ESPACIO DE HOMENAJE Y DIFUSION DEL CINE ITALIANO DE TODOS LOS TIEMPOS



Si alguién piensa o cree que algún material vulnera los derechos de autor y es el propietario o el gestor de esos derechos, póngase en contacto a través del correo electrónico y procederé a su retiro.




jueves, 14 de junio de 2012

In nome del papa re - Luigi Magni (1977)


TÍTULO ORIGINAL In nome del papa re
AÑO 1977
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español e Italiano (Separados) 
DURACIÓN 105 min. 
DIRECTOR Luigi Magni
GUIÓN Luigi Magni
MÚSICA Armando Trovajoli
FOTOGRAFÍA Danilo Desideri
REPARTO Nino Manfredi, Danilo Mattei, Carmen Scarpitta, Giovannella Grifeo, Carlo Bagno, Gabriella Giacobbe, Ettore Manni, Salvo Randone
PRODUCTORA Jupiter Generale Cinematografica
PREMIOS 1977: Premios David di Donatello: Mejor película, actor (Nino Manfredi) y guión
GÉNERO Drama. Romance | Histórico. Siglo XIX
 
SINOPSIS Tres jóvenes garibaldianos vuelan un cuartel de las tropas mercenarias pontificias, causando veinte muertos. Dos de ellos son condenados a muerte mientras que el tercero, hijo de una condesa y uno de los jueces vaticanos, se salva gracias a la desaparición de su expediente por mediación de su padre, que intentará, asímismo, salvar a los otros dos jóvenes. (FILMAFFINITY)


Nell'ottobre del 1867,  nella Roma di Pio IX, un attentato nella caserma Serristori provoca la morte di 23 zuavi al servizio dei francesi e del Papa. Vengono individuati, come responsabili, tre giovani rivoluzionari: Gaetano Tognetti, Giuseppe Monti e Cesare Costa. La madre naturale di quest'ultimo, la contessa Flaminia, per salvargli la vita ricorre a Mons. Colombo di Priverno, giudice della Sacra Consulta, il tribunale penale supremo dello Stato Pontificio. Il prelato, che sta attraversando una crisi di coscienza ed è sul punto di presentare le sue dimissioni dall’incarico, viene a sapere dalla donna che il diciannovenne Cesare è il frutto di una loro lontana e occasionale relazione. Mons. Colombo riesce a fare liberare Cesare, ma il giovane è fermamente convinto delle sue idee rivoluzionarie e disprezza il suo salvatore, anche quando questi lo nasconde nella cantina della sua casa. Il  conte Ottavio, però, convinto che sua moglie Flaminia sia l’amante di Cesare, rintraccia il giovane e lo ferisce a morte. Gli eventi storici precipitano: Garibaldi è nelle vicinanze di Roma e Mons. Colombo, pronuncia  un discorso rivoluzionario in tribunale, suscitando le ire dei Gesuiti. A Mentana, le truppe garibaldine vengono sconfitte, Tognetti e Monti vengono giustiziati e Mons. Colombo esprime tutta la sua disapprovazione negando la comunione al padre generale dei Gesuiti.
Secondo film della trilogia sulla Roma dell’Ottocento, In nome del Papa Re affronta il tema del rapporto tra il popolo e l’aristocrazia romana con il potere pontificio. Il film si ispira a “I segreti del processo Monti e Tognetti” e rappresenta una rilettura in chiave anticlericale dell’ultima condanna a morte decretata dall’autorità papale, il 22 ottobre del 1867. I fatti storici che fanno da sfondo alla vicenda riportano agli sconvolgimenti accaduti nel periodo risorgimentale, quando il popolo romano attendeva da un momento all’altro l’arrivo di Garibaldi. Da più parti c’era la convinzione che si stava preparando una svolta storica a Roma e in Italia e la frase che nel film pronuncia Mons. Colombo -  “Qui non finisce perché arrivano gli italiani, qui arrivano gli italiani proprio perché è finita” – rispecchia in pieno lo stato d’animo del momento. Ancora una volta, il regista  mette al centro dell’attenzione una vicenda privata, ma solo per avere il pretesto di raccontare una pagina di storia. La scena madre di tutto il film diventa, così, non tanto l’agguato e la morte del giovane Cesarino, ma il coraggioso discorso che Mons. Colombo fa ai giudici della Sacra Consulta. E’ in quel discorso che la Chiesa è invitata a  rivedere le sue posizioni (quando cambiano i tempi, ottimi padri, cambia il modo di vedere le cose, e cambia anche la morale sulla quale si fonda la legge), a non giudicare male chi crede in altri principi (Noi crediamo ancora nell'obbedienza, e loro credono nelle bombe. Certo che c'hanno torto, ma mica vor di' che c'avemo ragione noi ), a non sottovalutare la forza del popolo ( Ma stiamo attenti, eccellentissimi padri, ché, quando un esercito è in borghese, è un esercito di popolo, e, cor popolo, ce se sbatte sempre er grugno), a smetterla con la pena di morte (Volemo fa' 'na bona azione, prima de mori'? Una sola: mannamo ero boja in pensione e chiudemo in bellezza). Mons. Colombo è il futuro della Chiesa e dell’Italia; il padre generale dei Gesuiti, il Papa Nero, è un passato che non vuole cambiare. Il secondo vincerà solo provvisoriamente, come solo provvisoriamente vincono le truppe francesi a Mentana. Qualche anno dopo (20 settembre 1870), i bersaglieri entreranno da Porta Pia e tutto quello che Mons. Colombo aveva previsto si avvererà.
La chiave ironica con la quale il regista ha trattato l’intera vicenda (e che trova in Nino Manfredi un magnifico interprete) non tragga in inganno. Magni vuole fare riflettere tramite il sorriso. Un esempio tra tanti: la comunione negata da un prete a un altro prete. Non c’è, in questa trovata, solo l’accostamento con una sequenza precedente (la madre del condannato che umilia Mons. Colombo), ma anche la presa di coscienza di una parte del clero, che non vuole più agire in nome del papa re, ma in nome di Cristo.
http://www.comitatocinemaragazzi.it/schede/italia/In%20nome%20del%20papa%20re.htm
---
"Film cordiale e sanguigno, Nel nome del Papa Re non fa nulla per evitare i facili passi del romanzo d'appendice ottocentesco, da cui anzi Magni, complici i piangenti violini di Trovaioli, sembra determinato a trarre ogni vantaggio emotivo sul pubblico. Ma perchè no, se questo è il verso della medaglia di un'arte popolare e popolaresca il cui rito consiste nel recupero di certi spontanei valori espressivi del linguaggio e dell'anima di una città? Effettivamente Magni compie di nuovo, nell'ambito della sua Roma, opera di appassionato ancorchè smaliziato filologo. E la sua consueta tematica non soffre dall'essere svolta, qui, con un briciolo in più di arrendevolezza nei confronti dei semplici sentimenti.
Guglielmo Biraghi da "Il Messaggero"

