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jueves, 30 de diciembre de 2010

Il giardino delle delizie - Silvano Agosti (1967)


TITULO Il giardino delle delizie
AÑO 1967
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español, francés e inglés (Separados)
DURACION 95 min.
DIRECTOR Silvano Agosti
GUION Silvano Agosti
PROTAGONISTAS Evelyn Stewart, Lea Massari, Maurice Ronet, Franco Bertoni. GENERO Dramático

SINOPSIS Carlos y Carla están en viaje de bodas. Ella embarazada de tres meses, él, furioso por un matrimonio impuesto por la conveniencia, evoca el pasado y medita sobre "El jardín de las Delicias" de Hieronymus Bosch, querido por los surrealistas. Mientras ella tiene una hemorragia, él pasa la noche con una bella desconocida. Debut de Silvano Agosti, responsable también de la escenografía y del montaje, con un drama de corte psicoanalítico cercano más a Bergman y a Bellocchio que a Fellini. Solamente en parte logra adecuar los elementos expresivos al ambicioso tema de una represiva educación católica.

Film fuertemente censurado (18 minutos) en Italia. Vencedor del primer premio del público en el Festival cinematográfico de Pesaro (Italia), fue elegido como uno de los diez mejores films del año en la exposición Universal de Montreal en 1967. El jurado estaba compuesto por: Jean Renoir, Fritz Lang, John Ford, Glauber Rocha, Dusan Makaveiev y Monte Hellman.

Enlaces de descarga (Unir con HJ Split)
Subtìtulos (Español)

