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sábado, 7 de noviembre de 2020

Giorni di gloria - Giuseppe De Santis, Mario Serandrei, Marcello Pagliero, Luchino Visconti (1945)


TITULO ORIGINAL Giorni di gloria
AÑO 1945
IDIOMA Italiano
SUBTÍTULOS Español
DURACIÓN 71 min.
PAÍS Italia
DIRECCIÓN Mario Serandrei, Marcello Pagliero, Giuseppe de Santis, Luchino Visconti
GUIÓN Umberto Calosso, Umberto Barbaro
MÚSICA Constantino Ferri
FOTOGRAFÍA Gianni Di Venanzo, Angelo Jannarelli, Giorgio Lastricati, Navarro, Giovanni Pucci, Arthur Reed, Massimo Terzano, Umberto della Valle, Giovanni Ventimiglia, Vittoriano, Michel Werdier, De West, Manlio
REPARTO Documental
PRODUCTORA Titanus, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI), Cinéac, Ministero delle Terre Occupate, Comando delle Divisioni Garibaldine Zone Valsesia, P.W.B. Film Division
GÉNERO Documental | Película de episodios. II Guerra Mundial

Sinopsis
El film muestra la vida de los partisanos antifascistas, los acontecimientos que llevaron a la liberación de Roma, entre los que están la masacre de las Fosas Ardeatinas, el proceso Koch y Caruso y el fusilamiento de estos, así como la reconquista de Milán con la unión de armas entre partisanos y aliados. (FILMAFFINITY) 

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Il film è la rievocazione dell'oppressione nazifascista dalle tristi giornate del settembre '43 alla liberazione del Nord. Ha inizio con la ripresa di alcune azioni di partigiani presso la linea del fronte; gli atti di sabotaggio provocano una reazione degli oppressori che incrudiscono le loro azioni di rappresaglia; ma la stampa clandestina anima e forgia gli spiriti della resistenza. Il massacro delle Fosse Ardeatine è riprodotto nella sua spaventosa tragicità. Gli eventi incalzano e nelle regioni che a mano a mano vengono liberate i colpevoli della lotta fratricida pagano il loro tributo alla giustizia.

Segnalazioni cinematografiche C.C.C., vol. XIX, 1945


L'idea di Giorni di gloria fu di Serandrei, proprio e soltanto sua, al contrario di quanto in giro si dice. Oltretutto egli montò tutto il materiale ed è quindi il maggiore artefice di Giorni di gloria, che è un film soprattutto di montaggio. Io mi occupai del montaggio con lui, e poi il mio ruolo fu quello di coordinare il materiale che, in massima parte, ci era stato fornito dalle formazioni partigiane del sud ma soprattutto del nord. Personalmente, girai tutto il pezzo delle Fosse Ardeatine, nonché le interviste ai famigliari dei caduti, con l'aiuto dell'operatore Carlini. Ricordo che alle Ardeatine, quando entrai là dentro e sentii proprio l'odore della morte, fui colto da una commozione talmente intensa che, appena stabilita l'inquadratura, dovetti uscirmene alla luce e lasciai il compito di proseguire a Carlini. Oltre a queste sequenze girai anche una azione del GAP, ricostruita. A Visconti si devono invece le riprese del processo di Carretta e del suo linciaggio che poté cogliere perché si trovava a passare da lì con la macchina da presa.

Giuseppe De Santis in L'avventurosa storia del cinema italiano, a cura di F. Faldini, G. Fofi, Feltrinelli, Milano 1979


Vuol essere, questo Giorni di gloria, la esposizione cinematografica della lotta partigiana e degli avvenimenti d'Italia dall'8 settembre sino alla liberazione del Nord: l'occupazione nazifascista e la nascita delle brigate partigiane, gli atti di sabotaggio, la stampa clandestina e l'eccidio delle Fosse Ardeatine, i processi e la fucilazione di Caruso, Kock e Scarpato, gli episodi di guerra aperta nell'alta Italia, la fine di Mussolini, la liberazione di Milano, l'inizio faticoso della ricostruzione. La narrazione dei diversi avvenimenti era condizionata, purtroppo, alla esistenza di materiale girato sul momento. Per cui alcuni episodi sono illustrati con maggiore ampiezza di altri, magari più importanti, ma dei quali i realizzatori del film non avevano a disposizione che qualche metro appena di pellicola impressionata o addirittura solo qualche incerta fotografia.
Comporre in un corpo coerente e compatto, dare unità stilistica e narrativa a un materiale così frammentario era compito difficilissimo. E bisogna riconoscere subito che i realizzatori del film (Mario Serandrei e Giuseppe De Santis) hanno, in genere, superato brillantemente ogni difficoltà. Così che la cronaca viva e dolente della lotta per il riscatto d'Italia vive, in tutta la sua umana e tragica verità, nelle sequenze di questo Giorni di gloria. Al quale presta un insolito e suggestivo e validissimo aiuto il commento parlato dovuto a Umberto Calosso e ad Umberto Barbaro.
Maggiori possibilità, maggiore spazio di tempo disponibile e soprattutto una più matura riflessione avrebbero evitato a Serandrei e De Santis alcuni fin troppo evidenti errori. I quali consistono sia in una difettosa struttura di montaggio che, a scapito della linea narrativa e dell'emotività del film, appare ansioso di utilizzare fin in fondo alcuni brani sia pure bellissimi che di per sé avevano già la compiutezza di un documentario (quelli di Luchino Visconti sul processo Caruso e, ancor più, quelli di Pagliero sulle Fosse Ardeatine); sia in inutili compiacimenti figurativi che accentuano ancor più la discrepanza esistente e visibile tra il materiale propriamente documentario e quello "ricostruito".
Ma, al di là delle incoerenze sintattiche e stilistiche, sta la violenza drammatica di gran parte di quelle immagini, cariche di una emotività così intensa e toccante da obbligare lo spettatore a stringere con le figurazioni dello schermo un patto inevitabile di partecipazione e d'amore.

