ESPACIO DE HOMENAJE Y DIFUSION DEL CINE ITALIANO DE TODOS LOS TIEMPOS



Si alguién piensa o cree que algún material vulnera los derechos de autor y es el propietario o el gestor de esos derechos, póngase en contacto a través del correo electrónico y procederé a su retiro.




viernes, 17 de agosto de 2012

La vita facile - Lucio Pellegrini (2011)


TÍTULO ORIGINAL La vita facile
AÑO 2011
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español (Separados)
DURACIÓN 102 min.
DIRECTOR Lucio Pellegrini
GUIÓN Laura Paolucci, Stefano Bises
MÚSICA Gabriele Roberto
FOTOGRAFÍA Gogò Bianchi
REPARTO Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Camilla Filippi, Angelo Orlando, Eliana Miglio, Souleymane Sow, Max Tardioli, Ivano Marescotti
PRODUCTORA Fandango / Medusa Film
GÉNERO Comedia. Drama | África

SINOPSIS Luca (Stefano Accorsi) es un médico idealista y sensible que saca adelante, a pesar de las enormes dificultades, un pequeño hospital humanitario en África. Allí cuenta con la ayuda de Mario (Pierfrancesco Favino), un exitoso cirujano romano que se ha hecho rico en las clínicas privadas. A ambos se les une la mujer de Mario, Ginevra (Vittoria Puccini), quien da a conocer el motivo de la fuga del marido de Italia: una investigación judicial por corrupción en la sanidad, en la que está involucrado. (FILMAFFINITY)



Trama
L'amicizia di Mario e Luca, due ragazzi che si sono laureati in medicina insieme e si frequentano assiduamente, viene messa a dura prova quando incontrano la giovane e bellissima Ginevra. Entarmbi se ne innamorano, ma sarà Mario a conquistare il cuore di lei e i due si sposano. Deluso, Luca decide di andarsene in Africa per lavorare negli ospedali da campo. Passano gli anni, Mario è diventato un luminare della cardiochirurgia, ma la sua vita non è così perfetta. Per questo decide di partire per il Continente Nero e andare a ritrovare il suo amico Luca. Ma non sarà solo Mario a partire, anche Ginevra decide di raggiungere i due e, una volta giunta pure lei sul posto, il riunito trio si troverà a vivere ancora una volta le antiche emozioni, ma con inevitabili ripercussioni...

Critica
"Alla ricerca della commedia italiana perduta, Pellegrini mescola molti ingredienti socio sentimentali per narrare l'amicizia tra due medici, uno in Africa senza frontiere, l'altro a Roma per Tangentopoli. Tra loro, che novità!, una ragazza che fa sbandare il film verso un improbabile thriller. La somma degli addendi non dà il risultato sperato: si scivola nel folk, cinismo e buonismo, miscuglio di generi invadente, le star (Accorsi e Favino gassmaneggiante) giocano assai sotto e sopra tono."
(Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 4 marzo 2011)

"Non passa mai di moda l'Africa, alla faccia delle ultime rivolte. (...) Una commedia social-sentimentale, non troppo eccitante e piuttosto improbabile, che butta nel calderone amore (con corna) e malasanità. Meglio del fragile copione i due litigiosi protagonisti, pronti a infiammarsi per la dimessa Vittoria Puccini."
(Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 4 marzo 2011)

"Piacerà a chi sarà piacevolmente sorpreso dagli sviluppi del racconto. Che dalle premesse sembrerebbe una delle tante commediole sentimentali che oggi impazzano. E invece incappiamo in un bel numero di colpi di scena, orchestrati da Pellegrini con perizia francamente superiore alla nostra media."
(Giorgio Carbone, 'Libero', 4 marzo 2011)

"Come suggerito dal titolo che parafrasa la 'vita difficile' di Risi, il film di Pellegrini si rifà al modello della commedia di costume all'italiana, ma non riesce a centrare caratteri e temi come dovrebbe. Tutto fa pensare che il nucleo sia nel confronto fra i protagonisti, viziati esponenti della società dei consumi, e il continente nero che li ospita, dove i problemi sono quelli della sopravvivenza. Invece a un certo punto il film devia per un'altra strada e i personaggi non sono scritti abbastanza bene per giustificare la svolta narrativa. Peccato, perché Favino e Accorsi sono bravi e i loro duetti, finché il copione li sorregge, funzionano."
(Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 4 marzo 2011)

