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viernes, 2 de marzo de 2012

Camicia Nera - Giovacchino Forzano (1933)


TITULO ORIGINAL Camicia nera
AÑO 1933
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION 73 min.
DIRECCION Giovacchino Forzano
ARGUMENTO relato de Giovacchino Forzano
GUION Giovacchino Forzano
REPARTO Enrico Marroni, Antonietta Mecale, Enrico De Rosa, Guido Petri, Lamberto Patacconi, Vinicio Sofia, Renato Tofone, Attila Della Spora, Giovanni Ferrari, Avelio Bandoni, Leo Bartoli, Annibale Betrone, Luisella Ciocca, Loris Gizzi, Anna Konopleff, Pino Locchi
FOTOGRAFIA Alfredo Lenci, Mario Craveri, Mario Bava, Giulio Rufini, Mario Albertelli, Ercole Granata
MONTAJE Giovacchino Forzano
MUSICA Iditta Parpagnolo, Carlo Alberto Pizzini, Ennio Porrino, Gian Luca Tocchi, Giovanni Salviucci
PRODUCCION Istituto Nazionale Luce
GENERO Drama

SINOPSIS Un fabbro italiano emigrato viene ferito durante la guerra sul fronte francese, perdendo la memoria. Ricoverato in un ospedale tedesco, la recupera tre anni dopo e dalla Tunisia rimpatria, felice per il risanamento delle Paludi Pontine e l'inaugurazione della città di Littoria. (Comingsoon)


Camicia nera di Giovacchino Forzano: Realizzato con grandi mezzi in occasione del Decennale della marcia su Roma, "Camicia nera" (1933) è uno dei più significativi esempi di film-documentario dell'italia pre e fascista. Interpretato da "contadini della Maremma e uomini nati dal popolo di ogni regione d'Italia", ma anche da attori professionisti quali Enrico Mazzoni, Antonietta Mecale, Febo Mari e i piccoli Pino Locchi e Lamberto Patacconi, il film narra la storia di un fabbro chiamato alle armi nella Prima Guerra mondiale. E' ferito al fronte e perde la memoria. Ma dopo anni di ricovero in ospedale, la ritrova e torna finalmente in patria, scoprendo un paese cambiato in meglio grazie al fascismo e giusto in tempo per assistere all'inaugurazione della città di Littoria. "Camicia nera" propone molti dei temi cari all'italia che fu': il nazionalismo, il patriottismo, il mito della Grande Guerra e della "vittoria mutilata", il reducismo e l'anticomunismo. Ma è anche una rappresentazione degli anni dello squadrismo e una rievocazione delle principali conquiste del regime: il risanamento della moneta, la lotta alla crisi economica e il ritrovato prestigio internazionale dell'Italia.
cristianm
http://www.mymovies.it/pubblico/articolo/?id=212136
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Pur riconoscendo che si tratta di un film di una certa ingenuità espressiva (ma siamo nel 33 ed il cinema parlato in Italia esiste da solo quattro anni)si dimostra antesignano del neorealismo - usando anche, oltre agli attori già noti, personaggi presi direttamente dalla strada e girando quasi tutto all'aperto - fatto questo assolutamente innovativo in un periodo in cui si giravano in teatro di posa anche le scene di esterno - magnifico il campo lungo con fondale del grande albero durante l'andata della famiglia in municipio - magnifica la scena iniziale con il bufalo che si districa dalla palude - bellissime le locomotive convergenti di fronte - bellissima la rana che gracida isolata quasi a commentare la scena - gli episodi storici riferiti sono poi tutti assolutamente veritieri e, pensando al periodo in cui vengono raccontati, non particolarmente dotati di enfasi politica - persino Mussolini nella conclusione del film, espone e racconta i lavori del regime con comprensibile orgoglio di realizzatore ma senza prosopopea- da architetto posso poi aggiungere che gli edifici progettati sono notevolissimi, addirittura metafisici -sembrano presi da Carrà, da Savinio o De Chirico - sono felice di averlo visto - lo rivedrò.
GAVIRATI
http://www.mymovies.it/pubblico/articolo/?id=617630
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L'assunto del film è formidabile: rievocare e celebrare quest'ultimo ventennio della vita italiana, dall'anteguerra alle giornate del decennale. Tema da far tremare i polsi al più forte, al più geniale fra i direttori cinematografici: raffigurare in tremila metri di pellicola, in poco meno di due ore di proiezione, la vita e la passione di un popolo in un ampio scorcio di secolo, con primi piani e sfondi d'avvenimenti parecchi dei quali non ebbero a confini soltanto i confini d'Europa; e con quella vita e con quella passione esaltare l'opera del Capo di questo popolo, dalla vigilia presaga alle celebrazioni del decennale. [...]
Mario Gromo, La Stampa 24 marzo 1933
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Interpretato, secondo i titoli di testa, da "contadini della Maremma e uomini nati dal popolo di ogni regione d'Italia", ma anche da Enrico Mazzoni, Antonietta Mecale, Enrico De Rosa, Annibale Betrone, Febo Mari e i piccoli Pino Locchi e Lamberto Patacconi. Fabbro italiano emigrato, ferito nella guerra mondiale sul fronte francese, perde la memoria. Ricoverato in un ospedale tedesco, la recupera tre anni dopo e dalla Tunisia rimpatria, felice per il risanamento delle Paludi Pontine e l'inaugurazione della città di Littoria. Balbettante film di propaganda, girato per il decennale della Marcia su Roma, in bilico tra l'insipienza e il guittume, con punte di comicità involontaria. "La retorica si sposa alla presunzione, la convenzione all'enfasi, senza un attimo di tregua" (P. Bianchi). Ridistribuito qua e là nel 1973. (Il Morandini)


Il film venne proiettato in prima nazionale, contemporaneamente, nella maggior parte delle sale cinematografiche d'Italia, il 23 marzo 1933.
Film corale, girato in occasione del decennale del Fascismo, rappresenta le vicende italiane dal 1914 al 1932 secondo l'interpretazione che di queste fu data del regime, con protagonisti uomini e donne di tutte le regioni d'Italia. Un fabbro italiano emigrato in Francia (Mussolini era figlio di un fabbro) combattendo durante la prima guerra mondiale perde la memoria. La recupera anni dopo e torna in Italia, trovando un paese più moderno (bonifica delle paludi pontina, l'inaugurazione della città di Littoria) grazie al fascismo.
Come ci si può aspettare per un film di regime, la critica all'epoca dell'uscita fu entusiasta. Matteo Incagliati, su il Messaggero di Roma del 24 marzo 1933 scrisse: "un film italianissimo, le scene che maggiormente colpiscono e appassionano e che sono riprodotte con maggiore potenza di mezzi espressivi, sono principalmente quelle dei reduci della prima guerra mondiale ridotti allo squallore più duro e vilipesi per aver dato il sangue alla Patria." Successivamente questi giudizi furono drasticamente rivalutati: il "Morandini" lo definisce un "balbettante film di propaganda, girato per il decennale della Marcia su Roma, in bilico tra l'insipienza e il guittume, con punte di comicità involontaria", e Pietro Bianchi ha sostenuto che in Camicia Nera "la retorica si sposa alla presunzione, la convenzione all'enfasi, senza un attimo di tregua".
http://it.wikipedia.org/wiki/Camicia_nera_(film)

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