ESPACIO DE HOMENAJE Y DIFUSION DEL CINE ITALIANO DE TODOS LOS TIEMPOS



Si alguién piensa o cree que algún material vulnera los derechos de autor y es el propietario o el gestor de esos derechos, póngase en contacto a través del correo electrónico y procederé a su retiro.




domingo, 10 de octubre de 2021

Tempo di uccidere - Giuliano Montaldo (1989)

TÍTULO ORIGINAL
Tempo di uccidere
AÑO
1989
IDIOMA
Italiano
SUBTÍTULOS
Español, Inglés y Portugués (Separados)
DURACIÓN
99 min.
PAÍS
Italia
DIRECCIÓN
Giuliano Montaldo
GUIÓN
Giuliano Montaldo, Furio Scarpelli, Paolo Virzì. Novela: Ennio Flaiano
MÚSICA
Ennio Morricone
FOTOGRAFÍA
Blasco Giurato
REPARTO
Nicolas Cage, Ricky Tognazzi, Patrice-Flora Praxo, Gianluca Favilla, Georges Claisse, Robert Liensol, Vittorio Amandola, Mario Mazzarotto, Michele Melega, Franco Trevisi, Giancarlo Giannini, Pao Pei Andreoli
PRODUCTORA
Coproducción Italia-Francia; Ellepi, Italfrance Films, Reteitalia, Surf Film, DMV Distribuzione, Dania Film
GÉNERO
Drama. Bélico | África

Sinopsis
Año 1936. El ejército italiano invade Etiopía. El teniente Silvestre sufre una infección dental y se dirige al hospital más cercano, pero su vehículo tiene un accidente que lo obliga a seguir a pie. Por el camino, coincide con una joven etíope a la que viola y mata involuntariamente. Cuando llega al hospital y se entera de que padece lepra, aterrorizado, intenta escapar de Etiopía. (FILMAFFINITY)
 
2 

«Avevo letto il romanzo di Flaiano a diciassette-diciotto anni. Quando poi mi avvicinai al cinema, rimase sempre un sogno nel cassetto. Tanti anni dopo, completato il mio percorso in quella che definirei “sofferenza per l’intolleranza”, Tempo di uccidere rispuntò nel cassetto da cui era chiuso. Rilessi tutto quello che aveva scritto Flaiano, […] e poi scrissi il film assieme a Furio e a Giacomo Scarpelli, e a un giovanissimo Paolo Virzì. Gli italiani – raccontava – erano partiti per l’avventura coloniale con l’illusione di andare a vivere in un film in bianco e nero della Paramount, con i palmeti, le donne velate, i turbanti, le spade ricurve; e si trovarono in un paese inospitale, con questi signori eleganti vestiti di bianco, i veri padroni dell’Africa, che li osservavano come alieni» 

(Montaldo)
https://www.fondazionecsc.it/evento/un-marziano-a-cinecitta-ennio-flaiano-e-il-cinema/

