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domingo, 25 de abril de 2021

La gondola del diavolo - Carlo Campogalliani (1946)


TÍTULO ORIGINAL
La gondola del diavolo
AÑO
1946
IDIOMA
Italiano
SUBTÍTULOS
Español (Separados)
DURACIÓN
125 min.
PAÍS
Italia
DIRECCIÓN
Carlo Campogalliani
GUIÓN
Max Calandri, Carlo Campogalliani, Marcello Pagliero
MÚSICA
Umberto Mancini
FOTOGRAFÍA
Mario Albertelli, Antonio Marzari (B&W)
REPARTO
Loredana, Carlo Lombardi, Erminio Spalla, Nino Pavese, Alfredo Varelli, Flora Marino, Letizia Quaranta, Carlo Micheluzzi, Mario Sailer, Giorgio Piamonti, Giorgia Piccoli, Edgardo Pellegrini, Giorgio Malvezzi, Cristina Veronesi, Roberto Mauri
PRODUCTORA
Scalera Film
GÉNERO
Aventuras

Sinopsis
Un misterioso asesino siembra el terror en la Venecia de los Dux. Sus dardos apuntan a hombres ricos y poderosos, y muy cerca del delito siempre se ve una góndola, conocida como "del diablo", que huye a toda velocidad por la laguna. Se empieza a sospechar de un gondolero que se ha enriquecido de forma imprevista con el producto de un trabajo poco claro, mientras que entre la hija de este último, Marina, y el noble Paolo Venier nace una romántica historia de amor. Paolo que, con un grupo de jóvenes subversivos desea rebelarse contra el gobierno de la República, es confundido durante la noche con el asesino escurridizo de la góndola y detenido. Pero no sabe que quien le ha tendido la trampa es alguien que se mueve en los círculos más altos de la corte... (FILMAFFINITY)
 
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In una Venezia rinascimentale, mentre fervono i moti popolari e, soprattutto, gli intrighi degli stranieri per creare o distruggere alleanze tra la Serenissima e altre fazioni, un misterioso assassino – a cui il popolino ha assegnato il nomignolo “La gondola del Diavolo”, poiché dopo ogni delitto una misteriosa gondola abbandona le acque svanendo come un fantasma tra i canali – colpisce importante figure del governo. La storia d’amore tra una giovane popolana e uno studente appartenente alla nobiltà s’intreccia con queste vicende storico-gialle, fornendo una spinta essenziale alla risoluzione dei misteriosi omicidi.
Carlo Campogalliani (esperto e abile artigiano del cinema popolare: Ursus, 1961 e Maciste nella valle dei re, 1960) riduce per lo schermo un soggetto di Max Calandri (poi anche lui autori di alcune pellicole commerciali come Il moschettiere fantasma, 1952) che unisce varie anime dello spettacolo popolare – il film in costume, l’intrigo storico e la storia d’amore tra la popolana e il patrizio di turno – aggiungendovi però anche il mistero e il “giallo”, elementi non particolarmente utilizzati – e non lo saranno fino al finire degli anni ’50 – dal cinematografia italiana. Il risultato, grazie alla sua abilità nella gestione degli elementi, è una discreta pellicola, vittima di alcune ingenuità dovute sia al periodo di realizzazione che all’innocenza delle sceneggiature di un divertimento riservato a un pubblico di non grandi pretese e ancora ancorato a una semplicità mentale che avrebbe reso difficilmente accettabile una maggior complessità o durezza dell’argomento – e lo testimoniano pienamente le pellicole “peplum” con la loro concettuale ingenuità, anche se con la seconda metà degli anni ’60 (e, nello specifico, con l’avvento dell’iperbolica violenza dello “spaghetti western”) tutto sarebbe cambiato in un improvviso balzo sociale.
In ogni caso, sia l’intreccio giallo – che abilmente si combina con quello romantico – che l’azione storica risultano molto ben amalgamati e non mancano di fascino, grazie anche alla bella fotografia del duo Mario Albertelli (Barbablù, 1941 di Carlo Ludovico Bragaglia) e Antonio Marzari (nella cui scarna filmografia, cominciata con È sbarcato un marinaio, 1940 di Pino Ballerini, questo è il titolo conclusivo) capaci di conservare nel loro bianco-e-nero le atmosfere più fosche della città lagunare.
Le buone interpretazioni dell’intero cast rendono alquanto agevole il lavoro del regista modenese, fornendo credibilità e un vivo senso dell’emozione ai propri personaggi, tra i quali spiccano il giovane Paolo di Alfredo Varelli (I giganti della Tessaglia, 1960 di Riccardo Freda); il mellifluo Ricunis di Carlo Lombardi (L’anonima Roylott, 1936 di Rafaello Matarazzo); e la sensuale Imperia di Flora Marino (La signora delle Camelie, 1947 di Carmine Gallone).
https://www.darkitalia.com/reviews/movies/la-gondola-del-diavolo-1946-carlo-campogalliani/

Tra i classici indimenticabili del nostro cinema riproposti da CG Home Video troviamo anche alcuni titoli cinematografici firmati da Carlo Campogalliani, attore e regista prolifico che, cominciata la sua carriera cinematografica al tempo del cinema muto anche in veste di regista [La nave dei morti, 1921, La casa della paura, 1921], si è felicemente adattato all’ondata burrascosa portata dal cinema sonoro sfornando titoli che tutt’ora sono degni di considerazione, come il suo primo film sonoro Cortile, 1931,  Il bravo di Venezia [anche questo distribuito home video da CG Home Video], 1941, che vedeva come protagonista principale Rossano Brazzi, o La mano morta, 1949, o la commedia sentimentale Bellezze in bicicletta, 1951, costituito da un cast d’eccezione che vedeva la presenza di Peppino De Filippo, Aroldo Tieri, Renato Rascel.

