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lunes, 10 de enero de 2022

La fortuna di essere donna - Alessandro Blasetti (1955)


TÍTULO ORIGINAL
La fortuna di essere donna
AÑO
1955
IDIOMA
Italiano y Español (Opcionales)
SUBTÍTULOS
Español e Inglés (Opcionales)
DURACIÓN
91 min.
PAÍS
Italia
DIRECCIÓN
Alessandro Blasetti
GUIÓN
Suso Cecchi d'Amico, Sandro Continenza, Ennio Flaiano, Alessandro Blasetti
MÚSICA
Alessandro Cicognini
FOTOGRAFÍA
Otello Martelli (B&W)
REPARTO
Charles Boyer, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Mauro Sacripante, Titina de Filippo, Giustino Durano, Vittorio De Sica
PRODUCTORA
Coproducción Italia-Francia; Documento Film, Le Louvre Film
GÉNERO
Comedia. Drama

Sinopsis
Antonietta, una joven empleada, aparece sorpresivamente en la portada de una revista. La curiosidad la lleva a buscar al fotógrafo, y entre ambos nace una relación amorosa. Sin embargo, en la muchacha crece el deseo de convertirse en actriz, por lo que busca tenazmente un contacto con alguien que pueda lanzarla al estrellato. En su camino, Antonietta es utilizada y manipulada por quienes le prometen el éxito y la fama, y va dejando de lado al fotógrafo que la amaba sinceramente. (FILMAFFINITY)
 
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Pur di sfondare nel cinema, bella ragazza se la fa con un fotografo ben addentrato all'ambiente. Quando scopre che le foto sono pubblicate a sua insaputa su una rivista, medita di fargli causa. Poi lo fa ingelosire frequentando un conte che gli regala una pelliccia.
A un anno di distanza da Peccato che sia una canaglia, Alessandro Blasetti ripropone la coppia Loren-Mastroianni in una commedia non certo originale che, senza volgarità o mire pretestuose, descrive l'ambiente cinematografico e il divismo di quell'epoca, fatto di intrecci, arrivismo, opportunità da cogliere al volo. Civetterie e gelosie reciproche vanno a braccetto in un film pacato, qua e là brillante, ben recitato da un cast di nomi, che vede all'opera, proveniente da Hollywood, niente di meno che il mitico Charles Boyer ormai al declino.
http://www.cinekolossal.com/neorealismo/f/fortunadiesseredonna/

Antonietta, bella ragazza di famiglia modesta, scopre la propria effigie sulla copertina di una rivista: la posa in cui il fotografo, a sua insaputa, l'ha ripresa, è alquanto spregiudicata. Il suo fidanzato vorrebbe far causa al fotografo; ma costui le racconta di aver lanciato, per mezzo delle fotografie, molte ragazze, che son divenute indossatrici e dive del cinematografo. Antonietta si lascia convincere dalla spregiudicata eloquenza del giovane Corrado, si fa fare una serie di fotografie in costume da bagno e poi passa una notte con lui. In realtà i due giovani incominciano ad essere reciprocamente innamorati; ma Corrado non lo vuol confessare neppure a se stesso e fa il cinico per posa. Antonietta, per provocarlo, rendendolo geloso, si lascia corteggiare dal conte Senetti, specializzato nel lancio di "stelle". Questi le insegna le buone maniere, le fa avere in prestito abiti di lusso e giunge fino a regalarle una pelliccia di visone. Corrado comincia ad essere geloso, tanto più che Antonietta gli fa, a bella posta, dei racconti esagerati, magnificando le sue avventure e le promesse fortune. Antonietta chiede al conte di sposarla, e quello promette; ma, ad un pranzo, ella si trova di fronte alla legittima moglie di Senetti ed è Costretta a restituire anche la pelliccia. E' una dolorosa, ma salutare delusione, che la induce a rinunciare a quel mondo, che non fa per lei. Ripiega su Corrado, che del resto ama; lui ricambia in fondo il sentimento di lei, ma non vorrebbe ammetterlo. Dopo una serie di schermaglie, il duello si conclude con un affettuoso abbraccio, che prelude a un matrimonio.

