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martes, 14 de septiembre de 2021

Un Americano in vacanza - Luigi Zampa (1945)

TÍTULO ORIGINAL
Un americano in vacanza
AÑO
1945
IDIOMA
Italiano
SUBTÍTULOS
Español (Separados)
DURACIÓN
99 min.
PAÍS
Italia
DIRECCIÓN
Luigi Zampa
GUIÓN
Aldo De Benedetti, Luigi Zampa
MÚSICA
Nino Rota
FOTOGRAFÍA
Václav Vích
REPARTO
Valentina Cortese, Leo Dale, Adolfo Celi, Paolo Stoppa, Andrea Checchi, Luciano Salce, Paolo Stoppa
PRODUCTORA
Carlo Ponti, Lux Film
GÉNERO
Comedia. Romance | Comedia romántica

Sinopsis
Historia de amor en la ciudad de Roma, en las postrimerías de la II Guerra Mundial, entre una italiana y un soldado norteamericano. (FILMAFFINITY)
 
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Un americano in Vacanza è uno dei primi film di Luigi Zampa, il quarto per l’esattezza. Siamo nel 1945 e la storia del cinema (non solo) italiano sta per essere sconvolta dal Neorealismo. Eppure la lezione dei telefoni bianchi è ancora là ad indicare canoni e modelli. Zampa gira questa commedia d’impianto classico (alla telefoni bianchi, appunto) contestualizzandola nel suolo drammatico della guerra. E’ un film di macerie e di strade, oltre che di sentimenti, di spazi all’aperto e di tanta Roma, oltre che di giovani educati e intelligenti. Ed è un film di comicità forte quando Paolo Stoppa racconta, nei panni di un indolente vetturino romano, la capitale a modo suo. Ci sono tre quattro gag niente male che è bene ricordare: una sul Colosseo, (“‘na vorta li leoni se magnavano li cristiani, oggi li cristiani se magnerebbero li leoni, co la fame che c’hanno..”); un’altra su San Pietro, anche questa deliziosa, un’altra sulla bocca della Verità, ed una, infine, sul Tempio delle Vestali. C’è una Roma già splendida, quindi, da Vacanze Romane ante litteram, piena di sole e finalmente di paesaggio reale. La storia: due soldati americani sono in viaggio verso Roma per godersi una breve licenza; uno di loro è interpretato da un giovane Adolfo Celi (doppiato) e l’altro da Leo Dale. A proposito, nel film c’è anche un cameo di Luciano Salce (amico di Celi già da allora) nei panni di un ufficiale americano. Uno dei due soldati (Dale) è di origini italiane e parla benissimo la nostra lingua. Quasi subito si innamora di una graziosa maestrina che si sta recando nella capitale per cercare i fondi necessari alla ricostruzione del suo paese distrutto dalla guerra. Accade tutto durante il viaggio verso Roma, quando i due yankee, allegri e speranzosi in una settimana romana di monumenti, certo, ma soprattutto di ragazze, si imbattono in un camioncino contadino su cui viaggia, in mezzo a scatoloni e ad altre robe, una giovane ragazza bionda. Scopriamo che si tratta di una poco poco più che ventenne  Valentina Cortese, a quei tempi semi sconosciuta, ed ammettiamo senza dubbio che nel corso del film mostri un talento vistosissimo, con mimica contenuta in un personaggio triste e sensibilissimo. Dopo una serie di simpatici sorpassi, il fatiscente veicolo che ospita la ragazza buca una ruota ed ella si trova costretta, suo malgrado, ad accettare il passaggio prontamente offerto dagli stranieri pacifici occupanti. Dopo alcuni equivoci e parecchie difficoltà, l’americano riesce finalmente a dichiararsi, ed il finale aperto si carica di drammaticità nuova, contestualizzabile in un desiderio di fare cinema che poco dopo sarebbe sfociato in capolavori ormai universali. Il film stende una garbata cronaca sentimentale sullo sfondo drammatico della grande Storia contemporanea e sono stati gli stessi americani (leggendo i titoli del film) a determinare la realizzazione di questo semplice ed oggi prezioso documento: “Realizzato con il cordiale interessamento delle Autorità Militari Alleate”.

