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domingo, 4 de diciembre de 2011

La Mazzetta - Sergio Corbucci (1978)


TITULO La mazzetta
AÑO 1978
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION 110 min.
DIRECCION Sergio Corbucci
ARGUMENTO Novela de Attilio Veraldi
GUION Attilio Veraldi, Dino Maiuri, Massimo De Rita, Luciano De Crescenzo, Elvio Porta
FOTOGRAFIA Luigi Kuveiller
MONTAJE Amedeo Salfa
MUSICA Pino Daniele
PRODUCCION LUIGI E AURELIO DE LAURENTIIS PER FILMAURO
REPARTO Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Paolo Stoppa, Marisa Laurito, Imma Piro, Gennaro Di Napoli, Marisa Merlini, Sal Borgese, Giovanni Borgese, Benito Stefanelli, Giacomo Furia, Lilly Furia, Nino Vingelli, Pietro De Vico, Adelaide Moretti, Gennarino Palumbo

SINOPSIS Sasà Jovine è un pavido avvocaticchio, incaricato di ritrovare la figlia di un ricchissimo speculatore edilizio scappata di casa con documenti compromettenti. Intanto si srotola una lunga catena di delitti. Tratto dall'asciutto e colorito romanzo (1976) del napoletano Attilio Veraldi il film è tutto in funzione del divismo di Manfredi, non disposto a mostrarsi in luce poco simpatica. Dovrebbe imparare da Stoppa, eccellente nel disegnare velenosamente un personaggio turpe. Tirato via alla sans façon con parecchie concessioni ai gusti più corrivi del pubblico, ma senza colpi bassi. 59° film di Corbucci, fu il suo 1° giallo. (Il Morandini)


Trama del film:
Sasà Jovine, un napoletano che si guadagna da vivere come "avvocato" abusivo, viene incaricato dall'industriale don Michele Miletti di rintracciare la figlia Giulia, scappata di casa, e di recuperare documenti compromettenti con la promessa di una sostanziosa "mazzetta". Né coraggioso né geniale investigatore, Sasà inizia le ricerche e si trova di fronte ai cadaveri di Tina, terza moglie del committente, e di Pino Gargiulo, il giovanotto che ha messo incinta Giulia. Non bastasse, il volonteroso Jovine si trova di fronte don Nicola Casali, socio e avversario del Miletti, a sua volta bramoso di mettere le mani sui famosi documenti e chiaramente disposto a servirsi o dei propri sicari o dei propri milioni. Gli attentati si moltiplicano e i cadaveri aumentano paurosamente: Sasà assai lentamente scopre la verità, aiutato anche dalla fidanzata Luisella; ma si trova costretto a rendere conto delle proprie mosse anche al commissario Assenza. Quando finalmente ha in mano i documenti ed ha ottenuto che Giulia metta la testa a partito, i due boss hanno regolato i propri conti; il commissario è stato destinato ad altri compiti; tutta la città è al corrente dei "fattacci"; ma i documenti non servono più a nulla: la corruzione continua.

CRITICA:
"(...) Nino Manfredi, davvero eccezionale in una...gustosissima sequenza della 'tortura degli spaghetti', ricalca forse inconsapevolmente, atteggiamenti, battute, smorfie ed espressioni che fanno ormai parte di un suo troppo ricorrente 'clichè', dando del protagonista un ritratto assai azzeccato per quanto riguarda la sua particolare filosofia quotidiana, quella cioè 'dell'inventarsi la vita tutti i giorni'. Ugo Tognazzi, dal canto suo, appare un po' sacrificato nei panni del commissario Assenza, mentre completano il cast un rabbioso ed ambiguo Paolo Stoppa (don Michele Miletti), unitamente a due giovani attrici non ancora molto conosciute: la simpatica Marisa Laurito (una vera e propria scoperta nei panni di Luisella, la fidanzata di Sasà) e l'interessante Imma Piro (Giulia Miletti). Si rivede inoltre con piacere, in una particina, Marisa Merlini". (Vice, "Il Tempo").
fonte "RdC - Cinematografo.it"
http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=13563&film=LA-MAZZETTA