"'La fortuna di essere donna' è una satira dell'arrivismo, dell'equivoco mondo che circonda gli aspiranti divi, della superficialità e del cinismo di certa gioventù attuale." 
(Angelo Solmi, 'Oggi, 16 febbraio 1956)
 

Quando il regista Blasetti rimproverò Sophia “Mi fai stare male, parli solo di De Sica"
La lettera del regista. E lei: «Piantala con i rimproveri»

«Cara Sophia, perché tra le tue interpretazioni preferite citi sempre De Sica e ti dimentichi di Peccato che sia una canaglia? Sentirti parlare solo de L'oro di Napoli mi ha fatto sinceramente male».

«Caro Sandro, piantala di rimproverarmi... Non vorrai rendermi responsabile degli articoli manipolati dai giornalisti. Io non ho mai fatto un'intervista in cui, se interrogata sui primi successi e sulle mie preferenze, non ho parlato di te con tutto quell'affetto di stile napoletano che ben conosci in me». La Sophia in questione di cognome fa Loren, mentre Sandro è Alessandro Blasetti. Due grandi nomi dei nostri schermi: l'attrice più famosa, il regista tra i padri fondatori del cinema italiano. Amici per tutta la vita, ma anche pronti a punzecchiarsi per qualche piccolo screzio professionale. Come testimoniamo tre lettere, scambiatesi tra novembre e dicembre del '57, in cui lui con molto garbo ma anche con una punta di amarezza, e forse di gelosia, la rimprovera di averlo dimenticato. E lei cerca di rassicuralo con affetto non scevro di un pizzico d'ironia.
Il breve carteggio, finora inedito, viene presentato alla 27ª edizione del Cinema Ritrovato, promossa dalla Cineteca di Bologna, dove è custodito l'archivio Blasetti. Autore eclettico, popolare e innovatore, scopritore di grandi talenti. Tra cui la coppia d'oro del nostro cinema: Sophia Loren e Marcello Mastroianni, da lui riuniti per la prima volta nel 1954 in un film che li avrebbe lanciati entrambi, Peccato che sia una canaglia. Tratto da uno dei Racconti romani di Moravia, è la storia di una ladra impenitente (Sophia) che abbindola un ingenuo tassista (Mastroianni). A completare il cast, nei panni del padre imbroglione di Sophia, Vittorio De Sica. Che, sempre nel 1954, diresse a sua volta la diva in uno degli episodi più spassosi de L'oro di Napoli, dai racconti di Marotta. Il film andò a Cannes e per Loren, «pizzaiola» impareggiabile, fu un trionfo. E così, in quell'anno fatale, la bella Sophia si ritrovò, grazie a quei due film e a un terzo, di nuovo di Blasetti, Tempi moderni con Totò, a spiccare il volo nel firmamento internazionale. Tre anni dopo, novembre 1957, ormai regina di Hollywood, Sophia scrive all'amico Blasetti una lettera che si apre con un reverente quanto scherzoso «Mio Granduca».

«Mio padre - assicura Mara Blasetti - era legatissimo a Sophia e le rispose con pari affetto. Deciso però a rammentarle con la schiettezza abituale il suo risentimento per non sentirsi riconosciuto come il primo regista che aveva creduto in lei».

Rileggendo le lettere, Mara, poi diventata produttrice di fama, prosegue: «In effetti sia Sophia sia Marcello sono stati un po' ingrati verso di lui, non si ricordavano mai di citarlo come colui che li aveva lanciati entrambi. Di certo Sophia aveva grande stima di lui e ben sapeva quanto gli doveva. Ma il successo dell'Oro di Napoli e dei successivi film con De Sica, hanno fatto sì che i ringraziamenti ufficiali andassero sempre a Vittorio. E mio padre, che pur adorava De Sica, ci restava male. Per fortuna però l'affetto che correva con Sophia era così forte da superare quelle piccole delusioni. Con il suo humor napoletano e la sua simpatia lei sapeva come riconquistarlo. Si prendevano sempre in giro, si sono voluti bene tutta la vita. Tanto da girare insieme anche un altro film, La fortuna di essere donna. Dove avrebbe dovuto esserci anche De Sica. Purtroppo per impegni precedenti dovette rinunciare. Al suo posto arrivò Charles Boyer. Ma non fu la stessa cosa».
Giuseppina Manin
https://cinema-tv.corriere.it/cinema/13_luglio_08/manin-blasetti_e2f6f88a-e7a9-11e2-898b-b371f26b330f.shtml


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