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jueves, 6 de enero de 2011

L'ingorgo Una storia impossibile - Luigi Comencini (1979)


TÍTULO L'Ingorgo (Una storia impossibile)
AÑO 1979 
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español (Separados)
DURACIÓN 114 min.
DIRECTOR Luigi Comencini
GUIÓN Luigi Comencini, Ruggero Maccari, Bernardino Zapponi
MÚSICA Fiorenzo Carpi
FOTOGRAFÍA Ennio Guarnieri
REPARTO Fernando Rey, Anne Girardot, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Gérard Depardieu, Ángela Molina, Miou-Miou, Alberto Sordi
PRODUCTORA Coproducción Italia-Francia-España-Alemania; Clesi Cinematografica / Gaumont / Filmédis / Greenwich Film Production / José Frade P.C. / Albatros Filmproduktion
GÉNERO Comedia

SINOPSIS Nada más empezar el verano, los italianos se lanzan a recorrer sus magníficas autopistas, de las que se sienten tan orgullosos, que son capaces de soportar la consecuencia lógica del más refinado asfalto: el atasco. En la autovía que lleva de Roma a Nápoles, cientos y cientos de vehículos han quedado atrapados y sus ocupantes se van a ver obligados a convivir durante horas y horas. (FILMAFFINITY)


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Un ingorgo stradale alle porte di Roma. Tutti fermi. Prima con un po’ d’impazienza, a poco a poco, però, con una certa rassegnazione, quasi sia scontato, e addirittura fatale, trascorrere lì, in quelle auto, non solo delle ore, ma persino dei giorni interi, e delle notti, e forse anche degli altri giorni. Senza che niente, in apparenza, si risolva.
Tutti isolati, tutti chiusi in se stessi… e nelle proprie auto, senza comunicare attorno, senza cercare di darsi reciprocamente una mano. Il contrario, semmai. Gli unici contatti rivelano solo aggressività, astio, sopraffazioni; e così i rapporti reciproci dentro alle auto: non c’è una sola persona, lì, che abbia realmente un volto umano: tutti fiere; o gente spregevole. Qui un industriale che si proclama socialista ma che blatera solo in favore dei propri privilegi, sorretti dallo strapotere che gli procura il denaro; là un padre operaio che predica crudamente l’aborto a una figlia incinta ma senza marito; vicino a loro, in altre auto, una coppia anziana in viaggio per festeggiare le nozze d’argento (ma basta un niente per rivelare che quei venticinque anni alle spalle sono stati edificati nell’odio); un divo maturo che si illude, in quei frangenti, di usare la propria notorietà per sedurre una popolana tutta apparente candore e che si vede poi trascinato invece tra le spire di un ricatto; un marito giovane che la moglie tradisce quasi sotto i suoi occhi con un vecchio e bolso intellettuale; un ferito in ambulanza cui l’ingorgo, ritardando il ricovero in ospedale, finisce per costare la vita, e i soliti teppisti-bene che, fra l’indifferenza e l’omertà degli altri, violentano una ragazza ferendo al suo fianco un giovane camionista che, insieme con lei, rischiava di essere appena un po’ “umano” in quella galleria di mezzi mostri.
Dei mezzi mostri, perciò, e con le facce di tutti i giorni. In una situazione, anche questa, che potrebbe verificarsi ogni giorno. “Come se ci si rendesse conto – mi aveva detto Luigi Comencini, autore del film – che quell’ingorgo non è poi molto diverso da quello in cui viviamo tutti nel mondo di oggi” Uno spaccato di cronaca, così, che aspira alla metafora, senza pretendere però in nessun modo, sul piano narrativo, di darsi cadenze di apologo. L’autostrada è autentica, i personaggi sono documentati dal vivo, il linguaggio che li rappresenta si tiene sempre al realismo più immediato. Una sola nota si sottrae o tende a sottrarsi al realismo, l’inquietudine che insensibilmente suscita in noi quella situazione di stasi – l’ingorgo appunto – in cui tutti quegli automobilisti vengono a trovarsi senza una ragione apparente e che pur avendo l’aria di prolungarsi forse per sempre non provoca in nessuno né panico né grida ma, al contrario, una pigra accettazione di routine, interrotta qua e là da soprassalti modesti quando qualcosa o qualcuno fa credere che tutto sia risolto.
E questa inquietudine a far riecheggiare tra le pieghe della metafora (e della cronaca) il ricordo dell’Angelo sterminatore di Bunuel; discretamente però e, pur con allusioni di catastrofe ecologica, senza nessuna intenzione apocalittica. Con una tensione segreta, comunque, che spesso, proprio per l’impassibilità dei singoli personaggi, tutti ormai evidentemente assuefatti all’orrore quotidiano, finisce per conquistare e agghiacciare con misteriosa magia; tanto più fonda quanto meno magici, anche se spinti a volte fino all’assurdo, sono i contorni di quei caratteri che affogano tutti nell’indifferenza. Con sapori più smorti invece quando, al di là dell’inquietudine, si prospettano i casi dei singoli, nessuno particolarmente indicativo e, a parte il minimo comun denominatore dell’egoismo e della cattiveria, nati sempre da invenzioni un po’ grigie, senza speciali ricerche drammatiche. Alla lunga così, nonostante la regia di Comencini nell’insinuare quel disagio che si cambia poco a poco in angoscia s’impegni anche figurativamente con immagini in cui documento e pittura si assommano, i ritmi finiscono per risultare un po’ statici (e non solo per via dell’ingorgo...) e i caratteri privi di un vero processo psicologico, pur aspirando al comportamentismo, si fermano il più delle volte alle soglie dell’aneddoto; stentando a proporsi sia come facce vere sia come figure esemplari.