Trasposizione cinematografica datata 1989 dell’omonimo romanzo di Ennio Flaiano del quale ho gia’ avuto modo di scrivere.
L’adattamento ha qualche ragione per sorprendere e non certo per la difficolta’ di portare sullo schermo un racconto che piu’ lineare non si puo’, senza parlare poi di ambientazioni e situazioni fatte apposta per un film low/mid budget.
In "Tempo di uccidere" il protagonista viaggia tra strane realta’ nessuna delle quali gli appartiene eppure non sembra ne abbia mai avuta un’altra.
In certi momenti ci si convince non desideri salvezza e pian piano nella sua e nella nostra mente, i pilastri fondamentali che tengono in piedi un uomo lontano da casa mentre combatte una guerra, scivolano in una distorta visione dei fatti perdendosi in un labirinto di eventualita’ stravolte e deviate.
La narrazione in prima persona, trascina nello straniarsi dai fatti e non e’ facile per chi legge mantenere la distanza psicologica dal protagonista che solo nel finale ritrovera’ un equilibrio possibile per ricongiungersi col lettore.
Impossibile da riprodurre e non poteva essere diversamente ma devo riconoscere che la sceneggiatura e’ un esempio da manuale per come ha saputo prendere praticamente ogni situazione saliente, rimontarla con diversa cronologia senza spostare il senso del racconto anzi devo dire sovente migliorando il ritmo della narrazione.
Perfettamente sequenziale il libro, una serie di flashback di diversa durata e importanza nel film per accelerare alcuni capitoli inutili e dare brio al racconto e accentuare l’aspetto thriller tutt’altro che trascurabile.
Cosa manca quindi mentre tutto appare perfetto?
Presto detto, la regia. Tutto si regge sulla narrazione, il resto e’ piazzare una macchina e riprendere.
Prodotto televisivo al quale hanno fatto sgranchire le gambe al cinema ma non per un istante ci si illude sia nato per altro che non fosse una serata in poltrona.
Nicholas Cage doveva e poteva essere l’unica ragione per giustificare un biglietto strappato e la carta migliore per una distribuzione internazionale ma anche lui e’ appiattito su un personaggio col quale non ha nulla da spartire se non un’italica fisionomia che indiscutibilmente gli appartiene.
Bravo Ricky Tognazzi, un attore scarso che in qualche modo trovo sempre gradevole, bravo Favilla che in queste particine crea spessore, forzato Giannini li’ per fare un favore chissa’ a chi.
Morricone pressoche’ inutile e un plauso a tutta la produzione e la distribuzione italiana che non ha trovato di meglio che mettere un paio di chiappe in locandina.
Poi si va in piazza a blaterare di cultura ma un consiglio, voi statevene a casa.
https://ultimavisione.wordpress.com/2011/05/19/tempo-di-uccidere-giuliano-montaldo/


