ESPACIO DE HOMENAJE Y DIFUSION DEL CINE ITALIANO DE TODOS LOS TIEMPOS



Si alguién piensa o cree que algún material vulnera los derechos de autor y es el propietario o el gestor de esos derechos, póngase en contacto a través del correo electrónico y procederé a su retiro.




sábado, 3 de diciembre de 2011

Chiedi la luna - Giuseppe Piccioni (1991)


TITULO Chiedi La Luna
AÑO 1991
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS No
DURACION 88 min.
DIRECCION Giuseppe Piccioni
GUION Giuseppe Piccioni, Enzo Monteleone, Franco Bernini
FOTOGRAFIA Roberto Meddi
MONTAJE Angelo Nicolini
MUSICA Antonio Di Pofi
PRODUCCION EIDOSCOPE SRL - RAI DUE
REPARTO Margherita Buy, Giulio Scarpati, Roberto Citran, Daniela Giordano, Mary Sellers, Massimo Lodolo, Stefano Abbati, Lavinia Monet, Sergio Rubini
GENERO Comedia

SINOPSIS In cerca del fratello maggiore scapestrato, scomparso con qualche pasticcio alle spalle, il posato e coniugato Marco imbarca sull'Alfa con telefono cellulare (della ditta) Elena, fidanzata del fuggitivo, e con lei, tra bisticci e incomprensioni, attraversa Umbria e Toscana. Scritto con F. Bernini e E. Monteleone, è un racconto di viaggio da cui, come in ogni percorso morale e psicologico, più che spaziale, c'è chi esce cambiato. Film di garbo all'insegna di una discrezione che riscatta in parte debolezze, squilibri, facilità di fondo. M. Buy gli dà l'acqua della vita. Grolla d'oro per la regia. (Il Morandini)




Giuseppe Piccioni
Nato ad Ascoli Piceno, il 2 luglio 1953, Giuseppe Piccioni frequenta agli inizi degli anni '80 la Scuola Cinematografica Gaumont, fondata da Roberto Rossellini, e si laurea in Sociologia all'Università di Urbino. Realizza alcuni cortometraggi e lavora in campo pubblicitario, poi, dopo aver fondato la casa di produzione Vertigo, debutta nel 1987 con il suo primo lungometraggio, Il grande Blek. Il film ottiene numerosi riconoscimenti, tra cui un Nastro d'Argento e il Premio De Sica per il giovane cinema italiano, e viene presentato con successo alla Selezione Ufficiale del Festival di Berlino. Con Chiedi la luna, nel 1991, Piccioni vince la Grolla d'Oro per la miglior regia, mentre la protagonista Margherita Buy viene premiata con il Sacher d'Oro. Seguono Condannato a nozze e Cuori al verde, commedia agrodolce su tre quarantenni in crisi. Nel 1999 realizza Fuori dal mondo, che porta sul grande schermo le vicende di tre personaggi insoliti, una suora, un bambino e il proprietario di una lavanderia. Il film ottiene un notevole successo di pubblico e critica e ottiene 5 David di Donatello (miglior film, miglior sceneggiatura, miglior attrice, miglior produttore, miglior montaggio), 4 Ciak d'Oro (miglior sceneggiatura, miglior attrice non protagonista, miglior fotografia, miglior fonico in presa diretta) e numerosi premi internazionali, tra cui il Premio della Giuria al Festival di Montreal. Nel 2001 Piccioni partecipa alla 58esima Mostradel Cinema di Venezia con Luce dei miei occhi, ancora una vicenda di gente comune che fa discutere e divide il pubblico e la critica, ma che vale la Coppa Volpi per entrambi i protagonisti, Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli.
A quest'ultima dedica anche un documentario Sandra, ritratto confidenziale, che repolicherà anche con Margherita Buy (Margherita, ritratto confidenziale), due delle sue attrici feticcio. La prima ritornerà anche nel film La vita che vorrei, anche questa volta al fianco di Lo Cascio. Nel 2009 ha girato Giulia non esce la sera, un diario intimo che scava nei sentimenti e nelle relazioni interpersonali con Valeria Golino Valerio Mastandrea.
http://trovacinema.repubblica.it/attori-registi/giuseppe-piccioni/180877
-----
Trama del film CHIEDI LA LUNA:
Il giovane Marco, serio e laborioso, sposato con Cristina e padre di un bambino, dirige a Verona, dopo la morte del padre, l'agenzia di noleggio di autovetture, che lui e il fratello maggiore Giacomo hanno ereditato. Giacomo, dopo una vita molto disordinata, scompare improvvisamente, portandosi via la vettura migliore e cinque milioni. Marco, che è il vero capo-famiglia, parte subito per andarlo a cercare a Perugia dove risiede Elena, la fidanzata. La ragazza, che non sa nulla del fidanzato da mesi, l'accompagna da un'amica di lui, Daniela, che ha un ristorante di lusso presso Viterbo, ma neanche lei ha notizie di Giacomo. I due riprendono perciò il viaggio, durante il quale si mostrano spesso ostili l'uno all'altra, perchè hanno temperamenti diversissimi, ma intanto fanno strani incontri, come quello con un autostoppista disperato per amore, che accompagnano inutilmente a Gubbio, e più tardi salvano dal suicidio. Recatisi in una casetta in un bosco, dove potrebbe, secondo Elena, trovarsi Giacomo, incontrano invece Francesco, un ex fidanzato di lei, il quale si nasconde dagli strozzini. I due viaggiatori pernottano nella casetta, Elena va a letto con Francesco, mentre Marco finisce col dormire all'aperto. Poi Marco ed Elena ripartono: dopo un burrascoso incontro con l'ex marito di Elena, il quale le deve dei soldi, che lei finisce col rifiutare per orgoglio, i due giovani proseguono il viaggio, andando a trascorrere una notte d'amore in albergo dove lui le confida le delusioni del suo matrimonio. Intanto hanno saputo che Giacomo ha telefonato, e lo raggiungono subito dopo che si è sposato, con una ragazza incinta, che non conoscono. Marco riparte, senza voler vedere il fratello ed offre ad Elena di vivere con lui, ma la ragazza rifiuta. Tornato dalla moglie, nell'ufficio, dove ora lavora anche l'autostoppista, Marco è triste, mentre Elena viaggia malinconicamente verso la Sicilia. La vita di Elena e Marco non potrà più essere quella di prima.

