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miércoles, 2 de noviembre de 2011

La risaia - Raffaello Matarazzo (1956)


TITULO La risaia
AÑO 1956
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS En Italiano
DURACION 100 min.
DIRECCION Raffaello Matarazzo
ARGUMENTO Aldo De Benedetti, Ennio De Concini, Carlo Musso
GUION Aldo De Benedetti, Ennio De Concini, Carlo Musso
FOTOGRAFIA Luciano Transatti
MONTAJE Mario Serandrei
MUSICA Angelo Francesco Lavagnino
PRODUCCION Carlo Ponti Cinematografica, De Laurentiis Excelsa Film
GENERO Drama
REPARTO Michel Auclair, Rick Battaglia, Lilla Brignone, Liliana Gerace,Vivi Gioi, Edith Jost, Folco Lulli, Elsa Martinelli

SINOPSIS Il padrone di una risaia riconosce in una sua mondina la figlia illegittima e la protegge senza svelarle la verità. La ragazza ha un fidanzato, ma è concupita da un bieco nipote di suo padre. Questi tenta di violentarla e l'innamorato, cercando d'impedirlo, uccide il mascalzone. Il padrone della risaia pagherà la sua antica colpa assumendosi la responsabilità di questa morte e permettendo ai due giovani di sposarsi. Tra le mondine della sua risaia, il padrone Pietro riconosce in Elena la sua figlia naturale. Non le si rivela, ma la protegge e le sue attenzioni vengono fraintese. Melodramma tra le marcite che una sceneggiatura non priva di finezze, una bella fotografia a colori (L. Trasatti) e il fascino di una fulgida e improbabile Martinelli rendono appetibile. Matarazzo serve in tavola con bravura. "Storia realista ma connotata irrealmente. Falso melodramma" (A. Prudenzi).(Corriere della sera)


Subtítulos (En italiano)
http://www.mediafire.com/?jlx6x06aqv12cvh

La trama
Tra le mondine ingaggiate nella sua risaia, Pietro riconosce in Elena Fonti la bambina nata dalla relazione con una donna che egli ha abbandonato. L’uomo non ha il coraggio di rivelarsi alla figlia, ma cerca di proteggerla; l’interesse che mostra per lei viene però male interpretato da suo nipote Mario, un giovane scapestrato, che ne approfitta per tentare inutilmente d’insidiare Elena che intanto ha conosciuto in circostanze drammatiche un giovane meccanico, Gianni. Tra i due è nata una simpatia, che si trasforma ben presto in amore...
La risaia (1956) di Raffaello Matarazzo è un melodramma che si colloca a pieno titolo tra le rare testimonianze di lavoro in risaia tramandateci dal cinema. Rivisto oggi "La risaia" restituisce intatte, a colori, come in volume patinato (nel ’56 venne editato anche un cinefotoromanzo con la riproduzione fotografica di tutto il film), le fatiche del lavoro con l’acqua alle ginocchia, croce di tante giovani donne, provenienti da varie zone dell’Italia, che giungevano in "Cascina" per il trapianto e la monda del riso, operazione che le vedeva impegnate dalla primavera all’estate inoltrata. Matarazzo, pur rifacendosi inevitabilmente a "Riso amaro", il capolavoro di De Santis girato nel vercellese alcuni anni prima, porge le sue corde al melodramma in un tentativo, a prima vista arduo, di coniugare neorealismo e invenzione tragica, secondo codici di messinscena non estranei alle quinte del palcoscenico. Anche l’amaro lavoro in risaia, pur difficoltoso ed ingrato (i pochi kg di riso consegnati alle mondine), assume le tonalità pittoriche di un’ambientazione epica, sottolineata dalla colonna sonora di Lavagnino, carica di mestizia e maestosità, che rimanda a sonorità quasi da fiaba.

Il regista
Raffaello Matarazzo è stato il regista che più di ogni altro ha saputo trasportare sul grande schermo i sentimenti popolari dell’Italia del dopoguerra. Nato nel 1909, Matarazzo è stato regista e sceneggiatore che a partire dal 1933 e per un trentennio buono ha sfornato una sterminata serie di film. A parte diverse pellicole a carattere storico, lo si ricorda volentieri per "Buonanotte, Avvocato!", "Cerasella", e ovviamente "La Risaia". Matarazzo è soprattutto noto per essere il propugnatore del melodramma grazie a sette pellicole interpretate da due miti di quegli anni: la coppia Amedeo Nazzari & Yvonne Sanson. A partire dal 1949 con "Catene" per finire nel 1958 con "Malinconico Autunno", Matarazzo riempie le sale facendo versare fiumi di lacrime agli italiani, imbastendo storie di amori negati, figli abbandonati e drammi da far schiantare il cuore, tanto è vero che gli incassi lievitano. I film di Matarazzo sono intrisi di luoghi comuni e proprio per questo facilmente identificabili dal pubblico che accorreva in massa a vederli. Raffaello Matarazzo muore a Roma il 17 maggio 1966.
http://www.lombardia.cisl.it/pagina.asp?ID=2281



