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jueves, 27 de diciembre de 2012

Un bianco vestito per Marialé - Romano Scavolini (1972)


TÍTULO ORIGINAL Un bianco vestito per Marialé
AÑO 1972
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACIÓN 84 min.
DIRECTOR Romano Scavolini
GUIÓN Remigio Del Grosso, Giuseppe Mangione
MÚSICA Fiorenzo Carpi
FOTOGRAFÍA Romano Scavolini
REPARTO Ida Galli, Ivan Rassimov, Luigi Pistilli, Pilar Velázquez, Ezio Marano, Giancarlo Bonuglia, Gianni Dei, Bruno Boschetti, Franco Calogero, Gengher Gatti, Edilio Kim, Carla Mancini, Shawn Robinson
PRODUCTORA KMG Cinema
GÉNERO Thriller. Terror | Giallo

SINOPSIS Marialé tiene visiones del asesinato de su madre a manos de su padre, acaecido cuando era una niña. El recuerdo de este incidente se ha convertido en algo que la martiriza de manera silenciosa. Su marido Paolo la tiene encerrada en un castillo, lejos del mundo, por su propio bien. Cuando Marialé decide organizar una fiesta salvaje con un grupo de viejos amigos, pronto todo se les escapa de las manos. Las tensiones comienzan a crecer y los ivitados empiezan a caer como moscas, víctimas de brutales asesinatos. (FILMAFFINITY)


Scavolini è certo noto internazionalmente principalmente come regista di “Nightmare in a Damaged Brain”, l'estremo slasher realizzato negli Stati Uniti nel 1981, da me qui precedentemente affrontato, il quale divenne una delle tante, celebri nella loro “infamità” "Video Nasties" nella Gran Bretagna degli anni '80. Molta meno attenzione è mai stata rivolta ai suoi precedenti film in Italia, i quali come ho avuto modo di dimostrare con “Cuore”, non sono certo privi di interesse. In particolare, proprio questo giallo dal forte spirito mortifero, “Un Bianco vestito per Marialè”, è da molti considerato -e anche da me- in assoluto il suo migliore lungometraggio, tra quelli “commerciali” . Un giallo-thriller dalla forte componente exploitativa per la gioia di ogni vero appassionato del filone.
La trama prende il via nel 1940,quando una bella donna vestita di bianco (la celeberrima icona del cinema italiano anni '70 Evelyn Stewart/Ida Galli) e il suo nudo amante (Gianni Dei, il celebre culetto ardente) hanno un segreto appuntamento scopereccio, in una suggestiva foresta. Purtroppo, gli amanti sono colti in flagrante dal geloso marito della donna, che spara ad entrambi, uccidendoli. Si rivolta poi l'arma contro se stesso, portando a compimento una triplice tragedia. Tutto questo è testimoniato dalla figlia della coppia sposata, Marialè, che urla e grida di terrore a ciò che accade davanti ai suoi occhi ...
Siamo adesso a trenta anni dopo, nel 1972. Marialè è diventata una bella donna (anche lei, interpretata da Evelyn Stewart) ed è sposata con Paolo Bellaria (Luigi Pistilli, non necessita di presentazioni), un ricco marchese. La coppia vive insieme in un grande castello, ma l'esistenza di Marialè è tutto fuorchè felice. Paolo la sta tenendo virtualmente prigioniera, rifiutandosi di farle lasciare la proprietà. Lui e l'inquietante maggiordomo, Osvaldo (Gengher Gatti), anche con la forza somministrano a Marialè dei sedativi per mantenerla più calma e collaborativa. Tutto questo è apparentemente fatto per proteggere Marialè in quanto mentalmente instabile.
