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miércoles, 30 de octubre de 2013

La Sfida - Francesco Rosi (1958)


TITULO ORIGINAL La sfida
AÑO 1958
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español (Separados)
DURACION 95 min.
DIRECCION Francesco Rosi
GUION Suso Cecchi D'Amico, Enzo Provenzale, Francesco Rosi
MUSICA Roman Vlad
FOTOGRAFIA Gianni di Venanzo
PREMIOS 1958: Festival de Venecia: Premio Especial del Jurado
REPARTO Elsa Valentino Ascoli, Tina Castigliano, Paquale Cennamo, Decimo Cristiani, Elsa Fiore, Ubaldo Granata, José Jaspe, Concetta Petito, Rosita Pisano, Rosanna Schiaffino, José Suárez, Ezio Vergari, Nino Vingelli
PRODUCTORA Coproducción Italia-España; Lux-Vides Cinecittà / Suevia Films
GENERO Drama | Mafia. Crimen

SINOPSIS Vito Polara, un joven napolitano ambicioso y sin escrúpulos, se propone amasar una gran fortuna utilizando cualquier medio a su alcance. En principio vive del contrabando de cigarrillos pero, cuando descubre que la Camorra monopoliza el mercado hortofrutícola, decide ingresar en esta organización mafiosa. (FILMAFFINITY)

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Subtítulos (Español)


Vito è un contrabbandiere di sigarette napoletano. Per caso finisce a vendere un carico di cucuzzielli e decide di entrare nel giro della compravendita illegale di frutta e verdura. Dovrà accettare le regole della camorra rurale della Napoli del secondo dopoguerra.
 
1958, esordio solista per Francesco Rosi, dopo una lunga esperienza da aiuto regista e co-direttore. Camorra e speculazione finanziaria: in breve l’economia italiana, intreccio indissolubile tra capitalismo e criminalità organizzata. Passare dal contrabbando delle sigarette al mercato ortofrutticolo come salto di qualità nella scala della delinquenza.
La ricostruzione di Napoli e della sua campagna secondo stilemi hollywodiani, il piccolo trafficante che si fa grande criminale con le proprie regole, con una grande storia d’amore, opponendosi al sistema e cercando di emergere con le proprie forze. La splendida fotografia di Gianni Di Venanzo rende suggestiva e inedita la città e i campi intorno alla capitale del sud. Risaltano ed emergono come due star americane Rosanna Schiaffino (genovese travestita da bellezza meridionale) e Josè Suarez (in Italia grazie alla coproduzione spagnola).
Gli schemi sono fissati, per la trama e per l’evolversi dei personaggi, gangster e famiglia italiana. Si gioca su binari dati per denunciare la malavita e i meccanismi speculativi intorno al commercio ortofrutticolo. Il cinismo e la violenza si prestano al meglio in caso di denuncia sociale e Rosi riesce a inserirli in un percorso narrativo efficace e con ritmo sempre più serrato.
Il sonoro in presa diretta e la centralità degli attori contribuiscono a raggiungere la sintesi tra documentario e film d’azione, denuncia e intrattenimento. La scuola è quella di Giannini e Visconti. La storia che fa da base al film è quella di Pascalone ‘e Nola, il criminale che avrebbe dato uno schiaffo a Lucky Luciano. L’ambientazione avrebbe dovuto essere in Sicilia e il soggetto concentrarsi sulla moglie, Donna Assunta, arrestata per aver ucciso il mandante dell’omicidio del marito. La Lux impose le modifiche.
Un film italiano, sviluppato su stilemi statunitensi, attendo alla denuncia sociale di un Paese che nella struttura non cambia, anche se l’apparato mafioso del 2011 si è nettamente sviluppato rispetto alla camorra rurale degli anni ‘50. Resta la mentalità e l’identità di un Paese che oggi meno di ieri riesce a guardarsi, analizzarsi e denunciarsi. Un pezzo della nostra storia.
Dmitrij Palagi
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Viverla oggi e vederla nel 1958, quando Francesco Rosi girò il suo primo capolavoro La Sfida, sono due cose diverse. A Napoli tutto è cambiato, ma è rimasta esattamente la stessa: un terreno di scontro, la frontiera di quartiere. I palazzi sono ancora lì, come delle rovine che ci ricordano come ancora debba essere pulita la ferita di una cultura martoriata dal male esterno e, soprattutto, dalle piaghe aperte dall’interno. La Napoli di Rosi è una Napoli che vive ancora, i cui costumi sono cambiati, forse in peggio addirittura, ma fin troppo simili a quella de La Sfida: una lotta continua.
Vito Polara è il classico piccolo criminale dalla risposta pronta ad ogni difficoltà, quando c’è da sfruttare il debole, non esita a farlo, col beneplacito di chi da lui stesso viene messo sotto le sue scarpe lucide. Al suo servizio ha due scagnozzi, il furbetto Raffaele ed il più rozzo e fedele Gennaro, due omuncoli che gli fan capire come l’oro lo si possa trovare anche nelle zucchine e nei pomodori arrivando a gestire il mercato rionale ortofrutticolo. Un mercato già sotto il controllo del Mammasantissima Salvatore Ajello, un Boss della campagna che controlla tutti i terreni, eccetto uno, ceduto per grazia a Vito.
Suso Cecchi D’Amico, Enzo Provenzale e Francesco Rosi scrivono una storiella su come l’individuo è destinato a campare solo se decide di non essere più tale: Vito Polara è astuto, ha coraggio ed è ancora giovane per ammazzare i polpi appena pescati con i suoi denti, ma troppo giovane per capire che contro la Camorra (nome fatto una sola volta per tutto il film) non ci si mettono gli uomini, ma solo i cadaveri. La Sfida è un film doloroso come l’assistere ad una vivisezione, Napoli è aperta nel ventre, le sue viscere usate come una sfera di cristallo per vedere il presente, il 1958, ed un futuro gemello.
L’uomo è un pezzo di comunità, una fetta tagliata via col coltello e che mai più potrà riagganciarsi, a rimanere sul piatto è solo colui che sa dove metter bocca può sperar di sopravvivere, e l’omuncolo Gennaro nel silenzio dell’immagine carpisce il messaggio. La regia di Rosi afferra pezzo per pezzo i passi degli uomini, individui se contro (pur volendone esser parte), un unicum mostruoso se vicino alla “famiglia”, dietro le sbarre o la grata fino a quando il momento di rivelarsi per ciò che è non arriva, in un finale raccapricciante dove l’innocente Napoli strilla e strepita, succube del dolore che causa a se stessa: la seducente seduttrice Assunta, perfetta Rosanna Schiaffino.
Ovvio che un film del genere faccia ancor più male a chi Napoli la vede prima ancor di aprire gli occhi, ma è l’opera di un maestro saldo come una colonna di marmo, deciso sin dalla prima inquadratura a dare al suo film un’impronta precisa, una ed una soltanto. Al suo scopo calza a pennello lo spagnolo José Suárez nel ruolo di Vito, così come anche Nino Vingelli, il suo braccio destro Gennaro, unica figura con cui lo spettatore può sentirsi immedesimato, una sensazione che presto ci si vorrebbe togliere di dosso come polvere da un vestito. Ma a compiere il gesto finale di assoluta maestria è il migliore di tutti gli italiani, Gianni Di Venanzo, la cui fotografia è nitida a sufficienza da far percepire tutte le sfumature dei colori pur avendone solo due a disposizione.
Fausto Vernazzani