Antonio Pietrangeli, "Star", n. 41, 9 novembre 1945


I partigiani, con indosso gli abiti e le armi che avevano in montagna e che ancora non avevano reso, ripetono per la macchina da presa i gesti e le azioni dei giorni di guerra, i momenti della vita al campo, del rancio, del tribunale partigiano. Altri episodi, più legati alla cronaca, sono girati da Luchino Visconti, a cui si devono le straordinarie riprese con suono diretto del processo Caruso, del "linciaggio" del questore Carretta, della fucilazione di Caruso e di altri fascisti, e Marcello Pagliero che girò le fasi del disseppellimento e del riconoscimento delle vittime delle Fosse Ardeatine. De Santis, da parte sua, gira alcune inquadrature di azioni di guerra partigiane totalmente ricostruite: suo è nel film, insomma, ciò che più evidentemente è finzione, messa in scena, e la cosa appare emblematica, sia per la carriera futura di De Santis sia per tutto il cinema italiano resistenziale. Giorni di gloria, anche se utilizza alcuni materiali Incom, è il segno vivente dell'impossibilità di fare in Italia un film realmente "documentario" sulla resistenza e sui suoi aspetti quotidiani. Gran parte dei documenti originali girati da operatori partigiani furono infatti subito sequestrati dal P W B americano ed è su questa assenza che il cinema resistenziale italiano si costruirà come cinema eroico, romanzesco, fatto di avvenimenti tutti eccezionali e incapace di indagare la quotidianità, le voci e i corpi della resistenza.

Alberto Farassino, Giuseppe De Santis, Moizzi, Milano 1978 

https://www.torinofilmfest.org/it/7-festival-internazionale-cinema-giovani/film/giorni-di-gloria/3340/

Il film è il montaggio di numerose sequenze e immagini fotografiche sulle distruzioni causate dalla guerra in Italia; sulle drammatiche condizioni di vita della popolazione; su personaggi e azioni dei fascisti e dei nazisti; su situazioni relative all´Italia libera. Ma i “giorni di gloria” sono quelli della Resistenza: ed è questo tema celebrativo a dominare il tono del film. Combattimenti partigiani contro gli occupanti, rastrellamenti, rappresaglie nazi-fasciste, tedeschi che si arrendono, attività clandestine nella città, lanci con paracadute di rifornimenti ai reparti partigiani; e infine la mobilitazione e gli scioperi che preannunciarono l´insurrezione e la liberazione, a opera dei reparti partigiani del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, delle grandi città del Nord: Genova, Torino, Milano, Venezia. Sono quindi sviluppati in particolare due episodi. Il processo a Pietro Caruso (girato da Visconti) è la cronaca vivacissima e drammatica del procedimento contro il questore di Roma, uno dei compilatori degli elenchi di ostaggi da trucidare alle Fosse Ardeatine; durante il processo - che si concluse con la condanna a morte per fucilazione - l´esasperazione popolare portò anche a uno sconvolgente atto di linciaggio (documentato dalla macchina da presa) contro uno degli arrestati, il direttore del carcere romano di Regina Coeli, Carretta. Il tema delle Fosse Ardeatine (con riprese dovute a Pagliero e De Santis) è documentato in immagini di tragica evidenza: il ritrovamento, la ricomposizione e il riconoscimento dei corpi dei 335 esseri umani trucidati dai nazisti e rimasti sepolti per mesi sotto tonnellate di tufo. Di particolare intensità sono anche alcune rare testimonianze sonore di donne parenti delle vittime. Una scritta finale chiarisce gli obiettivi del documentario: «A tutti coloro che in Italia hanno sofferto e combattuto l´oppressione nazifascista è dedicato questo film di lotta partigiana e di rinascita nazionale».

