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miércoles, 14 de noviembre de 2012

Giorni e nuvole - Silvio Soldini (2007)


TÍTULO ORIGINAL Giorni e nuvole
AÑO 2007
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español (Separados)
DURACIÓN 115 min. 
DIRECTOR Silvio Soldini
GUIÓN Doriana Leondeff, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli, Silvio Soldini
MÚSICA Giovanni Venosta
FOTOGRAFÍA Ramiro Civita
REPARTO Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Rohrwacher, Carla Signoris, Fabio Troiano
PRODUCTORA Amka Films Productions / Lumière & Company / Radiotelevisione Svizzera Italiana
PREMIOS 2007: Premios David di Donatello: Mejor actriz (Margherita Buy) y Mejor actriz secundaria
GÉNERO Drama 

SINOPSIS Vito y Elsa, una pareja de clase media, se encuentran con dificultades que afrontar a raíz del despido de Vito de su antiguo y bien renumerado trabajo. Será difícil afrontar lo que les viene encima. (FILMAFFINITY)


Elsa e Michele sono una coppia colta e benestante sposati da vent’anni e con una figlia. La loro serenità anche economica ha permesso a Elsa di lasciare il lavoro e laurearsi in storia dell’arte. Ma improvvisamente la loro vita cambia: Michele le confessa di aver perso il lavoro…

Con Giorni e Nuvole Silvio Soldini affronta con grande onestà e semplicità il problema della precarietà del lavoro, uno dei più grandi dell’Italia dei nostri giorni, e lo fa affidandosi ad un realismo essenziale che riesce a convincere e ad emozionare dalla prima all’ultima scena. Merito della splendida sceneggiatura scritta dallo stesso regista insieme con Doriana Leondeff, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli, ma anche dell’interpretazione di due attori che si intendono alla perfezione e di una città, Genova, che mostra di sé due facce speculari: scontrosa e solitaria rappresentazione di un mondo grigio, quello dell’incertezza e della disistima di un uomo che perde lavoro e dignità, ma anche vitale e visionaria descrizione di un mondo colorato, quello degli artisti e di una donna che riesce a tener viva la fantasia.
Antonio Albanese si fa rappresentante del mondo grigio, attraverso Michele, un dirigente onesto e fedele ai propri principi che, pur di non piegarsi ai cambiamenti apportati all’interno della sua azienda, viene fatto fuori dagli altri soci. Senza un lavoro, Michele vede sgretolarsi una ad una le sue certezze, i suoi punti fermi, e ben presto la speranza iniziale di trovare un altro lavoro e «far tornare tutto come prima» viene sommersa dalla situazione nuova, del tutto sconosciuta, con cui l’uomo deve confrontarsi: il mondo del precariato, dell’instabilità che diventa protagonista involontaria del quotidiano, delle agenzie interinali e delle giornate piene che improvvisamente diventano vuote e interminabili. Il mondo grigio che rallenta e infine si arresta. Lo sguardo smarrito di Albanese, condensato di emozioni contrastanti che arrivano dritte al centro, racconta di una fatica estrema per tenere uniti almeno i rapporti più importanti, quelli veri ed autentici, con la moglie Elsa, di cui è teneramente innamorato, e con la figlia Alice, ventenne, con la quale scherza e litiga affettuosamente.
Ma l’amore da solo non basta a contenere gli effetti della perduta stabilità, e sentimenti come la vergogna, la sfiducia, la delusione e la rabbia per una vita agiata e serena che sfugge completamente di mano, provocano reazioni contrapposte, allontanano, separano, creano distanze e modi diversi di vedere e tingere il mondo. Quello di Elsa, Margherita Buy, si aggrappa al colore, non si abbatte, inventa nuove risorse e riparte da capo, mettendo da parte il lavoro non retribuito al restauro, o la gioia per la laurea nuova di zecca in storia dell’arte, senza per questo pretendere che non ne consegua sofferenza e frustrazione. Rimboccarsi le maniche, vendere la casa, osservare il proprio marito in fondo ad un tunnel di rassegnazione, sono per lei shock violenti ma mai del tutto destabilizzanti. E’ più che altro la perdita del rapporto che realmente terrorizza Elsa e Michele, anche se diversissimo è il loro modo di comprenderlo ed esternarlo.
Sinceri e spontanei nel bene e nel male, mai patetici nel crescendo delle difficoltà, persino comici e divertenti con misura e naturalezza, Albanese e Buy, così come i personaggi secondari, tutti tratteggiati con grande cura, sono i degni portavoce di una storia pulita, di un film sulla bellezza dei legami veri, e anche sulla fragilità che spesso li caratterizza in una società sempre più precaria, dove separarsi, perdersi, allontanarsi, può voler dire anche una possibilità per ritrovarsi e ripartire verso un “domani” nuovo, sconosciuto, forse migliore.
http://www.cinefile.biz/giorni-e-nuvole-di-silvio-soldini
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Intervista a Silvio Soldini
Giorni e nuvole.Come nasce l'idea del film e che tipo di sentimento lei e gli sceneggiatori volevate raccontare?
Michele ed Elsa conducono una vita agiata, sono il genere di persone che non pensa di poter avere difficoltà economiche o problemi di qualsiasi tipo. Quello che ho voluto raccontare è il loro stupore. Soprattutto Michele è così stupito da quello che gli sta accadendo che non sa come reagire, ne resta tramortito. Anche se il problema del precariato è al centro delle cronache, fino a quando non si è colpiti direttamente non ci si rende conto di cosa possa significare.Per me ogni film nasce dall'esperienza precedente. Dopo "Agata e la tempesta", così surreale, volevo fare un film che fosse dentro la realtà, al momento storico che stiamo vivendo . Inoltre mi interessava raccontare la relazione d'amore tra due persone che stanno insieme da tanto tempo.