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Sergio Corbucci, La mazzetta, a cura di Armando Rotondi
Sasà Jovine (Nino Manfredi) è un avvocaticchio napoletano che si occupa delle più disparate faccende. Tra i suoi clienti anche un ricco speculatore edilizio, Don Michele Minetti (Paolo Stoppa). Questi lo incarica di ritrovare la figlia misteriosamente scomparsa, insieme a dei compromettenti documenti contenuti in una cartellina rossa e in possesso della giovane. In cambio di una ricca “mazzetta”, Sasà accetta, ma il compito che deve svolgere si rivela tutt’altro che facile. Una serie di omicidi, a partire da quello della moglie di Don Michele, si presenta sul suo percorso ed egli viene tallonato con insistenza da un “guappo” in affari con Don Michele e dai suoi uomini, che sono alla disperata ricerca dei documenti.
Basandosi sull’omonimo romanzo di Attilio Velardi, il regista Sergio Corbucci realizza un film di ottima fattura, dal ritmo frenetico e con un grande cast di attori. Nino Manfredi, nella parte del protagonista, svolge il ruolo con grande gigioneria e risulta perfetto come piccolo faccendiere in fondo onesto. Paolo Stoppa disegna bene un personaggio davvero sgradevole e cinico. Ugo Tognazzi interpreta con classe il Commissario Assenza, forse il più interessante dei tre principali. Il Commissario Assenza, incaricato delle indagini, rappresenta un ufficiale di polizia ligio al dovere e, allo stesso tempo, disilluso, quasi senza speranza nei confronti delle istituzioni politiche e perfettamente conscio del funzionamento del sistema.
A ben guardare, il film di Corbucci si sviluppa su due piani narrativi paralleli: da un lato il giallo passionale, con le vicende che hanno portato la figlia di Don Michele a sparire; dall’altro nelle peripezie relative ai documenti scomparsi, abbiamo la descrizione di un sistema affaristico corrotto, fatto di connivenza tra imprenditoria, malavita e politica. Il socio in affari di Don Michele, Nicola Casali, ci viene mostrato, infatti, come un vero e proprio “guappo” d’altri tempi, con scagnozzi al seguito, pronto a corrompere e soprattutto a usare la violenza per ottenere quello che vuole. Si prenda ad esempio il primo incontro con Nino Manfredi, in una scena che, probabilmente, è tra le più famose del cinema di intrattenimento italiano e della filmografia di Corbucci. Si tratta della “tortura” che vede Sasà costretto a mangiare chili di spaghetti al nero di seppia, sino a quando egli non consgeni i famigerati documenti.
A differenza del successivo Giallo napoletano (1979), dove Napoli è descritta fuori dai canoni, in La mazzetta Corbucci utilizza molto del folklore e degli stereotipi propri della città campana, a partire dalle musiche di Pino Daniele, che nello stesso anno esordisce anche con la sua prima fatica discografica. Interessante, sicuramente, la scena conclusiva della pellicola in cui un evidente stereotipo, quello dei vari cittadini napoletani che, per strada, dai bassi e dai balconi, parlano e “si impicciano” dei fatti di cronaca che hanno avuto come protagonista Don Michele, si accosta ad un finale amarissimo. Sasà e il Commissario Assenza si ritrovano, nel mezzo di un rumoroso vociare, seduti al bar, con i famosi documenti che potrebbero smuovere la classe politica italiana se consegnati alla stampa, come è intenzione di Sasà. Ma Assenza è ben conscio che nulla avverrà e che il sistema non può essere cambiato. Così i famosi documenti trovano tutt’altra utilità: sotto il piede più corto del tavolino traballante, dove i due sono seduti a prendere il caffè.
http://www.bibliocamorra.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=335:la-mazzetta&catid=49:generale&Itemid=93



