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martes, 16 de noviembre de 2021

Domani accadrà - Daniele Luchetti (1988)

 TÍTULO ORIGINAL
Domani accadrà
AÑO
1988
IDIOMA
Italiano y Español (Opcionales)
SUBTÍTULOS
No
DURACIÓN
90 min.
PAÍS
Italia
DIRECCIÓN
Daniele Luchetti
GUIÓN
Franco Bernini, Daniele Luchetti, Carlo Mazzacurati, Angelo Pasquini, Sandro Petraglia
MÚSICA
Nicola Piovani
FOTOGRAFÍA
Franco Di Giacomo
REPARTO
Paolo Hendel, Giovanni Guidelli, Margherita Buy, Claudio Bigagli, Quinto Parmeggiani, Giacomo Piperno, Dario Cantarelli, Gianfranco Barra, Angela Finocchiaro, Agnese Nano, Antonio Petrocelli, Nanni Moretti
PRODUCTORA
Sacher Film Rome, Radiotelevisione Italiana (RAI)
GÉNERO
Aventuras. Comedia | Siglo XIX

Sinopsis
Tras robar a un hombre rico, Edo y Lupo son perseguidos por el hijo de la víctima y tres mercenarios, que han desertado del ejército austrohúngaro. En su huida, viven aventuras memorables, pero, finalmente, son capturados y utilizado para hacer un experimento: mientras que a Edo deciden educarlo, a Lupo lo abandonan a su suerte. El objetivo es averiguar si la educación determina el nivel de inteligencia de un hombre. (FILMAFFINITY)

Premios
1988: Premios del Cine Europeo: Nominada a mejor guión
1987: Premios David di Donatello: Mejor nuevo director. 4 nominaciones

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Maremma. 1848. Lupo (Paolo Hendel) ed Edo (Giovanni Guidelli), due butteri ingenui e pasticcioni, rapinano il contabile della tenuta dove lavorano ma ne ricavano un magro bottino. Scoperti ed accusati di essersi impossessati di una cospicua somma, intascata invece dal furbo Terminio (Antonio Petrocelli), sono inseguiti da Diego del Ghiana (Claudio Bigagli), il figlio del proprietario della tenuta e da alcuni mercenari austriaci. Durante la fuga s’imbattono nella banda del brigante Gianloreto (Ciccio Ingrassia) che li fa prigionieri. Edo è ferito ma entrambi riescono a fuggire ed a rifugiarsi in una villa dove vivono il marchese Lucifero Ombraviva (Ugo Gregoretti) e l’abate Flambart (Dario Cantarelli), un colto precettore illuminista che scommette con il saggio Lucifero di essere in grado di trasformare il rozzo Edo in un aristocratico colto e compito. Edo viene amorevolmente assistito dalla marchesina Allegra (Agnese Nano), figlia di Lucifero, che diventa la sua amante, ed impara in breve tempo a leggere, a scrivere ed a disquisire di filosofia. Lupo, intanto, nel suo girovagare, raggiunge il Giardino dell’Armonia, una villa nella quale il conte Enea Silvio di Lampertico (Quinto Parmeggiani), un borghese illuminato, inventore dell’elettricità, del frollino e del cavallo-vapore, insegue il progetto utopico di una società futura dove tutti possono vivere secondo i propri desideri. Lupo s’innamora di Vera (Margherita Buy), una chimica che fabbrica profumi, ma un gruppo di carbonai, capeggiati da Matteo (Nanni Moretti), un villico che si esprime solo in modo gutturale, temendo che l’elettricità tolga loro il lavoro, dà fuoco alla villa. I nobili fuggono ed Edo e Lupo si ritrovano insieme e, ripreso il viaggio, si uniscono a dei patrioti mazziniani che si dirigono a Milano.

Luchetti, all’esordio, impagina una pellicola atipica, grottesca ed insolita per il panorama cinematografico italiano e mescola commedia e western, picaresco ed on the road. Il regista ambienta la vicenda nella Maremma, suddivide la narrazione in cinque capitoli e punteggia, con ironia, la narrazione con citazioni che rispolverano il mito del “buon selvaggio” e rimandano al pensiero di Charles Fourier e degli altri “socialisti utopisti”. Luchetti contrappone ai sempliciotti e culturalmente poco attrezzati protagonisti dei nobili stravaganti ed imbolsiti che discettano di filosofia e sognano di creare dei mondi favolistici ed irrealizzabili. Costretti a fuggire, sin dalle prime battute del film, nel loro girovagare senza meta, Edo e Lupo s’imbattono in un mondo variegato ed a loro sconosciuto dove si mescolano i buoni (il marchese Lucifero Ombraviva, il conte Enea Silvio di Lampertico) ed i cattivi (il brigante Gianloreto, i mercenari austriaci). Per tutta la vicenda i due protagonisti, spettatori di un mondo per loro insolito e sconosciuto, non si schierano, né prendono posizione e, dopo essersi innamorati di fanciulle graziose e disinibite (Allegra e Vera), senza aver acquisito alcuna coscienza politica, si aggregano ai mazziniani per lanciarsi in un’altra (ennesima) avventura. Nel cast Angela Finocchiaro nei panni della marchesina Allegra Ombraviva. Accattivanti le musiche di Nicola Piovani. Prodotto dalla Sacher di Nanni Moretti.