"Lucio Pellegrini che, nel cinema italiano, qualche film di un certo interesse l'ha proposto, specialmente 'Ora o mai più', sui tragici fatti del G8 a Genova e, di recente, 'I figli delle stelle', un grottesco sul sequestro di un piccolo politico. Qui ha mescolato troppi temi, la cornice africana, pur preponderante, non ha vere necessità narrative (un'altra, altrove, sarebbe andata bene egualmente) e quel finale dall'aria furba (e ammiccante) stona un po', come cifre, con il resto, ma gli interpreti vincono ugualmente la partita. Sia Stefano Accorsi, nella iniziale dedizione di Luca, sia Pierfrancesco Favino nella disonestà di Mario, con riferimenti scoperti alle commedie all'italiana d'una volta. Dà loro la replica con disinvolta simpatia Vittoria Puccini nelle vesti di Ginevra."
(Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 4 marzo 2011)

Note
- PRODOTTO IN COLLABORAZIONE CON L'APULIA FILM COMMISSION.
- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER: NASTRO SPECIALE-COMMEDIA E MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA.


La vita facile - Lucio Pellegrini, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi e Pierfrancesco Favino presentano il film

Dopo aver incrociato le vicende di un gruppo di precari in Figli delle stelle, Lucio Pellegrini cambia milieu e ne La vita facile sposta il suo sguardo su tre personaggi appartenenti alla borghesia. Il genere scelto è la commedia, anche se questa volta non mancano incursioni nel giallo sentimentale, nel film d’avventura e nel melodramma. “ La commedia mi permette di descrivere i mali e le contraddizioni della nostra società senza retorica e con leggerezza” -  ci ha spiegato il regista  in occasione della presentazione del film a Roma –  “ma mi piace sperimentare, e in questo caso sentivo il desiderio di tentare una commistione di linguaggi. Il cinema che mi interessa fare deve suscitare delle domande ed essere suscettibile di molteplici interpretazioni”.
Ne La vita facile, la varietà, e in un certo senso l’imprevedibilità, stanno anche nel carattere e nelle scelte dei protagonisti, che sono un medico che è andato a lavorare in Africa perché innamorato della moglie del suo migliore amico, il suo migliore amico, che lo raggiunge perché vuole cambiare aria, e la donna che entrambi amano. “Luca, Mario e Ginevra sono molto sfaccettati, sembrano in un modo, ma poi cambiano repentinamente, diventando l’opposto. Nessuno è positivo al 100% perché ognuno a un certo punto tradisce gli altri. Nello stesso tempo, le loro continue svolte fanno cambiare il nostro giudizio su di loro, e se Ginevra e Mario rappresentano quegli italiani che accettano totalmente la società in cui vivono, si integrano e non possono rinunciare agli agi che trovano – la cosiddetta ‘vita facile’ del titolo – Luca, invece, incarna tutte quelle persone che rifiutano lo status quo e fuggono. In questo sono tutti tipicamente italiani e tipicamente quarantenni. Da noi, o le cose vanno bene o non vanno bene per niente. Nessuno le mette in discussione né cerca di cambiarle, forse perché ci manca la maturità necessaria per farlo. La nostra è una generazione di figli. A decidere sono solo i padri, i settantenni, ed è molto triste.”
“Il personaggio di Mario” – ha detto Pierfrancesco Favino – “mi affascinava per la sua negatività e la sua appartenenza a una categoria di furfanti che conosco bene e che sfruttano sempre le situazioni a loro vantaggio. Sono quelli che ti dicono che non c’è posto in ospedale, ma che poi ti ricevono subito se sei disposto a pagare. Quelli che ti fanno lo sconto se non chiedi la ricevuta. In fondo ci sono sempre stati e il cinema li ha sempre presi in giro, con Sordi, Gassman e Manfredi. Non nego di essermi ispirato a questi grandi mattatori: in fondo,  se ho deciso di diventare attore, è grazie alla loro lezione, ma si è trattato di un omaggio inconsapevole, insieme alla presa di coscienza del fatto che, purtroppo, le cose in Italia non sono migliorate …. Anzi!”
De La vita facile Favino ha amato anche la capacità di creare dei rapporti veri fa i personaggi, che acquistano sempre più spessore man mano che la storia procede. “Ormai al cinema si vuole soltanto ridere e le commedie sono quasi sempre solo di situazione. Qui siamo riusciti a costruire una griglia di rapporti reali. E poi non capita mai di trovare in un unico film tre personaggi negativi”.
Del film, Stefano Accorsi ha gradito invece la totale assenza di luoghi comuni. “Ne La vita facile niente è come sembra. Non soltanto i personaggi continuano a sorprenderci, ma mancano completamente quella retorica, quel cinismo superficiale e quel buonismo che detesto in tante sceneggiature. Nemmeno l’Africa è raccontata ricorrendo a facili sentimentalismi. L’Africa è funzionale al racconto”.
Alla domanda se ‘la vita facile’ non sia quella di Luca, che fugge dai propri sentimenti e trae conforto dall’utilità e dall’efficacia del lavoro che svolge in Africa, Accorsi risponde: “La vita facile non esiste per nessun personaggio, ed è per questo che fin da subito mi è piaciuto il titolo del film. La felicità è una chimera, un sogno, nessuno è soddisfatto di ciò che ha. Ho un amico di Bologna che ha lavorato in Africa. E’ tornato dopo qualche anno perché aveva bisogno di rientrare. Non puoi fare sempre quella vita, devi riavvicinarti alle tue radici, il problema è che quando torni avverti un fortissimo scollamento rispetto ai tuoi affetti”.
Già compagna di set di Pierfrancesco Favino e soprattutto di Stefano Accorsi in Baciami ancora, Vittoria Puccini non se la sente di condannare del tutto l’apparentemente candida e innocente Ginevra. “Ginevra mi fa tenerezza” – ci ha confessato. “E mi fa anche ridere. Mi fanno ridere le sue fragilità. E’ una donna superficiale che arriva in una realtà diversa dalla sua e pretende di imporre le sue regole. E’ una manipolatrice, ma è anche una donna fragile perché non riesce a stare da sola. Il rapporto con l’Africa amplifica tutte le sue caratteristiche, la rende quasi ridicola. Lo stesso succede a Mario e Luca. In Africa i loro sentimenti esplodono”.