Guardando il film si ha un'impressione di grande spontaneità degli attori. Avete fatto molte prove prima di girare?
Sì. Per arrivare a questa naturalezza ci vuole molto lavoro. Innanzitutto bisogna scegliere bene gli attori. E quando gli attori sono straordinari e generosi come Margherita, Antonio e gli altri, si può costruire qualcosa che ha un senso.

Genova è una città che ha una grande tradizione cinematografica ed è anche fortemente connotata come città operaia. Inoltre lei l'aveva già esplorata in "Agata e la tempesta". C'è un motivo particolare che l'ha spinta a tornare in questa città?
Il mio è un tipo di cinema che "consuma" le città. Le città sono molto presenti nei miei film, si sentono e si vedono molto. Dopo "Agata" mi era rimasto il desiderio di fare un film a Genova. Questo dipende anche dal mio modo di lavorare. Mi piace vivere nel luogo in cui sto girando perché mi consente di conoscerlo e di assimilarne gli umori. E' stato così anche in questo caso. Molte inquadrature del film sono state "rubate". Era sempre pronta una seconda camera e quando c'era qualcosa che ci colpiva o c'era una luce molto bella, io e Ramiro Civita, che ha curato la fotografia del film, la catturavamo. E' successo così per l'inquadratura iniziale del film, girata all'alba, mentre preparavamo un'altra scena. Insomma non ho deciso di andarci per il bagaglio storico di Genova, ma perché mi piaceva da un punto di vista pittorico.

In questo film è anche cambiato il suo stile di ripresa.
Penso che ogni film debba trovare il proprio stile. "Brucio nel vento" per esempio era un film che aveva delle origini letterarie e quindi esigeva ritmi diversi. Nel caso di "Giorni e nuvole" la storia imponeva che ci buttassimo nell'arena insieme ai personaggi. Con Raniero Civita abbiamo quindi deciso di usare la macchina a mano. Questo e l'uso del piano sequenza mi serviva per dare la sensazione di essere lì, insieme ai personaggi, mentre le cose stavano avvenendo. Non volevo che la messa in scena fosse visibile, la volevo precisa e rigorosa ma nascosta.

