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martes, 1 de noviembre de 2011

Il futuro e donna - Marco Ferreri (1984)


TITULO Il futuro è donna
AÑO 1984
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Si (Separados)
DURACION 101 min.
DIRECCION Marco Ferreri
GUION Marco Ferreri, Dacia Maraini, Piera Degli Esposti
FOTOGRAFIA Tonino Delli Colli
MONTAJE Ruggero Mastroianni
PRODUCCION ACHILLE MANZOTTI PER FASO FILM (ROMA), UGC SA (NEUILLY SUR SEINE), TOP N. 1 (PARIGI), ASCOT FILM (BERLINO)
GENERO Drama
REPARTO Ornella Muti, Hanna Schygulla, Niels Arestrup, Maurizio Donadoni, Ute Cremer, Michele Bovenzi, Christian Fremont, Giorgia Trasselli, Patti Vailati, Alessandra Marozzi, Claudio Bultrini, Isabella Biagini, Girolamo Marzano

SINOPSIS Una coppia senza figli incontra una giovane donna, Malvina, incinta di sei mesi. Strani legami legano il terzetto. Morto l'uomo accidentalmente, Malvina mette al mondo un bambino che consegna all'amica. Come il solito nel cinema di M. Ferreri, il contenitore scenografico della storia (una futuristica megalopoli dove coabitano Palermo, Milano, Ferrara, discoteche emiliane, supermercati lombardi) è suggestivo, ma dentro si muovono fantasmi impacciati dalle catene dell'ideologia. Fin quando mostra, funziona; quando comincia a dire, ristagna e affonda. Il solo modo di divertirsi è leggerlo in chiave di fumetto ironico-grottesco.


Trama del film Il futuro è donna:
In un'affollatissima discoteca, Malvina - una ragazza incinta di sei mesi - viene molestata e sballottata da un gruppo di ragazzi. Anna, la salva e se la porta a casa, dove lei e suo marito Gordon la ospitano per una notte. Poiché si tratta di una vagabonda molto invadente, i due la mandano via, ma poi è Anna stessa a cercarla di nuovo. Così Malvina si installa in casa loro e viene a stabilirsi tra i tre uno strano, ambiguo rapporto. Anna, che non ha avuto bambini, vede nel non lontano lieto evento dell'amica la "sua" maternità. Giorno dopo giorno le due donne sono sempre più legate, mentre Gordon - uomo fragile quanto possessivo - non può che constatare la propria graduale, ma inarrestabile, emarginazione. Un giorno, mentre il terzetto assiste ad un concerto rock, un gruppo di giovani sprovvisti di biglietto irrompe nel palasport: nel corso di violenti disordini, Gordon viene duramente colpito alla testa, e perde la vita mentre sta cercando di proteggere il ventre di Malvina. Ma il nascituro è salvo. Ora le due donne stringono ancora di più il loro rapporto. Lasciata la città, si fermano in una località marina. Lì nascerà il figlio di Malvina. Ma, non essendo null'altro che una nomade, Malvina se ne andrà tranquillamente, ben lieta di lasciare nelle trepide mani di Anna - e cioè della "mamma" - il suo ignaro rampollo.

CRITICA:
"Anna è Hanna Schygulla (delusa, irritata o incantata secondo copione: ma l'attrice ha dato altre prove ricche di umori; nel film sembra talvolta perfino imbambolata e per di più è doppiata da una voce assolutamente inadatta al suo calibro fisico e di artista). Ornella Muti è Malvina (un po' massiccia in scena, né certo a causa della sua autentica gravidanza, proterva, seducente e irresponsabile quanto il ruolo richiede), mentre è adeguata la interpretazione dello sfortunato Gordon (Niels Arestrup), schiacciato letteralmente fra le due donne ed esangue coagulatore di smanie erotiche e di nevrosi esistenziale." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 98, 1985)
fonte "RdC - Cinematografo.it"
http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=5601&film=Il-futuro-e-donna



