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domingo, 23 de enero de 2022

Don Franco e Don Ciccio nell'anno della contestazione - Marino Girolami (1970)

TÍTULO ORIGINAL
Don Franco e Don Ciccio nell'anno della contestazione
AÑO
1970
IDIOMA
Italiano
SUBTÍTULOS
Inglés (Separados)
DURACIÓN
94 min.
PAÍS
Italia
DIRECCIÓN
Marino Girolami
GUIÓN
Marino Girolami, Amedeo Sollazzo
MÚSICA
Piero Umiliani
FOTOGRAFÍA
Mario Fioretti, Alberto Fusi, Roberto Girometti
REPARTO
Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Edwige Fenech, Ennio Girolami, Umberto D'Orsi, Lino Banfi, Luca Sportelli, Enzo Andronico, Renato Malavasi, Mirella Pamphili, Yvonne Sanson, Edy Biagetti, Alfredo Rizzo, ver 4 más
PRODUCTORA
Coproducción Italia-Francia; New Film Production S.R.L
GÉNERO
Comedia

Sinopsis
Don Franco y don Ciccio son sacerdotes de las dos parroquias de un pueblecito siciliano. Los dos sostienen ideas diferentes sobre la sociedad, y siempre andan a la greña. (FILMAFFINITY)
 

Don Franco e Don Ciccio nell’anno della contestazione(1970), regia di Marino Girolami. Commedia divertente, vagamente ispirata ai racconti di Giovanni Guareschi, ha l’ambizione di descrivere la società italiana di inizio anni ’70, quella della contestazione generale, studentesca, operaia, intellettuale, artistica. La partecipazione di Franco e Ciccio nei panni di due preti di due diverse parrocchie di un piccolo paesino siculo dell’entroterra, è la linfa vitale del film. Il primo progressista, il secondo conservatore, vivono la loro quotidiana vita di piccole schermaglie, prima fra tutti la rivalità tra le due rispettive squadre dell’oratorio. Molto divertente le scene della partita di calcio, come anche i litigi tra i due parroci, che in fondo si vogliono bene. Cosa inusuale nei film di Franco e Ciccio, viene lasciato molto spazio ai comprimari, addirittura negli ultimi venti minuti, i due comici non appaiono mai, se non nell’immediato finale, per seguire invece una farsesca occupazione di fabbrica finita per un’involontaria spinellata. Piccola parte per Lino Banfi nei panni del sagrestano di Franco. Risulta azzeccata la contestualizzazione delle ‘maschere’ di Franco e Ciccio nella realtà contemporanea italiana. Uno dei migliori film della coppia.

https://ladolcevitablog.org/2017/10/12/la-hit-paradela-top-20-dei-film-di-franco-franchi-e-ciccio-ingrassia/

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

Ciccio Ingrassia e il trio Sgambetta
Francesco Ingrassia nacque il 5 ottobre 1922 a Palermo, quarto di cinque figli. Terminò solo le elementari, dedicandosi poi a vari lavoretti per portare il pane a casa. Nel 1938 diventò calzolaio, lavoro che avrebbe mantenuto fino al 1944. Contemporaneamente si dedicava al teatro, lavorando con Enzo Andronico e Ciampolo nel trio Sgambetta, che ottenne una certa fama in Sicilia e poté anche lavorare al nord subito dopo la seconda guerra mondiale. (Morto a Roma il 28 aprile 2003)

Franco Franchi detto Ciccio Ferraù
Franco Benenato nacque il 18 settembre 1928 nel capoluogo siciliano, quarto di tredici figli. Non riuscendo ad ottenere neanche la licenza elementare, si dedicò subito al lavoro. Nei momenti peggiori finì anche per ricorrere a furti, cosa che gli costò anche il carcere nel 1950. L’incontro con Salvatore Polara gli diede la possibilità di recitare, suonare e cantare nelle piazze e per le strade, con il nome d’arte di Ciccio Ferraù, e di farsi conoscere almeno in ambito regionale. (Morto a Roma il 9 dicembre 1992)