Si nota un'estrema cura anche nei personaggi di contorno.
Non credo che ci siano ruoli minori. Anche se un attore ha solo poche scene è importante definire perfettamente il suo personaggio per l'armonia del risultato complessivo. Pensiamo al cinema americano: lì non c'è mai nessuno fuori posto e certi personaggi minori restano impressi quanto i principali.Inoltre una delle cose che amo di più in questo mestiere è il lavoro con gli attori perché mi permette di scoprire molte cose e di sperimentarne molte altre. Per esempio con Giuseppe Battiston sono già al quinto film e ogni volta mi piace pensare ad un ruolo per lui e fargli fare qualcosa che non ha mai fatto prima. ...
http://www.italica.rai.it/scheda.php?scheda=soldini_giornienuvole_intervista&cat=cinema
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La famiglia di Michele conduce un'esistenza agiata, serena: la figlia ventenne, Alice, ha già una propria vita, mentre la moglie Elsa ha potuto lasciare l'impiego, senza disagi economici, per laurearsi in storia dell'arte. All'improvviso, tutto cambia: dopo due mesi di silenzio, Michele confessa ad Elsa d'aver perso il lavoro, d'esser stato escluso dalla società che egli stesso ha contribuito a creare. Il conto in banca inizia ad assottigliarsi a ritmo sostenuto, le crescenti difficoltà obbligano alla vendita della casa, i tanti colloqui sostenuti da Michele non sortiscono esito: lui si scoraggia, fatica a fronteggiare la nuova situazione mentre Elsa, dopo un primo momento di smarrimento, si dà da fare lavorando in un call center. E' la distanza fra i coniugi a crescere, a configurarsi nei termini di una vera e propria crisi: anche se, alla fine, pare aprirsi uno spiraglio per la speranza. Tornato, dopo le parentesi tra il comico ed il surreale di "Pane e tulipani" (2000) e "Agata e la tempesta" (2004), a un cinema calato nella realtà contemporanea e nelle sue problematiche, Soldini ritrova con questo "Giorni e nuvole" - presentato alla seconda edizione della Festa del Cinema di Roma - la forma migliore, la propria capacità di scandagliar la quotidianità con uno sguardo partecipe ed al medesimo tempo impietoso (la giusta distanza, direbbe Carlo Mazzacurati). Se la situazione di partenza è la stessa del bellissimo "A tempo pieno" (2001), differente è il modo di sviluppare la situazione: laddove Cantet sceglieva di concentrarsi sul tema dell'orario di lavoro che s'identifica in maniera patologica con "l'impiego del tempo", Soldini preferisce invece analizzare come la perdita del lavoro sottragga dignità e coraggio a chi la patisce, rischi d'alienargli finanche l'affetto dei cari, getti nello sconforto e nella disperazione. Magistrale è pure la raffigurazione dell'ambiente circostante, d'una esattezza sociologica che riporta alle algide atmosfere de "L'aria serena dell'Ovest", forse l'esito più valido del nostro. A completar la riuscita dell'opera, contributi tecnici di prim'ordine ed un cast affiatatissimo: su tutti, un Albanese giunto alla piena maturità d'attore ed una Buy che conferisce al proprio personaggio una misura di verità impressionante.
Francesco Troiano
http://www.italica.rai.it/scheda.php?scheda=soldini_giornienuvole&cat=cinema
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“Genova per noi” cantava Paolo Conte, ed una marcetta melanconica e triste ad accompagnare i due protagonisti del film di Silvio Soldini, Elisa (Buy) e Michele (Albanese) sono un coppia solida e benestante. Viaggi, cene, una figlia in fase di ribellione e la laurea appena conquistata da Elisa, sono le occupazionie e preoccupazioni di una vita sferzata solo dal vento di maestrale di una Genova affascinante nelle sue inquadrature dall’alto ma poco esplorata nei suoi famosi vicoli. Ma non divago oltremodo, dicevo di una vita con “giorni tutti uguali” ma dietro l’angolo? Certezze che come tessere del domino vanno giù, l’una dietro l’altra. Tuo marito, dirigente e socio di una azienda, non lavora da due mesi ed il non dirlo magari cela solo vergogna e senso di fallimento, scritto in faccia e nell’animo. Sparigliate sono le carte e pescarne una, buona, dal mazzo è una parola. Ciò che davi per scontato, rapporti, amore, denaro e futuro, tutto in discussione e rivela lati di ogni animo, misteriosi anfratti ove nascondiamo la nostra vera natura. Soldini è un artigiano di cinema sensibile ed ispirato, dirige due attori che, all’apparenza parrebbero assortiti malissimo, lui è un Antonio Albanese meravigliosamente in grado di rappresentare e cogliere il male del decennio forse, la disoccupazione per uomini e donne di 50 anni, la rassegnata indolenza che porta all’imponderabile. Lei è una Buy finalmente lontana dallo stereotipo di sè che, continuativamente, ripropone in tanti, troppi film, la donna sempre sull’orlo di crisi nevrasteniche. Qui è l’architrave di tutto, di sè, del marito, del futuro di essi. Le donne hanno viaggiato per millenni, forse, per ribadirci con i fatti che senza esse a questo mondo ci sentiremmo semplicemente inutili a noi stessi. Un film da vedere e gustare, sorseggiando un vino rosso delle Cinque Terre e pensando ad un sorriso lontano.
http://1filmalgiorno.wordpress.com/2012/07/02/giorni-e-nuvole-di-silvio-soldini-italia-2010/