Un Americano in Vacanza è un certificato di valore storico, fluido nella narrazione e forte di aperture spaziali  e di costume, con i locali in cui si ballano ritmi americani. La pellicola dipinge un personaggio femminile fragile e al tempo stesso determinato. Fa la maestra elementare e il suo piccolo borgo contadino, lo stesso ambiente in cui Zampa tornerà due anni più tardi con Vivere in pace, (commedia contadina del ’47 che segna, in qualche modo, l’inizio del cosiddetto Neorealismo Rosa) è stato raso al suolo dalle bombe. La chiesa e la scuola dove la ragazza insegna sono crollate e la missione della giovane è quella di recarsi nella capitale con due scopi: raccogliere aiuti dal Vaticano per la ricostruzione, e convincere il figlio dell’uomo più facoltoso del paese a ritornare a casa, dopo che questi ha abbandonato la campagna per seguire un amore cittadino foriero di pericoli e svantaggi. Il padre del ragazzo ha promesso alla bella protagonista che se riuscirà a riportare il giovane sulla corretta via, sarà egli stesso a stanziare i fondi per la ricostruzione della chiesa e della scuola. La maestra è tanto fragile e inesperta quanto saggia e determinata, e la sua riservata timidezza si scontra sin da principio con la grande energia del soldato americano, talmente innamorato di quella bionda e trattenuta grazia, da accantonare tutto il resto per dedicarsi esclusivamente alla coltura di quel giovane e profondo amore. Tutto il film, rivelatore di una sincera partecipazione del regista ai fatti narrati (e di una nascente visione critica della realta), è giocato sull’impedimento di questo amore, e se per tutta la durata della pellicola la guerra sembra essere lontana, ecco che nel finale, dopo che la ragazza sarà riuscita a portare a termine il suo compito, la guerra si riaffaccia prepotentemente dentro al film. Torniamo al paese e rivediamo macerie, povertà e desolazione. La ricostruzione è appena cominciata e nelle facce e nel paesaggio si può osservare la realtà del tempo. Per tutto il periodo romano la ragazza non ha ceduto alle educate lusinghe del soldato, ma col passare dei giorni si è accorta della sua serietà e delle sue qualità umane. Ora è tornata al suo borgo ed ha già ripreso ad insegnare ai bambini, in mezzo a sassi e travi penzolanti. E’ malinconica, tuttavia, perchè nella testa gli ronza la figura di quell’americano buono, e quando questo compare, le parole che i due scambiano combinano patetismo accettabile a considerazioni valide e credibili sul dramma della guerra. Il finale aperto (ma non troppo) vede la jeep americana sparire in campo lungo verso altro dolore.

La commedia è ricca di notazioni di costume, e già rivela gran parte delle capacità registiche del romano Luigi Zampa, qui ancora garbato, ma già fluido e coinvolgente, anche se ancora non rivelatore della sua propensione per la satira pungente. La vedremo nei lavori successivi.