L’incontro
Percorrendo i vicoli di Palermo, Franco e Ciccio si incontrarono casualmente. Franco cercava di inserirsi nell’ambiente teatrale andando al bar frequentato dagli artisti e provava una grande ammirazione per Ciccio, che era già un attore affermato ma ancora poverissimo. Anche Ciccio però ammirava Franco, ritenendolo pieno di buone potenzialità.
Nel 1954, la compagnia teatrale di Pasquale Pinto si spostò da Napoli a Palermo. Un attore, Nino Formicola, si ammalò e il capocomico Giuseppe Pellegrino si doveva occupare di sostituirlo: la scelta cadde su Ciccio. Ingrassia, però, era tornato a lavorare come tagliatore-modellista di calzature e inizialmente rifiutò, proponendo di contattare Franco. Pellegrino non era convinto della scelta, in quanto avrebbe dovuto ingaggiare uno sconosciuto che non era neanche un vero attore, e contropropose a Ciccio di ingaggiarli insieme. A questo punto entrambi furono assunti dalla compagnia.
Avrebbero dovuto semplicemente interpretare la canzone Core ‘ngrato, ma Franco propose una variante: Ciccio avrebbe cantato mentre lui lo disturbava. Nella preparazione allo spettacolo, Ingrassia lavorò molto su Franchi, che oltre ad avere delle gravi lacune in lingua italiana non aveva neanche le basi della vera e propriarecitazione. Debuttarono al teatro “Costa” di Castelvetrano e ne venne fuori uno sketch che ebbe un grande successo tra il pubblico. Il numero, che all’inizio durava circa 5 minuti, negli spettacoli successivi raddoppiò la sua durata e fu anche portato al Salone Margherita di Napoli.
I due iniziarono a realizzare divertentissimi dialoghi. Inizialmente Ciccio era un po’ restio ad unirsi a Franco, sia a causa della differenza d’età che li divideva (Ciccio era più vecchio di sei anni), sia per le diverse condizioni artistiche (Ciccio era già capocomico di una compagnia di giro, Franco invece era poco più di un guitto di quartiere). Visto il successo, si decise però a proseguire a lavorare con lui, continuando a fargli da maestro.

I primi successi teatrali
Dopo i successi in Sicilia, Franco e Ciccio sbarcarono a Napoli, dove furono accolti da un grande pubblico: recitavano anche per i soldati della NATO e a poco a poco stavano conquistando una notorietà sempre maggiore. Ma ancora non riuscivano a sbarcare il lunario, finché, nel 1957, non furono notati da Giovanni Di Renzo, un capocomico, che li assunse per una tournée al nord Italia. Nella compagnia figurava anche il Complesso Calì (di cui faceva parte la futura moglie di Ciccio, Rosaria Calì), tre fratelli e due sorelle cantanti che li avrebbero accompagnati per un paio di anni.
Debuttarono a Como e Bergamo con Al Texas Club di Gallucci. Poi Amedeo Sollazzo fornì loro Due in allegria e cinque in armonia, che presentarono inizialmente a Roma, poi dal 1959 si trasferirono in Veneto, dove Franco con delle ballerine rischiò la vita in un teatro diBelluno a causa di un incendio, riuscendo egli stesso a domarlo e mettere tutti in salvo. Quell’anno Franco ottenne il premio Mascottecome rivelazione dell’anno e fu premiato insieme a Ciccio a Roma. Nel 1960 furono prima a Genova, dove Ciccio si sposò con Rosaria (con cui ebbe il figlio Giampiero), e poi in Francia.

La tournée in Francia
Il viaggio in Francia fu voluto da un imprenditore, Metz, a cui piacque Due in allegria e cinque in armonia. Convinto che Franco e Ciccio potessero parlare il francese, li ingaggiò. I comici palermitani recitarono la prima a Nizza, dove si accorsero che le battute in italiano erano assolutamente inutili perché incomprensibili e, non sapendo assolutamente nulla di francese, dovettero sfruttare al massimo le gag basate sulla mimica: così riuscirono anche a strappare applausi e risate al pubblico d’oltralpe. Il titolo di un giornale fotografò perfettamente la situazione: Abbiamo riso, ma non abbiamo capito niente.
In seguito, si esibirono a Cannes senza il complesso Calì. Alle prove gli organizzatori furono molto delusi dalla loro impreparazione e disorganizzazione (non avevano neanche le partituredelle musiche): gli assegnarono un sottoscala come camerino e riservarono al loro numero solo tre minuti prima dell’inizio dello spettacolo vero e proprio. Franco e Ciccio non si arresero e allo spettacolo sforarono conquistando ancora una volta il pubblico e gli elogi anche dai primi detrattori.
Rientrati in Italia, furono anche sul punto di partire per il Sudamerica per un musical organizzato da Gianni Ravera eMichele Galdieri. Vennero anticipate loro 250.000 lire, ma lo spettacolo non sarebbe stato mai messo in scena. In quel periodo, infatti, Franco e Ciccio incontrarono il regista Mario Mattoli, che li avrebbe lanciati nel mondo del cinema.

