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jueves, 17 de febrero de 2011

Io la conoscevo bene - Paolo Pietrangeli (1965)


TÍTULO Io la conoscevo bene
AÑO 1965
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español (Separados)
DURACIÓN 99 min.
DIRECTOR Antonio Pietrangeli
GUIÓN Antonio Pietrangeli, Ruggero Maccari, Ettore Scola
MÚSICA Benedetto Ghiglia & Piero Piccioni
FOTOGRAFÍA Armando Nannuzzi
REPARTO Stefania Sandrelli, Mario Adorf, Jean-Claude Brialy, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Robert Hoffmann, Joachim Fuchsberger, Enrico Maria Salerno, Karin Dor, Franco Fabrizi, Franco Nero, Veronique Vendell
PRODUCTORA Coproducción Italia-Alemania del Oeste-Francia; Les Films du Siècle / Roxy Film / Ultra Film
PREMIOS
1966: Festival Mar del Plata: Mejor Director
GÉNERO Drama

SINOPSIS Cuenta la historia de una muchacha del campo que se traslada a Roma en busca de fortuna, a ser posible en el soñado mundo del espectáculo. Adriana va de amante en amante y de oficio en oficio, desde los anuncios hasta pequeños papeles en el cine. Es ingenua y muy guapa, lo que provoca que muchos hombres no duden en aprovecharse de ella. (FILMAFFINITY)

Enlaces de descarga (Cortados con HJ Split)

Con te si sta bene perché sei una ragazza riposante.

Già nel suo film d'esordio e nei pochissimi altri non dettati da ragioni prettamente mercantili (non più di un paio in tutto, fra i quali va annoverato sicuramente La visita e, forse, La parmigiana, per quanto irritante e scombinatissimo), Pietrangeli ha mostrato un interesse acuto e persistente per un certo tipo di personaggio femminile. Al punto che i suoi due o tre film che vale la pena di ricordare si risolvono, in fondo, in altrettanti ritratti di donne che hanno un dato comune: l'estrazione paesana e provinciale che non riescono, malgrado tutto, a lasciarsi dietro le spalle nell'esperienza, quasi sempre infelice, dell'inurbamento, anche se hanno sofferto e continuano magari a soffrire e respingere le angustie mortificanti della loro origine. La Celestina de Il sole negli occhi e la Pina de La visita sono, in tal senso, due volti della stessa medaglia.
Con Io la conoscevo bene Pietrangeli vorrebbe andare molto oltre, su questa strada, seguendo uno dei suoi personaggi prediletti da uno spopolato paese dell'Appennino toscano alle esperienze abbaglianti e lusingatrici della grande città coi suoi miti falsi e bugiardi prodotti e consumati con crescente voracità, sino a un tragico esito. Protagonista del ritratto è Adriana, via via pettinatrice, mascherina di un cinema all'Eur, aspirante attrice, che riceve e incassa, con una resistenza fatta di disarmante passività e incoscienza, tutta una serie di umiliazioni, batoste e disillusioni l'una peggiore dell'altra, considerata da quanti la incontrano e la spremono impietosamente non più che una scemetta e una puttanella qualsiasi, disponibile come un oggetto da prendere e buttare senza troppi scrupoli.

Un prodotto standard da consumare in fretta in una pausa nella giornata, un oggetto-pop direbbero i più smaliziati. E il regista non a caso ha inteso servirsi di un vastissimo repertorio di motivi musicali tratti dai "Juke-box", che si susseguono con persistenza martellante e ossessiva, a sottolineare l'educazione sentimentale" del personaggio e l'inautenticità dei suoi incontri e rapporti. Ma bisogna subito aggiungere che, su questa via, più che sviluppare un discorso autonomo e personale, Pietrangeli sembra suggestionato da tutta una serie di precedenti, piuttosto eterogenei, che vanno dalla "ragazza con la valigia" di Zurlini alla Cecilia di Moravia mediata attraverso le brutte e inutili immagini del film di Damiani. Per non dire delle ascendenze "retrospettive" del pedinamento zavattiniano del personaggio - le pause vuote di certi pomeriggi in casa, lontano dalla illusoria vitalità dei "Party" e degli amplessi occasionali - e di un certo fellinismo che costituisce un po' il risvolto "originario" e stupefatto di questa Gelsomina '65 scaraventata dalle contrade remote di un'Italia arcaica e provinciale nel frastuono alienante dell'Italia metropolitana e neocapitalistica dell'oggi (si veda in particolare la sequenza dell'incontro notturno col povero pugile "bietolone" e suonato, e il trepido riconoscersi di due "piccole" anime umiliate e offese, ma non guastate, dalla brutalità dell'esistenza e dalla carognaggine del prossimo).
Questo per dire che l'Adriana di Pietrangeli, nella quale pure si potrebbero ritrovare riscontri innumerevoli dal punto di vista di una sociologia approssimativa, è poi un personaggio tutto di testa, costruito se vogliamo con generoso moralismo, documentato fin troppo da quell'incredibile finale, ma con scarsa persuasione interna, soprattutto nella descrizione dei rapporti con quanti sono causa e strumento della sua alienazione. Qui viene fuori infatti la solita galleria di mostri e mostriciattoli a cui ci hanno ormai abituato, sino alla noia, i Risi, i Rossi, i Petri, per ricordare soltanto i meno corrivi. Il "press-agent" da quattro soldi, il "public-relation" senza scrupoli, l'attore arrivato e cinico, il giovane di buona famiglia più ipocrita e spietato del ladruncolo che abbandona la ragazza in un motel senza pagare il conto, lo scrittore famoso e inaridito, e altri ancora, rientrano in una casistica ormai logora, e qui particolarmente diluita od estenuata, in cui gli scampoli della cattiva letteratura di largo consumo piccolo-borghese si sposa al gusto deteriore della trovata e della battuta del cinema volgare degli anni '60.
Non mancano, in verità, episodi e momenti riusciti, di una cattiveria pungente e rattristata (la festa in casa Paganelli e la penosa esibizione del Baggini, impersonato da un Tognazzi mortificato e imbolsito che non dimenticheremo facilmente) e certe pause di vuoto e di sconforto della vita di Adriana vengono descritte con sincera, anche se un po' abbandonata, adesione. Comunque, se è certo che Pietrangeli, il cui ultimo film se non ricordiamo male è addirittura Il magnifico cornuto, ha voluto riguadagnare, sia pure tardivamente, i margini di un discorso che gli appartiene, è altrettanto certo che egli non è riuscito ad arrivare molto lontano, rimanendo sempre al di qua di quel traguardo di spietata rappresentazione che doveva essere nei suoi propositi. Le vie del cinema mercantile, si sa, sono facili da imboccare, ma difficilissime da abbandonare, anche contro le migliori intenzioni.
Adelio Ferrero
Da Recensioni e saggi 1956-1977, Alessandria, Edizioni Falsopiano, 2005

7 comentarios:

  1. Sarebbe meraviglioso un upload de "La visita"

    ps:Amarcord, il tuo blog è una gemma!

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  2. Hola, los enlaces están caídos o eliminados. Si no es mucha molestia se podrían re subir. Muchas gracias por anticipado y por el trabajo de compartir buen cine.

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  3. Cambiados todos los enlaces. Espero que duren.

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  4. Cambiados todos los enlaces (Nuevamente).

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