Desiderosa di contatto con il mondo esterno, Marialè è però in grado di inviare segretamente dei telegrammi a un gruppo di vecchi amici, invitandoli a venire da lei per una festa nel castello di Paolo. E all'improvviso, sei persone raggiungono effettivamente la tenuta, sorprendendo un infastidito Paolo il quale non ha altra scelta che far entrare tutti. Gli ospiti sono costituiti da Massimo (Ivan Rassimov, il GRANDE), un bell'uomo simpatico, che è anche un vecchio, buon amico di Marialè, la bella e e civettuola Mercedes (Pilar Velazquez, spagnola, una delle attrici più belle ed arrapanti di tutto il cinema di genere europeo anni '70) e suo marito Sebastiano (Ezio Marano), pesante e di mezz'età, compreso pure Jo (Giancarlo Bonuglia), così come l'apparentemente dal temperamento indisponente Gustavo (Edilio Kim) e la sua bizzarra, sensibile fidanzata nera Semy (Shawn Robinson).
Ognuno è desideroso di esplorare il grande castello e il gruppo concludedunque finalmente la sua visita in cantina, dove si trovano alcuni vecchi e inquietanti manichini vestiti in costume d'epoca. Marialè trova un manichino vestito con lo stesso abito bianco, che la madre indossava quando fu uccisa tanti anni prima, e decide di volerlo indossare per la cena. Il resto degli ospiti si veste in costumi bizzarri e si trucca con un sacco di inquietante make-up sui volti. Non ci vuole molto tempo prima che la cena si orienti verso un orgia-trip fatta di acidi, di cibo, alcool, e di tanti scandalosi comportamenti. Alla fine, una delle ospiti viene trovata brutalmente assassinata e più vittime seguiranno in rapida successione... Scavolini avrebbe in seguito continuato a rifiutare interamente “Un Bianco vestito per Marialè”, ritenendolo come quasi tutti i suoi lungometraggi non “underground”, "Un film che merita solo di essere dimenticato", quando venne intervistato da Luca M. Palmerini e Gaetano Mistretta nel loro imprescindibile libro ''Spaghetti Nightmares'' nel 1994. Un giudizio molto duro del proprio lavoro e, francamente, la valutazione di Scavolini è molto ingiusta, anche se è vero che il suo film non sia proprio esente da difetti.
Il tutto ha un inizio molto promettente, con la sequenza pre- titoli di testa nella quale la povera Marialè bambina è testimone dell'uccisione della madre e del suo amante da parte del padre - molto classica nell'impianto da immaginario giallo, ma naturalmente molto bella. In contrasto al contenuto inquietante della scena vi è la bellezza lussureggiante dei dintorni, catturata eccellentemente dalla cinematografia di Scavolini, oltre ad essere accompagnata dall' indimenticabilmente bello tema principale della colonna sonora del film, composta dal bravissimo e sempre sottovalutato Fiorenzo Carpi, insieme a Bruno Nicolai, e non so se è abbastanza. Si tratta di un'apertura veramente eccezionale, ma impostando un livello così elevato già in questa fase iniziale, Scavolini si lancia una bella sfida su come continuare il film senza sentirsi deludente.
A dire il vero, non ci riuscirà pienamente. Certo, le scene introduttive che mostrano come Paolo mantenga prepotentemente Marialè prigioniera in casa propria sono ben gestite, e potenziano la domanda centrale: Paolo è un geloso tiranno che vuole il controllo totale della propria moglie, o sta davvero cercando di proteggere Marialè perché è lei ad essere la pazza? E' una buona premessa, ma, purtroppo, Scavolini perde un po' la presa sulla vicenda non appena tutti gli ospiti arrivano al castello. Una quantità incredibile di tempo è spesa nell'esplorazione del castello, nel vestirsi in costumi bizzarri e ad indulgere in un' orgia deformatamente felliniana, visto che siamo in tema, o nei folli comportamenti, tra altre orge di cibo, e balli nudi. Tutto questo è reso in sequenze anche impressionanti, ma non fa nulla per accrescere né arricchire davvero lo svolgimento la trama. Al contrario, il film si ferma di colpo e in alcuni momenti francamente scade un poco nella noia. Sotto tutto ciò vi è l' intrigante trama che riguarda Paolo e Marialè, ei suoi sentimenti verso il vecchio amico Massimo, ma è quasi dimenticata, mentre cose irrilevanti come la ragazza nera Semy che a volte si mette ad agire istericamente o balla in giro nuda, si prendono il centro della scena.