«Era da un pò che volevo fare un film molto legato alla realtà, a questo momento storico. [...] Avevo proprio voglia di fare un film più piccolo, che si concentrasse su due personaggi principali e li seguisse da vicino.» Silvio Soldini

L'ultima pellicola diretta da Silvio Soldini racconta della precarietà, del dissolversi d'una normale esistenza d'una coppia borghese di fronte all'insicurezza generata dalla perdita del lavoro. Presentato all'ultima edizione del Roma Film Fest, ma a dire il vero la reale première è avvenuta in settembre al Toronto Festival Festival, il ritorno dietro la macchina da presa del regista milanese – a tre anni dall'ultimo “Agata e la tempesta” – sarà nelle sale da venerdì 26 ottobre distribuito da Warner Bros. Pictures.
Diciamo subito che il film è bello: ottimamente diretto, magistralmente realizzato e superbamente recitato dalla strana coppia Buy – Albanese. Strana coppia quella composta da Margherita Buy ed Antonio Albanese perché sarebbe stato più semplice immaginarli accoppiati in una commedia brillante e non in un dramma a sfondo sociale.

La storia
Elsa (Margherita Buy) e Michele (Antonio Albanese) sono una coppia benestante che vive a Genova in una bella casa. Sposati da vent'anni hanno una figlia, Alice (Alba Rohrwacher), che da poco ha aperto insieme al proprio compagno un piccolo bistrot. Lei ha lasciato il lavoro per cercare di portare a compimento un suo vecchio sogno, laurearsi in storia dell'arte, lui è un imprenditore occupato nell'azienda che ha fatto nascere e per la quale ha speso tutto il suo ultimo periodo di vita. Tutto tranquillo e sereno in apparenza, non fosse che Michele in realtà da due mesi ha perso il proprio posto di lavoro, estromesso dai suoi stessi soci per incompatibilità sulla gestione del business. Quando riuscirà ad avere il coraggio di raccontare alla propria compagna l'accaduto i due si troveranno a fare i conti con la precarietà, con la difficoltà a far quadrare le spese. Persa la sicurezza economica, tutto nelle loro vite sarà nuovamente messo in discussione.
Dovranno vendere la casa e trasferisi in un'abitazione assai più piccola e modesta per estinguere il mutuo che grava sopra di essa, venderanno la barca, ma soprattutto entrambi saranno obbligati a cercare un lavoro e qui il dramma sociale prende definitivamente corpo, perchè entrambi, raggiunta ormai la mezza età, sono manodopera di non facile collocazione.
Elsa con la pragmatica tipica del genere femminile saprà subito calarsi nella nuova condizione, mentre Michele sprofonderà progressivamente in uno stato depressivo d'immobilismo a causa delle enormi difficoltà incontrate nella ricerca d'un impiego.