Edoardo Zaccagnini
http://www.schermaglie.it/roma09-un-americano-in-vacanza/

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Luigi Zampa nasce a Roma il 2 gennaio 1902. Negli anni trenta si diploma in regia al Centro Sperimentale di cinematografia ed esordisce con Fra' Diavolo (1941) cui seguono altri quattro film poco rilevanti nel periodo bellico. Tra il 1944 e il 1945 gira la piacevole commedia Un americano in vacanza (dicembre 1945; 99 min.) salutata da un buon successo, primo esempio di pellicola finalizzata a celebrare la nuova amicizia tra italiani e americani. Rispetto ai sopracitati film di Rossellini e Camerini, attraversati da momenti di sincera riflessione, il lavoro di Zampa, pur vantando una narrazione fluida e divertente, costituisce uno sfrontato esempio di mera propaganda politica (inutile ricordare che il film nasce con l'aiuto delle forze alleate in Italia, come correttamente recitano i titoli di testa).
Billy Wilder, mandato in Germania nell'estate 1945 a epurare la cinematografia tedesca, invia alle autorita' militari un memorandum intitolato "Come fare propaganda divertendo" in cui deplora l'uso di noiosi e inefficaci documentari e afferma che "ai fini del nostro programma di rieducazione del popolo tedesco" servono film divertenti, in technicolor", con "una storia d'amore un po' speciale, escogitata in modo da aiutarci a trasmettere un messaggio ideologico". La pellicola di Zampa, technicolor a parte, sembra rappresentare perfettamente quel modello di cinema ad un tempo d'intrattenimento e didattico, pensato dal regista austro-americano.
La storia dell'amore nascente tra una dolce maestrina legata agli ambienti della curia romana e un soldato italoamericano in vacanza nella capitale, propone infatti, tra le righe, un elogio entusiastico dell'alleanza vittoriosa tra esercito USA e mondo cattolico italiano. Quest'ultimo è un tema che, come si è ricordato, attraversa in vari modi il cinema dei primi anni quaranta (si veda quanto scritto a proposito di L'uomo dalla croce e I bambini ci guardano) e che tornerà ad esempio nel film di Blasetti Un giorno nella vita (1946). L'affresco delineato da Zampa con toni enfatici e anche vagamente ipocriti (la protagonista vive in un misero paesino distrutto dai bombardamenti, ma in nessun momento del film si riflette sulla condotta alleata colpevole di tali bombardamenti, né sul carattere assai discutibile di tale tecnica bellica di stampo terroristico, peraltro adottata anche dagli Italiani) esalta da un lato il sacrificio dell'esercito americano che combatte in Italia al solo fine di ridare la libertà al nostro paese (secondo le parole dell'ingenua maestrina, la quale espone così le solite favole destinate a un pubblico credulone; d'altronde l'intero film, nonostante gli esterni "veri" e il contributo di personaggi presi dalla strada, ha un proprio sapore fiabesco; altro che "neorealismo"); dall'altro esso mostra la benevolenza degli ambienti dell'alta gerarchia cattolica nei confronti degli USA, aspetto che culmina nella doppia, encomiastica citazione dell'ambasciatore in Vaticano (dal 1939) Myron Taylor, l'uomo chiave dell'alleanza tra due mondi tanto distanti e tradizionalmente nemici quali la democratica e massonica repubblica statunitense e il gerarchico e dogmatico Papato. Taylor è ora l'uomo dei soccorsi e della ricostruzione, della benevolenza USA nei confronti della nuova "colonia" italiana.
Le artificiose immagini finali della maestrina che insegna ai bambini la grandezza della civiltà USA, accanto all'apparizione massiccia nei locali da ballo romani della musica swing, indicano l'inizio della nuova era americana in Italia: dopo gli anni dell' "uomo nuovo" fascista e imperiale, inizia l'epoca del pacifismo servile alla politica estera della nuova superpotenza. L'indottrinamento acritico continua: cambiano i contenuti, non la sostanza di un Potere che sa di doversi fondare anche sul consenso popolare.

Inquadrata tra un prologo e un epilogo ambientati nel paese semidistrutto (Frascati), la vicenda si svolge nella seconda meta' del 1944 per le strade di Roma, spesso ritraendo realta' effettive (Zampa ricorda: "girammo una scena dove oggi c'è il teatro Flaiano e un tempo, invece, c'era una balera per gli americani. Li' riprendemmo i GI che danzavano con le "segnorine", dal vero"); né manca un'appendice turistica, grazie alla visita ai principali monumenti effettuata sia dai due americani, sia dai due "amorosi" che non a caso si dichiarano durante una visita alla cupola di San Pietro, dopo aver partecipato a una funzione religiosa durante la quale il Papa ha benedetto implicitamente la loro unione.
La pellicola narra la difficile "marcia di avvicinamento" dell'italoamericano Nick alla serissima maestrina Maria: il primo e' nella capitale per "divertirsi", la seconda per trovare fondi in Vaticano per la ricostruzione della chiesa, della scuola e delle case del suo paese. Comprimari sono l'amico di Nick e una coppia litigiosa (finiranno col separarsi), lui borsaro nero, lei frivola e in cerca di avventure. I molteplici "improbabili" incontri casuali tra Nick e Maria, così come gli ostacoli al loro amore nascente, hanno il sapore degli inverosimili malintesi che popolavano il teatro lirico, ormai al tramonto (anche la coppia di personaggi femminili, l'una posata, l'altra leggera, deriva dalla cultura melodrammatica); tuttavia ogni incomprensione viene superata e i due innamorati vivono una magica notte durante una sontuosa festa americana, prima di separarsi ed infine ritrovarsi. Insomma una bella fiaba.
Il fondale è certamente più interessante di questi personaggi troppo perfetti: da un lato San Pietro e il colonnato del Bernini continuamente presenti, segni visibili del nuovo potere in Italia; dall'altro i locali ricreativi per soli americani, anch'essi segni significativi della nuova invasione culturale ai suoi inizi. Così, accanto alla proba e incorruttibile Maria compaiono decine di altre ragazze le quali non ambiscono che ad accoppiarsi con ricchi soldati americani (la vicenda secondaria e' in tal senso esemplare). Per una larga parte della popolazione la ricerca del benessere materiale sembra essere l'obiettivo primario ed unico: se prima molte ragazze assecondavano l'invasore tedesco (come accadeva ad alcune figure femminili di Roma citta' aperta), ora esse inseguono gli americani, rivelando la prevalente realtà di una cultura nazionale debole ed incline al compromesso.
http://www.giusepperausa.it/roma_citta_aperta.html


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