Non di sole top ten delle vendite vive l’Home Video. Anzi, se i supporti domestici hanno una propria specificità, è proprio quella di rendere disponibili dei contenuti da tempo invisibili, piccoli grandi capolavori della storia del cinema, rimasti troppo a lungo nel limbo in attesa di un fugace e magari nottambulo passaggio televisivo. Nonostante sia uno dei maestri del cinema civile italiano e con all’attivo una filmografia di soli diciotto titoli – co-regie comprese – non tutti i film di Francesco Rosi possono vantare un’edizione in DVD, ed è dunque un vero piacere cinefilo riscoprire la grande maturità estetica e narrativa di La sfida, ottimo esordio per l’autore di Salvatore Giuliano e Le mani sulla città, approntato per la visione domestica da Dolmen Home Video e dalla CGHV. Pellicola vincitrice alla XIX Mostra del Cinema di Venezia del Premio
Speciale della Giuria, La sfida è una storia esemplare di camorra rurale, un intreccio di amore e malavita crudo ma dalla grande eleganza visiva (la fotografia è firmata da Gianni Di Venanzo), più vicino alla tradizione del dramma sociale statunitense, con echi del cinema di Elia Kazan o Sidney Lumet, che alla lezione del neorealismo nostrano, specie se lo si confronta con lo stile ascetico di un Rossellini. Protagonista della vicenda è Vito Polara (José Suárez) un giovane traffichino di belle speranze, che in una Napoli post bellica ancora sventrata dai bombardamenti, si barcamena con il contrabbando di sigarette. Quando i suoi scagnozzi vedono sfumare un carico di tabacchi clandestini, decidono di acquistare in cambio cocuzze e cocuzzelle (zucche e zucchine) che iniziano a vendere in strada riscuotendo un inatteso successo. È infatti in corso uno sciopero agricolo e i vegetali  vanno letteralmente a ruba. Fiutato l’affare, Vito ordina di alzare
subito i prezzi e medita poi di lanciarsi, da avido ma incosciente imprenditore qual è, nel mercato ortofrutticolo. Alla sua prima trasferta in campagna, scoprirà che a gestire tutte le derrate di frutta e verdura è il boss campestre Salvatore Aiello (Decimo Cristiani) e questi  non ha alcuna intenzione di dividere la sua fortuna né il suo monopolio con nessuno, meno che mai con l’ultimo arrivato. La situazione si complica quando Vito incontra Assunta (Rosanna Schiaffino) giovane e sensuale vicina di casa, e decide di sposarla. Indebitatosi per coprire le spese del matrimonio e di un lussuoso appartamento nuziale, Vito deciderà, per non perdere un lucroso affare, di contravvenire ad un blocco dei raccolti ordinato da Ajello, mettendosi
così seriamente nei guai.
Realizzato con vera cura cinefila, il pregevole DVD paga il giusto tributo a un autore dal grande talento, fautore di un cinema culturalmente alto ma anche popolare e spesso orgogliosamente meridionalista, ben distante dai cliché del folklore e capace di mescolare informazione e affabulazione, lucide analisi e emozioni, per un rapporto con la realtà che non si direbbe mediato dal solo intelletto bensì anche profondamente viscerale e dall’estetica a tratti sontuosa.
Si veda ad esempio la millimetrica orchestrazione delle location, vere protagoniste ne La sfida, con i luoghi deputati ai traffici illeciti, ovvero gli ampi squarci urbani - eredità dei pesanti bombardamenti subiti da Napoli - e la campagna pianeggiante distesa sotto il sole del mezzogiorno, contrapposti a quell’ampio cortile del caseggiato in cui Vito vive con il suo numeroso clan familiare, luogo consacrato agli affetti e all’amore, che resta inviolato dalla camorra.