Scomparso a Montecarlo nel ‘99, Attilio Veraldi non meritava di cadere nell'obsolescenza cui pareva oramai destinato. Sia reso onore, dunque, alle edizioni Avagliano, che hanno messo in cantiere la riproposizione della sua opera completa: ben otto romanzi, dei quali gli appena editi "La mazzetta" (1976) e "Naso di cane" (1982) sono probabilmente i meglio riusciti.
Trasposto pel cinema nel ‘78 da Sergio Corbucci, in un film interpretato con bravura e un pizzico di ruffianeria da Manfredi, "La mazzetta" si colloca tra gli esordi più atipici della nostra letteratura: non ancora esistendo una consacrata tradizione indigena del brivido (Giorgio Scerbanenco avrà il suo meritato riconoscimento assai dopo), esso trova solo nel fortunato "La donna della domenica" (1972) un plausibile apripista. Ma, rispetto alle eleganti trame subalpine di Fruttero&Lucentini, l'opera prima di Veraldi possiede maggiori ambizioni: dietro le peripezie dell'avvocaticchio Sasà Iovine - perso appresso al danaro guadagnatosi quale tramite in un losco affare per i pubblici appalti delle fognature - s'intravvede uno scenario atroce di camorra e ammazzamenti, di degrado e corruttela che annuncia una mutazione destinata di lì a poco a squassar la pancia del paese. Parliamo del rapido passaggio dalle illusioni del boom alla realtà d'una nazione infettata dal colludere di politica e affarismo: col corollario d'un ipertrofico sfascio morale ancor più evidente nello scenario campano, ove disoccupazione e disagio figliano senza posa i malavitosi di piccolo cabotaggio del quale Ciro "Naso di cane" - protagonista dell'omonimo libro - è calzante esempio. Mossa e colorita, la scrittura di Veraldi risulta ancora molto piacevole: i barocchismi che abbonderanno nella pagine di certi epigoni tricolori sono tutti di là da venire, ma l'asciuttezza del Nostro - giallista sui generis, con una vocazione d'antropologo che s'affaccia ad ogni pie' sospinto - è oggi virtù rara; vieppiù apprezzabile in tempi di esagerazioni tarantiniane.
Tratto dal sito web Italica
Traduttore e giramondo, Attilio Veraldi innesta Chandler e Hammett nella grande tradizione napoletana che va da Basile a Domenico Rea, e inventa un'originale figura di detective: un commercialista di trent'anni, Sasa' Iovine, che si accontenta di aggiustare faccende per gli uomini piu' potenti della citta', e insegue anche lui il miraggio della "mazzetta". ?Nessuno è innocente, nel romanzo di Veraldi. ?La sua intatta capacita' di coinvolgere il lettore nasce da un intreccio impeccabile e da una divertita osservazione della realta'.??Attilio Veraldi (Napoli 1925 - Montecarlo 1999) ha abitato e lavorato a Milano, poi a Stoccolma, Port of Spain (Trinidad), Rio de Janeiro, San Francisco. Ha tradotto da lingue scandinave e dall'americano piu' di cento libri, e ha pubblicato i seguenti romanzi: La mazzetta (1976), Uomo di conseguenza (1978), Il vomerese (1980), Naso di cane (1982), L'amica degli amici (1984), Donna da Quirinale (1990, in collaborazione con Guido Almansi), Scicco (1991), L'ombra dell'avventura (1992). ?In un periodo in cui il genere della crime-story si attesta in cima alle preferenze dei lettori, la riproposizione dell'opera letteraria di Veraldi costituisce un'occasione preziosa per riscoprire le piu' autentiche radici del giallo all'italiana, che nello scrittore partenopeo ha trovato una delle sue migliori espressioni. ?Al successo editoriale dei suoi romanzi, conseguito tra gli anni '70 e '80, è seguito quello cinematografico: Pasquale Squitieri trasse un film televisivo da Naso di cane, mentre La mazzetta fu oggetto di una fortunata trasposizione cinematografica diretta da Sergio Corbucci, con Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Paolo Stoppa e Marisa Merlini tra i principali interpreti. Naso di cane e La mazzetta sono i primi titoli di un progetto editoriale, riguardante tutta la narrativa di Veraldi, con cui Avagliano si propone di rivalutare la figura e l'opera di questo autentico maestro e precursore dei giallo Italiano.
http://www.librerianeapolis.it/new/index.php/libri/83-narrativa/1961-mazzetta-attilio-veraldi

 

2 comentarios:

  1. Gracias, ya voy completando mi coleccion de la Comedia All'italiana. Saludos!!!

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  2. GRAZIE!!!! Amarcord y quedo a la espera de los
    sub en castellano.

    Eddelon

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