Appuntamento ad Ischia
Fu grazie a Domenico Modugno che venne loro concessa una parte nel filmcommedia Appuntamento a Ischia (1960), di cui egli era protagonista. Li aveva conosciuti nel 1958, durante uno spettacolo a Reggio Calabria e li aveva chiamati solo per invitarli a formare con lui una compagnia teatrale. Sul set furono notati dal regista, che li mise alla prova chiedendo loro di recitare un’orazione funebre con l’intento di farlo ridere. Franco e Ciccio non lo delusero e lui li scritturò: fu la svolta della loro carriera.
Nel film interpretarono due contrabbandieri che avevano un ruolo secondario e rimasero sul set meno di due settimane: tanto bastò a Modugno per offrir loro un contratto di cinque anni. I due restituirono così l’anticipo a Ravera e strapparono il contratto che li legava alla tournée in Sudamerica. Franco e Ciccio lasciarono il teatro per lavorare a tempo pieno nel cinema, concedendosi solo due pause nel 1961 e nel 1963.
Franco comunque non era del tutto digiuno di cinema. Ad appena 22 anni era riuscito ad apparire nel film di Mario Bonnard Il voto e nel 1960 aveva recitato in Salambò. In entrambi i casi si era trattato di parti marginali, nulla di paragonabile a ciò che avrebbe interpretato al fianco di Ciccio.

I primi film
Franchi e Ingrassia iniziarono una lunga serie di produzioni cinematografiche. Ebbero modo di recitare ne Il giudizio universale, un film diVittorio De Sica con Fernandel, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Renato Rascel e Silvana Mangano, che venne pubblicizzato addirittura come film più comico dell’anno con Franchi e Ingrassia. Fu però un fallimento.
Il flop contribuì però ad aumentare la loro notorietà: molti produttori iniziarono a proporre delle sceneggiature che i comici accettavano quasi incondizionatamente. Quel periodo fu segnato da pochi successi al botteghino: le sceneggiature erano spesso inconsistenti e Franco e Ciccio si accontentavano per non rischiare di rimanere ancora senza contratto. Il vero boom arrivò con I due della legione: laTitanus, casa di produzione cinematografica, spese circa 100 milioni di lire e ne incassò 500. Il successo valse a Franco e Ciccio l’appellativo di coppia d’oro.
Nel 1963 il regista Giorgio Simonelli propose a Franco e Ciccio un film che avrebbe dovuto proseguire il filone della nascente commedia erotica all’italiana, Due siciliani a Parigi. Il produttore Edmondo Amati aveva a disposizione un filmato di uno spogliarello realizzato aParigi e avrebbe voluto renderlo più interessante aggiungendo la presenza comica di Franchi e Ingrassia. Il regista però convinse il produttore a cambiare il soggetto, riuscendo a ritagliare uno spazio più ampio per la comicità.
Da questo cambio di programma nacque una serie che ebbe un discreto successo sia in Italia che all’estero: si iniziò con I due mafiosi, che riprendeva parodiandolo il film Mafioso di Alberto Lattuada, si proseguì con Due mafiosi nel Far West, Due mafiosi contro Goldginger,Due mafiosi contro Al Capone.
Nel 1963 conclusero il loro legame contrattuale con Modugno dopo lo scarso successo di Tutto è musica e Tommaso d’Amalfi e contattarono un agente, Amleto Adani. Per tutti gli anni sessanta gli incassi furono quasi costantemente sui 500-800 milioni di lire a film, e i tempi ristrettissimi di produzione (si arrivò anche ad appena tre settimane per Don Franco e don Ciccio nell’anno della contestazione del 1970) aumentarono i meriti della coppia d’oro.

Teatro e cinema
Un problema che dovettero affrontare e inizialmente non riuscirono a calcolare fu quello della risposta del pubblico all’umorismo. A teatro, le battute possono essere inframezzate da pause più o meno lunghe, ovviamente secondo la risposta del pubblico in termini di applausi o risate. Nel cinema manca una risposta immediata e sta al regista stabilire come e quando mettere delle pause. La condizione di Franco e Ciccio, che erano solitamente mal diretti, impose loro di trovare una soluzione: per questo parteciparono a molte prime in mezzo al pubblico, fino a quando non riuscirono a trovare i tempi giusti.
Entrambi comunque preferivano i teatri ai cinema. Riuscirono a concedersi alcune pause dal set cinematografico per apparire in due musical d’autore, Rinaldo in campo di Garinei e Giovannini (uno dei successi teatrali più importanti del Novecento, ha detenuto il record di incassi per molti anni) e Tommaso d’Amalfi di Eduardo De Filippo (che non ebbe altrettanto successo), entrambi al fianco di Domenico Modugno.

