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martes, 27 de marzo de 2012

Un tranquillo posto di campagna - Elio Petri (1969)


TÍTULO ORIGINAL Un tranquillo posto di campagna
AÑO 1969
IDIOMA Italiano
SUBTITULOS Español (Separados)
DURACIÓN 106 min. 
DIRECTOR Elio Petri
GUIÓN Tonino Guerra, Elio Petri, Luciano Vincenzoni
MÚSICA Ennio Morricone
FOTOGRAFÍA Luigi Kuveiller
REPARTO Franco Nero, Vanessa Redgrave, Georges Géret, Gabriella Grimaldi, Madeleine Damien, Rita Calderoni, John Francis Lane, Renato Menegotto, David Maunsell
PRODUCTORA Coproducción Italia-Francia; Les Productions Artistes Associés / Produzioni Associate Delphos / Produzioni Europee Associati (PEA)
PREMIOS 1969: Festival de Berlín: Oso de Plata
GÉNERO Terror. Intriga. Fantástico | Fantasmas 

SINOPSIS Un prestigioso pintor italiano, que está pasando una mala racha, decide alejarse del mundanal ruido e ir a pasar unos dias en una encantadora y apacible casa de campo veneciana. Sin embargo, la esperada tranquilidad se convierte en un laberinto de misterio y horror debido a las apariciones del fantasma de una condesa que murió en la casa en extrañas circunstancias. (FILMAFFINITY)


Leonardo è un pittore pop. Celebre. Pagatissimo. Divide con lui il successo Flavia che, oltre a dargli l’amore, gli amministra abilmente e coscienziosamente le finanze e il lavoro. L’amministrazione sentimentale e artistica di Flavia, però, pesa duramente su Leonardo che se ne sente oppresso, incatenato, anche perché è il riflesso dell’oppressione di tutto quanto lo circonda, quel mondo difficile di un’arte in cui crede sempre meno e in cui sempre meno riesce ad operare.
Questa oppressione e l’inaridimento creativo che ne deriva, provocano in Leonardo una cupa nevrosi. [...]
Gian Luigi Rondi, Il Tempo 15 ottobre 1968

Un pittore della scuola informale, nonostante o, forse, a causa del suo successo troppo bene amministrato, è colpito da una nevrosi di impotenza creativa. Accompagnato dall’amante che lo adora e dal mercante che lo sfrutta, va allora a cercarsi, secondo il titolo del film di Elio Petri: Un tranquillo posto di campagna per riposarsi e riprendersi. Lo trova in un’antica villa veneta, rimasta abbandonata dal lontano 1945. In quel tempo, nella villa abitava una contessina ninfomane che, dopo aver fatto l’amore con quasi tutti gli uomini del villaggio attiguo, era finita uccisa da un mitragliamento aereo, a soli diciott’anni. [...]
Alberto Moravia (1975)
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In questo film, del 1968, il regista mette in scena il dramma di un pittore ‘pop’, interpretato da Franco Nero, che ad un certo punto prende coscienza d’essersi lasciato sordidamente condizionare dal mercato artistico e si troverà drammaticamente a conoscere la morte dell’idea romantica di arte.
Per la realizzazione di questo film Petri si avvalse della collaborazione dell’artista pop statunitense Jim Dine, il quale realizzò i quadri del pittore protagonista.
Dalle parole del regista: «Ad ispirarmi questo film furono le opere esposte alla Biennale del ’64. Rimasi molto colpito dal significato rivoluzionario della cultura ‘pop’». L’artista pop rappresenta secondo il regista l’ultima frontiera della rivoluzione artistica ed insieme il disperato tentativo di tornare alla realtà per mezzo degli oggetti; gli stessi, probabilmente, che sono motivo di allontanamento dall’arte e allo stesso tempo emblema del benessere: nuovo orizzonte nell’interesse della gente.
Altra componente che ritroviamo nel film è quella di ghost-story; Elio Petri fin dal suo esordio non è estraneo a temi macabri che richiamano alla mente Hitchcock, solo come riferimento esteriore.
Fin dai titoli di testa immagini e musica immergono in un clima a tratti psichedelico dove protagoniste sono le arti visive e la musica. I titoli di testa sono inglobati in una grafica minimale che contrasta con le immagini colorate delle opere d’arte. Protagonisti sono anche elementi che ricollegano direttamente e concretamente al cinema: vediamo scorrere dei numeri neri, ingranditi, come il ‘time stamp’ cinematografico, ma anche lettere dell’alfabeto; il tutto scorre molto velocemente si scorgono alcuni di questi elementi per pochi frame il che ricorda le immagini subliminali dei messaggi pubblicitari.
Fra il succedersi di fotografie di dipinti e i titoli degli autori in grafica minimale si inserisce come elemento di raccordo lo scorrere di una pellicola che ad un primo sguardo sembra essere danneggiata e sporca. In realtà rallentando le immagini si vede che su questa pellicola sono stati condotti interventi pittorici: pennellate di colore azzurro, rosso, nero (gli stessi colori utilizzati nella grafica dei titoli). Col pennello ed il colore bruno è anche ricostruito l’effetto di bruciatura della pellicola.
Interventi pittorici sul materiale cinematografico dato dalle tracce di pennello, strumento principe del pittore, su di un supporto diverso dalla tela di un quadro: un incontro tangibile tra arte pittorica e arte cinematografica.
Per il film Morricone chiamò a collaborare il ‘Gruppo di improvvisazione Nuova Consonanza’. La musica che sentiamo sembra essere utilizzata in funzione di “anti silenzio”, una rievocazione dell’accompagnamento musicale delle sale del cinema muto. Anche se in realtà qui i suoni che si sentono sono piuttosto inquietanti, quasi fastidiosi; essi sottolineano “l’aritmico” scorrere delle immagini e attivano lo spettatore di fronte al passaggio veloce di alcuni frame.
Dal sonoro emerge un effetto cacofonico disorientante, quasi “un’ouverture di rumori”: si sentono note isolate al pianoforte, suoni di ancia, rintocchi, riverberi; insieme ad un costante bisbiglio si sentono rumori amplificati come di nastro adesivo e di materiali diversi, mentre in sottofondo si ode un fischio, un sibilo, come di un segnale acustico distorto elettronicamente.
La sperimentazione musicale che si libera in Un tranquillo posto di campagna non è fine a se stessa ed è in sintonia con i contenuti del film.
Morricone e Petri decisero di lasciar correre la musica secondo improvvisazione: musica ed effetti dovevano dare l’idea della progressiva perdita della realtà da parte del protagonista.
I titoli di testa di questo film certo introducono al clima del racconto, ma sono anche un intenso capitolo a parte: diventano un’esperienza autonoma e introduttiva, una sinfonia avanti l’opera, un’esperienza audiovisiva di forza propria che avrebbe senso anche se decontestualizzata.
http://leganerd.com/2011/04/10/titoli-di-testa-di-un-tranquillo-posto-di-campagna/