Lo sguardo e l'amore
Il film ci racconta un'odissea d'inizio millennio d'una coppia alle prese con le difficoltà generate da un mercato del lavoro sempre più complesso e cinico, mettendo sotto la lente d'ingrandimento i comportamenti d'un uomo e d'una donna che disorientati cercano un nuovo equilibrio, una nuova stabilità. Con occhio simil-documentaristico Soldini confeziona un dramma della contemporaneità, attraverso uno sguardo etologico ed al contempo etnologico egli indaga i comportamenti d'una coppia paradigmatica dell'Italia d'oggi. Cinema sociale dunque, perché immerso completamente nei problemi della vita di tutti i giorni. Non è un caso allora che quel che capita al personaggio interpretato da Antonio Albanese ricordi scopertamente un film come “A tempo pieno” (di Laurent Cantet, 2001), uno dei massimi esempi cinematografici degli ultimi anni d'attenzione ai mutamenti in corso nel mondo del lavoro.
Ma Soldini non limita l'analisi ad una fredda elencazione di accadimenti, egli cerca le possibili soluzioni alla contingenza presenti nel profondo dei suoi personaggi, che segue con trasporto quasi amorevole nei loro mutamenti, nella loro traumatica esplorazione dei propri limiti e nella ricerca del senso d'un esistenza che non può esser trovato nel lavoro ma nella bellezza e nell'amore.
In apparenza ci troviamo di fronte ad un mutamento di stile e registro da parte d'un autore che ha spesso messo in scena piccole favole per adulti (“Agata e la tempesta” e “Pane e tulipani” su tutti), ma la durezza della storia narrata e l'attenzione nella rappresentazione del dolore e delle lacerazioni dei protagonisti lasceranno spazio nel finale ad un ritorno a territori più vicini alla poetica del regista. La contemplazione del bello e la fuga dal cinismo si paleseranno in una chiusura prossima all'autore ma distante rispetto al dramma messo in scena. Uno scollamento che potrà non convincere ma che conferma la validità dello sguardo soldiniano, che ormai maturo cerca il confronto diretto coi drammi contemporanei.