Film di montaggio coordinato da G. De Santis e montato da M. Serandrei (che ne fu anche l´ideatore) sulla Resistenza, dalle tragiche giornate del settembre 1943 fino all´aprile 1945. Prodotto da Fulvio Ricci per la Titanus e dall´Associazione Nazionale Partigiani d´Italia (ANPI). Commento non privo di enfasi retorica di Umberto Calosso e Umberto Barbaro. L´impostazione di fondo è quella di una sintesi patriottica e interclassista. La parte più debole è quella sulla guerra partigiana soprattutto per la (logica) scarsità del materiale di documentazione, in parte ricostruito. Il film conta per le immagini (girate da M. Pagliero) sull´apertura delle Fosse Ardeatine con i cadaveri dei 335 italiani uccisi per rappresaglia il 24 marzo 1944 e per le sequenze (girate da Luchino Visconti) del processo al capo della polizia Pietro Caruso e a Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli con le prime fasi del suo linciaggio. Fu proiettato in pubblico per la prima volta il 18 ottobre 1945 a Roma.
Morando Morandini, Il dizionario dei film

De Santis: Giorni di Gloria nasce in questo modo. Nel nostro gruppo c’era un grande montatore, Mario Serandrei, un uomo che nella storia del cinema italiano ha occupato un ruolo molto importante, anche se poi è ricordato meno di quanto si dovrebbe. Al pari di Libero Solaroli, direttore di produzione, della stessa formazione culturale, della stessa generazione. Così anche Serandrei era un uomo di grande cultura, di formazione culturale anche molto raffinata. Insomma, io e lui avemmo l’idea di metter insieme questo materiale che, ci dicevano, le varie formazioni partigiane avevano girato in Piemonte e in Emilia Romagna. In più anche gli Alleati avevano altro materiale girato. Mettemmo insieme questo materiale e decidemmo anche di far girare qualcosa che potesse rinvigorire o rinfrescare o dare forza. E decidemmo di fare un documentario. Questo a Roma, ancora prima della liberazione del nord. Però il film lo abbiamo fatto dopo, quando avevamo tutto il materiale. Comunque nasce a Roma, tutto a Roma, viene anche montato a Roma.

Ci sono anche alcune cose di finzione, girate da me. C’è un’azione dei GAP, fatta con degli attori, di finzione vera e propria. Poi c’è il processo Caruso girato da Visconti, già con un’idea televisiva. Visconti ebbe l’idea di mettere tre macchine cosa che allora nel cinema non si usava, ebbe questa bella intuizione per cui poteva stare sul primo piano di questo che veniva condannato alla fucilazione, poi c’era il padre di Berlinguer che leggeva la sentenza, e quindi avere tutti gli effetti e le cose che si vedono.

Io girai poi la parte delle interviste ai parenti fuori dalle Fosse Ardeatine. Non ebbi il coraggio di entrare dentro, perché avevo molti compagni e amici che erano stati fucilati, proprio non me la sentii di entrare dentro. Questo lo girò Pagliero, lui girò all’interno, io le interviste all’esterno. C’è una lunga carrellata che è mia. […] Devo dire una cosa, anche questo è bene che si sappia. Finito il processo Caruso ci fu un tentativo di linciaggio che noi girammo, che Visconti girò, interamente. C’è, negli archivi dellAnpi dovrebbe esserci, a meno che gli alleati non l’abbiano fatto sparire. Non ci sentimmo, onestamente, di montare quella roba, perché non ci sentimmo di mostrare questa folla imbestialita, questo corpo straziato. Giusto? Non giusto? Non le so dire, non so rispondere a questa domanda. Però il materiale c’era.

Gobetti: Io credo che questo sia il film più rivoluzionario che esista. Come struttura. L’idea di fare un documentario, un film, che non è un film a soggetto, con queste cose visive, nel 1945. Secondo me anche questa è la Resistenza. Se non c’era prima la Resistenza non poteva esistere un film del genere, che proprio nella sua insolita struttura ti suggerisce che, in un mondo nuovo, ci potrebbe essere un cinema diverso, nuovo.

Intervista video a Giuseppe De Santis realizzata il 17 giugno 1994 da Paolo Gobetti, Paola Olivetti, Giacomo Gambetti, Daniele Gaglianone

Mario Serandrei.
Giorni di gloria. Gli scritti. Un film
Il Castoro, 1999

http://www.luchinovisconti.net/visconti_sc_film/giorni_di_gloria.htm 

3 comentarios:

  1. Hola, antes que nada mi agradecimiento por tanto buen cine.
    Dicho esto, lo molesto con lo siguiente : el vinculo al enlace de la parte 2 me remite a la parte 3 ( por las dudas probé con la parte 3 por si estaban intercambiados, pero también me remite a esa parte) Cuando le quede bien, podría revisarlo? Reitero mi agradecimiento y le envío un afectuoso saludo.

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    1. Perdón por el error. Cambiado el enlace correspondiente.

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    2. Por supuesto que nada que perdonar. Mil gracias y un saludo

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