E' DURA E BELLISSIMA L' AFRICA DI FLAIANO

Un giovane che crede nella giustezza della guerra, negli eroismi e nei trionfi della vittoria, che parte animato da mille aspettative e mille speranze per la terra da conquistare, lontana, sconosciuta, magari esaltata nell' immaginazione. Invece quella terra è arida e ostile, polvere cattiva. Solo per un caso gli capita di conoscere un' altra realtà del paese, una natura bellissima e sconvolgente, la civiltà e la dignità di un popolo che era stato immaginato solo come nemico da uccidere. E' il tenente protagonista di Tempo di uccidere, il film che Giuliano Montaldo ha finito di girare, su una sceneggiatura - che firma con Furio e Giacomo Scarpelli e Paolo Virzì - tratta dal bellissimo libro di Ennio Flaiano che, premio Strega 1948, tre anni fa ha vinto lo Strega dei premi Strega. La vicenda di Flaiano è ambientata nel 1936, in Etiopia, ma dice Montaldo, è qualcosa che poteva succedere ovunque, in Afghanistan per esempio. E' la storia di un uomo che parte per colonizzare e del suo rapporto con la realtà. Un antieroe, che potrebbe appartenere a qualsiasi esercito di qualsiasi guerra, in qualsiasi paese. Il protagonista di Tempo di uccidere, insieme alla bellezza della vegetazione e della libertà degli animali, incontra anche una ragazza, un incontro d' amore tenerissmo che si conclude tragicamente: per un incidente spara alla ragazza, la ferisce e per paura la lascia morire. Poi comincia l' incubo, il timore di venire scoperto diventa terrore, fughe disperate, tentativi di omicidio, il furore di un animale braccato. Il dramma dell' ansia, l' angoscia di un uomo solo, le grandi emozioni, esaltanti o dolorose: sono gli elementi che mi hanno colpito subito nel racconto di Flaiano, dice Montaldo. Poi, ad una seconda lettura, c' è anche l' ambientazione nella guerra d' Africa, che il cinema non ha frequentato molto. E ho trovato sorprendente e affascinante il fatto che Flaiano, in quegli anni del dopoguerra, in pieno neorealismo, usasse quella realtà non mettendola in primo piano, bensì come sfondo per l' angoscia del protagonista, colto alla fine dell' avventura, deluso, con la voglia di uscirne, di tornare a casa. Tempo di uccidere, una coproduzione italo-francese, con la collaborazione di Reteitalia, prodotto da Leo Pescarolo, Luciano Martino e Guido De Laurentiis per la Ellepi Film, dodici settimane di riprese, attualmente in fase di montaggio, è un film da dieci milioni di dollari. Abbiamo creduto nel film, nella necessità di farne un prodotto internazionale. E' stata una lavorazione difficile, sofferta,piena di ostacoli, dice Leo Pescarolo, che si definisce uno di quei produttori che ancora amano il rischio, e racconta una serie di imprevisti che costituiscono già una piccola leggenda. Intanto i diritti del film, che furono comprati da Zanuck alla fine degli anni Quaranta e che sono rimasti agli americani fino a un paio di anni fa, quando quasi casualmente Pescarolo venne a sapere che era possibile recuperarli. Poi il problema di trovare l' ambientazione più rispettosa dello spirito del racconto. Impossibile girare negli stessi luoghi del libro (Ci abbiamo provato, avevamo trovato tutto tra Etiopia ed Eritrea, ma poi, dopo avercelo promesso, il governo di Menghistu ce l' ha negato improvvisamente, dice Pescarolo), si sono realizzate in Kenya le riprese che riguardano la parte della guerra, una terra desertica e arida, e nello Zimbabwe, ai confini del Mozambico, le immagini della natura trionfante. Il film, che dovrebbe uscire a ottobre, nel rispetto della sua aspirazione di prodotto internazionale, è stato girato in presa diretta in inglese. Protagonista Nicolas Cage (Birdy, Stregati dalla luna), scelto non solo come star, ma, secondo Montaldo soprattutto perché ha capito e amato la storia immediatamente. Del resto la sua fisionomia è molto italiana e italiana è la sua origine. Non a caso il suo vero cognome è Coppola, è nipote del regista. In un breve documento filmato, girato durante le riprese, Nicolas Cage parla della storia di Tempo di uccidere: Non avevo letto prima il libro di Flaiano, ma la sceneggiatura mi ha subito fatto pensare a Conrad, il fascino dell' avventura e del viaggio, all' interno e all' esterno dell' uomo. E mi ha fatto esplodere la voglia di uscire dalla mia casa di Los Angeles, dai confini del mio ambiente che cominciava a soffocarmi, di vedere finalmente una zebra dal vero e non chiusa in uno zoo. In Africa mi ha sedotto non solo il paesaggio, ma la forza, la grandezza della gente. Ho conosciuto un ragazzo dodicenne che per difendere il suo canarino minacciato da un leone, ha ucciso il leone. Uno così potrebbe tranquillamente candidarsi come presidente degli Stati Uniti. Nel cast ci sono anche Giancarlo Giannini, Ricky Tognazzi, la giovanissima Patrice Flora Praxo che interpreta la ragazza Mariam, un tenero, meraviglioso animaletto, la definisce Montaldo, e il direttore della fotografia Blasco Giurato, il cui compito, ha detto, è stato quello di adattare le inquadrature e i momenti di lavorazione alla luce dell' Africa, troppo limpida, tersa e prepotente per poter essere sopraffatta dalla macchina da presa. E tutti, Nicolas Cage compreso, hanno accettato tutte le difficoltà di riprese, durante le quali, dice Montaldo, trovare da mangiare e da dormire era sempre un optional. Per Giannini, è stato meraviglioso riscoprire un cinema fatto di avventura e di rischi. Anche se noi siamo arrivati più documentati e preparati, dice Tognazzi, c' è sempre lo stupore della scoperta, le aspettative, le delusioni. Forse gli stati d' animo con cui partirono i soldati italiani cinquant' anni fa.