CRITICA:
"Un gioiellino, che impone un autore già maturo e rivela un 'narratore' attento e essenziale". (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 8/10/91)."I più sinceri complimenti a Giuseppe Piccioni e a tutti indistintamente i suoi compagni di lavoro. 'Chiedi la luna', che non è diminutivo considerare una commedia sentimentale, è davvero un film riuscito". (Paolo D'Agostini, La Repubblica,8/9/91)."E' un'avventuretta in chiave di commedia episodica nello svolgimento, graziosa e svagata nel disegnare a pastello le singole situazioni". (Alessandra Levantesi, La Stampa, 6/10/91)."Giuseppe Piccioni si ritaglia, sempre sullo sfondo dell'Italia centrale, una storia minima ma limpida, per nulla volgare e scentrata". (Francesco Bolzoni, Avvenire,10/10/91)."Realizzato con una certa grazia, un buon ritmo e qualche trovata geniale da Giuseppe Piccioni, è solo in parte la storia di un breve viaggio attraverso il centronord Italia. A Margherita Buy e a Giulio Scarpati, va il merito di aver reso credibile la storia. La loro simpatica interpretazione non va mai fuori dalle righe". (Bruno Di Marino, Qui giovani,16/10/91)."Il film è un'"operina morale" molto simpatica per il suo garbo narrativo e la tenerezza del suo sguardo". (Giovanni Grazzini, Il Messaggero, 8/10/91)."Film giovane di un giovane (38 anni) "Chiedi la luna" di Piccioni, riconferma nel nuovo cinema italiano il gusto per il racconto pulito, attento ai capricci dei sentimenti e agli alti e bassi della psicologia". (Franco Colombo, L'Eco Bergamo,10/11/91).
fonte "RdC - Cinematografo.it"
http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=37755&film=CHIEDI-LA-LUNA

