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jueves, 16 de agosto de 2012

Lo sbaglio di essere vivo - Carlo Ludovico Bragaglia (1945)


TITULO ORIGINAL Lo sbaglio di essere vivo
AÑO 1945
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION 84 min.
DIRECCION
Carlo Ludovico Bragaglia
ARGUMENTO Comedia de Aldo De Benedetti
GUION Aldo De Benedetti
REPARTO Alessandra Adari, Luigi Almirante, Gino Cervi, Leonardo Bragaglia, Vittorio De Sica, Isa Miranda, Giuseppe Pierozzi, Amalia Pellegrini, Edda Soligo, Domenico Serra, Vanna Torrigiani, Guido Verdiani, Dina Galli, Liliana Laine
FOTOGRAFIA Arturo Gallea
MUSICA Nino Rota
PRODUCCION Fauno Film, Aquila Cin.Ca, Faro Film
GENERO Comedia

SINOPSIS Un ragazzo creduto morto, per incassare e godersi i soldi dell'assicurazione sulla vita, non rivela la verità. Ma la situazione presto si complica...


Trama 
In seguito ad un malore un giovanotto è ritenuto morto. Ma la morte è soltanto apparente e durante la notte, mentre già si trova nella bara, egli riprende i sensi, causando un non lieve spavento alla propria moglie che lo vegliava. La possibilità di incassare il vistoso premio di assicurazione sulla vita lo fa decidere a recitare la commedia rinunciando alla propria personalità e vivere senza stato civile. Per un po' di tempo le cose vanno a gonfie vele e i due sposi si godono la vita in una continua luna di miele. Ma poi cominciano i guai: i soldi stanno per finire e lui non può cercare lavoro essendo privo di documenti; per di più un amico di famiglia fa una corte assidua alla moglie credendola vedova e proferendole di sposarla, creando delle situazioni talmente delicate ed insolubili che alla fine il giovanotto abbandona la lotta e si ritira a vivere con il guardiano del cimitero in attesa che giunga l'ora della sua morte.

"E' una commedia di equivoci, di partenza pirandelliana, ma tutta risolta sugli scherzi eleganti d'un arguto dialogo di Aldo De Benedetti". (U. Casiraghi, "Cinetempo", n. 20 del 31/12/1946).


Carlo Ludovico Bragaglia (Frosinone, 8 luglio 1894 – Roma, 3 gennaio 1998) è stato un regista e sceneggiatore italiano.

Terzogenito di Francesco Bragaglia (direttore generale della Casa di produzione Cines) e della nobildonna romana Maria Tassi-Visconti, il nome che gli venne imposto, Carlo Ludovico, era quello di un illustre zio di sua madre, Carlo Ludovico Visconti, esponente della famiglia romana di archeologi ed artisti (tra questi anche Ennio Quirino, archeologo e letterato, esponente del Neoclassicismo e console della Repubblica Romana negli anni 1798-99). Frequentò le scuole elementari a Frosinone, poi si trasferì con tutta la famiglia paterna a Roma, in via di Ripetta; frequentò con gran profitto gli studi classici, ginnasio e liceo, ed anche alcuni anni all'Università degli Studi di Roma La Sapienza per la facoltà di giurisprudenza, negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale. Quindi partecipò alla Grande Guerra, rimanendo gravemente ferito e meritando due Croci di Guerra e la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Per aver riportato la frattura delle costole, fu a lungo ricoverato all'Ospedale militare del Celio, venendo riconosciuto "Grande Mutilato di seconda categoria", e nominato, in seguito, cavaliere di Vittorio Veneto.
Iniziò, insieme al fratello Arturo, come fotografo e ritrattista di dive del cinema: sono di quel tempo le immagini mirabili di Lyda Borelli e di Leda Gys, di Francesca Bertini e di Italia Almirante Manzini, i numerosi ritratti d’arte di artisti insigni, poeti, giornalisti (basti ricordare Lucio D'Ambra e Marco Praga, Pirandello e Marinetti, Giorgio De Chirico e Alfredo Casella). Il suo spirito innovativo ebbe particolare fortuna già con la fotografia. Fu lui il primo a realizzare pose con chiome al vento[senza fonte] (con l'aiuto di primordiali ventilatori), e a "registrare" languidi sorrisi, furtivi ammiccamenti, svenevoli espressioni delle dive del cinema muto. Proprio in questo periodo prese parte, col fratello Anton Giulio, al movimento futurista, inventando la "Fotodinamica".
Nel 1918 con il fratello Anton Giulio fondò la "Casa d'arte Bragaglia", punto d'incontro di pittori, scultori e cineasti. Quattro anni dopo, sempre con il fratello, fondò il "Teatro degli indipendenti", dedicato all'avanguardia e alla sperimentazione, dove tra il 1922 e il 1930 firmò oltre venti regie teatrali. A partire dal 1930 si dedicò al cinema, che proprio in quel periodo passò dal muto al sonoro. Entrò alla Cines come fotografo: passò quindi al montaggio, alla sceneggiatura ed ai documentari. Esordì come regista nel 1933 con O la borsa o la vita, tratto dall'omonima commedia radiofonica, nel quale fuse come "espressione artistica" audaci esperimenti di contaminazione di diversi moduli dell'avanguardia. In seguito, a Bragaglia venne consentito di realizzare unicamente opere commerciali, cui diede però la sua esperienza e la sua sicura mano di regista.
Divenne maestro del filone dei telefoni bianchi specializzandosi particolarmente nel genere comico e realizzando ben sei film con Totò. Ma la rilevanza, se non altro commerciale dei suoi film è documentata dal fatto che egli si trovò a dirigere negli anni trenta gli attori più importanti dell'epoca. Il regista ha conservato inalterata la capacità di evadere dalle catene commerciali e c'è riuscito con La fossa degli angeli definito dal Filmlexicon il suo capolavoro.
Nel 1939 firmò Animali pazzi, secondo film interpretato da Totò e primo dei sei che la coppia realizzò insieme. Si cimentò in vari generi, anche se ebbe successo soprattutto con le commedie brillanti. Oltre a Totò, Carlo Ludovico Bragaglia diresse i più importanti attori italiani fra i quali i fratelli De Filippo (Eduardo, Titina e Peppino in Non ti pago!), Vittorio De Sica (Un cattivo soggetto) e Aldo Fabrizi (I quattro moschettieri). Abbandonò il cinema negli anni sessanta, dopo aver firmato 64 film in 30 anni di attività; nell'ultima parte della sua vita si dedicò soprattutto alla poesia.
Bragaglia, regista prolifico, portò nel cinema italiano l'amore per il nonsense e il surreale e moduli di lavoro di tipo efficientista, che già comuni negli altri paesi erano sconosciuti in Italia, dove il cinema continuava ad avere connotazioni artigianali.
Negli anni 50 diresse anche qualche commedia televisiva negli studi della RAI di Roma.
Nel 1994, in occasione del suo centesimo compleanno, presenziò alla retrospettiva che gli fu dedicata dal Festival di Locarno. La sua ultima fatica fu un documentario sull'isola di Capri, che amò particolarmente.
Si spense nel 1998, alla veneranda età di 103 anni. Riposa nel cimitero cattolico di Capri
http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Ludovico_Bragaglia

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