Piuttosto che distribuire le scene di omicidio nel corso del tempo di svolgimento del film, Scavolini trattiene le uccisioni fino a quasi un'ora dall'inizio. Dopo di che, le morti si accumulano molto rapidamente e il film torna finalmente ad essere interessante, in tempo per un finale eccellente, in cui il film trova il compimento del cerchio e risolve il suo mistero in un modo piuttosto ambiguo, rendendolo ancor più memorabile.
L'ottimo inizio e la fine di “Un Bianco vestito per Marialé” costituiscono quasi, ma non del tutto, il riscatto del film per la sua parte centrale piuttosto noiosa. La maggior parte della colpa per la metà del film non dovrebbe probabilmente essere attribuita che agli sceneggiatori, Giuseppe Mangione e Remigio Del Grosso, la cui trama perde completamente la messa a fuoco a favore di particolari irrilevanti. A suo merito, è Romano Scavolini a salvare come altre volte il film dal disastro, indirizzando queste scene in una maniera molto elegante. Scavolini è stato anche direttore della fotografia del film e ha impaginato il film con delle bellissime immagini, impiegando un sacco di inquadrature dense di atmosfera. Le sequenze di omicidio sono anch'esse piuttosto ben gestite, piuttosto brutali, e veloci. Il film è inoltre coadiuvato da una colonna sonora eccezionale e giustamente ben conosciuta dagli appassionati e dai veri cultori collezionisti, composta dallo scomparso Fiorenzo Carpi (con l'orchestra diretta dal più noto Bruno Nicolai. La partitura di Carpi è a dir poco eccellente e migliora davvero l'atmosfera e l'umore del film, in particolare l'indimenticabilmente bello tema principale, che è completato pur senza parole dalla splendida voce femminile dall'onnipresente Edda Dell'Orso.
“Un Bianco vestito per Marialè” beneficia anche di un cast eccellente composto da alcuni degli interpreti più ricoradti, e ricorrenti nei thriller gialli italiani degli anni '70. La versatile e molto glamorous Evelyn Stewart (o Ida Galli, come detto il suo vero nome) potrebbe svolgere entrambi i ruoli di empatica o respingente con grande facilità ed è perfettamente calata nel ruolo della fragile Marialè. Dopo aver visto le sue interpretazioni nei ruoli di supporto, in film del calibro de “Il Dolce corpo di Deborah” (1968) di Romolo Guerrieri, “La Coda dello Scorpione” (1971) di Sergio Martino, e “Il Coltello di ghiaccio” (1972)di Umberto Lenzi, è meraviglioso vederla in un giallo dove ella è arrivata sino a svolgere il ruolo di primo piano. Luigi Pistilli è anche'esso ben in risalto come l'intimidatorio marito (una tipologia di personaggio che ha ritratto molto, in numerosi altri gialli del periodo), mentre il solitamente malvagio e sinistro Ivan Rassimov assume qui un ruolo più simpatico del solito. Gli attori di supporto sono lasciati con poco da fare, ma in generale svolgono bene il loro ristretto compito, in particolare Gengher Gatti dall'”ultra-weirdo” “Il Plenilunio delle vergini” (1973) di Luigi Batzella e chi sennò, e poi presente anche nel mezzo capolavoro zombesco “Non si deve profanare il sonno dei morti”(The Living Dead at Manchester Morgue/Let Sleeping Corpses Lie) (1974) di Jorge Grau, che sembra molto inquietante come il sospetto maggiordomo,Osvaldo, mentre un altro “regular” di Luigi Batzella, Edilio Kim, impersona l'egoista, collerico Gustavo, e Shawn Robinson attira l'attenzione e tira la fava come la sua eccentrica fidanzata, e bella ficona di colore.