TRACCIA TEMATICA
Se lo sfondo del film fa riferimento ad eventi storici autentici (l’esecuzione di Monti e Tognetti, ultima condanna a morte decretata dallo Stato Pontificio prima della sua caduta, e la sconfitta di Garibaldi nella battaglia di Mentana), la storia che coinvolge i protagonisti principali è frutto di immaginazione romanzesca. Da essa emerge la visione anticlericale (ma non antireligiosa) del regista.
Monsignor Colombo è pienamente consapevole che il potere temporale della Chiesa è ormai condannato dalla Storia (Non è finita perché arrivano gli italiani, ma arrivano gli italiani perché è finita!) e per questo aspira a tornare a svolgere il ruolo di semplice prete, dimettendosi dal Tribunale Pontificio, da lui visto come strumento di repressione di un potere dispotico. Lo stesso Tribunale risulta un luogo anacronistico e tenebroso, composto da vetusti giudici incartapecoriti e decrepiti, chiusi in un'arcaica e reazionaria visione del mondo. I gesuiti, poi, mostrati come i veri registi dell’operazione repressiva, ci appaiono sprofondati in tutta la loro cupa necrofilia, mentre il Pontefice si vede in lontananza, inavvicinabile, distante dagli uomini e dalla realtà.

VALUTAZIONE CRITICA
L’approccio con cui Magni si accosta alla materia storica del film e al mondo umano e psicologico dei suoi personaggi è quello della tradizione commedia all’italiana, dove la realtà viene filtrata dall’ironia e dall’umorismo e la dimensione drammatica (pur presente) tende a stemperarsi ed alleggerirsi.
E un grande attore della commedia all’italiana è Nino Manfredi, che del film è mattatore incontrastato, che accentra su di sé (forse troppo) tutta l’attenzione e la tensione narrativa ed ideale della pellicola (ottimamente spalleggiato dal caratterista Carlo Bagno, che arricchisce con la sua cadenza veneta la dominanza romanesca). Ne esce un film centripeto, completamente monopolizzato dalla bravura di Manfredi, e che diventa quasi goffo quando l’attore romano esce di scena (pensiamo alla sequenza della giovane Teresa assalita dallo zuavo o ai dialoghi in casa di Tognetti).
Enorme fu il successo di pubblico del film, che risultò in testa agli incassi dell’anno.
http://www.pacioli.net/ftp/def/paciolicinemaecineteca/PacioliCinema/3-Film/Film2001/90.htm

6 comentarios:

  1. Amarcord, ya tengo esta película y la he visto varias veces, pero mil gracias por subirla, es un auténtico peliculón.

    ResponderEliminar
  2. AMARCORD: LOS LINK ESTAN FUERA DE LÍNEA, ¿LOS PODRÁS VOLVER A SUBIR?
    GRACIAS
    MARIA

    ResponderEliminar
  3. GRACIAS!! TU AMABILIDAD Y GENEROSIDAD SON ADMIRABLES!!

    ResponderEliminar