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lunes, 27 de diciembre de 2010

La Bella Vita - Paolo Virzi (1994)


TITULO La bella vita
AÑO 1994
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION 92 min.
DIRECCION Paolo Virzì
GUION Francesco Bruni, Paolo Virzì
FOTOGRAFIA Paolo Carnera
ESCENOGRAFIA Attilio Caselli
VESTUARIO Maria Giovanna Caselli
MUSICA Claudio Cimpanelli
MONTAJE Sergio Montanari
PRODUCCION Time International
GENERO Comedia
PROTAGONISTAS Claudio Bigagli, Sabrina Ferilli and Massimo Ghini

SINOPSIS Storia di un triangolo sentimentale nella Piombino del 1992: lui è un cassintegrato delle acciaierie con velleità d'imprenditore, lei commessa di supermercato con pruriti alla Bovary e l'altro un fatuo imbonitore televisivo. Ci sono pulizia descrittiva nell'analisi del malessere – antropologico e culturale prima che sociale – del ceto operaio che ha smarrito la propria identità, un trio di attori che funzionano, comprimari con le facce giuste, ma anche una certa mancanza di energia narrativa, visibile specialmente nella ricerca annaspante di un finale.

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La bella vita sottolinea la duplice valenza della narrazione fin dal titolo. Fare la “bella vita” è un modo di dire popolare che sottintende un’esistenza priva di preoccupazioni. Per l’opinione pubblica chi, come Bruno, è in cassa integrazione e non lavora, percependo ugualmente parte dello stipendio, è uno che conduce una ‘bella vita’. Così come Mirella, scegliendo di diventare la compagna del noto presentatore locale, non può che avere optato per una ‘bella vita’. Virzì ci dimostra che non è così e per raccontare la sua storia decide di ambientarla, in modo non casuale, a Piombino. Sull’“Enciclopedia della geografia-Compact” , edita da De Agostini, alla voce Piombino si legge quanto segue: “Città (comune di 13O,13 km2   con 39.OOO abitanti), 81 km a SE del capoluogo Livorno, a 21 m all’estremità meridionale del promontorio omonimo di fronte all’isola d’Elba, con la quale è collegata da regolare servizio di battelli. I suoi grandi impianti siderurgici ne fanno uno dei centri più importanti della lavorazione del ferro. Agricoltura, pesca. È l’antica Falesia, porto di origine romana. “ Queste brevi note consentono di comprendere come la scelta dello sceneggiatore-regista sia efficace. In un luogo solo si possono concentrare più elementi utili alla narrazione. Piombino è una città di antiche tradizioni culturali che ha vissuto nel suo tessuto sociale, in modo più profondo che altri luoghi, le lacerazioni prodotte dalle profonde modificazioni dell’industria. La classe operaia locale, all’avanguardia da sempre nelle lotte sindacali (famosa la proclamazione di un ‘soviet’ in occasione dell’attentato a Togliatti), ha subìto forti contraccolpi dalle riconversioni degli impianti. La   cittadina   però   sorge   sul   mare   e   ha,   seppure   in   misura   molto   ridotta, un’attività di tipo turistico. L’isola d’Elba, che le sta di fronte, può diventare il luogo classico da cui partire e a cui fare ritorno per la protagonista Mirella. È in questo contesto che Virzì racconta la storia del ‘farsi’ e del ‘disfarsi’ di una coppia, senza mai dimenticare il contesto sociale facendo abilmente ricorso alla voce narrante di Bruno. È una storia di licenziamenti e di trattative,   di   scioperi   che   non   arrivano   a   ottenere   i   risultati   sperati   e   di giapponesi che ‘insegnano’ come ottimizzare la produzione. La sceneggiatura si muove costantemente in equilibrio tra cronaca e racconto anche se è la prima a costituire una sottotraccia che, apparentemente tenuta ai margini, si interseca nel racconto commentandolo facendo sapiente uso di incisi. Nel contesto provinciale e operaio in cui Bruno e Mirella vivono, la televisione ha un peso determinante. Si osservino in proposito (oltre all’evidente ‘peso’ assunto dal personaggio di Gerry Fumo) le occasioni in cui il televisore compare e le reazioni degli astanti. Illuminante in proposito (quasi una sorta di ‘morale’ del film) la battuta della sindacalista che afferma che una volta l’operaio si cantava nelle canzonette mentre oggi fa calare l’audience in tv. Quella che emerge in modo netto è la perdita dell’identità e dell’orgoglio di classe. Ciò che resta ben ferma è la coscienza del fatto che il mondo sta cambiando è non si lascia costringere entro chiavi di lettura precostituite. Tutto ciò si riflette nel percorso che Bruno compie all’interno del suo ‘privato’. Troppo concentrato sui calcoli per la liquidazione per accorgersi della relazione iniziata dalla moglie prima.   Troppo   sofferente   poi   quando   la   relazione   di   Mirella   con   Gerry   fa esplodere la convivenza matrimoniale procurandogli un attacco cardiaco. Nel sottofinale sono in due a tentare di rimettere insieme i cocci di un legame che non c’è più così come non è rinsaldabile il rapporto tra operai e fabbrica. Ognuno con le proprie ferite, i due cercheranno di ripartire da soli conservando (nell’epoca dei fax e dell’internet) il tenue legame di lettere in cui raccontarsi le poche novità della vita. La ‘bella vita’ quindi si trova, in un film che è omaggio allo stile di scrittura della   commedia   ‘all’italiana’   degli   anni   Sessanta,   anche   a   rinviare   la memoria dello spettatore a La dolce vita di Fellini. Come quel film, con il suo titolo volutamente fuorviante, dava una forte scossa all’autocompiaciuta civiltà del boom economico, così Virzì (senza pretese di assurgere al capolavoro) racconta di un Belpaese che non è poi così bello. Anche qui, però,   il   regista   compie   una   scelta   in   controtendenza   scritturando   per   il ruolo di Mirella, cassiera alla Coop, la bella e prorompente Sabrina Ferilli. Solo l’aspetto esteriore è florido o stravagante (vedi l’orecchino di Bruno) in questa ‘tranche de vie’. Le abitazioni sono più che dignitose ma i tracolli (di lavoro, di affetti, fisici) sono sempre in agguato. La speranza di poter ricominciare non viene meno ma la riconversione sta più nel sorriso di un immigrata dell’Est che non nell’effettivo raggiungimento di una stabilità economica. Paolo Virzì nasce a Livorno il 4 marzo 1964. Diplomatosi al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove è allievo di Furio Scarpelli, ha svolto prima di questo film attività di soggettista e sceneggiatore sia per il cinema che per la televisione. È autore, tra l’altro, del soggetto di Turné di Gabriele Salvatores e di quello di Centro storico di Roberto Giannarelli. Sono suoi inoltre il soggetto e la sceneggiatura di  Condominio di Felice Farina e la sceneggiatura di Tempo di uccidere di Giuliano Montaldo e di Una questione privata di Alberto Negrin. La bella vita costituisce il suo esordio nella regia.

6 comentarios:

  1. El enlace 001 está "Invalid or Deleted File".
    Si le fuera posible corregirlo se le agradecería.
    Le felicito y le quedo muy agradecido por el enorme trabajo que realiza en su blog.

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  2. Cambiados los enlaces en Mediafire (Espero que duren)

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  3. Hasta hoy están durando.
    Gracias por arreglarlo.
    Le felicito y le agradezco el enorme trabajo que realiza.

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  4. link off!
    tem como repostar ?
    abraços

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