E questo anche se, la maggior parte, sono ricreati da attori internazionali di fama: da Fernando Rey e Annie Girardot, la coppia in viaggio per le nozze d’argento, ad Alberto Sordi l’industriale, a Marcello Mastroianni che è il divo maturo, con a fianco, come popolana sedotta, Stefania Sandrelli, a Gérard Depardieu che è il marito tradito (mentre il suo rivale è Ugo Tognazzi), ad Angela Molina, la protagonista di Quell’oscuro oggetto del desiderio, che è la ragazza violentata. Tutti in difficile equilibrio fra la cronaca in cui dovrebbero essere “sorpresi”, l’allegoria che a tratti dovrebbero suggerire e, pur fra gli echi sulfurei dell’Angelo sterminatore, il ricordo, o il sospetto, dei “mostri” grotteschi della commedia italiana di ieri. Ora con modi risolti, ora con visibili fratture. Ad eccezione, forse, di Sordi: il suo personaggio di cinico, non nuovo nel suo repertorio, è l’unico che sappia davvero e fino in fondo di fosca satira; con un’amarezza, un’ironia e dei graffi che non sono mai in contraddizione fra loro. I fremiti che Comencini intendeva evocare sono tutti lì, laceranti e sinistri fino all’incubo: in quello spocchioso magnate che continua a fare affari al telefono (dall’auto) e a organizzare e a dirigere senza rendersi conto che tutto si è bloccato, che sta crollando, che finisce...
Gian Luigi Rondi
Da Il Tempo, 13 gennaio 1979

3 comentarios:

  1. Hay dos subtítulos en español para esta película (no sé cuál corresponde con la copia que publicaste aquí):

    http://www.subdivx.com/X6XMjkyMjgzX-l%27-ingorgo-una-storia-impossibile-1978.html

    http://www.subdivx.com/X6XMjUwMDk1X-lingorgo-una-storia-impossibile-luigi-comencini-1979.html


    Si la puedes subir, te lo agradeceré. Un abrazo.

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    Respuestas
    1. Muchas gracias, amigo. Hace rato que quería verla. Un abrazo.

      Kino Glaz.

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