L’apice del successo
Tra la fine degli anni sessanta e i primi due anni dei settanta, Franco e Ciccio toccarono il massimo del loro successo. Franco raccontò che una volta girarono tre film nello stesso giorno, e ciò rende chiaro la frenesia del loro lavoro. Al cinema si aggiunsero altri impegni: latelevisione, con la partecipazione come presentatori a I due nel sacco e a Canzonissima e come ospiti al Cantatutto e a Partitissima; lamusica, con la pubblicazione di vari singoli 45 giri, presi dalla tv o dal cinema; addirittura i fumetti, con 16 albi pubblicati tra il 1967 e il1968.
Tornando al cinema, la critica non si stancò di disprezzarli. La coppia continuava a recitare un gran numero di film l’anno, ma fu anche coinvolta in progetti di grande successo. Uno dei pochi film veramente apprezzato dalla critica fu Capriccio all’italiana (1968), in cui Franco e Ciccio ebbero a disposizione un episodio diretto da Pier Paolo Pasolini e al fianco di Totò, Che cosa sono le nuvole?. Il trio comico riscosse un successo strepitoso, conquistando sia il pubblico che la critica. Un altro exploit arrivò con l’interpretazione del gatto e della volpe ne Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, nel 1972.
Molto importanti furono le esperienze con il regista horror Mario Bava e con Buster Keaton. Il primo li diresse in Le spie vengono dal semifreddo: anche se non era a suo agio nel genere comico, li fece incontrare con Vincent Price, un attore statunitense di fama mondiale. Il secondo era l’idolo di Franco, eroe di un gran numero di pellicole comiche che risalivano anche al cinema muto e principale antagonista di Charlie Chaplin: lo incontrarono inDue marines e un generale.
La coppia sembrava anche inseparabile. Entrambi rifiutavano le parti da soli per non lasciarsi a vicenda. Ciccio disse di no a Salvatore Samperi per Malizia, Franco rifiutò Pasolini perUccellacci e uccellini. Rifiutarono anche delle richieste per il filone della commedia erotica all’italiana e non c’è neanche un film che interpretarono insieme vietato ai minorenni. La caratteristica di rifiutare lo sfruttamento del sesso e del turpiloquio fu tra quelle che sempre contraddistinsero il lavoro di Franco e Ciccio. Inoltre, il duo palermitano non si è mai schierato politicamente, e le satire che misero in scena prendevano solitamente in giro l’intera classe politica, evitando gli scontri frontali.

 

La separazione
La crisi era comunque dietro l’angolo. Nel 1972 Franco e Ciccio smisero di lavorare insieme. Il cliché in cui erano caduti aveva iniziato a stancarli, i copioni erano fin troppo ripetitivi e non divertivano più né il pubblico né gli attori. Inoltre, non andavano più d’accordo, e Franco voleva tentare la carriera da solo. Poco prima dell’ultimo litigio, Ciccio fu colpito da un esaurimento nervoso seguito da un difficile intervento di ulcera: la sua assenza forzata favorì l’allontanamento.
In quel periodo, Franco partecipò a vari spettacoli teatrali del napoletano Mario Merola e del pugliese Lino Banfi. Aveva il sogno, che non riuscì a realizzare, di creare un teatro in cui gli attori potessero dedicarsi ad una moderna commedia dell’arte, in cui non vi erano copioni rigidi e tutto si affidava alla bravura degli interpreti per evitare la ripetitività. Anche Ciccio avrebbe preferito tornare al teatro, che ammirava di più rispetto al cinema e alla televisione, seguiva Bramieri, Manfredi, Rascel, ma vi riuscì solo in rare occasioni.

La prima riconciliazione
Una breve riconciliazione avvenne nel 1973-1974. Nel 1973, il Programma Nazionalecommissionò una commedia in siciliano, Il cortile degli Aragonesi, che fu rappresentata una sola volta e poi trasmessa in televisione. L’anno dopo girarono due film insieme,Paolo il freddo e Farfallon. Paolo il freddo era il primo film che vedeva Ciccio come regista.
Nei piani di Ingrassia, Lino Banfi sarebbe dovuto essere il protagonista della parodia di Paolo il caldo di Marco Vicario (a sua volta trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo dell’altro siciliano Vitaliano Brancati). I produttori però vollero a tutti i costi Franco, ritenendo che senza di lui un film di Ciccio non avrebbe funzionato. Fu così che i due si riavvicinarono per la prima volta. La grande intesa tra regista e protagonista diede vita ad una situazione inedita per entrambi. Franco riusciva ad esprimere tutto ciò che gli altri registi non gli avevano saputo tirare fuori e la sceneggiatura firmata da Ciccio esaltava le qualità del compagno.
Ciccio avrebbe voluto fare ancora una volta il regista con Franco nel sequel de L’Esorciccio (L’Esorciccio controKing Kong), ma la proposta fu talmente stravolta che dovette rinunciarvi. Stessa sorte per il progetto di un ennesimo film parodia su Sandokan inserito poi nel riuscito varietà Due ragazzi incorreggibili del 1976, come naufragò la loro idea di scrivere e dirigere un film in coppia.