----------

IL CINEMA A MODO MIO
Intervista a Margherita Buy

Nata e cresciuta a Roma, ha esordito in teatro nel 1985 con Mahagonny di M. Mete e sempre per il teatro ha interpretato La stazione per la regia di E. Coltorti e Italia-Germania quattro a tre di S. Rubini. I primi film nel 1988: Domani accadrà, per la regia di Daniele Lucchetti e La seconda notte, diretta da N. Bizzarri. Tra gli altri suoi film ricordiamo La stazione (1990, regia S. Rubini), Chiedi la luna (1990, regia di G. Piccioni), Maledetto il giorno che ti ho incontrato (1990, regia di C. Verdone), Arriva la Bufera (1992, regia di D. Lucchetti), Va' dove ti porta il cuore (1995, regia di C. Comencini), Facciamo Paradiso (1995, regia di M. Monicelli), Testimone a rischio (1996, Regia di P. Pozzessere
È arrivata a fine marzo nelle sale l'ultima pellicola di Giuseppe Piccioni, Fuori dal mondo, storia di una novizia che si avvicina alla professione religiosa perpetua e la cui scelta viene dapprima sconvolta e poi rinsaldata dall'incontro con un bambino trovatello. Ne parliamo con Margherita Buy, protagonista del film, che racconta i momenti più significativi delle riprese. E ci svela qualcosa di sé.

Quando ha iniziato la sua carriera di attrice si è imposta al pubblico italiano nel ruolo di timida, di ragazza dolce; un ruolo che ha poi progressivamente abbandonato. Qual è la vera Margherita Buy, a quale di questi ruoli appartiene?
Mi è capitato di fare cose molto diverse da come io penso di essere; mi è capitato di fare, cioè, quello che gli altri pensavano che io potessi fare meglio. Così ho interpretato personaggi vicini alla nevrosi o alla timidezza, o magari a qualche insicurezza generazionale, ma non credo di assomigliare poi così tanto a nessuno di questi ruoli. Anche se in ognuno, chiaramente, ci si può ritrovare qualcosa di me, qualcosa che, poi, aiuta a delineare meglio il personaggio. Inoltre, certo, alcuni registi sono miei amici e allora a volte ne approfittano, conoscendomi, per mettere nel film cose che sanno che io faccio nella vita. Ma io, in fondo, non sono né così nevrotica né così timida o insicura come mi fanno apparire.

Lei ha comunque interpretato ruoli molto diversi fra loro. Ad esempio, in film come Maledetto il giorno che ti ho incontrato e Facciamo Paradiso ha ricoperto ruoli brillanti, in Testimone a rischio il suo era un personaggio di un certo spessore drammatico, mentre in Chiedi la luna o Va' dove ti porta il cuore ha affrontato ruoli diciamo più "intimisti". Lei predilige i toni brillanti, quelli impegnati o i toni intimisti?
Innanzitutto mi piace fare il mio lavoro. poi, se una commedia è ben scritta, devo dire che è il genere che preferisco, perché amo i toni brillanti. Purtroppo in questo campo c'è molta pressappocaggine, le cose sono scritte in maniera un po' approssimativa. Quand'è così, la commedia non mi diverte più perché è solo di personaggio, di situazione. Allora preferisco fare dei film che abbiano un'ossatura e in cui anche il mio personaggio abbia una corposità diversa che non in una commediola mal scritta e mal diretta, perché credo che la commedia sia in assoluto il genere più complicato da realizzare.

Tra i film che ha fatto, qual è quello che ha amato di più?
Non saprei dire, poi si offendono tuttiŠ però sono molto affezionata a La stazione di Sergio Rubini, perché è stato il primo film che ho fatto e poi perché prima era una commedia teatrale che abbiamo portato in giro un po' dappertutto, in teatri sperduti, molte volte anche senza ricevere grandi consensi... E poi, improvvisamente, è arrivato il film e con esso sono arrivate tutte le altre gratificazioni, e dunque rappresenta per me un episodio bellissimo. E poi ho molto a cuore Maledetto il giorno che ti ho incontrato di Verdone: è un film che hanno visto tutti, che mi ha dato la possibilità di uscire un po' allo scoperto, e di questo sono molto grata sia al film sia a Verdone. sono affezionata tantissimo anche a Chiedi la luna, soprattutto perché all'inizio non credevo in quel film, pensavo non valesse nulla e invece Giuseppe Piccioni, da un copione esile com'era, ha tirato fuori qualcosa di davvero molto carino.