https://www.cinemaepsicoanalisi.com/it/domani-accadra/

MAREMMA – Parte da Alberese, prosegue verso le Vie Cave e la tomba Ildebranda di Sorano, e finisce sulle rive del Lago di Burano l’avventura Picaresca dei butteri Lapo e Edo. Il film è ambientato nella Maremma del 1848 ed è stato girato nel 1988 dal regista Daniele Lucchetti e tra i protagonisti vede Poaolo Hendel e Margherita Buy.

I due butteri, che vivono ad Alberese, rapinano il fattore che torna dalla fiera e da qui inizia la loro fuga che li porterà a perdersi nelle Vie Cave prima, e poi finiscono nella tana dei briganti, che si rifugiano all’interno della tomba Ildebranda.

Il film è stato girato perlopiù nel Parco della Maremma, mentre la parte dei banditi è girata nella zona di Sovana. Alcune scene sono invece girate a Capalbio, presso la Torre di Buranaccio. Le Vie Cave sono state il set anche del film del 2015 di Matteo Garrone “Il racconto dei racconti”, con protagonista, tra gli altri, anche tra i protagonisti Salma Hayek e Vincent Cassel, con la partecipazione di Massimo Ceccherini e Alba Rohrwacher.

Barbara Farnetani
https://www.ilgiunco.net/2017/02/04/speciale-cinema-i-butteri-lapo-e-edo-tra-il-parco-della-maremma-e-le-vie-cave/


CRITICA

"Il regista Daniele Luchetti è alle prime armi, e dunque ha qualche sbandata, ma nel film si respira un'aria fantastica, con un che di favola filosofica nel sottofondo, alla quale si è debitori d'uno spasso intelligente, originalmente ironico, suscitato dalla stravaganza dei personaggi e dalla ridicolaggine delle situazioni, e finalmente dall'interpretazione di attori simpaticamente faceti (...) E dietro le quinte (ma come si è detto anche nei panni sporchi d'un carbonaio che parla una lingua incomprensibile) c'è Nanni Moretti. Il quale, dopo 'Notte italiana', torna a far centro anche come produttore. Ne siamo contenti." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 8 Marzo 1988) "Nanni Moretti, il regista più prestigioso della giovane generazione del cinema italiano, continua a rivelarsi anche un produttore dalla mano felice, con l'impegno di scoprire e avviare al successo sempre nuovi talenti. Dopo Carlo Mazzacurati, che tanti consensi ha raccolto l'estate scorsa a Venezia con la sua opera prima 'Notte italiana', eccoci oggi a Daniele Luchetti che, sempre sotto l'egida di Moretti, esordisce con questo 'Domani accadrà' sulla base di un soggetto scritto non a caso anche da Mazzacurati. Un film anomalo nel panorama del cinema italiano giovane. Intanto perché è in costume (si ambienta nel fatidico 1848), poi perché per un verso sembra rifarsi al conte philosophique francese e per un altro riecheggia qualcosa dei Taviani, specie nelle cifre di 'Allonsanfan'. (...) Un autore che comincia bene, insomma, e che in avvenire ci darà molto. Come dimostra anche la sua fermezza nella direzione degli attori, tutti con i toni giusti, secondo gli schemi voluti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 19 Marzo 1988) Il languore (la mancanza di energia nel ritmo dell'azione) che ho avvertito nel film è un vero difetto o dipende da una mia idea preconcetta del film (racconto) d'avventura? Prendere atto che 'Domani accadrà' è un film insolito basta per un giudizio positivo di valore? Può essere che le intenzioni socio-filosofiche della favola frenino il piacere di raccontare? Le domande potrebbero continuare. Avrei preferito che tutto il film s'ispirasse di più al bel titolo del primo capitolo 'Se non si va non si vede'. Con le musiche di Piovani di ammirevole discretezza, la scelta degli attori (più che la loro direzione) mi sembra una delle carte vincenti del film. Parlo in particolare di Paolo Hendel dallo sguardo che buca, delle due deliziose ragazze Agnese Nano e Margherita Buy, di Ingrassia che è un brigante truce e patetico, di Claudio Bigagli inseguitore riluttante, della coppia Cantarelli-Gregoretti." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 7 Marzo 1988)