La seconda riconciliazione
Nel 1974 ritornarono a lavorare separatamente, vivendo due carriere cinematografiche distinte per rincontrarsi sul set in solo due occasioni, nell’infausto Crema, cioccolata e pa… prika del 1979 (finanziato dal boss mafioso Michele Greco, incontro che valse a Franco un’iscrizione nel registro degli indagati per esser poi prosciolto) e Kaos del 1984. Franco continuò sulla scia dei film comici, tentando però anche la via drammatica (in Tango blu, suo ultimo film). Ciccio invece passò con successo a fare l’attore drammatico: Amarcord (Oscar come miglior film straniero).
Nel 1977 sorse un contenzioso con Edmondo Amati, che aveva realizzato un video (Amici più di prima) formato da uncollage di vari film di Franco e Ciccio senza neanche contattarli. Ciccio, indignato per l’accaduto e abbattuto per varie vicissitudini che lo avevano colpito dall’ultima volta in cui aveva litigato con Franco, ad una festa a cui erano presenti tutte le case di produzione, denunciò l’accaduto in pubblico. Si attirò le simpatie di Marco Bellocchio che inserì lo sfogo ripreso in diretta ne La macchina cinema, ma non quelle degli altri presenti, che lo isolarono.
Lo stesso anno si riconciliò con Franco. Gino Landi li contattò per La granduchessa e i camerieri, che interpretarono fino a quando non finirono di pianificare una tournée negli Stati Uniti. Per problemi contrattuali, però, litigarono nuovamente e Ciccio fu sostituito da Lino Banfi. Franco e Lino Banfi ottennero un buon successo oltreoceano, ma ovviamente la vecchia coppia perse alcuni contratti importanti che avevano firmato insieme. Per tre anni i rapporti tra i due rimasero tesi ma cordiali.

L’ultima riconciliazione
Nel 1980 Ciccio si scusò pubblicamente a Domenica in e la riconciliazione ufficiale avvenne in diretta televisiva, grazie all’intervento di Pippo Baudo[3]. Così parteciparono insieme al programma televisivo di Gianni Boncompagni, Drim, in cui ebbero un discreto successo. Vennero anche contattati per mettere in scena a teatro Cavalleria rusticana nel 1980, senza però riuscire a realizzarla. Fino al 1981, rimasero legati alla RAI. Nel 1982 iniziarono a lavorare per la Fininvest e si dice che i contatti tra il duo e la televisione privata furono propiziati dall’ammirazione che Silvio Berlusconi provava per loro.
Continuarono a partecipare a vari programmi televisivi, sia come presentatori che come ospiti, fino al 1992. Nel 1986, durante Grand Hotel, Ciccio ebbe un malore e venne rimpiazzato dal figlio Giampiero; nel 1992 fu Franco ad avere un malore e a lasciare il compagno durante Avanspettacolo. A dicembre Franco morì dopo una lunga malattia che lo aveva più volte costretto a rinunciare agli impegni televisivi. Ciccio visse per altri 11 anni, quasi totalmente fuori dallo spettacolo, ricordando ogni volta che poteva il suo compagno di tante avventure.

Come inguaiammo il cinema italiano
L’8 settembre 2004, alla 61ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Daniele Ciprì e Franco Maresco presentarono fuori concorso il film-documentario Come inguaiammo il cinema italiano, sulla vita di Franco e Ciccio. Malgrado i problemi incontrati (come lo stato di conservazione di molte pellicole, ormai quasi irrecuperabili), i due registi hanno raccolto una gran quantità di materiale, anche ricostruendo gli sketch degli esordi in strada dei due comici palermitani, collezionando testimonianze e interviste e cercando di rivalutare la loro comicità mai pienamente apprezzata dai critici.

https://siciliafilm.wordpress.com/attori-siciliani/franco-franchi-e-ciccio-ingrassia/

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