Buy – Albanese: la strana coppia perfetta
Le interpretazioni di Margherita Buy e Antonio Albanese sono superlative, favorite nella resa espressiva dall'uso ostinato del piano sequenza, riescono a giungere a notevoli gradi di realismo dando l'impressione esatta dell'intensità dei sentimenti evocati. Soprattutto Albanese riesce a dar corpo ad un personaggio di rara complessità, una maschera che sembra somatizzare in maniera progressiva il dolore che la nuova realtà gli ha fatto piovere dentro. E se la coppia Buy – Albanese fosse la versione aggiornata dell'archetipo iconico costituito da Monica Vitti ed Alberto Sordi?
http://kulturadimazza.ilcannocchiale.it/?yy=2007&mm=10
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Il film è la storia di una coppia in crisi a causa della perdita del lavoro di Michele, agiato impresario genovese, e delle conseguenti ristrettezze economiche alle quali i due non sono abituati. Ma a parte la storia, ciò che mi ha gradevolmente sorpreso del film è un’analisi (efficace e depurata da ogni preziosismo formale) dell’aumento costante ed irreversibile dell’entropia. L’approdo ad un mondo ordinato, che offriva certezze, mostrava i confini, accarezzava i sogni di chi ambiva a programmarsi un’immagine classica e sicura dell’universo, adesso non è più possibile. L’incipit in medias res può essere interessato da una dinamica in atto (sociale, psicologica) con rottura di un equilibrio costituito (come ad esempio un matrimonio e conseguente separazione) per arrivare al raggiungimento di un altro equilibrio (ad esempio la ricomposizione del matrimonio o la formazione di un'altra coppia); ma ciò non accade in Giorni e nuvole, perché l’entropia è irreversibile: troppa energia esterna per formare un nuovo equilibrio. La tendenza della materia al disordine segue il suo corso, lentamente, placidamente, senza finti patetismi, senza cliché irreversibili di situazioni usurate. Le immagini scorrono lentamente addosso agli interpreti, la macchina-a-mano si avvicina ai volti, scansando campi medi e lunghi, campi e controcampi, allo scopo di sottolineare l’avvento terrorizzante e spaventoso dell’entropia. La consapevolezza della perdita dell’indivisibilità del nostro mondo, la perdita delle certezze e dell’ordine mentale che ognuno tende a costruirsi inconsciamente, viene addirittura sottolineata da Elsa (una Margherita Buy in forma) nell’epilogo del film (“Credevo che noi due fossimo indivisibili. Ma non è così”). La capacità del film di portare questo tema dentro lo sguardo è tutta compresa nella capacità di stare vicino ai personaggi, restandosene adeguatamente lontani. Quando scrivo “vicino” intendo nel senso di sguardo “attaccato” soprattutto a Michele e alla sua perdita di ogni certezza, fino alla lenta e irreversibile disgregazione. Infatti il mondo si sfalda lentamente intorno a lui riducendosi in pezzi non più rimontabili. Come un profumo, prima al sicuro nella sua boccetta, poi, una volta aperto il tappo, evaporato nell’aria per perdersi nel caos. Il film è la storia di questo profumo, che una volta uscito s’impregna della puzza densa e impavida di ciò che sta fuori. La distanza dai personaggi si delinea nel momento in cui lo sguardo si posa sulla vista di una Genova quasi metafisica: un guardare lontano; un campo che abbraccia quasi l’intera città e il suo traffico e il suo porto. La città distante, prima emblema del mondo da prendere con una sola mano, adesso è un oggetto, bellissimo e depurato, che mostra la sua estraneità classica. La città vera è quella che scorre ai lati del motorino guidato da Michele, del manager trasformatosi in fattorino, una città irrazionale e antinaturalistica, colta attraverso lo stato d’animo del protagonista. Lo sguardo ravvicinato (che rende bene un’estetica dell’angoscia e della sofferenza) si contrappone allo sguardo distante (come una pausa che mostra una città lontana e allo tesso tempo “irreale”) fino all’epilogo, quando l’immagine rimane sospesa nel mostrarci Michele ed Elsa inquadrati dall’alto, sdraiati e quasi confusi sul pavimento, colti nell’atto di contemplare l’affresco ritrovato del Boniforti. L’universo si sta disgregando (almeno così dicono la maggioranza dei fisici) e non era certo lo sguardo di Soldini a poterlo ricomporre solo per ammiccare al pubblico. La tragedia incompiuta è tutta nell’immagine sospesa, fuori dal tempo, di una coppia divisa e non più ricomposta, una coppia che non è più una coppia, ma due distinte molecole. Il caos è il loro futuro.
http://cinemante.blogspot.com.ar/2007/10/giorni-e-nuvole-silvio-soldini-2007.html

8 comentarios:

  1. Disculpa pero, ¿podría ser que se te haya olvidado adjuntar los subtítulos?...

    Por lo demás, gracias de nuevo por la ingente labor !
    Saludos.

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  2. Insisto !
    A pesar de que pones "SUBTITULOS Español (Separados)"
    ...los subtítulos no están !

    Saludos.

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    Respuestas
    1. Perdón por la omisión, colocados los subtítulos.

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  3. Hola Amarcord, Soldini es un director que tiene un poco de todo y esta parece de lo más interesante para ver en estos momento, justamente por el descalabro económico de las economías europeas

    Gracias por la peli, pero, es cierto, no están los subtítulos que se anuncian en el post

    Saludos y suerte!

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  4. Muchas gracias y perdón por la insistencia pero es que la peli me interesa especialmente.
    Saludos !

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  5. Película excelente !
    Quedé, nuevamente, embelesado por Margherita Buy...
    Gracias nuevamente por estas aportaciones impagables !

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