Tre settimane di riprese in Kenya sono bastate a trasmettere a Vittoria Puccini il mal’Africa. “Siamo stati in posti dove c’era sempre una missione nel raggio di pochi chilometri e quindi non abbiamo visto zone di estrema povertà. Certo, ci siamo scontrati con i disagi delle popolazioni nomadi e degli abitanti dei villaggi. Ci sono pochi ospedali, le strutture sanitarie sono inadeguate e se non ci fossero le associazioni benefiche le cose andrebbero davvero male. Dell’Africa mi ha colpito il rapporto degli uomini con la natura. Tutto è capovolto. E’ la natura a dettare le regole, non l’uomo. L’uomo deve adeguarsi. E poi … gli spazi sterminati, l’orizzonte aperto …”
“Anche io sono rimasto affascinato dal legame di subordinazione dell’uomo nei confronti della natura” – è intervenuto Pierfrancesco Favino. “In Africa sopravvivi solo se fai tuo un certo fatalismo, se accetti anche le cose più brutte che la vita può riservarti. In questo le associazioni sono molto utili, perché aiutano ad avere una diversa percezione della vita e della morte”.
“C’era un attore africano sul set” – ha concluso Stefano Accorsi – “che ci raccontava di come aveva perso due figli e la moglie. Ce lo raccontava come un dramma, ma un dramma che un uomo poteva superare. Nel mondo occidentale, se perdi i tuoi figli e tua moglie sei un uomo finito, lui invece trovava la forza di ridere, di lavorare, di andare avanti. Là i parametri con cui si misura la vita sono diversi, spostati. Là, se non cambi prospettiva, non sopravvivi. Per queste ragioni, là ci si sente più uomini in un senso fisico. L’uomo non è al centro dell’universo. Se vai a correre, ti possono sbranare i felini, se ti punge una zanzara, puoi tranquillamente morire”.
---
Se dovessimo riassumere, o racchiudere La vita facile in una frase, un giudizio, potremmo definirlo, insieme a Stefano Accorsi, un “film in cui niente è come sembra”. Muovendosi all'interno di un territorio che ben conosce, e cioè la commedia, percorsa e ripercorsa cercando di non tralasciare mai l'impegno o comunque la riflessione intelligente, Lucio Pellegrini parla del presente citando il passato, vira dal melodramma al giallo sentimentale, segue il filone generazionale senza dimenticare di alludere alla grande commedia all'italiana. Infine, racconta la disagiata Africa rifiutando quei patetismi e sentimentalismi che vengono spesso suggeriti da una macchina da presa che indugia su volti sofferenti e scenari di povertà. Ma andiamo con ordine.
Attraverso la vicenda dei due medici borghesi quarantenni Mario e Luca, che rispetto ai protagonisti di Figli delle stelle non sono precari che lottano per una qualità di vita decente, il regista individua una netta distinzione fra l'italiano che accetta “il sistema”, con i suoi soldi sporchi, i suoi agi e la sua allegra tracotanza, e l'italiano che rifiuta la società che lo ha allevato nella bambagia negli edonistici anni '80 e '90 e che, invece di lottare per il cambiamento, sceglie la fuga. I protagonisti maschili del film, insomma,  rappresentano i vizi e le virtù di un paese in cui si tifa contro e nel quale, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, siamo ancora soprattutto figli incapaci di gestire il carisma dei grandi vecchi.
Squisitamente contemporanei anche nei tradimenti e nei balletti dei sentimenti, i dottori di Favino e di Accorsi affondano però le loro radici in una tradizione culturale e cinematografica d'altri tempi, gli anni '60 di Ettore Scola, in primis, e del suo Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? Ai Sordi e ai Manfredi di quel film di molti altri titoli dell’epoca, somiglia tuttavia di più Pierfrancesco Favino, che stando bene attento a non calcare troppo la mano, condensa nel suo romano calciofilo e dalla battuta pronta la simpatia dei tanti italiani fittizi interpretati, per esempio, da un Christian De Sica, e l’antipatia di tutti quegli italiani veri che siamo abituati a incontrare negli studi specialistici, al circolo, al semaforo. Lungi dall’esaurirsi in quest’unica dimensione, che lo renderebbe poco più di una macchietta, il personaggio va incontro a felici cambiamenti e a svolte improvvise, complice un ambiente  - l'Africa – che ha la capacità di portare alle estreme conseguenze i sentimenti degli stranieri che lo abitano, risuscitando passioni ancestrali e pulsioni sopite.
Lo stesso accade a Luca e soprattutto a Ginevra, la donna amata dai due amici di un tempo che grazie a Vittoria Puccini si arricchisce sempre più di un’ingannevole ambiguità. E’ lei la vera rivoluzione del film, che lungi dall’essere misogino, restituisce con accuratezza una tipologia femminile precisa in cui la fragilità nasconde un’innata attitudine alla manipolazione di emozioni e di persone. Un po’ femme fatale, un po’ “gatta morta”, Ginevra assicura a La vita facile la svolta verso il thriller sentimentale fatto di tradimenti incrociati. L'unico rammarico è che il passaggio avviene in maniera troppo brusca e repentina, con il sacrificio di snodi narrativi fondamentali.
Migliore la parte centrale del film, in cui, lasciate da parte la goliardia e le goffagini dell’italiano all’estero e avviata la storia, l’immenso Kenya si fa spazio nell’economia della vicenda e, con i suoi interrogativi sull’impetuosità della natura e sui labili confini fra la vita e la morte, ci entra dentro di prepotenza.
Carola Proto
http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Interviste/Page/?Key=5628
http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Recensioni/Page/?Key=5678