“Un Bianco vestito per Marialé”(da alcune fonti anche conosciuto come “Un Abito bianco per Marialè”) riemerse per la prima volta in paratica alla fine degli anni novanta, dopo essere stato condannato ad un lungo destino di relativa oscurità. Fortunatamente, grazie ad una vhs della sempre benemerita Shendene & Moizzi/Nocturno, e in una versione widescreen molto bella, con la quale tutti gli appassionati hanno potuto godere di questo film per troppo tempo dimenticato. E il quale, pur non essendo propriamente un giallo, ha talmente molti buoni momenti e un cast che offre un bel lavoro e un buon risultato, che lo hanno reso un must per gli appassionati di thriller italiani anni '70 a dispetto del suo atto centrale deludente.
Gianni Dei, nella sanguinosa e cruda sequenza iniziale del massacro dei due amanti, sorpreso, sfoggia un nudo frontale integrale, mostrandoci così per la prima volta la sua “mitica” fava, con la quale in tanti anni di frequentazioni del buon “generone” romano, si è guadagnato bene il “pane”, tra ricche e attempate signore dell'alta borghesia e dell'aristocrazia. Oltre che “fashion designer” grandi estimatori di frementi culetti maschili. In rete, si può leggere da diverse parti, egli è abbastanza ridicolizzato in quanto nella suddetta sequenza, colpito alle spalle, si premunisce di stramazzare a terra morto,prima coprendosi con la mano alla cinepresa il suddetto fallo d'oro.
Arduino Sacco, in seguito come Dudy Steel (celebre per le sue future produzioni hard-core) ha collaborato a questo film in qualità di aiuto regista.
Il vestito indossato da Marialè è una creazione di Angelo Litrico.
Girato nella villa dei Principi Borghese ad Artena, tra Roma e Latina.
Napoleone Wilson
http://robydickfilms.blogspot.com.ar/2012/06/un-bianco-vestito-per-mariale.html
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"Un bianco vestito per Marialé" fue dirigida por Rovano Scavolini en 1972. En este film conocido en España como "Un vestido blanco para Mariale" o "La orgía de la sangre" tenemos en el reparto a Ida Galli (con el pseudonimo de Evelyn Stewart) en el papel de Mariale, Ivan Rassimov como Massimo, Luigi Pistilli como Paolo, el marido de Mariale, Pilar Velazquez en el papel de Mercedes o Edilio Kim como Gustavo. La película se estreno en España con diez años de retraso y muy poco éxito en taquilla, un film que no es demasiado conocido dentro del giallo y horror italiano en nuestro país.
La película empieza con una pareja haciendo el amor a la orilla de un lago, la escena para estar siendo contemplada por alguien desde los arbustos que pronto hace acto de presencia, mata a la pareja a tiros sin pensárselo dos veces, esta escena es vista por una niña que aterrorizada empieza a gritar "Papa".
Mariale y Mario son un matrimonio que vive en un gran caserón en el campo, mas bien es como un castillo, tienen algún problema ya que ella a escondidas es drogada con tranquilizantes por Mario, que cuenta con la ayuda del extraño criado que vive y trabaja en el castillo, ella sin embargo si sabe que le echan pastillas en el te y no duda en repetir a Mario que deje de hacerlo, que ya esta bien y que quiere vivir como una persona normal.
Para demostrarle todo eso a Mario y que puede convivir con cualquier persona Mariale organiza una reunión de viejos amigos, a algunos no los ven desde hace años y con alguno incluso quizo tener una relación amorosa en el pasado y aun se siente atraída por el, todos van llegando al lugar y cuando están juntos le piden a Mario que les enseñe el castillo, así llegan a habitaciones y sótanos en los que apenas entra el matrimonio, en uno de estos descubren un montón de maniquies vestidos con disfraces y vestidos antiguos, todos se disfrazan y viven una noche loca con una cena opulenta y donde acaban borrachos.