Ed è stato l'inizio del lavoro con Piccioni perché con lui poi ha fatto Condannato a nozze, Cuori al verde e ora fuori dal mondo. Dunque questo rapporto privilegiato funziona?
Certo, anche se Piccioni non aveva nessun interesse nei miei confronti all'inizio, perché lui aveva fatto il suo primo film &endash; Il grande Black &endash; con Sergio Rubini, con il quale allora ero sposata, e all'inizio era lui che voleva. Nel frattempo l'ho conosciuto e lui ha conosciuto me, un rapporto che abbiamo inventato conoscendoci, che non è nato professionalmente. In un certo senso, prima siamo diventati amici e poi abbiamo fatto un film insieme.

Parliamo un po' di Fuori dal mondo, un film che rappresenta tante cose: anzitutto segna questa uscita di Lionello Cerri come produttore. Vuole dire due parole anche su di lui?
Lionello è una persona sicuramente molto determinata, molto decisa e davvero innamorata del cinema. L'idea di poterlo fare e produrre penso l'abbia sempre interessato e ora ci si è buttato con quello slancio, quell'ardore di chi fa una cosa per la prima volta. E ha fatto un bene enorme anche a noi attori, che eravamo le anime più ciniche, più disincantate: non capita spesso di trovare una persona così desiderosa, così capace di dare il cuore, l'anima, per quello che fa. Sì, spero per lui che ne ricavi una esperienza positiva e che possa proseguire questa nuova strada della produzione.

In questo film, lei interpreta il ruolo di una suora: che cosa l'ha coinvolta di questa storia, in che cosa si è sentita attratta dal personaggio di cui ha indossato le vesti?
Sapevo che era un personaggio veramente difficile e ho dedicato molto tempo alla preparazione, ma sono sempre stata molto emozionata all'idea di fare una cosa così diversa dal solito. La storia è molto bella perché non è soltanto la storia di una suora ma anche una storia sulla maternità, sul senso di un amore grande, così diverso dal solito e pensando a tutto questo molte notti non ho dormito dalla paura.
Durante il lungo periodo di preparazione ho conosciuto moltissime suore che mi hanno aiutato tanto: ognuna mi ha dato una sua versione dell'essere religiosa, e ho conosciuto anche personaggi che non avrei mai accostato, dai quali mi teneva lontana una qualche forma di pregiudizio, nonostante io abbia fatto le scuole dalle suore. Invece ho conosciuto tra loro molte persone che mi hanno dato una grande fiducia e che erano contentissime che si facesse un film su di loro, un film serio, non ridicolizzando né travisando messaggi. Una volta avviato, il personaggio poi va da solo. Se riesci a tracciarne uno scheletro e a sentirtici un po' dentro, poi va da sé. Naturalmente se la storia è bella, e se il regista ti aiuta.

Lei ha anche vissuto, per un periodo, insieme alle suore...
Sì, e ho conosciuto questa attività frenetica che hanno alcuni ordini di suore, attività di grande impegno sociale, questa grande voglia di aiutare tutti, senza discriminazione. Erano cose che io, veramente, non sapevo così bene.

Qual è il momento più difficile, più drammatico che lei ricorda di questo film?
La scena in cui porto via il bambino dall'ospedale: quel momento di sbandamento, di errore, l'ho vissuto moltissimo, mi sono sentita molto in quello che facevo e mi sono molto commossa. E poi anche quando &endash; dopo che vengo a sapere che il bambino è stato dato in adozione &endash; vado a casa dei genitori adottivi per lasciargli l'ultimo mio regalo e, senza dirgli chi sono, do loro la medaglietta con la Madonnina che avevo al collo: anche quella è stata una situazione assai coinvolgente, in cui mi sono commossa tantissimo.

e il momento più bello?
Sicuramente la scena della vestizione: lì è stata una vera festa. eravamo mischiate, c'erano suore vere e attrici ed è stato molto bello perché sia loro che noi, alla fine, eravamo emozionate, e lì con loro, in quel momento, ho sentito proprio una grande carica.

Per concludere, qualche considerazione sull'attuale panorama del cinema italiano.
Credo che il cinema si muova in maniera abbastanza ciclica. In questo momento ci sono alcuni bei film italiani, ma sono molto poco considerati, mi pare, e tuttavia questo è senza dubbio un segno di ricchezza, perché comunque delle cose belle ci sono, anche se poi non sono quelle che tutti vanno a vedere. Purtroppo credo ci sia una grande frattura tra il cinema d'impegno, il cinema che propone qualcosa di interessante e quello che le masse vanno a vedere. Tuttavia, non bisogna perdersi d'animo.

No hay comentarios:

Publicar un comentario