Il poetico Agosti gira nel 1967, in epoca precedente alla legge sul divorzio, questo suo primo straordinario lungometraggio incentrato sulle due notti susseguenti al matrimonio di Carlo e Carla, coppia ordinaria, apparentemente radioso prodotto di una vincente borghesia, allevata nel rigoroso rispetto delle convenzioni sociali e morali universalmente riconosciute.
Nel film emerge e deflagra il disagio esistenziale del protagonista, interpretato da un meraviglioso Maurice Ronet, vittima suo malgrado di una rigida educazione schizofrenicamente ambigua, che provoca nella sua psiche diversi nodi irrisolti.
Si tratta di un film molto complesso, personale e toccante, in cui ogni sequenza non è messa a caso, ma profondamente sofferta e pensata, in cui si assiste ad un continuo alternarsi di passato e futuro e di mondo fenomenico e immaginazione. Agosti, sin dal suo esordio, si dimostra un virtuoso del montaggio e riesce a comunicarci con esso, veramente, una miriade di messaggi…nel tentativo di parlare del film mi sono infatti dissolto nei sottili rivoli di senso a cui portano le sue fulminanti immagini, vero e proprio flusso di coscienza psichico e psicanalitico, materializzato in celluloide.
Il funambolico intreccio tra fantasia e realtà, tra reminescenze traumatiche dell’infanzia e immagini preveggenti della futura vita coniugale, ci mostra come la vita del protagonista sia in realtà sequestrata entro un percorso a priori preordinato e scontato, in cui egli è stato addestrato a “comportarsi come un cane da circo”, praticamente docilmente ammaestrato a camminare sulle zampe posteriori.
Centrale nel film è il tema del peccato e della conseguente punizione, che letteralmente ossessiona l’incolpevole protagonista, vittima di un’educazione spirituale fondata sulla pratica della repressione e sul permanente rinvio della soddisfazione del piacere. Ciò che emerge è il conflitto fra l’anèlito di libertà del singolo e le soffocanti gabbie (matrimonio, famiglia borghese, riti religiosi) che, incessantemente, il potere gli erige attorno.
Lo stile delle splendide inquadrature di Agosti è estremamente concentrato sul particolare, consapevole di come dalle impercettibili sfumature degli atteggiamenti fisici dei suoi personaggi e parallelamente dai loro occhi, vero e proprio specchio dell’anima, si possano cogliere molte più informazioni e verità, che dalle loro parole ormai svuotate di senso, in quanto inesorabilmente obbedienti a rituali e circostanze prefissati.
Uno dei temi che ha scatenato contro Agosti gli strali del potere religioso e politico, all’epoca dell’uscita della pellicola, è stato il mostrare una volta per tutte ed inequivocabilmente l’ipocrita binomio fra un atteggiarsi esteriormente sessuofobo delle istituzioni che presiedono all’educazione formativa del bambino (chiesa, scuola e famiglia), e la paradossale recondita pratica morbosa e violenta della sessualità stessa da parte di coloro che di quelle istituzioni sono esponenti e sostenitori (il padre che costringe la madre a un rapporto sessuale forzato e violento, il prete che dà a Carlo una carezza un po’ troppo ambigua subito prima di punirlo, la traumatica esperienza scolastica in cui Carlo subisce le avances sessuali del suo maestro…).
L’attacco frontale al matrimonio (e a tutte le convenzioni sociali e religiose che si porta dietro) è implacabile, nel ripercorrere gli impeccabili rituali viene selvaggiamente evidenziato l’elemento di insanabile frattura…il protagonista è ammalato di una malattia esistenziale, ormai incurabile, sicuramente causata dagli equivoci messaggi di una società repressiva, autoritaria ed ipocrita. Tenta di opporsi in molti modi, posseduto da una rabbiosa insofferenza, ma il suo coinvolgimento nelle maglie perverse del sistema è talmente avanzato che il suo destino è comunque ineluttabilmente segnato. La moglie, incinta di tre mesi, è invece ormai definitivamente un burattino del sistema, un’attrice perfettamente in parte nella sciatta banalità del quotidiano, che in ogni situazione rispetta le regole e i rituali prestabiliti…alla domanda innervosita di lui sul perché legarsi a doppio filo per tutta una vita…lei risponde candidamente “Carlo, io non lo so, ma se si è sempre fatto vuol dire che un senso c’è”. A tal proposito viene ad essere geniale l’utilizzo del rumore dello sciacquone guasto del water, come accompagnamento costante alla prima notte di nozze dei due sposini.
Magnetica ed enigmatica la figura della silenziosa donna coi capelli neri, d’aspetto antitetica alla bellissima bionda moglie, in realtà chimera di libertà, materializzazione della soddisfazione del famelico desiderio di Carlo, che si evidenzia in una pulsante sequenza in cui i due hanno un proibito e lacerante rapporto, “girato con affannosi primi piani su toni drammatici, quasi infernali”. La punizione non tarderà ad arrivare…(ma non la svelo per non rovinarvi la visione).
Altra mirabolante sequenza è quella della danza gioiosa e spensierata, al ritmo di un’ipnotica musica beat, dei giovani sulla spiaggia che viene intercettata da una irreprensibile processione. Il contatto tra i due mondi porta all’interruzione della danza da parte dei ragazzi alla ricerca di un qualche tipo di scambio comunicativo, mentre la processione continua ottusamente la sua marcia, e questo la dice lunga sul diverso grado di apertura mentale…
E ovviamente punto di partenza e di arrivo del film è “il giardino delle delizie” di Bosch, vero e proprio summa di tutto ciò che possono essere i rapporti umani.

4 comentarios:

  1. Grazie Mille. finalmente qualcuno che si è reso conto che mediafire è il sito migliore per il file hosting: più lento di rapidshare ma senza le limitazioni al download multiplo! Blog Grandioso.

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  2. I link Mediafire sono morti. E' possibile, per favore, sostituirli con Zippyshare ? Molte grazie e complimenti per questo bellissimo blog che ho appena scoperto :-)

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    1. Empezamos mal.
      No encuentro donde guardé esta película. Apenas la localice vuelvo a colocar nuevos enlaces.

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    2. ¡Encontrada!
      Cambiados todos los enlaces.

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