María Pía Fusco
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/06/02/dura-bellissima-africa-di-flaiano.html


Storie italiane – Il cinema di Giuliano Montaldo

Nato a Genova nel 1930, Giuliano Montaldo a soli vent’anni recita per curiosità come attore in teatro, dove è notato da Carlo Lizzani che sta preparando il casting di Acthung! Banditi!, un ottimo film sulla Resistenza genovese. Il giovanotto accetta di debuttare davanti alla macchina da presa nel ruolo del commissario politico e la sua vita cambia radicalmente. Trasferitosi con qualche difficoltà, soprattutto economica, a Roma alla fine degli anni ’50, Montaldo condivide un appartamento con Gillo Pontecorvo e torna sul set per recitare ancora sotto la direzione di Lizzani in Cronache di poveri amanti. Proprio al fianco di Gillo, il futuro regista impara il mestiere del cinema. Nel ’61 debutta con Tiro al piccone (martedì 19 novembre ore 17.00 e venerdì 6 dicembre ore 15.00)), un film anticonformista che cerca di esplorare le motivazioni d un giovane arruolatosi nella Repubblica di Salò. La pellicola, attaccata sia a destra che a sinistra, si rivela un fiasco anche al box office, e Montaldo deluso si è ormai convinto di non essere adatto al cinema. Passano quattro anni prima che possa tornare alla regia con Una bella grinta, opera dedicata all’Italia del boom economico. Dopo Ad ogni costo, 1967, una storia di spionaggio, nel ’69 è la volta de Gli intoccabili, sul tema della mafia italo-americana. Nel 1970 inizia per lui una fervida stagione cinematografica incentrata sull’impegno civile. Gott mit uns (giovedì 21 novembre ore 15.00), un film decisamente antimilitarista, si svolge nel maggio 1945 in un campo di prigionia per tedeschi gestito dai canadesi dove due disertori, il guardia marina Bruno Grauber (Franco Nero) e il granatiere Reyner Schultz (Larry Aubrey) saranno processati dai loro stessi commilitoni per diserzione e fucilati con la benedizione dei carcerieri canadesi. Nel 1973, dopo il mitico Sacco e Vanzetti, arriva sugli schermi Giordano Bruno (mercoledì 20 novembre ore 15.00), trasposizione cinematografica degli ultimi anni di vita del filosofo di Nola interpretato da Gian Maria Volonté, prima di essere arso sul rogo nell’anno 1600 in Campo de’ Fiori. Segue ancora il bellissimo L’Agnese va a morire, 1977 (sabato 23 novembre ore 15.00), dal romanzo di Renata Viganò, la storia di un pacifica contadina emiliana che, dopo l’arresto del marito da parte dei tedeschi, si trasforma in un’attivissima partigiana. Di notevole interesse è anche Il giocattolo, 1979 (martedì 26 novembre ore 17.00), un film dedicato all’uso delle armi capace di portare disgregazione nella società. Autore tra i più importanti del nostro cinema, Montaldo prosegue la sua carriera con opere di grande spessore quali Gli occhiali d’oro, 1987 dal romanzo di Giorgio Bassani, che racconta le vicende drammatiche a Ferrara nel 1938 della comunità ebraica respinta in un ghetto morale di umiliazioni del regime fascista; Tempo di uccidere, 1989 (martedì 3 dicembre ore 17.00), storia del tenente Enrico Silvestri (Nicolas Cage) che nel 1936  durante la guerra italo-etiopica uccide per errore una giovane indigena e il più recente I demoni di San Pietroburgo, 2007 (venerdì 22 novembre ore 15.00), protagonista lo scrittore Dostoevskij nel 1860 mentre sta scrivendo  il romanzo Il giocatore incontra in un ospedale psichiatrico un giovane che si finge terrorista e L’industriale, 2011 (martedì 3 dicembre ore 15.00), ambientato a Torino. Nicola (Pierfrancesco Favino), il quarantenne proprietario di una fabbrica, ereditata dal padre, che però è sull’orlo del fallimento, è anche angosciato dalla paura dell’infedeltà della moglie.
https://www.spettakolo.it/2019/11/16/storie-italiane-il-cinema-di-giuliano-montaldo/



No hay comentarios:

Publicar un comentario