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"Un tranquillo posto di campagna" è opera del Petri sessantottino, breve parentesi prima del grande cinema politico-sociale che ne ha fatto la grandezza negli anni successivi.
Antonioni e la pop art sono i riferimenti principali del regista per narrare la storia dell'affermato pittore Franco Nero in crisi creativa e psicologica (la sua vita è ormai strettamente nelle mani "commerciali" della sua donna che le fa da amante e padrona, interpretata dalla compagna di una vita di Nero, Vanessa Redgrave) in cerca di fuga esistenziale in un tranquillo posto di campagna. Si fa comprare una villa in disuso nel countryside veneto e qui incontra il fantasma della contessina Wanda morta una ventina d'anni prima durante un attacco tedesco nella seconda guerra mondiale. Lo spirito inquieto della diciassettenne morta, libera da ogni convenzione e ninfomane ("certo, quando una è contessa la definiamo... ninfomane") che passa da un amante all'altro in vita, crea un istinto di ribellione nell'artista che lo porterà ad un atto violento (vero o sognato?) e al manicomio, dove ritroverà l'ispirazione...
Girato col gusto alternativo del tempo con alberi dipinti di rosso (come in 'Deserto rosso' di Antonioni), quadri di John Dine (affermato artista pop-art), arredamenti pop di quegli anni (per chi apparteneva ad un certo milieu culturare e se lo poteva permettere), montaggio psichedelico delle immagini e qualche ingenuità inaccettabile oggi, "Un tranquillo..." fa il paio con "La decima vittima" nella filmografia di Elio Petri come operazioni di rottura dal cinema narrativo ed utilizzo del genere con diverso sguardo artistico e politico.
Product Placement: un'insistita presenza del logo della COCA COLA nella casa di città dell'artista è ciò che prima di tutto balza agli occhi, ma grande rilievo ha anche la presenza dell'acqua PEJO (brand cinematograficamente storica e molto attiva nel periodo) sui tavoli. Il protagonista utilizza una JAGUAR di culto. Infine notazione goliardica per la presenza di un'esagerazione di riviste porno dell'epoca da PLAYGIRL a PLAYBOY e, soprattutto, la cult SUPERSEX.
Stefano Barbacini
http://www.dysnews.eu/cinema/28-10-2011/rnff_2011-2017.aspx

1 comentario:

  1. me gustaria mucho ver este film. es posible que subas los links a zippyshare. gracias.

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