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viernes, 5 de agosto de 2011

Valzer - Salvatore Maira (2007)


TITULO Valzer
AÑO 2007
SUBTITULOS No
DURACION 90 min.
DIRECCION Salvatore Maira
GUION Salvatore Maira
PRODUCTOR Stefano Sciarra
PRODUCCION Home Production srl
FOTOGRAFIA Maurizio Calvesi
MUSICA Nicola Campogrande
ESCENOGRAFIA Seanne Grasso
GENERO Drama

SINOPSIS Assunta, una giovane ragazza vive una vita anonima come lavorante in un albergo di lusso in cui è in corso una tormentata riunione dei vertici della Federcalcio dove si discute il da farsi per affrontare una nuova ondata di scandali. Nel frattempo arriva un uomo, appena uscito di prigione, padre di Lucia, un'amica di Assunta partita dieci anni prima senza lasciare tracce di sé. Tra i due nascerà una profonda amicizia nella quale ognuno troverà consolazione e speranza per il futuro.(Wikipedia)


Il fluido "Valzer" di Maira presentato alle Giornate degli Autori

Girato in quello che Salvatore Maira ha definito un "un flusso di immagini, perché il termine piano sequenza suona un po’ male" "Valzer" è un’opera tecnicamente notevole, che racconta una drammatica ora e mezza della vita di alcuni impiegati ed ospiti di un lussuoso albergo di Torino, con diverse sequenze in flashback magistralmente inserite.
Dopo essere uscito da una prigione argentina, un padre (Maurizio Micheli) arriva nell’albergo torinese per cercare sua figlia Lucia (Marina Rocca), scoprendo poi che la persona che gli ha scritto per dieci anni non è stata lei, ma la sua amica e collega Assunta (Valeria Solarino) e che Lucia è sparita anni prima. Intanto nei piani superiori dell’hotel, ricchi manager del calcio pianificano cinicamente i destini di proprietari di squadre, giocatori e campionati, un anno prima dello scandalo di “Calciopoli” in Italia.
Tutte queste vicende personali, sociali e politiche si intersecano per offrire un ritratto non proprio lusinghiero dell’Italia contemporanea, con identità scambiate, vendute e manipolate con agghiacciante facilità, sotto gli occhi di una società resa sempre più ottusa dalla televisione. Maira tuttavia dice che “Questo non è un film contro il calcio, ma contro la più odiosa forma di oppressione che sia mai stata inventata dall’uomo: la silenziosa, invisibile soppressione della creatività e della libertà espressiva da parte dei media”.
Il regista dice di aver avuto in mente fin dall’inizio il piano sequenza “perché il film è stato pensato subito come musicale e, creando un flusso continuo, ho costretto i personaggi a seguire il ritmo della macchina da presa, permettendo loro di muoversi collegando le loro azioni allo sfondo piuttosto che il contrario,ovvero quello che accade di norma quando la storia e gli attori sono definiti da fattori e regole di tempo e di spazio, come nel montaggio”.
Gli attori erano inizialmente abbastanza preoccupati da questa scelta e Maurizio Micheli ha cercato di convincere Maira (al quale un “mago del digitale” aveva perfino detto che non si poteva fare) a girare il film in modo più classico perché “chiunque avesse fatto uno sbaglio, anche solo mettendo una mano nella parte sbagliata dell’inquadratura, avrebbe mandato in fumo un’intera giornata di lavoro, nonostante il fatto che per una persona come me, che viene dal teatro, era in fin dei conti una cosa positiva poter seguire l’evoluzione del personaggio dall’inizio alla fine”.
La Solarino, che appare nella maggior parte delle scene, ha confermato quanto affermato da Micheli, aggiungendo che “una volta affrontato il labirinto delle difficoltà tecniche delle riprese, il piano sequenza ha dato un valore aggiunto all’elemento narrativo del film”, che il presentatore, il noto regista Citto Maselli, ha definito magico per la naturalezza assoluta della sua composizione.
http://www.cinemaitaliano.info/news/00828/il-fluido-valzer-di-maira-presentato-alle.html


Il titolo allude al ritmo dei movimenti di macchina che in questo film, costruito quasi su un unico piano sequenza, portano gli attori ad incrociarsi nei corridoi di un lussuoso albergo torinese. Quella di Maira è una scelta poetica o un esercizio di stile?
Valzer si svolge interamente in un lussuoso albergo di Torino. Meglio, si svolge quasi del tutto nei sotterranei, nei corridoi bui di questo hotel in cui la giovane Assunta (Valeria Solarino) fa la cameriera, aspirando però a diventare maestra di scuola. La scelta di Salvatore Maira, regista e sceneggiatore, è stata quella di girare il film in un unico piano sequenza (ma in realtà c’è forse qualche taglio): i personaggi si incontrano e si sfiorano, e una panoramica basta per dare l’avvio ai numerosi flashback che costellano l’intreccio. La ragazza, al suo ultimo giorno di lavoro, si trova a dover affrontare il padre (Maurizio Micheli) di una sua vecchia collega e amica, al quale ha scritto lettere in tutti gli anni in cui è stato imprigionato in Argentina, visto che la figlia era troppo impegnata a cercare con ogni mezzo, spesso discinto, la strada del successo nel mondo dello spettacolo. Dopo aver assimilato l’impegno di realizzazione, dovuto per lo più allo sforzo tecnico di Maurizio Calvesi, che guida la macchina da presa per i diversi ambienti e riesce a dettare i tempi dei movimenti, delle luci diverse, del montaggio interno e delle entrate in scena dei personaggi, permane un certo dubbio sulla ovvietà del tema della messa in scena, cioè la presunta caduta dei valori della società italiana, assuefatta alla corruzione, nonché la sensazione che dialoghi e monologhi siano eccessivamente letterari. Maira cerca di dividere lo spazio del film in due luoghi, quello della gente umile e quello dei potenti, e lo fa alternando ai sotterranei dell’albergo, in cui si muovono cameriere, cuochi e conceirge, pieni delle loro speranze e delle loro piccole ambizioni, il set della sala conferenze in cui una spietata holding legata ad una squadra di calcio si balocca pensando a come attraverso il pallone e la tv si possa controllare l’umanità, addomesticandola ai soprusi. In Valzer  la scelta pur coraggiosa del piano sequenza, dettata dall’immagine poetica della danza corale, un “valzer” delle relazioni tra i personaggi, corre il rischio di apparire manierista, nonostante la buona fede (che sfiora la banalità) dei propositi: teorie sull’arte della dominazione invisibile della tv, accenni forse troppo generici a un declino sociale, donne che scelgono che scelgono il ruolo di mantenuta (la madre di Assunta), fino a una riflessione sul dominio dell’apparenza, come la showgirl ossessionata dalla chirurgia estetica, e dal potere che deriva dal denaro. Incalzati costantemente dalla macchina da presa, gli attori si concedono quasi tutti delle interpretazioni enfatiche, ad eccezione della prestazione più misurata di Micheli e di Graziano Piazza che, forse più abituati a questo ritmo dall’esperienza teatrale, soffrono meno, si contengono di più e paiono credibili.
http://www.sentieriselvaggi.it/192/22865/VENEZIA_64_-_Valzer_di_Salvatore_Maira_(Giornate_degli_autori).htm

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