Después de que una de las amigas de Mariale se lleve un buen susto con unos escorpiones de por medio otro de los invitados aparecerá asesinado, el grupo después de pensar que hacer decide llamar a la policía, pero el teléfono ha sido cortado, a este asesinato le seguirán otros dos, especialmente brutal el de la piscina a golpes... el final es... magnifico. Una mezcla de giallo, con ese o esa asesino desconocido hasta el final, el horror italiano con esos sótanos llenos de telarañas y suciedad y su buena dosis de sexo y sangre, además de una sensacional banda sonora. Un 7 de 10.
http://gialloteca.blogspot.com.ar/2011/06/la-orgia-de-la-sangre.html?zx=9d4f90b530a71bbc

Giallo tutto imperniato sul flashback iniziale del trauma della protagonista, il film percorre poi delle vie psicologiche vaghe che però tendono, nel complesso, a far salire la tensione col passare dei minuti. L'unità di luogo della storia in pochissime stanze aiuta in questo, basata com'è sull'austerità del castello e dei personaggi del marito e del lugubre maggiordomo. La Stewart ha un'aria spaurita per tutto il film, vitrea: pur non essendo esattamente un pregio, è quel che deve fare per suscitare l'idea di poca lucidità mentale, tant'è. Il tocco trash della pellicola è costituito dal banchetto, dove tutti perdono la loro identità quotidiana per risvegliare pulsioni bieche e inspiegabili: uno degli invitati imita una gallina, un altro Napoleone, un altro ancora - notevolissimo - si atteggia a ballerina in tutù rosa. Chissà, forse Scavolini la pensava come una grande scena psicanalitica....
Gli omicidi veloci fanno tornare la storia sulle vie del giallo, tanto si succedono freneticamente, fino al finalone dove trionfa il trauma infantile: la Stewart torna bambina, e muore col suo amante esattamente come accadde alla madre, anni prima. Bella l'idea del colpo di fucile del suicidio del marito, udito da fuori il castello, con inquadratura sul giardino.
Nel complesso, un'opera bizzarra, controversa, che vale una visione. Scavolini tornerà sullo psicanalitico/ thrilleroso col successivo 'Amore e morte nel giardino degli dei', e li' sarà pesante reggere il film.
PS perchè il vestito bianco? perchè è il colore dell'abito che Marialè indossava durante l'omicidio/ suicidio dei genitori, e sarà il colore dell'abito con cui morirà.
venus in furs
http://www.ilcancello.com/cinema-thriller-spionaggio/9601-un-bianco-vestito-per-mariale.html
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Un uomo uccide la moglie e il di lei amante sotto gli occhi della figlioletta Marialé. salto temporale fino al presente della fanciulla, che è oggi sposata al marchese Bellavia e vive praticamente reclusa nella principesca tenuta del marito, ad Artena, dintorni di Roma. diversi amici della donna risponderanno all’invito per una festa che si terrà nella villa, anche se il marito non sembra esserne particolarmente felice.

I. Maschere
La festa diviene una carnevalata medievale. messi sù dei vestiti trovati nello scantinato, gli amici smetteranno i perbenisti panni borghesi per lasciarsi andare. c’è chi si veste da gallina, chi da Napoleone, chi da ballerina. ma il gioco- così lo suggerisce Marialé- si attorciglierà su sé stesso per diventare una gara di depravazione, in cui tutti sembrano liberare i propri istinti più brutali: esce fuori il razzismo neanche troppo latente di Gustavo, l’impotenza del mite Sebastiano, l’opportunismo avido del laido Joe, la caducità psicologica di Marialé e le paranoie del marito di lei, Paolo.

II. La grande abbuffata
L’atmosfera, che usa la rievocazione gotica suggerita dal castello Borghese, è pervasa in realtà da uno spirito di goliardica perversione: pur non riuscendo ad ovviare a una parte centrale statica (come molti dei gialli del periodo), il tocco disturbato e disturbante del regista- l’irridente nichilismo dell’abbuffata, ne è un esempio- trasforma un plot da Dieci piccoli indiani in uno sterminio (a onor del vero, a tratti superficiale) delle debolezze e delle piccole blasfemie che ci rendono umani.
http://einzige-lunico.blogspot.com.ar/

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