10 comentarios:

  1. Da quando sono stati messi, non posso aprire questi link in Firebox, Safari o Google Chrome. Dice che non si trova il server. Invece, per esempio, posso aprire tutti i link di Lo sbaglio di essere vivo.

    ResponderEliminar
  2. Estimado Amarcord/Eduardo: aunque, dada la gran pasión que siento por el cine italiano, personalmente conocía y tenía ya copias de muchos de los títulos que publicas, me he encontrado en tu blog con verdaderas gemas, como 'L'amante di Gramigna', que buscaba sin descanso. A la vista de los hechos (pareces encontrar copias allí donde nadie más lo consigue), me pregunto si sería posible hacer circular 'L'invitata', de V. De Seta, película maldita, de la que, al menos yo, no he hallado ni rastro en la red.

    Salud(os).

    ResponderEliminar
  3. Yo tampoco pude abrir el link de esta película

    ResponderEliminar
  4. No puedo descargar la pelicula por problemas con los links.
    Favor de verificarlos porque me interesa descargarla. Gracias

    ResponderEliminar
  5. no funcionan los links?. los podrían resubir?. Gracias

    ResponderEliminar
  6. Solo funcionan los links 5 y el 6 el resto del 1 al 4 c'è un sabaglio..!!!

    ResponderEliminar
  7. I links 1 - 4 non funzionano. Ci sono 0 bytes.

    ResponderEliminar
  8. Efectivamente los links que se cargan llegan vacíos
    Igual se agredece el esfuerzo, Amnarcord
    Saludos!

    ResponderEliminar
  9. Felicidades porelsitio,estoy disfrutando estas vacaciones muchas de estas películas gracias a los subtítulos en español que agregan.
    En esta, no funciona la liga para los subtítulos en español, favor de subirlos nuevamente.

    ResponderEliminar