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miércoles, 5 de diciembre de 2012

La Scorta - Ricky Tognazzi (1993)


TÍTULO ORIGINAL La scorta
AÑO 1993
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español (Separados) 
DURACIÓN 92 min. 
DIRECTOR Ricky Tognazzi
GUIÓN Graziano Diana, Simona Izzo
MÚSICA Ennio Morricone
FOTOGRAFÍA Alessio Gelsini Torresi
REPARTO Claudio Amendola, Enrico Lo Verso, Carlo Cecchi, Ricky Memphis, Tony Sperandeo, Lorenza Indovina, Ugo Conti, Rita Savagnone, Giovanni Alamia, Francesca d’Aloja, Giovanni Pallavicino, Giacinto Ferro, Guia Jelo, Benedetto Raneli, Francesco Siciliano
PRODUCTORA Claudio Bonivento Productions
PREMIOS
1993: Cannes: Nominada a la Palma de Oro.
1992: Premios David di Donatello: 5 premios, incluyendo Mejor director. 9 Nominaciones.
GÉNERO Thriller. Drama | Mafia 

SINOPSIS Un abogado sustituto y un alto funcionario que lo escoltaba son asesinados en una emboscada sangrienta. Michele de Francesco, un magistrado obstinado y resuelto, toma su lugar a pesar de su timidez aparente y se forma un equipo de escolta para protegerlo. (FILMAFFINITY)



Negli anni forse più bui della storia della nostra Repubblica, anni di vili stragi mafiose, dove persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, Ricky Tognazzi, dopo la gloriosa epoca del "poliziottesco" all'italiana degli anni settanta ed un imbarazzante silenzio creativo per tutto il decennio successivo, dirige il primo film di genere della nuova generazione di cineasti. Il regista veniva dal successo di pubblico e di critica con il lungometraggio Ultrà, premiato a Berlino, un ottimo trampolino di lancio quindi per girare il film successivo in ampia libertà artistica. La storia vede come protagonisti, gli uomini della scorta del giudice De Francesco (Carlo Cecchi) trasferito da Varese a Marsala per sostituire il collega rimasto ucciso dalla mafia. A capo della scorta, Claudio Amendola, l'attore feticcio di Tognazzi. Al centro del film,  che si ispira alla vera storia degli uomini della scorta del giudice Taurisano  non vi sono le vicende del procuratore, che ricopre un ruolo di secondo piano, bensì la vita che conducono i poliziotti che lo proteggono, veri angeli custodi del giudice De Francesco. Il lungometraggio è girato con uno stile secco ed asciutto, privo di orpelli didascalici che appesantiscono e banalizzano la visione. Le immagini si susseguono con ritmo incalzante, non vi sono pause e lo sguardo è costretto ad un'apnea visiva per seguire lo sviluppo della narrazione filmica. La fotografia di Alessio Gelsini acuisce il senso di realismo "lirico" che si intravede fotogramma dopo fotogramma, mentre la colonna sonora di Ennio Morricone, tambureggiante e continua, accresce il respiro epico della pellicola. Il cast di attori, da Enrico Lo Verso a Ricky Memphis è azzeccato e ben amalgamato, corpi tesi, in perenne bilico tra la vita e la morte che si muovono dentro un universo dove l'ambiguità ed il tradimento spazzano via ogni codice etico e morale, dove solo l'amicizia, virile e sanguigna può accendere ancora un barlume di speranza all'interno di una grande e minacciosa oscurità tentacolare.
http://www.sentieriselvaggi.it/307/17545/FILM_IN_TV_La_scorta_di_Ricky_Tognazzi.htm