Vero e proprio palcoscenico aggettante sulla città, il cortile è un labirinto periglioso almeno quanto le dinamiche della malavita, da esso si dipanano scalette a chiocciola e ballatoi pronti a condurre il protagonista verso un’arena inattesa: quella terrazza riarsa dal sole, destinata a divenire testimone di una passione amorosa coreografata come un balletto, palpitante di un erotismo perturbante e potenzialmente esiziale.
Come di rado accade per la riedizione dei film del passato,  il dvd della Dolmen annovera una serie di extra di tutto rispetto. A partire da una lunga (di oltre un’ora)  intervista all’autore raccolta da Carlo Lizzani nell’ambito del progetto “Memorie del Cinema Italiano” (collana ideata e prodotta da Felix Film), dove è possibile avere un assaggio della fluvialità aneddotica che caratterizza Rosi quando parla del suo cinema. Concedendosi generosamente al suo interlocutore, l’autore ripercorre liberamente i titoli della sua carriera, ne spiega la nascita produttiva, l’urgenza creativa soggiacente e quella sua idea di cinema come strumento d’inchiesta e di conoscenza, che oggi annovera qualche filiazione e nessun vero erede.
Possiedono l’aura mistica di un reperto archeologico – e non a caso gli originali sono oggi al Museo del Cinema di Torino – invece le “Annotazioni manoscritte di sceneggiatura” capaci di entusiasmare il cinefilo archeologo, proprio per la loro ineludibile natura di frammento. Diverte poi riscoprire il linguaggio un po’ arcaico, specie per uno spettatore contemporaneo, del trailer destinato a sponsorizzare l’uscita del film nelle sale. Denominato giustamente “presentazione cinematografica” e dalla durata un po’ più estesa rispetto agli standard odierni, il filmato lascia scorrere alcuni dei momenti salienti della pellicola accompagnandoli con una voce tonante da cinegiornale che illustra la storia narrata (puntando soprattutto – buon vecchio marketing non mente – sulla love story tra i due protagonisti) e la cui perentorietà è ribadita dalle altrettanto pleonastiche didascalie.  Completano infine il reparto contenuti speciali : galleria fotografica, locandina originale e Filmografie.
Si  fa ancora più forte di fronte alla riscoperta di titoli come La sfida il rimpianto nello scoprire che non sono molti i film di Francesco Rosi a poter vantare un’edizione italiana  in dvd. La Dolmen, da parte sua, ha in catalogo anche Cristo si è fermato a Eboli e Salvatore Giuliano, ma molto resta ancora da fare e si auspica che quel Leone d’Oro alla carriera di fresca consegna – il primo della nuova gestione Barbera della Mostra del Cinema – possa esortare i distributori in tal senso.
Risulta ad esempio fuori catalogo il dvd di Cadaveri eccellenti (Cde), inesistente poi quello di Lucky Luciano (ne è in commercio una versione spagnola) e sarebbe forse ora di concedere al pubblico nostrano anche un’edizione Home Video (parliamo sempre di versione italiana, perché l’americana Criterion ce l’ha in catalogo da anni) de Il momento della verità, forse una delle più lancinanti, carnali e sconvolgenti riflessioni sulla messinscena e la morte. Non risulta poi in commercio uno dei capolavori indiscussi di Rosi, Le mani sulla città (anche per questo titolo bisogna ricorrere all’edizione Criterion), bruciante film-inchiesta sull’abusivismo edilizio a Napoli, con protagonista Rod Steiger; e sale ancora di più l’indignazione quando mentre la cronaca nera riporta di nuovi crolli nella città partenopea, la televisione di Stato preferisce mandare in onda altro anziché rispolverare il film. Ma evidentemente il cinema, e quello di Rosi in particolare, fa più paura dell’informazione codificata dei Tg, in grado di passare sempre agilmente alla prossima notizia.
Daria Pomponio

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