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jueves, 22 de marzo de 2012

Amore e rabbia - Lizzani, Bertolucci, Pasolini, Godard, Bellocchio (1969)


TÍTULO ORIGINAL Amore e rabbia
AÑO 1969
IDIOMA Italiano, Francés e Inglés
SUBTITULOS En español e italiano (separados)
DURACIÓN 102 min. 
DIRECTOR Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard, Carlo Lizzani, Pier Paolo Pasolini
GUIÓN Puccio Pucci, Piero Badalassi, Jean-Luc Godard, Marco Bellocchio, Carlo Lizzani, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini
MÚSICA Giovanni Fusco
FOTOGRAFÍA Alain Levent, Sandro Mancori, Aiace Parolin, Ugo Piccone, Giuseppe Ruzzolini
REPARTO Tom Baker, Julian Beck, Jim Anderson, Judith Malina, Giulio Cesare Castello, Adriano Aprà, Fernaldo Di Giammatteo, Petra Vogt, Ninetto Davoli, Rochelle Barbini, Aldo Puglisi, Christine Guého, Nino Castelnuovo, Catherine Jourdan, Paolo Pozzesi, Marco Bellocchio
PRODUCTORA Coproducción Italia-Francia; Castoro (as Castro Film s.r.l.) / Ital-Noleggio Cinematografico / Anouchka Films
PREMIOS 1969: Festival de Berlín: Sección oficial de largometrajes
GÉNERO Drama. Romance | Política. Película de episodios
 
SINOPSIS Cinco directores ofrecen sendas historias en las que se entremezclan el amor y la rabia: "L'indifferenza" narra la violación de dos mujeres italianas, que correrán diferente suerte.
"Agonia": unos bailarines danzan en la calle.
"La sequenza del fiore di carta": Un chico corre descontrolado las calles de Roma sin saber a dónde se dirige.
En "L'amore" una pareja discute acerca de una película, en la que muestra a una pareja formada por una chica judía y un chico árabe.
En "Discutiamo" un grupo de estudiantes marxistas irrumpe en un aula de la universidad para protestar contra el sistema universitario, el cual, según ellos, necesita renovarse desde sus cimientos. (FILMAFFINITY)


Nel marzo del 2007 l'Unità distribuì, insieme al quotidiano, un film a episodi firmati da Lizzani, Bernardo Bertolucci, Pasolini, Godard e Bellocchio, Amore e rabbia. Qui di seguito la nota informativa dell'Unità su tale film.

Amore e rabbia sarebbe un bel titolo «settantasettino», tanto per legarci alla rassegna bolognese Route 77 di cui parliamo sopra. Invece è un titolo «sessantottino», essendo il film - in edicola con l'Unità - del 1969, anno in cui il '68 continua e in Italia deflagra in eventi epocali come l'autunno caldo e la strage di Piazza Fontana. Se sopra ci domandiamo quanto '77 ci sia in film «commerciali» apparentemente lontani dalle istanze politiche ed esistenziali del movimento, qui è ancor più lecito domandarsi quanto '68 ci sia nei film italiani «dentro», «sul» e «intorno» al '68. 
Dovremmo risponderci, una volta di più, che il cinema di genere era politicamente più estremo del cinema d'autore, e che - per rimanere al '69 - c'è più rabbia sessantottina in un western come Quien Sabe che in tanti film di autori «di sinistra». E ribadire che anni epocali come il '68 non durano mai 12 mesi, ed è in fondo giusto che Amore e rabbia sia del '69 come è giusto che Giù la testa sia del '71 e I pugni in tasca - di gran lunga il film più «sessantottino» del nostro cinema, per titolo, tematica e modalità produttive - addirittura del '65.
Amore e rabbia è un film a episodi esattamente come I nuovi mostri che abbiamo scelto come titolo chiave del '77. Il cinema a episodi andava fortissimo in Italia almeno dai primi anni '60 (I mostri prima edizione, tutto di Risi con Gassman e Tognazzi, è del '63). Di solito era una formula adatta ai toni della commedia: ma funzionava talmente bene che si fecero anche film a episodi rigorosamente «d'autore». Il più famoso probabilmente è RoGoPaG, del '63 come I mostri, il cui titolo assemblava le iniziali dei cognomi dei 4 registi (Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti). In Amore e rabbia i registi coinvolti sono 5: Carlo Lizzani dirige L’indifferenza, Jean-Luc Godard L'amore, Bernardo Bertolucci Agonia (il fico infruttuoso), Marco Bellocchio Discutiamo, discutiamo e Pier Paolo Pasolini La sequenza del fiore di carta. 
Le cinque storie sono riscritture moderne di altrettante parabole dei Vangeli. Il più qualificato a simile tema, avendo diretto Il Vangelo secondo Matteo pochi anni prima, era ovviamente Pasolini: e guarda caso, come già per RoGoPaG (dove La ricotta, storia di un sottoproletario che muore d'indigestione sulla croce durante le riprese di un film su Gesù diretto da Orson Welles, si staccava nettamente dagli altri 3 episodi), il capitolo firmato da Pier Paolo sembra, anche a distanza di quasi 40 anni, il migliore. 

In La sequenza del fiore di carta Ninetto Davoli, partendo dalla fontana di piazza Esedra in quel di Roma, discende a piedi per via Nazionale interloquendo con i passanti; in sovrimpressione, compaiono immagini d'attualità (il cadavere del Che, Lyndon Johnson, i bombardamenti in Vietnam, la Cina maoista, qualche raduno di notabili democristiani) che, un po’ come i funerali di Togliatti che irrompevano all'improvviso nella narrazione picaresca di Uccellacci e uccellini, danno all'avventura quotidiana del sottoproletariato romano una dimensione internazionalista. Come spesso in Pasolini, la simbologia è fin troppo chiara ma riesce a diventare commovente. E qualunque romano, di fronte al dialogo fra Ninetto e alcuni operai che stanno scavando nel selciato di via Nazionale («A che servono 'ste buche?», chiede il ragazzo; «a tirà avanti», rispondono quelli), si farà due grasse risate, pensando a quante volte il vialone che da Termini scende all'altare della Patria è stato «rizollato» manco fosse il prato di San Siro (è di questi giorni l'annuncio che gli storici e malcomodi sanpietrini lasceranno il posto all'asfalto).
Gli altri episodi dimostrano maggiormente la propria età. Godard e Bertolucci danno fondo alla propria cinefilia, il primo giocando sull'idea del film nel film, il secondo usando come «attori» alcuni critici cinematografici non propriamente dotati nell'arte della recitazione (Fernaldo Di Giammatteo, Giulio Cesare Castello e Adriano Aprà: Bertolucci aveva già voluto Morando Morandini in un ruolo importante di Prima della rivoluzione). Bellocchio mette in scena quasi in diretta un'assemblea sessantottina e Lizzani - forse l'episodio più curioso assieme a quello di Pasolini - racconta un incidente stradale in cui l'unico buon samaritano è un ricercato dalla polizia.
http://www.pasolini.net/cinema_amore-e-rabbia_Unita.htm

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