Recensione di Andrea Turetta
Una coppia senza figli incontra una giovane donna, Malvina, incinta di sei mesi e tra i tre si crea un rapporto anomalo che dovrà passare attraverso delle dure prove e situazioni drammatiche… I film di Marco Ferreri hanno da sempre fatto discutere e non mancano di situazioni quantomeno curiose, e questo futuristico “Il futuro è donna”, uscito nel 1984, non fa eccezione. Si parte già da una discoteca che, per l’epoca poteva apparire come lo specchio del futuro, vuoi per l’abbigliamento di chi ci andava, vuoi per le luci particolari… da lì parte un rapporto a tre che non si sa bene dove potrà portare. Un rapporto ancora più complicato in quanto, Malvina, aspetta un bimbo… Ecco, Ferreri dimostra di non aver timore nel portare sul grande schermo il volto e le forme di una donna che aspetta un bambino e che non ha timore di vivere la sua maternità, senza un compagno (sia pur appoggiandosi ad una “nuova famiglia”…).
Difficile far entrare in un preciso genere questa pellicola… ci sono scene d’amore, altre drammatiche… Sembra comunque che Ferreri amasse estremizzare alcuni comportamenti umani e sociali quantomeno evidenziarli. Non sempre, è chiaro dove volesse dirigersi ma comunque, qualcosa è sempre riuscito a trasmettere a critica e pubblico. Anche questa sua opera può almeno a tratti apparire astratta ma comunque lo stile e la tecnica rimangono quelle riconosciute in Ferreri. Da notare che, in questo film recitano le due attrici che forse lui ha più apprezzato: Ornella Muti ed Hanna Schygulla.
La comparsa di una terza persona finisce ovviamente per mettere un po’ di scompiglio nella coppia preesistente. Marco Ferreri prova ad analizzare il tutto in maniera originale grazie anche al soggetto di Dacia Maraini (ed alla sceneggiatura firmata Maraini/degli Esposti). Vi è nel film la richiesta di una completa indipendenza sentimentale da parte dei protagonisti principali, lontana dal pensare comune e da istituzioni, preclusioni o regole stabilite. Il rapporto che viene a costituirsi tra i tre, sfugge alla catalogazione. Un rapporto libero un po’ come svincolato, ha sempre dimostrato di essere il regista. Tutti gli attori ed attrici se la cavano bene. La Muti lo ha girato tra l’altro, quando era effettivamente incinta… Forse è il finale a spiazzarci, probabilmente avremmo pensato che per il bambino ci fosse un futuro diverso, con chi fortemente l’aveva voluto. Ma a ben pensare, questo potrebbe anche essere un atto d’amore verso una donna che ha perso il suo uomo e forse, la speranza di avere un proprio figlio.
http://www.babylonbus.org/2010/10/28/marco-ferreri-%E2%80%93-il-futuro-e-donna/

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Il cinema di Marco Ferreri: l’uomo, la donna, la bestia
di Maurizio Buquicchio