Campogalliani non si è ancorato ad un unico genere, ma anzi ne ha sperimentati diversi, anche se prevalentemente si è dedicato all’avventura, alla commedia e al peplum.

É appena giunto in DVD, sempre tramite GC Home Video, La gondola del diavolo, che possiamo definire un dramma gotico d’atmosfera [come pure La mano morta, 1949], diretto in un anno difficile per l’Italia e per il mondo, il 1946, l’anno del dopoguerra e della ricostruzione.

Prodotto da una delle più importanti case di produzione italiane, la Scalera Film, [che limitò le proprie produzioni cinematografiche durante il biennio in cui si era insediata al Nord la Repubblica di Salò, per poi chiudere definitivamente nel 1952, non prima di aver prodotto l’Otello di Orson Welles], e girato negli stabilimenti di Scalera Film a Venezia, La gondola del diavolo fu scritto dallo stesso Campogalliani con l’attore e regista Marcello Pagliero, che si ispirarono ad un’antica leggenda veneziana di origini medievali che aveva come soggetto non una gondola qualsiasi, ma la “gondola del diavolo”.

Marco [Erminio Spalla] è un gondoliere veneziano che vedovo da alcuni anni, per mantenere la sua famiglia, composta dalla figlia Marina [Loredana Padoan], ormai una ragazza, e il suo unico figlio maschio, ancora bambino, è costretto a vendere la sua gondola, dopo varie trattative, a Crisostomo, un cliente non certo facile.

Marco è in mano ad uno strozzino, ma finalmente riuscirà a sbarazzarsi dell’uomo e a non patire più la fame nel momento in cui un suo amico lo propone all’ambasciatore di Francia, che, trattenendosi un mese a Venezia, cerca un gondoliere da pagare profumatamente. Tutto sembra andare per il meglio, sennonché, da un momento all’altro, Venezia viene colpita da una serie di omicidi compiuti di notte sempre a ridosso del canale. L’anomalia sta nel fatto che, a omicidio compiuto, il canale è attraversato da una gondola guidata da un uomo incappucciato, motivo per il quale tutti l’hanno battezzata la gondola del diavolo. La magistratura suprema della Repubblica Veneziana, per volontà del doge, fa arrestare e perseguitare alcuni sospettati, ma gli omicidi continuano e i prigionieri sono perciò liberati. Nel frattempo Marina, che per aiutare il padre vende alcuni ricami, ha stretto formalmente amicizia con la cortigiana Imperia [Flora Mannino], legata a Messer Ricunis [Carlo Lombardi], relazione forzata, in quanto la donna non lo ama, ma anzi lo teme. Messer Ricunis è un uomo molto furbo, arricchitosi illecitamente, lui che è di origini umili. Nel frattempo Paolo Venier [Alfredo Varelli], un nobile che appartiene ad una organizzazione sovversiva che sta organizzando una rivolta contro il patriziato veneziano, si innamora di Marina, la quale comincia a sospettare che proprio suo padre, assente da casa di notte, sia il gondoliere assassino.

La gondola del diavolo è un film in costume molto accattivante. Pur non essendoci nessun ricorso alla violenza, a parte la scena che vede un condannato, poi graziato, legato al tavolo della tortura, il rimando al genere horror è spesso presente, ma trattato sempre in maniera velata. Gli assassinii non si vedono mai, preceduti quasi sempre da un primo piano del pugnale e da un forte urlo. Completa è la caratterizzazione dei personaggi, tra tutti Messer Ricunis, megalomane e presuntuoso a tal punto da affermare ad Imperia, che lo taccia di egoismo: “Ho molta amicizia per me stesso. Guai a chi tocca questo vulcano”.

Come un degno film d’ambientazione storica, La gondola del diavolo è anche esteticamente appariscente per via dei costumi e delle scenografie firmate dagli storici sceneggiatori Ottavio Scotti [Orient Express di Carlo Lodovico Bragaglia, 1954, Romanzo di un giovane povero, 1942, di Guido Brignone]e Luigi Scaccianoce [Uccellacci e uccellini, 1966, di Pier Paolo Pasolini, Satyricon, 1969, di Federico Fellini]. Particolare è la trovata iniziale, con cui si apre il film, con il primo piano di un grande libro, che sul frontespizio ne riporta il titolo,  La gondola del diavolo, appunto, sfogliato da una mano guantata.

Tra gli extra, la sezione testuale Il periodo bellico di Scalera Film, sulla storia della storica casa di produzione.

“É mezzanotte. Il tempo è sereno. Dormite tranquilli”.
Gilda Signoretti
https://www.ingenerecinema.com/2013/09/13/la-gondola-del-diavolo-carlo-campogalliani/ 


 

 

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