«Con La risaia, io credo di aver cominciato a riprendere contatto con la realtà italiana. D’altronde l’inizio era quasi un documentario. È un film che ho fatto con piacere per molti motivi: c’erano fra le cinquecento e le seicento comparse da dirigere che arrivavano ogni mattina da tutti i dintorni con corriere e con macchine; era il mio primo film girato in scope ed ero quindi obbligato ad una tecnica nuova, a lunghi piani con la gru senza avvicinarmi troppo ai personaggi. Ho anche tentato di costruire le inquadrature in funzione del formato, come nella scena d’amore in cui Elsa Martinelli è distesa e Rick Battaglia seduto, scena che ritengo riuscita in questa ottica. […] In poche parole, La risaia fu un film difficile ed eccitante, facemmo undici settimane di riprese nella zona di Novara ed il film incassò 600 milioni malgrado il fallimento della Minerva che lo distribuiva. […] Non credo affatto che ci sia un rapporto con Riso amaro, che era piuttosto, se ricordo bene, una storia caotica e confusa. Nel mio film ci sono delle situazioni e dei sentimenti molto semplici. Ponti ed io avevamo visto il film di De Santis e non avevamo per nulla la sensazione di rifare la stessa cosa. Certamente si tratta di un luogo di ambientazione del tutto eccezionale, ma nulla d’altro giustifica l’accostamento dei due film» (R. Matarazzo, in AAVV., Raffaello Matarazzo. Materiali, Quaderno del Movie Club , Torino, 1976).
In seguito al grande successo di Riso amaro, Caro Ponti intende proseguire su questo ”filone” e produce La risaia affidandolo ad un regista molto affidabile soprattutto quando mette in scena melodrammi passionali a forti tinte, e scegliendo come attrice protagonista Elsa Martinelli, una giovane indossatrice che all’epoca aveva già esordito in America in un film di Kirk Douglas, ma in Italia era molto nota soprattutto per quanto scrivevano di lei i rotocalchi popolari. Tornano anche qui il paesaggio della risaia piemontese, le mondine con e gambe nude, che erano già state mostrate con fortuna da De Santis; anche qui «la vicenda ha un forte sapore, vi affiorano sentimenti grossi e i colpi di scena di un pezzo di cronaca villereccio che serba, tuttavia, anche accenti patetici. E benché le suggestioni del modello restino evidenti non soltanto nelle lunghe calze della protagonista e in talune scene corali, di balli e di zuffe, il tentativo si può dure riuscito nei limiti di un racconto che si vale di una suggestiva apertura fotografica, d’un buon colore e di un uso discreto della macchina da presa. […] Girato nella campagna novarese fra le cinquecento mondine e i braccianti della cascina “Graziosa”, il film di Matarazzo sfrutta in termini fra cronistici e romanzeschi, con qualche indugio ma con una misura che non cede troppo all’effetto, le risorse del cinemascope» (d.o., “La Gazzetta del Popolo”, 28.1.1956).

La risaia non riesce ad eguagliare Riso amaro né a livello linguistico e stilistico, né a livello di complessità strutturale e tematica, ma conserva una sua precisa dignità di buon melodramma popolare. «Vuole essere una storia passionale che si svolge in un ambiente pittoresco che il Cinemascope e il colore rendono con sufficiente suggestione. Ma la trama e il dialogo prestano facilmente il fianco a vari appunti» (U. Tani, “Intermezzo”, nn. 3/4, 29.2.1956).

Il successo commerciale del film di Matarazzo è considerevols, ma resta distante da quello raggiunto dai suoi “campioni d‘incasso” di qualche anno prima: Catene, Tormento, I figli di nessuno. «L’ascesa del neorealismo rosa provocò ripercussioni […] nell’ambito del film drammatico popolare, di cui Matarazzo era stato maestro. La decadenza di questo filone fu rapida e pressoché totale: nel 1954-55 lo stesso Matarazzo riesce ancora a cogliere la discreta affermazione di L’angelo bianco e nel 1955-56 avremo il buon esito della […] Risaia; ma siamo ormai lontani dai successi incontrastati d’un tempo. Semmai, il caso di La risaia è interessane per il riconoscimento offerto dal neorealismo popolare, proprio al limite estremo della sua parabola, del vincolo, del debito che lo lega al neorealismo “maggiore”: si tratta infatti di un calco, in chiave melodrammatica, del Riso amaro desantisiano, ottenuto ricorrendo ancora alla presenza di Raf Vallone e sostituendo Silvana Mangano con Elsa Martinelli» (V. Spinazzola, Cinema e pubblico. Lo spettacolo filmico in Italia 145-1965, Bompiani, Milano, 1974).
http://www.cinemainpiemonte.it/schedafilm.php?film_id=401&stile=large

1 comentario:

  1. I link sono offline...
    Complimenti per il bellissimo blog

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