Trama
In seguito all'uccisione del sostituto procuratore Rizzo e del maresciallo Virzì, giunge a Trapani il magistrato Michele de Francesco. La sua scorta si compone di Angelo, originario del luogo, amico del maresciallo ucciso e deciso a far giustizia; di Andrea, capo scorta trapanese; di Fabio, un romano che mal accetta il rischioso incarico, ed i due autisti, Raffaele e Nicola. Ben presto il magistrato, indagando sull'approvvigionamento idrico della città e sulla costruzione di una grande diga, scopre pericolose collusioni tra mafia, politica e forze dell'ordine, nelle persone dell'onorevole Nestore Bonura, del Vice Prefetto Scavone e del boss Mazzaria. La decisione di chiudere i pozzi che riforniscono la città provoca uno scandalo al quale De Francesco decide di ripararsi, conferendo agli uomini della scorta poteri e prerogative che esautorano, di fatto, il personale della Procura, di cui l'ambiguo Polizzi sembra la probabile talpa. Dopo iniziali dissapori tra Angelo e Andrea, tra gli uomini della scorta nasce un'amicizia sempre più intensa, nel mezzo di un'odissea quotidiana fatta di estenuanti controlli telefonici, rischiosi spostamenti in auto, minacce. La figlioletta del giudice, giunta a Trapani per festeggiare il suo compleanno col padre, scampa miracolosamente ad un attentato dinamitardo alla vettura su cui doveva viaggiare. Muore così l'autista Raffaele. L'incalzare dell'inchiesta porta anche all'uccisione, da parte di Cosa Nostra, di Bonura, orami stretto da prove schiaccianti, nonostante l'omertà di un collega ed amico di De Francesco, il giudice Barresi di Caltanissetta. A nulla vale la rabbia degli uomini di scorta, che, ormai entrati in sintonia col magistrato, decidono, nonostante tutto, di rimanergli al fianco, compreso Fabio che rinuncerebbe persino al sospirato trasferimento. Un'ordinanza della magistratura trasferisce però d'ufficio il giudice, accusandolo di aver usato la scorta al di là dei suoi specifici compiti, di aver turbato l'ordine pubblico nonché offeso il prestigio del personale della Procura. Costretto dagli eventi De Francesco s'imbarca per il continente salutato dagli uomini della sua scorta che non l'hanno mai tradito.

Critica
"Interessante, ben girato all'americana con uno stile nervoso e dinamico, 'La scorta' si concede molte licenze narrative rispetto alla realtà. Claudio Amendola e Enrico Lo Verso sono molto efficaci."
(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 aprile 1993).

"La forza della sua descrizione sta nella semplicità, nel ritmo, nell'umanità dell'osservazione, nella plausibilità delle psicologie. I puristi potranno osservare che non è invece molto plausibile che una scorta stia in servizio ventiquattro ore su ventiquattro, né che venga comandata alle indagini. Ma sono difetti minori che si perdonano volentieri a un film stringato ed efficace mai retorico, benissimo girato - se non suonasse male si potrebbe dire 'all'americana' - fotografato splendidamente ma senza bellurie da Alessio Gelsini. Semmai, si potrebbe suggerire a Ricky Tognazzi di avere più fiducia in se stesso. Le emozioni della sua storia semplice sarebbero arrivate ugualmente a segno anche con un uso più parsimonioso della colonna musicale morriconiana che copre tutto il film rischiando di uniformarne i sapori."
(Irene Bignardi, 'la Repubblica', 17 aprile 1993).

"Fra gli interpreti, un po' condizionati dalla convenzionalità dei caratteri, spicca il funzionario che fa Leo Gullotta ambiguo, servile, minaccioso." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 17 aprile 1993).

"Concorre ai meriti della regia un'interpretazione sapientemente contenuta e meditata, in cifre di intensa ma sempre sobria umanità." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo').

Note
- IL FILM E' ISPIRATO ALLA STORIA DEL GIUDICE FRANCESCO TAURISANO E DEGLI UOMINI DELLA SUA SCORTA.
- 5 DAVID DI DONATELLO 1993 PER MIGLIOR REGIA (EX AEQUO CON ROBERTO FAENZA PER "JONA CHE VISSE NELLA BALENA"), MIGLIORE PRODUTTORE (CLAUDIO BONIVENTO), MIGLIORE FOTOGRAFIA, MIGLIOR MONTAGGIO (CARLA SIMONCELLI), MIGLIORE FONICO DI PRESA DIRETTA (REMO UGOLINELLI).
http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/consultazione.redirect?sch=28844

1 comentario:

  1. Los subtítulos no están sincronizados, ¿sería posible solucionarlo? Gracias.

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