Verso la fine degli anni ’40, Marco Ferreri lascia gli studi di veterinaria per dedicarsi al cinema.
La tentazione di stabilire un legame fra questo noto passaggio della sua biografia, e una peculiare predilezione per le figure pertinenti al mondo animale, è irresistibile: basta scorrere la filmografia dell’autore per rintracciare il percorso di una vera e propria tassonomia animalesca (dalla balena bianca de Il seme dell’uomo, 1969, al King Kong arenato sulla spiaggia di Ciao maschio, 1978).
Nei titoli delle prime pellicole italiane è già possibile intravedere uno dei temi fondamentali in tutta l’opera di Ferreri: la donna-animale o donna-bestia.
L’ape regina (1963, in seguito ribattezzato Una storia moderna dalla censura), primo lungometraggio italiano dell’autore, e La donna scimmia (1964), richiamano immediatamente quello che viene considerato il poema fondante di un ricco filone, come quello della misoginia letteraria.
Ci riferiamo al più noto dei brani di Semonide di Amorgo (poeta lirico del VII secolo a.C.), il cosiddetto Giambo contro le donne, o Il Biasimo delle Donne.
In esso, Semonide cataloga le donne in dieci tipi generali, derivati ciascuno da una differente razza animale, dalla terra, e dal mare, di cui vengono riprese di volta in volta, comparativamente, le caratteristiche.
Come Esiodo, anche Semonide si fa portavoce della diffusa tradizione misogina, con un lungo giambo, dedicato proprio all’origine del genere femminile, ma decisamente più articolato rispetto alla storia esiodea di Pandora. Fra gli archetipi tratteggiati dal poeta, spiccano proprio la donna-scimmia, la peggiore, quella brutta, derisa da tutti e astuta nel male, e la donna-ape, l’ultima, unica figura positiva della tagliente satira antifemminile. Allo stesso modo, è possibile rintracciare nelle figure femminili ferreriane altri paralleli con il poema: una donna-cagna (la Deneuve de  La cagna, 1972) e una donna-cavalla (la Schygulla di Storia di Piera, 1983, connotata della propria animalità dall’epiteto “forte come una cavalla”).
Il legame fra la figura di Maria, protagonista de La donna scimmia (ispirata a Julia Pastrana, donna gorilla morta durante il parto agli inizi del novecento), e quella descritta da Semonide, si fa evidente nei versi del poeta:
Bruttezza oscena: va per la città
una tal donna e fa ridere tutti.
È senza collo, si muove a fatica,
niente natiche, tutta rinsecchita.
Povero chi l’abbraccia, un mostro simile.
Osserva Alberto Scandola nel suo Castoro su Ferreri: «L’ape regina e La donna scimmia. I titoli non ingannano: la donna è fin da subito un animale aggressivo e selvaggio, capace di mimetizzare la propria natura barbarica nella gabbia delle convenzioni sociali».
In molte esternazioni, Ferreri sottolinea l’importanza del periodo spagnolo nel consolidamento della propria visione: «L’unico periodo di lettura è stato il periodo spagnolo: praticamente conosco più i classici spagnoli che autori italiani o francesi».
È nota, l’importanza del filone letterario misogino nella cultura spagnola: ci riferiamo ai canzonieri medioevali castigliani, nonché a Garcia Lorca, da cui Ferreri trasse Yerma (1978).
Nonostante ciò, come vedremo, la misoginia di Ferreri non consiste in un odio (misein) per la donna (gyne). Essa risiede altresì nella presa di coscienza forte, di un punto di vista fatalmente legato al retaggio di una cultura maschile.
Nel primo lavoro italiano, l’episodio del film collettivo Le italiane e l’amore, dal titolo Gli Adulteri (1961), Ferreri realizza una sceneggiatura che ha per tema l’aborto. Sarà Zavattini, a capo del progetto, ad impedirgli di filmare questo soggetto perchè trattato in modo reazionario, contrario allo spirito del film. La condanna dell’aborto vista da Zavattini, e mai confermata da Ferreri, stonerebbe con un’epoca di donne, cui la sola società maschile predica l’emancipazione. «È la donna apparentemente liberata - scrive Baudrillard ne La società dei costumi - che si confonde con il corpo apparentemente liberato. Si dà da consumare la Donna alla donne, i Giovani ai giovani, e in questa emancipazione formale e narcisistica si riesce a impedire la loro libertà reale».
La sensibilità dell’autore nei confronti del mondo femminile, è evidente nella ricorrenza della donna in numerosissimi titoli emblematici: Non toccare la donna bianca (1974), L’ultima donna (1976), Yerma (1978), Storia di Piera (1983), Il futuro è donna (1984).
Nel 1978,  l’autore dichiarerà: «Per le donne c’è il problema di ricostruire la loro vecchia identità, prima ancora di inventarsene un’altra nuova. Ma penso che la posizione della donna sia molto più vitale di quella dell’uomo, perchè più cosciente e combattuta. Mentre l’uomo si sgretola, la donna diventa più potente, cresce».
Ciò risalta proprio nello specchio delle figure maschili ferreriane, decadenti: mentre il corpo del maschio si autodistrugge (vedi le ricorrenti immagini di castrazione nell’opera di Ferreri, o la regressione allo stadio infantile) quello della donna assurge, col passare dei film, allo statuto di icona animale, idolatrata da maschi di cui, oltre a prosciugare la linfa vitale (L’ape regina), divora l’identità. Oltre che all’uomo-fuco, interpretato dal Tognazzi de L’ape regina, pensiamo alla lotta contro il vuoto e alla catalogazione, come ultima illusione di fermare il tempo ne Il seme dell’uomo. La battuta più emblematica è però in Ciao maschio, laddove Flaxman, figura decadente e malinconica, afferma: “l’impero del maschio è finito, i barbari sono alle porte”. I rapporti di forza, apparentemente penalizzanti per la figura femminile, si invertono proprio grazie al ribaltamento dei valori ne La donna scimmia: l’animalità esteriore della donna nasconde un’umanità solo apparente nel maschio, rappresentante di una società marcia e morente.
Ferreri, come sottolineato da Scandola, si conferma dunque uno dei rari cineasti in grado di indagare le nebulose che oscurano il dialogo della donna con il proprio corpo, troppo complesso per essere soddisfatto (L’ultima donna), ma anche nemico, avversario nella disperata ricerca di una trasformazione sociale (Yerma).
La donna resta, in Ferreri, una superficie impenetrabile, in quanto filmata come Altro, in un’ottica “maschile” che ce la restituisce, se possibile, ancora più vera.
Non c’è maschilismo, ma coscienza dello scacco: ciò che interessa è il conflitto tra l’immagine che l’uomo ha della donna, e il corpo con cui entra in contatto, senza mai possederlo veramente.  _ Il dolore non esce dalle labbra, ma resta dentro, sotto i sorrisi e soprattutto dentro i silenzi su cui rimbalzano le parole del maschio.
In un’intervista del 1965, Ferreri descrive così la dialettica fra uomo e donna:
La donna vive adesso un momento difficile, un momento disperato, comincia a sillabare, a usare le parole per riuscire ad esprimersi. La vita di un uomo e una donna è una vita di antagonismo; anche perchè la donna scarica sull’uomo tutti questi secoli di oppressione o di misconoscimento che le pesano addosso e l’uomo trova difficile avere delle possibilità di intendimento, di conoscenze in comune. Sono due modi completamente diversi, non per colpa della donna, forse per colpa dell’uomo o per colpa di una società che è stata finora una società portata avanti per lo più dagli uomini.
http://www.sguardomobile.it/spip.php?article249

3 comentarios:

  1. GRAZIE MILE amico Amarcord,buen film de Ferreri
    con una BELLISIMA ORNELLA.

    Eddelon

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  2. Muchas gracias por resubir Storia di Piera y Nitrato d'argento! Podrías resubir esta también? :)

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