http://cinema.ilsole24ore.com/film/domani-accadra/

(...) Domani accadrà, a dispetto dell'enfasi della post-modernità che ha occhieggiato un po' dappertutto, dall'estetica alla politica, negli ultimi anni, è un film pienamente iscritto nella modernità. È proprio in nome del suo spirito voltairiano che esso costruisce il suo percorso simbolico in un territorio in cui si presuppone che le cose da conoscere e sperimentare siano virtualmente infinite. Lo sguardo dei Taviani, potremmo dire, è una ricaduta del moderno, spossato e interno alla rovina delle utopie, su una concezione primordiale e arcaica che considera come legittimanti e fondanti solo le origini e non la direzione della storia o la sua méta (che del resto è una invenzione ebraica e cristiana: l'avvento del regno di Dio, la cui secolarizzazione è proprio l'idea moderna di Progresso). Quello di Domani accadrà sembra invece il recupero di quello sguardo come era prima delle utopie, ma guardato da un soggetto, noi, che al di là delle utopie ci
troviamo. È insomma un Candido che giudica se stesso con la consapevolezza della maturità ma senza rinunciare a quello spirito immaginario che lo spinse al viaggio.
Sguardo impossibile o contraddittorio? È uno sguardo vergine e pieno di comprensione. Sarebbe stato facilissimo trasformare gli Ombraviva, la famiglia aristocratica e pseudovampiresca i cui componenti dormono solo pochi minuti durante la giornata, in residui emblematici di una decadenza irreversibile, sarebbe bastato attingere alla storiografia che ha dato lo spunto (le famiglie feudali del XVIII sec., in piena decadenza ma ancora pienamente immerse nella cultura e nell'economia di corte), così come sarebbe stato quasi naturale mostrare il lato folle e malato del genio che partorisce Armonia e ogni comunità perfetta: invece sotto gli occhi dei due butteri tutto ciò che la storia si affanna a trasformare in tragico e patetico, si rifonde in una capacità di gioco con il mondo, con il suo spazio cronologico (la storia) e ambientale per il quale tutto può ancora accadere.
Il primo indizio della volontà di comunicazione della bellezza dei mondi che vengono mostrati è il piacere della descrizione delle forme. Le scene del film sono costellate di carrucole e funi, citofoni d'ottone, telescopi e scrittoi portatili, alambicchi, aratri a vapore. In un'epoca in cui il cinema è soprattutto post-produzione ed effetti ottici, Domani accadrà sembra indicare un cinema diverso con i suoi effetti tutti meccanici e realizzati sul set, il gusto della composizione delle scenografie o del lessico dei dialoghi. Altro segno dell'impatto di quello sguardo è la ricchezza percettiva evocata o mostrata dal film. Come nelle favole (ma anche nei trattati scientifici e filosofici del XVIII sec.), grande importanza ha la precisione e la varietà della descrizione delle sensazioni, la pietà per la presunta morte del brigante o il disgusto per le teste d'anguilla, l'ascolto della musica, la paura e la meraviglia, l'innamoramento e i profumi dell'ambra, del muschio e delle tuberose. È un tappeto percettivo che connota il film non meno di quanto facciano la luce e il paesaggio fotografato tra Pat Garret and Billy The Kid e la tradizione figurativa dell'epoca. La scelta di muoversi dalla storiografia alla parabola fantastica riflette pienamente il movimento dello sguardo che slitta nel passato per vedere un futuro ancora indeterminato e da scoprire (la gioia del moderno) ma ritorna continuamente nel presente per descrivere la storicità di ogni utopia, la sua transizione tra il momento innovativo, sistematico, politico, e la sua ricaduta, la diaspora dei suoi protagonisti (Armonia). La scansione di favola e Storia, è in qualche modo nella Storia e nella storia del film e per questo leggerlo con l'obbligo di un discorso sul presente, senza avvertirne la mobilità prospettica, può essere deviante. Il discorso è in realtà nel metodo di quello sguardo. Un regista della fine degli anni 60 si sarebbe sentito nell'obbligo di ricostruire nel film la genealogia di un rinnovamento annunciato e incombente, uno della fine degli anni '70 non avrebbe rinunciato a popolarlo di pulsioni di morte (e chissà che avrebbe combinato la commedia con la fame e il desiderio erotico dei due protagonisti), Luchetti e gli sceneggiatori invece sospingono i due personaggi dentro una ricerca del meraviglioso nello spazio e nel tempo, dentro una pura ricerca di narrazione, che riequilibria e dimensiona regia e sceneggiatura, leggerezza e apertura della messa in scena e articolazione del racconto, lo sguardo della pietà e del dolore e quello della curiosità. Chissà cosa c'è nelle città, oltre il fiume, mentre alle loro spalle, anzi alle nostre, un secolo si spegne.

Mario Sesti, Cineforum n. 273, 4/1988
https://www.comune.re.it/cinema/catfilm.nsf/PES_PerTitoloRB/35D77F4044638F0FC125742E004A4927?opendocument


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