sceneggiature (il buco nel muro) e gli stilemi (il rapporto nevrotico con l’arredamento della stanza, le lunghe passeggiate senza meta, gli amplessi freddi o spregiosi) sono gli stessi. È come se Pietrangeli avesse deciso di impaginare lo spleen secondo la poetica del penultimo Antonioni, dimenticando quanto di positivo c’è stato nel lavoro politicomusicale del suo gruppo.
Da Tullio Kezich, Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982, Oscar Mondadori

Paolo Pietrangeli (Roma 1946). Nel 1963 si iscrive alla F.G.C.I. e, studente universitario, ha l’occasione e la fortuna di impegnarsi nel Movimento studentesco e di scrivere alcune canzoni che di quel movimento diventeranno la colonna sonora. Contessa, Valle Giulia, Rossini, sono gli inni di una stagione di speranza per tutta la società italiana sul finire degli anni sessanta. Paolo Pietrangeli si occupa attivamente di cinema, prima come aiuto regista di Visconti, Fellini, Zurlini e Bolognini, poi come regista con un lungometraggio, Bianco e Nero (1974). Nel 1977 dirige Porci con le ali e nel 1979 I Giorni Cantati. Nel 2001 e’ regista di Genova per noi. Il 27 giugno 2006 esce nelle edicole Ignazio, un film sul passato, sul presente e magari sul futuro: una videolettera al figlio Giordano che per la prima volta e’ stato costretto a sentire il padre per un’ora e mezzo di fila. La sua vita si divide tra la professione di regista, prima cinematografico poi anche televisivo, e le sue cantate in giro per l’Italia, privilegiando realtà di base, centri sociali, spazi in cui sia possibile un dialogo con gli spettatori in un continuo tentativo di rovesciamento del normale rapporto tra lo spettatore e l’artista. Dal 1971 ad oggi ha pubblicato 15 album di canzoni, l’ultimo, del 2008 è “Carmela, con affetto”.
http://www.bellariafilmfestival.org/dett_film_archivio-2009-69-8.html

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